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03/12/2010

Immigrati serbi cercano risposte all’orrore
Ron Grossman NSPM Chicago Tribune 5 settembre 2010

Zivka Mijic non vuole pesare sulle persone con i suoi problemi – cosa che sarebbe comunque impraticabile, a meno che l’altra persona parli serbo – ma lei vuole che la storia tragica di quello che ha subtio la sua famiglia sia detto in un tribunale federale di un sobborgo di Chicago. “Se avessi anche un cucchiaio da laggiù, mi piacerebbe appenderlo sul muro per ricordare”, ha detto Mijic, 46 anni. Suo figlio Branislav Mijic, 23 anni, traduce. Alternando tra le parole di sua madre e sue, Branislav spiega perché i Mijic non hanno ricordi della loro patria.
Il 4 agosto 1995, proiettili di artiglieria iniziarono a cadere su un villaggio in Krajina, dove i Mijic vivevano in quella che era stata la Jugoslavia prima che i conflitti etnici la facessero a pezzi. I Mijic legarono i loro cavalli Soko e Cestar a un carro e si unirono alla folla di profughi. Erano le 2 del mattino, il fuoco di artiglieria illuminava un vicino che  viaggiava con loro. Fu decapitato da un proiettile in arrivo. “Se tu non ci sei stato, non puoi capire come ci sentissimo“, ha detto Zivika, che vive con il marito, Nedeljko, 46 anni, tre figli e una sorella in una casa modesta a Stickney, non diversa da quelli limitrofe, ad eccezione per i ricordi amari che ospita. In un certo senso, la saga dei Mijic è un denominatore comune delle esperienze degli immigrati: cacciati all’estero da guerre, povertà o oppressione, le famiglie si rifanno una vita in America. Ma c’è un imprevisto, anche se difficile da dimostrare, ad acuire la storia dei Mijic: la class-action recentemente presentato a Chicago, di cui Zivka è parte, sostiene che mercenari statunitensi erano dietro la loro sofferenza.


Come i loro avvocati hanno avuto modo di vedere, durante la guerra dei Balcani degli anni ‘90, gli USA iniziarono ad “esternalizzare” una parte del lavoro sporco della guerra e della diplomazia ai contractor privati. Sostengono che dietro l’attacco della mattina, che i croati soprannominarono “Operazione Tempesta“, vi era una società di consulenza della Virginia-settentrionale, chiamata MPRI Inc., costituita da ex alti ufficiali militari statunitensi, che includeva l’architetto capo dell’Operation Desert Storm di pochi anni prima, in Iraq.
Quello che i Mijic e altri serbi in Croazia hanno subito, i loro avvocati sostengono, è una di prova del tipo di strategia brutale orchestrata successivamente in Iraq, dalla ormai famigerata società Blackwater Worldwide, un altro imprenditore privato militare, le cui guardie di sicurezza sono state accusati dal Dipartimento di Giustizia, nel 2008, di aver ucciso almeno 17 civili iracheni durante uno scontro a fuoco nell’anno precedente. “MPRI è il nonno di Blackwater”, ha detto Robert Pavich, uno degli avvocati che rappresentano i Mijic e gli altri serbi. MPRI è stata acquisita nel 2002 da un altro imprenditore della difesa, L-3 Communications. Dipendenti della L-3 dicono che la causa è senza fondamento. “La cusa è senza merito, e L-3 intende difendersi vigorosamente contro queste accuse. Oltre a ciò, la società non ha alcun commento aggiuntivo da fare in questo momento“, ha detto la portavoce di L-3, Jennifer Barton, in una dichiarazione via e-mail.
Dal momento degli eventi, l’azienda ha sempre negato il coinvolgimento nell’offensiva in Krajina. Ma ha beneficiato delle speculazioni che vi abbia preso parte, ha detto un ex alto diplomatico statunitense e profondo conoscitore delle guerre balcaniche. “La percezione che l’abbia fatto eseguire ha aiutato, a sua volta, la piccola azienda a divenire un’impresa importante“, ha detto il diplomatico. “In seguito, tutti volevano da essa che facesse quello che pensavano la MPRI avesse fatto in Croazia.”
Il Mijics vedono la causa come una possibilità di riguadagnare un po’ di quello che avevano perso. “Tutto quello che abbiamo avuto ci è stato preso“, ha affermato Branislav. I Mijic vivevano comodamente come agricoltori in Jugoslavia, una nazione costituita da parti incompatibili dopo la prima guerra mondiale. Serbi e croati, cattolici, cristiani ortodossi e musulmani furonno messi insieme, nonostante secoli di antagonismo reciproco. Quando il paese cominciò a disintegrarsi. nei primi anni ‘90, non è stato possibile separare i pezzi ordinatamente, e le comunità in lotta tra loro commisero atrocità. La famiglia Mijic viveva in Krajina, una enclave serba all’interno di quella che divenne la Croazia, che i croati erano determinati a eliminare nel 1995.
Più di 180.000 serbi sarebbero fuggiti dalla provincia sotto costrizione, il peggior singolo episodio di pulizia etnica in tutta la sequenza delle guerre jugoslave“, R. Craig Nation, storico dell’US Army War College, ha scritto sull’Operazione Tempesta nel suo studio “La guerra nei Balcani, 1992-2002“.
I Mijic sperimentarono l’offensiva croata con 13 giorni di terrore sulle strade intasate di profughi in fuga verso la Serbia, con poco cibo da mangiare e da bere solo acqua piovana. “A volte si poteva andare per solo 20 piedi“, ha spiegato Branislav, che aveva 8 anni, ma ha vivo il ricordo di quel viaggio sanguinoso. “Quando le bombe caddero sulla colonna, cavalli e persone morti e automobili distrutte bloccavano la strada.” L’esercito croato, descritta nella causa come “una disorganizzata fanteria di fucilieri” era mal equipaggiata per l’azione di bombardamento, ha detto Anthony D’Amato, un altro avvocato sul caso.
L’esercito, in precedenza, aveva avuto una scarsa performance durante le guerre che seguirono il crollo dello stato jugoslavo, ha detto. La manovra in Krajina necessatava d’individuare il targeting per evitare di colpire villaggi croati e le basi dei peacekeeper delle Nazioni Unite. Colpire le folla di civili in una strada non significa errore militare. Da dove sono i croati ottennero le loro ritrovate capacità? “Hanno assunto la Mpri“, ha detto D’Amato, un professore di legge della Northwestern University che ha partecipato ad una serie di cause per crimini di guerra.
Tali controversie storiche spesso restano irrisolte per decenni, i relativi documenti tenuti sotto sigillo negli archivi governativi. Ma, come corporazione privata, i file della MPRI sono soggetti a mandato di comparizione, ed ebbe un contratto con l’esercito croato nel 1995. Peter Galbraith, ambasciatore statunitense in Croazia, al momento, ha riconosciuto l’esistenza del contratto come testimone nel processo recente a Slobodan Milosevic presso il Tribunale per i crimini guerra dell’Aja. I leader croati sono attualmente sotto processo, e testimonianze e documenti in precedenza non disponibili, hanno prodotto tali processi, che hanno reso possibile la causa contro la MPRI. Ad esempio, Slobodan Prajak, un ufficiale militare croato attualmente sotto processo a L’Aja, ha spiegato che era a capo dell’operazione, testimoniando: “… ecco perché abbiamo avuto l’organizzazione MPRI nell’esercito croato, con i migliori generali americani che abbiamo pagato e che ci hanno aiutato a preparare (le operazioni) Storm e Flash.”
L’idea che una società USA avesse segretamente orchestrato la riuscita offensiva croata in quello che, all’epoca, era stato un conflitto dominato dai serbi, non è inverosimile, data la situazione militare e diplomatica, ha sostenuto D’Amato. Richard Holbrooke, un assistente del segretario di Stato USA, era alla ricerca di una formula per porre fine ai combattimenti. “I diplomatici non si potevano aspettare che i serbi fossero concilianti al tavolo dei negoziati, fintanto che non avessero sperimentato nulla se non il successo sul campo di battaglia“, Holbrooke ha scritto in un libro di memorie, “To End a War“.
Se l’MPRI sia stata anche assunta per dirigere l’offensiva croata, si potrà rispondere in un’aula di tribunale presso il Tribunale degli Stati Uniti diDirksen.
I Mijic e i loro avvocati hanno, finora, tenuto in mente il fatto che un giudice federale, in una causa simile intentata contro la MPRI in Maryland – secondo la quale i detenuti siano stati torturati dal suo personale in Iraq, mentre era soggetta un altro contratto degli Stati Uniti, durante la metà degli anni 2000 – ha recentemente permesso che quel caso andasse avanti. L’MPRI è preocupata che ciò si ripeta. Per i Mijic, l’attesa avviene tra gli orpelli di una nuova vita, dove un televisore gigantesco piazzato nel loro salotto, simboleggia il fatto di esser riusciti a fare parte della classe media americana. Ma è stato un passaggio difficile e lungo. Hanno attraversato i bombardamenti, mentre andavno verso la relativa sicurezza della Serbia, solo per essere poi reinsediati in Kosovo. Lì sono stati coinvolti negli scontri tra albanesi e forze governative.
Nel 2000, la famiglia è arrivata nella zona di Chicago, dove Nedejko Mijic alla fine ha aperto un business nel giardinaggio. Nella sua casa arredate in modo semplice, Zivka sogna a volte i tempi felici prima dell’Operazione Tempesta. Le altre sere, la sua mente rivisita i proiettili in arrivo e la loro fuga perigliosa.
Ci si sveglia troppo presto dai sogni buoni“, ha detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

3 Commenti a “Mercenari statunitensi erano dietro l’offensiva croata nella guerra balcanica”

  • Alvise:

    Holbrooke giudeo è schiattato qualche mese fa.
    Quanto alla Krajna, Milosevic in pratica tradì quei serbi illudendosi così di quietare la bestia e arrivare alla pace di Dayton. Invece la trappola in Kosovo era già pronta affinchè il nome stesso di Jugoslavia venisse cancellato (in modo cruento) dalla carta geografica.

  • tonky:

    Grazie Lino . Un altro pezzettino di puzzle Jugoslavia. Quando si parla di pulizia etnica, sono stati proprio Serbi a subirla, sia in Kraina che in Kosovo che dura da anni. I Serbi hanno pagato per tutti. Non credo che qualcuno può pensare che i serbi si sono svegliati una matina, ed hanno deciso di pulire Kosovo dai Albanesi.
    Hanno soltanto reagito di conseguenza. Non ne potevano più, però, non avevano altre scelte. Tutto era già programmato. Prima o poi la verità viene fuori.

  • Afrodita Miftari:

    .. Ancora @Tonky. I tuoi commenti sono insopportabili!!!!!!!!!!!!
    L’ignoranza è una brutta malattia; si cura con lo studio, l’apertura mentale ma sopratutto imparando i veri valori della vita attraverso la cultura e il buon senso, (sin da piccoli) , il primo passo ed sicuramente quello più importante è l’accettare le cose anche quando esse sono contrarie a quello che noi in realtà vorremmo. Tu non sei responsabile delle azioni del popolo serbo nei confronti dei altri nei Balcani, ma se continui cosi mi verrà veramente il dubbio……Rileggi l’articolo!! E spero vivamente che il tuo grazie ad Lino non venga ricambiato!! Non vedo nulla su cosa tu debba ringraziare!! E se ti prude il discorso, e ti prude da morire, sono affari tuoi!! Basta scrivere sciemenze, perchè difendere dei mostri ti rende tale, non dimenticarlo mai. Spero di nn riincontrarti… ma purtroppo vi siete un po sparsi da per tutto. Che amarezza, che paura..

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