di Luigi BoschiInserito da Redazione il Gio, 2011-01-27 18:23
Una domenica d’inverno. Fredda, ma c’è il sole. Una bella giornata. La città brulica di incappottati e incuffiati… Il niente, non trovi… più niente in questa città se non la noia di abitarla. Come tutte forse. E capisci il non senso della vita. Che ci stai a fare? A portare in giro il cane? Un giro tra vicoli e viali? Senza profonde relazioni, quando la ragione prevarica la priorità dei sentimenti, il mondo è una trappola. Quelle facce, tutti i riti, solite battute… le stesse vie, gli stessi giri dei parchi… Non è più nemmeno domenica. Ah! Non riesci nemmeno a leggere un libro… ascoltare la musica rattrista… Pensare agli anziani in casa attaccati alla televisione. Uno sgomento. Non trovi felicità se felicità dentro non hai.
E’ come se qualcosa si fosse rotto in te e non riesci a convertire il pensiero… Quanti combattono ogni giorno perché questo resti!!… si riproduca. Incredibile! Parlano di crisi, ma è il crollo di un sistema alla morte! Si è brutalizzata la natura, la si è saccheggiata… abbiamo perso il rapporto con la terra, l’aria, l’acqua… i mari e i cieli una pattumiera… l’80% delle foreste è stato distrutto e il 90% dei pesci grandi dell’oceano sono già spariti… un sistema ostile alla vita, luoghi divenuti inabitabili… e ora avremo l’ondata di ritorno, sarà devastante… Una nuova arca di Noè salverà generi e specie, non le cose.
La generosa creatività è depredata… ma la vita è improvvisazione, non ripetizione alla noia. Ma vogliono la ripetizione, non l’invenzione. Il rituale governa. Un rituale spoglio di ogni valore, di ogni energia… un simulacro. Un ridicolo costume del niente, della finzione e della funzione. Il funzionario organico, l’impiegatino stereotipo dell’italiano medio. Poi ci sono i modelli di riferimento: è la devastazione cerebrale! Eppure vanno a scuola, ma non riescono a vedere oltre quel merdaio di pseudo miti della moda, della televisione, dello sport… ed è globalizzazione! Una volta, la domenica, si portavano i figli a vedere le città o a immergersi nella natura, al cinema… ora li portano nei centri commerciali!!
E’ il mondo delle cose… le relazioni stanno in piedi con le stampelle, le famiglie vivono nella convenienza o nelle rovine. Eppure basterebbe ritrovare l’amore perduto. In un mondo senza amore gli innamorati sono una rara, anomala realtà, disturbano, sono preda dei vandali, degli zombi, dei frustrati ipocriti.
Alla povertà contadina ora si svela la miseria postindustriale.
Gli ospedali sono zeppi, i malati mentali si moltiplicano. La depressione è dilagante. Ed è la fatica del vivere nel disastro. I politici rubano a più non posso. Le organizzazioni criminali determinano le economie e le convivenze. E’ stato fatto il vuoto infetto… una contaminazione virale. Mestieri senza senso, altri in sovrannumero. Eppure li vedi tutti ripiegati ad annullarsi, incapaci di un segnale di orgoglio… almeno, dico, personale. Le organizzazioni nascono con già in seno la maledizione conflittuale. I cosiddetti cittadini sono esautorati dalla cosa pubblica… riserva di caccia di predatori del consenso e della burokratia. Modificare in profondità le istituzioni della società non è una sfida da poco.
La speranza è nell’estinzione. Un viaggio sconosciuto in altra dimensione. Questa è ormai insopportabile. Rimane ancora il viaggio, non la meta, ma il gusto del viaggio immaginando la scoperta, un incontro diverso… solo un immaginario incosciente e innamorato, nella sua singolarità può salvare l’universo impestato dalla ragione dell’avere.
Un contesto dell’angoscia in cui si è stanchi e preoccupati… inutili. Alla ricerca di una riserva vivibile. Ci si sente ormai soli… come nell’abbandono, anche vecchi, non biologicamente, ma per questo mondo appiattito sui ladri… rampanti.
Si diviene incapaci di competere, limitati nelle complessità crescenti dove la persona è un numero irrilevante… disinteressati a questa parodia di mercato insopportabile, detestabile… una pirateria con squallidi figuri. E’ questo il risultato della sbandierata “sana competizione”.
E io posso solo scrivere, dipingere, vedere nuovi orizzonti e dare la mia opinione disinteressata. Ma tutto questo sembra non serva a nessuno come non è mai interessato ad alcuno della classe dirigente, nonostante tutto si sia poi realizzato… così come ho scritto con denunce, critica, satira e proposte… in molti devono cambiare discorso per non affrontare le evidenze. Quel che dovevo dare, purtroppo, l’ho dato. Non rimane che estinguersi il prima possibile… da questo sistema, far perdere le proprie tracce, non alimentarlo… e dedicarsi ad altri modi di vivere. Estinguersi per rigenerarsi.
Pasolini: “Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, “assurdo” non di buon senso”.
Oggi la resistenza è perdita di tempo! Ogni contestazione è la conferma dell’esistente.
Lo diceva, figuriamoci, lo stesso Enrico Bondi di Parmalat, uomo del sistema, in un incontro con gli studenti: “Puoi avere i mezzi, ma senza uomini si fallisce!” Ed è ciò che si deve fare a questa perversa società, privarla degli uomini. Sta a noi abbandonare il Titanic!… sapendo pure che nella ricerca di salvezza molti moriranno… così come rimanendo a bordo. Il filo spinato va saltato sapendo che i cecchini ne ammazzeranno tanti. L’“assurdo” per la dignità dell’uomo, ridotto a bestia… dignità che va rigenerata e portata in salvo. E non ci saranno più cecchini senza schiavi!
Pasolini e De Andrè han scritto e cantato questi anni. Le loro parole sono attuali più di allora… e descrivono il nostro Paese futuro, la nostra perdita senza sapere per che cosa.
Pasolini: “L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti. (P.P.P., Lettere luterane, Torino, Einaudi, 1976)… in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere”. (Parma, 23/01/2011)
Luigi Boschi





























E’ perfetto.
Un giorno ti svegli e ti accorgi che tutto ciò che hai creduto è falso: tutto ti crolla addosso, la realtà è qualcosa di talmente spaventoso che avresti preferito non capirla, perchè dal momento che la mente ti si è aperta e ti sei svegliato dall’ipnosi collettiva forzata, sei precipitato nello sconforto. Sai che non sarai mai più felice.
Almeno qui.
Tu Riesci a concederti delle vie di fuga, viaggi nelle dimensioni spazio/tempo perchè l’anima si è risvegliata, è Lei che ti rende un essere multidimensionale e allora diventi consapevole chi sei ma anche chi eri.
E’ dura risvegliarsi e guardare il mondo con distacco ma potrebbe essere la via per tua salvezza, perchè ora sei davvero un altro.
Meriti un mondo migliore, stai sicuro.
Non tornerai mai più nell’inferno.
Grazie per aver condiviso con questa chiarezza questi concetti, che sono molto vicini ai miei. Devo però dire che quando mi trovo a pensare in questi termini temo sempre di peccare di superbia, perchè in fondo il caso ci ha portati fin qui e tutta una sequenza infinita di casi ed errori ci porteranno verso il futuro, come particelle erranti che a forza di collisioni disegneranno un qualsiasi persorso.. In tutto questo fatico a trovare il giusto e lo sbagliato, a volte penso che lasciarsi vivere sarà sempre meglio che lasciarsi morire, quindi suppongo che questa mera sopravvivenza moderna dipenda dalla voglia di lasciarsi vivere. Somiglia fin troppo al “purgatorio”, forse lo è.
@iolfede
vero quello che dici ma bisogna sempre tener conto che il giudizio del passato e’ nel presente, nel momento in cui invece si e’ fatto quella cosa il giudizio era un altro, per questo la si e’ fatta.
tutto e’ perfettamente dove deve stare, inclusa la rompitura di c*gli*ni! e ricorda, non c’e’ niente di falso, e’ tutto vero, solo non e’ come pensavi che fosse…..
è centrata anche secondo me come descrizione della sitazione. Per la mia visione, aggiungerei che perchè il vero cambiamento avvenga, dobbiamo accettare questa situazione di vita collettiva che abbiamo permesso di creare. Solo accettandola e non giudicandola, beneficieremo di quell’energia necessaria per il vero “salto quantico” collettivo a cui ci stiamo pian piano avvicinando.
Troppo vero caro Luigi, non sei il solo a farti permeare da codesti sinistri pensieri. Un rifiuto totale sarà il non vederli e poi fuggire.
Non per ritirarci ma per una salutare biologica latitanza.
Grazie molte per l’articolo.