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Articolo di mutuo soccorso

Savino Giacomo Guarino per Stampalibera.

I maltrattamenti sul posto di lavoro sono un fenomeno diffusissimo in Italia che riguarda milioni di lavoratori (ai quali vanno aggiunti i loro familiari). Il fenomeno viene designato solitamente con il termine mobbing. Personalmente non condivido l’uso di questo termine per designare un fenomeno multiforme e complesso.

Il termine mobbing richiama un’aggressione, nella realtà il maltrattamento sul lavoro, può assumere la forma dell’aggressione (fisica o verbale), come può esplicarsi in altre forme all’apparenza innocenti; preferisco perciò parlare di maltrattamenti termine che ne ricomprende i molteplici aspetti e manifestazioni.

Nella realtà si riscontrano comportamenti del tutto leciti che protratti nel tempo, producono in colui che li subisce, una sofferenza (fisica – psichica – morale). Isolare all’interno del posto di lavoro; irridere anche se in modo educato; non mettere in condizioni la vittima di svolgere al meglio il proprio lavoro; demansionare; sovraccaricare di lavoro o lasciare del tutto inattivo il lavoratore; escluderlo in via continuativa da qualsivoglia progressione di carriera; indurlo alle dimissioni anche utilizzando toni e modi gentili.

Sempre nella realtà si possono riscontrare comportamenti illeciti protratti nel tempo. Non far sottoporre dal Medico Competente Aziendale il lavoratore alla sorveglianza sanitaria prevista dalla legge. Diffamare il lavoratore rovinandogli l’immagine. Accusarlo di reati non commessi con la complicità di altri lavoratori.

Un punto sul quale non sempre si riflette: Il datore di lavoro e i suoi preposti non sono i soli responsabili dei maltrattamenti al lavoratore; spesso i colleghi vi contribuiscono attivamente o passivamente. Personalmente ritengo che una concreta solidarietà fra colleghi contribuirebbe ad arginare il fenomeno, visto che il nostro Parlamento non ha ancora prodotto una legge ad hoc.

Siamo in presenza di una grande ventaglio di ipotesi e di loro combinazioni, un po’ come avviene nel gioco degli scacchi. Questa varietà di possibili comportamenti (intenzionalmente lesivi) fa sì che a volte la stessa vittima, non riesca a percepire con immediatezza, quanto stia avvenendo nei propri confronti.

E’ un processo lento ma graduale di emarginazione e di isolamento che se condotto ad arte è estremamente subdolo e difficile da contrastare. Se la vittima non se ne accorge si procede tranquillamente. Viceversa quando la vittima se ne accorge c’è il pericolo che si risenta e reagisca in modo sbagliato, facendo il gioco dei suoi persecutori.

Perdere le staffe, mettersi a gridare, agire impulsivamente può portare al licenziamento. Accadrà in quel caso che spunteranno, come funghi, numerosi testimoni pronti a colpevolizzare la povera vittima esasperata. Vi sarà anche la fra setta di circostanza: “ Forse aveva ragione ma ha reagito male ed è passato dalla parte del torto”. Ecco perché è di fondamentale importanza restare calmi e riflettere. Facile a dirsi dirà qualcuno. Dopo anni di attività sindacale penso di comprendere la “rabbia” che in alcuni casi monti nella vittima di maltrattamenti. Tuttavia insisto sull’importanza di restare calmi sempre, è un consiglio che non delude mai.

Cosa fare quando si è sotto tiro? Come comportarsi? A chi rivolgersi? Personalmente l’esperienza sindacale mi ha indicato alcune strade, mi limito ad indicarle precisando che non hanno alcuna pretesa di completezza, né tantomeno di perfezione. Sono solo una mia modesta indicazione, frutto di anni di attività sindacale.

1°) Non abbandonare il posto di lavoro. La prima tentazione che il lavoratore maltrattato ha è quella di abbandonare il posto di lavoro, dimettersi. Questo è esattamente quello che vuole il tormentatore ed il suo mandante. Le dimissioni non risolvono il problema, semmai sono una fuga dal problema. Abituarsi alla resa ed alla sconfitta porta alla perdita di fiducia nei propri mezzi. Qualcuno una volta ha detto :“Se lotti puoi anche perdere ma se rinunci a lottare hai già perso”.

2°) Diffidare dei colleghi e non accettare provocazioni. I colleghi di lavoro hanno fondamentalmente due priorità: Conservarsi il lavoro e fare carriera. Queste due priorità sono garantite da un buon rapporto con il datore di lavoro. In presenza di una situazione nella quale si debba scegliere, aiutare il lavoratore – mettersi contro il datore di lavoro, è molto probabile che scelgano la seconda opzione. Anche il collega con il quale si prende quotidianamente il caffè non è mai affidabile al cento per cento; non è un caso se nel Vangelo c’è scritto: “Siate candidi come colombe ma astuti come serpenti”. E’ pericolo sfogarsi con i colleghi per non parlare di lasciarsi andare a commenti sui propri responsabili; c’è il rischio che il tutto verrà riportato con aggiunte gratuite. Se proprio si sente il bisogno di sfogarsi, farlo ma fuori dal lavoro e con persone fidate.

3°) Procurarsi certificati medici. Questa a mio modesto avviso è l’arma di difesa più importante nelle mani del lavoratore vittima di maltrattamenti. Qualsiasi datore di lavoro teme il certificato medico. Il certificato medico redatto ad arte e proveniente da una fonte autorevole è una vera e propria fortezza difficilmente espugnabile dal datore di lavoro. Contro un certificato medico non si può fare molto. Il medico competente aziendale od il medico fiscale, di fronte ad un certificato medico, soprattutto se autorevole, non possono fare altro che prenderne atto.

Il lavoratore deve in prima battuta parlare della propria situazione con il proprio medico di famiglia. Il medico di famiglia può svolgere un ruolo importantissimo per aiutare il lavoratore a districarsi nel settore sanitario. Sempre tramite il proprio medico di famiglia, farsi prescrivere visite specialistiche mirate presso l’ASL di competenza. Il maltrattamento sul lavoro, colpisce soprattutto la psiche, quindi è opportuno rivolgersi a: Psicologi, psichiatri, neurologi che constatino e certifichino la situazione di sofferenza del lavoratore. E’ molto importante storicizzare la situazione sanitaria nel corso del tempo. Più certificati medici si hanno e, possibilmente di specialisti diversi, meglio è. Una volta ottenuti questi certificati, trasmetterli al Medico Competente Aziendale affinché li inserisca nella cartella sanitaria e di rischio. Non dimenticare di darne sempre una copia al proprio medico di famiglia. Conservare sempre gelosamente gli originali.

Una volta informato il Medico Competente Aziendale sarà sua cura attivarsi per la parte che la legge gli attribuisce. Il Medico Competente Aziendale ed il datore di lavoro – sono entrambi responsabili della tutela psicofisica del lavoratore. Una volta informati dovranno in qualche modo attivarsi a rimuovere la situazione, se non vorranno esporsi a derive di tipo penale.

4°) Trasformare l’handicap in risorsa. E’ una risorsa incredibile per chi ha la forza di coltivarla. Il disagio che si vive può diventare un mezzo di riscossa. Il disagio che il lavoratore prova si trasformerà in un boomerang contro chi lo ha posto in essere, sopportare per poi presentare il conto. La pazienza paga sempre. La pazienza non significa inerzia bensì accumulare prove, da portare nelle sedi opportune. La pazienza è la virtù dei forti, è difficile coltivarla ma chi la coltiva difficilmente andrà deluso; nei maltrattamenti sul posto di lavoro senza pazienza è difficile vincere; chi maltratta punta proprio sulla mancanza di tenacia e coraggio di chi deve suo malgrado subire.

5°) Storicizzare tutte le vessazioni. Trascrivere in un quaderno, giorno per giorno, i singoli episodi nel modo più dettagliato possibile, nonché i nomi dei colleghi presenti. Segnalare al datore di lavoro la situazione, nel farlo essere sempre educati e pacati.

Conservare qualsiasi documento atto a comprovare la situazione sul posto di lavoro.La precisione è fondamentale. Nel trascrivere la memoria, riportare soprattutto i fatti, tralasciando qualsivoglia commento personale. In tribunale contano i fatti, non i commenti o le sensazioni.

6°) Considerare il mobbizzatore un povero malato. Odiare il persecutore e metterla sul piano personale, è un errore molto pericoloso e da evitare accuratamente. La freddezza e la calma sono indispensabili quando si è vittime di maltrattamenti sul lavoro. Se si considera l’aguzzino un povero malato sarà molto più facile mantenere calma e freddezza. A ben pensarci chi si ostina a fare del male ad un altro, è malato nello spirito. Non solo danneggia il prossimo ma finirà inevitabilmente per danneggiare se stesso. Chi si adatta a queste malvagità deve avere dei seri problemi esistenziali.

Compatire non significa dimenticare e soprattutto non significa lasciar perdere: Chi tormenta un lavoratore, non esiterà a tormentarne altri, quindi deve essere fermato legalmente.

7°) Rivolgersi ad un legale specializzato nel mobbing.

Una volta raccolta la documentazione medica, nonché un elenco di episodi protratti nel tempo (almeno sei mesi) rivolgersi ad un buon avvocato. In Italia non esiste una legge sul mobbing, quindi ci si dovrà rifare alla giurisprudenza della Corte Di Cassazione. Fortunatamente ci sono diverse sentenze. Il problema saranno i testimoni. Difficilmente i colleghi di lavoro saranno disposti a testimoniare, si dovrà quindi puntare sui documenti medici e, di altra natura da allegare al ricorso al giudice del lavoro. Un ricorso ricco di documenti ha maggiori probabilità di successo.

8°) Se si è religiosi confidare in DIO.

La fede aiuta, “la fede smuove le montagne”. Può essere di aiuto avere una guida spirituale con il quale confidarsi. La preghiera, la meditazione, la lettura della bibbia, possono essere di grande aiuto per chi è credente.

Savino Giacomo GUARINO.

17 Commenti a “I MALTRATTAMENTI SUL POSTO DI LAVORO”

  • aurora molina:

    c,è anche un’altra via da seguire per chi come me, nel corso di 3 anni alle dipendenze di un povero pazzo cocainomane, non è riuscito a raccogliere testimonianze e prove sufficienti: sempre con la dovuta calma di cui sopra sopportare in silenzio e sfruttare la postazione di lavoro per cercare un altro lavoro. Appena lo si trova (e alla fine lo si trova per forza), il risarcimento migliore avviene con le dimissioni immediate dall’oggi al domani e con la minaccia di rivolgersi ai sindacati. Abbandonare tutto il lavoro a metà, lasciando l’ufficio in avaria. In una parola lasciarlo nella merda! Se sono l’incapace che per tre anni si è presa solo insulti e urlate almeno una volta al giorno per 300 giorni l’anno, l’ufficio non sentirà la mia mancanza e troveranno presto un valido sostituto, nuova preda da vessare :-) il passo successivo è inserirlo nella black list del cellulare e considerarlo un brutto incubo ormai passato! E infine tornare alla vita con un nuovo lavoro!
    Ringrazio e saluto di cuore chi scrive e pubblica questo tipo di articoli

  • massimiliano:

    dunque: il fatto che ci siano dei titolari d azienda con la bastardaggine nel sangue non ci piove ma, dico anche che al giorno d oggi ad un dipendente che sbaglia non puoi dire nulla altrimenti si indispettisce come una checca isterica a volte piange pure (coccodrillo) in questo modo gli errori sul lavoro sono aumentati e ricadono su aziende o fornitori questo fa si che il dipendente non abbia alcun senso di responsabilità.
    mi sono sentito dire: UN LAVORO è PIù FACILE SBAGLIARLO CHE FARLO GIUSTO;(
    molti giovani sanno tutto loro e fanno delle cappelle assurde in questo modo non impareranno mai
    sono dell idea che un po di autorità da parte del TITOLARE ci voglia altrimenti come lo dimostra il nostro paese continueremo ad avere banche; uffici pubblici; uffici commerciali di aziende; ecc ecc ecc pieni di incompetenti
    non sono fascita e nemmeno comunista quello che ho scritto è solo basato su esperienze personali non sono ne contro gli operai e nemmeno contro i titolari sto nel mezzo e litalia tende a demonizzare gli imprenditori e martirizzare gli operai
    ciao

    • Ciao Massimiliano sono d’accordo che il datore di lavoro deve avere autorità ma deve essere educato per avere rispetto deve dare rispetto, e fondamentale. Ad ogni azione ce una reazione.
      Ciao

  • cristiano:

    Chissà se un giorno l’uomo capirà che non ci devono essere padroni e schiavi ma solo persone libere che svolgono spontaneamente il loro compito, in base alle loro personali capacità, al fine di realizzare una società equilibrata … nessuno è indispensabile tutti sono utili !!!

  • aurora molina:

    massimiliano, non si sta parlando di competenze e mansioni.Si sta parlando di rispetto del prossimo. Se ci tiene inoltre ad esercitare più ‘autorità’ con i suoi dipendenti impari almeno a non maltrattare la lingua italiana

  • laura:

    Negli ambienti di lavoro, soprattutto in quelli numerosi, o stai nel gruppo o stai fuori dal gruppo e quando stai fuori dal gruppo con buona probabilità sei preso di mira, è un pò come il fenomeno del bullismo fra ragazzini, il diverso può divenire oggetto di scherno più o meno violento; è una lotta impari: tra un individuo e un gruppo di persone, non ho le basi per capire come questo feroce fenomeno possa prodursi però è una realtà.

  • pippo:

    Che ne dite di una bella bastonata a sangue del bastardo che sevizia, romperli le gambe e la spina dorsale??? lpezzarli il collo?? rompergli il cranio, cavarli un occhio?? e poi autodenunciarsi come incappace di indendere e volere alla polizzia con tutti i certificati medici in mano e senza passare per avvocati e tribunali, basta che una decina di persone facciano cosi e vedrai i bastardi diminuirsi o sparire il mobbing del tutto…

  • Fabrizio:

    Grazie Lino per l’articolo, personalmente potrei scrivere un libro sulla mia esperienza colpevole verso l’azienda per aver messo su famiglia con figli, rei di disturbare l’unico scopo di vita dei titolari: il fatturato, il loro motto era: al mattino appena sveglio pensa, cosa posso fare per il fatturato e la sera prima di addormentarsi cosa non ho fatto per fatturare di più. Certamente si dirà da fuori che chi pensa davvero cosi sono dei pazzi, già peccato però che sono quelli dalla parte dei bottoni del comando e che pagano gli stipendi. Poi confermo che i colleghi anche loro comunque vittime, prima dicono si si testimonio, poi quando vengono chiamati dal giudice per davvero, allora si tirano indietro per paura delle ritorsioni del titolare (paron in veneto). Confermo tutta la potenza e verità del punto 8 (il padre eterno usa una fantasia meravigliosa in aiuto ai malcapitati). Poi condivido il pensiero di @cristiano, buona continuazione.

  • Caro amico i maltrattamenti sul posto di lavoro sono una dura realtà. Come pure lo è quella degli approfittatori e scansa fatiche . Tanti , in barba ad ogni principio di correttezza e professionalità adducono le più fantasiose motivazioni per eludere gli obblighi di un normale rapporto di lavoro. Questo modo di comportarsi, figlio di una cultura vetero statalista, ereditata dal passato ormai si è trasformato in una formidabile arma nelle mani di capi capetti e ducetti di turno.
    Dividi et impera questo è il motto!!!!!!!!

  • Mondart:

    Lo scrivevo già in un altro commento, quello dell’ accorato appello di quel padre …

    La “piramide del potere” si basa proprio su un rapporto di sadomasochismo in cui ogni pedina deve essere servile col superiore e spietato aguzzino con il sottoposto.

    Invertire la piramide sta a noi, proprio cominciando ad invertire la logica delle piccole grandi cose, e ridirezionandole, dove possiamo, verso una più sana direzione.

    Ovvio, questo significa “non essere servilmente conformisti”, significa un piccolo sforzo, significa prendersi una piccola responsabilità … Ecco: quando vi trovate a dover decidere se sottomettervi o “TIRAR FUORI LE BALLE”, pensate solamente a quanto è alta la posta in ballo …

    … per la vostra autostima, per il vostro essere “individui”, per tutta questa nostra misera civiltà che ora più che mai necessita di persone antoconformiste.

  • Rebecca:

    Che bello leggere un articolo senza piagnistei, sarcasmo, rassegnazioni o paternalismi…
    Mi piace la lista, chiara ed esaustiva.
    E l’accenno alla fede è bellissimo.

  • stefania:

    lavoro con un impresa di pulizie esattamente dal 16 dicembre 2010 quando sono entrati nell’appalto roma tre e da questa data sono cominciati i problemi:ora parlo del mio caso a marzo 2010 mi arriva un telegramma di trasferimento,il mio orario di lavoro e’ di 7 ore giornaliere dal lunedi al venerdi e di 5 ore il sabato,nel telegramma mi si comunicava che il mio nuovo orario sarebbe stato il seguente per problemi tecnico organizzativi:dalle 6 alle 9 rimanevo nella sede di roma tre e il restante orario dalle 9.45 alle 13.45 all’opera don guanella di roma(faccio presente che il mio contratto di lavoro e dale ore 6 alle ore 13)roma tre,cmq io vado al don guanella e dopo un po’ di tempo vengo aggredita da un paziente e minacciata di morte,questo il 16 settembre 2010 ho ripreso il lavoro il 14 marzo 2011 e sono in cura esattamente dal 23 settembre 2010 al dsm di roma inutile dire come sto’ sono costretta a prendere dei psicofarmaci e non riesco ad uscirne fuori speravo che con l’aiuto del sindacato quanto meno di non tornare al don guanella ,invece per la ditta io devo rientrare in quel posto.sono disperata non riesco a superare questa mia inabilita’ e mi sento destabilizzata perche’ nella mia vita ed esatamente fino al 16 settembre 2010 sono sempre stata una persona forte ora invece…….ho fatto il test m.m.p.i. richiesto dall’inail ed in piu’ ho fatto io richesta di visita medica al datore di lavoro che andro’ ad effettuare il 23 marzo 2011,spero solo che il medico sia un medico che dovra’ solo effettuare la veridicita’ del mio stato portando io tutta la documentazione in mio possesso,insomma che svolga il suo lavoro seriamente,la mia preoccupazione e’ che sono medici che collaborano con le aziende e chissa?cmq scusate se non sono riuscita ad essere abbastanza chiara ,cmq grazie.

  • piera:

    sono invalida civile è lavoro, ma anche se in possesso di due certificati che giustificano il mio stato di handicap con handicap permanente vengo mirata perchè voglion sfruttarmi molto di piu’, la mia qualifica è di assistente amministrativo mentre faccio solo protocollo. chiarisco sono entrata in servizio come coadiutore amministrativo dattilografo, dopo tramite i sindacati è aumentata per tutti la qualifica. mi trattavano male mi è venuta l’ulcera ed ora ho gASTRITE CRONICA, LA MIA FEDE MI SALVA.

  • sabrina:

    sono stata picchiata sul posto di lavoro dalla mia responsabile con un calcio con scarpe antifortunistiche e poi mi anno licenziata per giusta causa sono dei veri infami

  • nico:

    ciao,
    a chi devo rivolgeri vedo sono maltratata nel lavoro tramite il mio capo anche di volte il college chi gli aiutano a farelo, quando sono con mi dicono hai raggione ma no sono sicura chi saranno della mia parte in caso cerco di parlare con gli grande superiore.
    grazie

  • primotici.a@libero.itantonella:

    Non credete alle favole che vi raccontano,io potrei scrivere un tomo con tutte le angherie subite,mobbing riconosciuto dalla sapienza,mille certificati,miracolosamente colleghi coraggiosi a testimoniare,documenti a iosa ,cause,naturalmente la controparte priva di cartaceo,solo i miei stessi aguzzini come testi,principi del foro e il gioco é fatto tu non sei nulla non hai risorse perdi a priori,devi solo morire….

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