Fonte: Il Tempo 15 Febbraio 2011
Di Pietro non si presenta in aula giudiziaria per essere giudicato per truffa aggravata ai danni dello Stato. Legittimo impedimento… Ma non valeva solo per le cariche pubbliche?
Antonio Di Pietro diserta l’Aula. E questa volta non si tratta dell’«onorevole» leader dell’Idv che decide di non prendere parte ai lavori della Camera, ma proprio dell’«imputato», o meglio «convenuto», visto che si tratta di un processo civile, che ieri ha snobbato la convocazione a comparire davanti al giudice del tribunale di Milano.
«Signor giudice, il mio assistito Antonio Di Pietro si scusa con lei per non essere presente ma purtroppo altri impegni l’hanno costretto altrove e quindi, con procura notarile, ha mandato me a rappresentarlo», sono state le parole dell’avvocato Vincenzo Maruccio pronto a scagionare il leader dell’Idv dalla responsabilità di difendersi dall’accusa che mira a far dichiarare la nullità delle delibere assemleari Idv, costate allo Stato svariate milioni di euro.
L’ultimo atto della battaglia giudiziaria tra Mario Di Domenico e il leader dell’Idv Antonio di Pietro è andato in scena. Due ex amici che assieme fondarono l’Idv e che ormai si parlano solo a suon di querele. Un astio cresciuto nel tempo ma che, dopo la pubblicazione del libro di Di Domenico dal titolo «Il colpo allo Stato», sottotitolo «Da mani pulite a mani libere», ha scatenato le ire di Tonino. Un volume di 413 pagine nel quale l’autore, ex segretario dell’Idv, svela le presunte irregolarità e alcuni reati compiuti dall’ex pm. Tutto comunque da dimostrare.
Un libro che Di Pietro non è riuscito a bloccare per vie legali ma che ha tentato di screditare attaccando l’autore definendolo un «grafomane professionista colpito da ben 18 provvedimenti di diffida da parte dell’autorità giudiziaria». Accuse che Di Domenico, avvocato civilista, ha rispedito al mittente puntualizzando: «Il processo è stato solo uno, e sono stato io a denunciare il leader dell’Idv per truffa ai danni dello Stato».
E, proprio su questa ipotesi di reato, per la quale Di Pietro era già stato prosciolto in sede penale, Di Domenico è tornato a dare battaglia. Questa volta lo ha fatto in sede civile convinto di avere tutte le carte in regola per riportare Di Pietro in Tribunale e dimostrare la «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche».
Tutto ha avuto inizio il 31.03.03 quando a Busto Arsizio, durante una riunione dell’Idv venne approvato il bilancio dell’organizzazione. Un’approvazione arrivata nell’ultimo giorno utile per la presentazione dei conti dei partiti e, grazie alla quale, Di Pietro è riuscito a riscuotere oltre 8 milioni di rimborsi elettorali. E proprio sulla validità di quel documento ha mosso le proprie obiezioni Di Domenico: «Non posso aver firmato io quel documento dato che quel giorno non ero a Busto Arsizio». Parole che Di Domenico aveva detto anche ai giudici del processo penale nel 2008. Con la differenza però che in quell’occasione Di Domenico, non ha saputo dire dove si trovasse. Una mancanza che portò il pm e lo stesso gip a dare validità alla delibera presentata da Di Pietro dando però a Di Domenico un’ultima possibilità: «Valida, fatto salvo non dovesse riuscire a dimostrare il contrario». Detto fatto. Ed ecco che Di Domenico è riuscito a produrre la prova, a suo dire, inconfutabile: «Il tribunale di Roma, attestava (…) – continua nel libro – che quel 31.03.03 io mi trovavo dinnanzi al Cancelliere della sez. XI, per la verifica del fascicolo e costituzione in altro processo».
Una prova ritenuta così schiacciante che lo stesso Tribunale di Milano in data 16.12.2010 ha fissato proprio per ieri l’udienza «nel tentativo di conciliare con le parti» invitando la «parte convenuta a presentarsi in udienza munita della delibera di approvazione del bilancio del 31.03.03» in originale. E così è stato. Il procuratore di Di Pietro ha presentato il documento sul quale però Di Domenico è tornato a sollevare perplessità: «A quel testo mancano tutti i requisiti di completezza e regolarità: la numerazione progressiva delle pagine, la punzonatura del timbro notarile, il nome del notaio che avrebbe provveduto all’obbligo di legge». E poi aggiunge: «Mi era stato chiesto di conciliare ma io ho respinto perché ritengo di non potermi accordare sulla nullità di delibere che hanno comportato esborsi a carico della finanza pubblica dello Stato. Ora ho intenzione di sporgere querela di falso. Ho tempo fino al 10 marzo visto che il giudice ne ha autorizzato la presentazione. Questo è un segno che il giudice ne ha ritenuto il fondamento».
Sulla vicenda avremmo voluto sentire anche la versione di Di Pietro, purtroppo però la sua portavoce non è riusciata a contattarlo per tutto il pomeriggio. Tutto quindi rimandato alla prossima udienza fissata il 5 aprile. Speriamo che almeno quel giorno Di Pietro non sia «legittimamente impegnato».
Alessandro Bertasi
































come far clamore con una non notizia. L’avvocato è pagato e delegato per rappresentare l’imputato. Non è necessario che quest’ultimo sia presente a tutte le udienze, potrebbe anche non presenziare per nulla basta che lo faccia il suo avvocato, a meno che non sia chiamato a testimoniare… E tant’è vero che poi leggendo l’articolo si evince che il legale ha fornito i documenti richiesti. Un basso esempio di giornalismo titolista per chi si limita a informarsi leggendo solo i caratteri cubitali… Vergogna!
Caro Register ho pubblicato l’articolo per una questione di par condicio. Non demonizzo il politico che non va in tribunale anche perchè se inizia ad andarci passa la sua vita lì ma per evidenziare che non abbiamo gente senza peccato.
Non mi vergogno affatto della mia Imparzialità. Per quanto riguarda la foto di Grillo con Di Pietro la ho messa apposta per far notare il fatto che hanno una comune agenzia di comunicazione che è la Casaleggio associati. Quando scoprirai chi sono inorriderai.
PS da quando Di Pietro è entrato in politica lo ho sempre votato, ma ora so cose talmente gravi di lui che non lo potrò fare più.
Con simpatia
mi permetto di aggiungere anche una pessima scelta della foto, che vede Di Pietro confabulare con Grillo che nulla c’entra con l’articolo, ma sempre per chi si ferma al titolo e alla foto paiono complottare chi sa cosa ai danni di chi sa chi… Nuovamente vergogna!
beh mi sembra che non abbia “fugato” il giudizio, ma abbia solo delegato altri ad andare in tribunale al posto suo. Indipendentemente da ciò, un eventuale giudizio (positivo o negativo che sia) se lo becca Di Pietro, alla stessa maniera se fosse andato lui di persona.
il legittimo impedimento esiste per tutti.
E’ previsto dal codice di procedura penale.
Caro Lino Bottari, la scelta di pubblicare quest’articolo dal titolo fuorviante non le fa certo onore.
Certe cose le faccia fare a Il Giornale o Libero.
Alessandro sei di parte e leggi in maniera selettiva. Primo: l’udienza era fissata per la comparizione personale delle parti per cui Di Pietro ha conferito procura ad hoc al suo avvocato (cosa ben diversa dal mandato per la difesa in giudizio). Secondo: la documentazione dimessa da Di Pietro è stata contestata subito dalla controparte per cui è ancora tutto da verificare. Terzo: è giusto aspettare l’esito del processo prima di commentare (questo però dovrebbe valere per tutti) ma, visto l’argomento del processo, aspetterei prima di gridare vergogna …
Niente da fare purtroppo, gli italiani la politica la vedono come il calcio, tant’è che i due commenti all’articolo dell’utente alessandro, dimostrano che “Di Pietro non si discute si AMA” e così via, per ogni politico che rappresenta la propria appartenza al proprio partito, della serie non mi importa che fai, mi importa solo ciò che per me rappresenti.
Lo stesso utente alessandro, è riuscito ad estrapolare il fatto che il suo “campione d’onestà” ha comunque mandato in tribunale il suo avvocato, ma poi manca proprio di visionare la parte dell’articolo ove ovviamente si evince che alessandro, è più prono a farsi gli affari degli altri che i suoi, infatti sembra non abbia letto il perché della diatriba che vede Di Pietro come imputato, accusato di aver preso “indebitamente soldi pubblici” quindi anche soldi di alessandro e probabilmente non è neanche arrivato al paragrafo, dove i magistrati dopo aver chiuso il caso lo riaprono avendo nuove prove a carico dell’imputato (stavolta non si è dimesso, un caso o a forza di frequentare i suoi colleghi… ha aggiunto anche lui il suo orgoglio politico?) hanno, non a caso, tempestivamente riaperto la pratica.
Se ne uscisse poi colpevole come si ipotizza, visto che ha rubato anche soldi suoi egregio alessandro, chi è, che dovrebbe oltre che vergognarsi chiedere scusa?
Alessandro, mi trovo a doverla riprendere non certo perché sono l’avvocato di Stampa Libera, ma perché non la vedo poi tanto differente dagli elettori del Caimano, i quali benché il loro amato ne combini di cotte e di crude, avvallano ogni suo fare, quasi poi, anche loro non avessero responsabilità da prendersi. Un po’ come fa anche lei, non ne prova vergogna? se acconsente proverò vergogna io per lei, non vorrei si affaticasse troppo.
ti ringrazio per la risposta, ma quando parli di “par condicio” sottintendi che due cose debbano essere messe alla pari, non citandone però una, forse per non evidenziare la gravissima differenza tra le due, e cioè la volontà di uno a chiarire le cose contro la palese volontà dell’altro di sfuggire alla giustizia, senza peraltro entrare nel merito dei reati, veri o presunti. Per quanto riguarda la foto ringrazio del chiarimento ma torno nel criticare il modo: hai messo la foto ma non hai didascalizzato il motivo, e quindi tra il tenore del “titolone” e l’immagine non spiegata hai lasciato ampi spazi ad una immaginazione che un giornalista che, informando, dovrebbe evitare. Quindi termino ringraziando ancora una volta per la risposta ma non cambio il mio giudizio sull’articolo, sperando che per i prossimi possa tener conto dei miei appunti…
buon lavoro
Sig. Bottaro, grazie per le notizie che ci fornisce per par condicio. Mi chiedo però se a lei come a gran parte di quelli che sono onesti e si informano, fà schifo tutta quella schiera di politici mafiosi, ladri, con doppio, triplo, quadruplo lavoro/incarico con gravissimi conflitti di interessi siedono nelle poltrone dei palazzi del comando e alla faccia dei cittadini, che a mala pena riescono ad avere un lavoro solo si trastullano, se ne fragano di come finirà e ci prendono per i fondelli.
Sig. Bottaro, la non notizia che lei posta, da rindondanza a campane che anche in televisione possiamo trovare o se vogliamo farci del male leggendo il giornale o libero.
Il legittimo impedimento, previsto dal codice di procedura penale, può essere usato … l’importante è non abusarne.
In tutto ciò, mi spiega perchè postare una foto di Di Pietro “fuggitivo dal tribunale” con Beppe Grillo? Che “c’azzecca” Grillo?
Lei dovrebbe usare questo sito e la rete avendo più rispetto degli astanti e non usare postare come se fosse un contenitore dell’indifferenziato.
carissimo ICECUBE hai proprio ragione nell’incipit ma poi sbagli indirizzo. io odio la politica come tifo da stadio e mi limitavo a criticare il modo di scrivere l’articolo e di esporre delle foto A PRESCINDERE DAI REATI COMMESSI se nel titolo avesse scritto: DI PIETRO MANDA IL PROPRIO AVVOCATO IN TRIBUNALE A DIFENDERLO SU UNA CAUSA AMMINISTRATIVA avrei potuto commentare “toh guarda guarda chi predica bene e razzola male” ma il mio intervento era sulf atto che il titolone non fosse poi confermato nell’articolo, tant’è vero che non sarebbe stata una notizia. La maggior parte della gente manda il proprio avvocato in tribunale e manco si fa vedere… quindi è un titolone su una non notizia… la mia critica era su quello (lo ribadisco) non sul fatto che si fosse criticato Di Pietro (su cosa poi… boh) quindi è inutile che per difendere gente indifendibile mi tratti come un qualunque votante del PDL e difensore del premier.
Non entro nel merito della notizia, ma dalla provenienza che tanto “stampalibera” non è, visto che l’articolo è del “iltempo” che come quotidiano vede come proprietario un certo Domenico Bonifacio…chi è? Si chiama Domenico Bonifaci, ha 58 anni, ed e’ soprannominato “l’ uomo delle cose in grande”: maxi prestito (150 miliardi) per la maxi tangente Enimont, poi maxi offerta (54 miliardi) per patteggiare la pena durante il processo di Milano.i verbali del processo milanese sulla “madre di tutte le tangenti” (Enimont) hanno rilevato che nell’ ambiente era, e come, un personaggio di rilievo. Tanto che nell’ 89 Raul Gardini si rivolse a lui per racimolare 150 miliardi da mettere in nero. In cambio Bonifaci si fece dare societa’ immobiliari in zone edificabili a Roma e a Milano. Durante il processo milanese si vanto’ di avere preso “a malapena” la quinta elementare e di essere un “palazzinaro” verace. E quando Di Pietro gli chiese conto del suo ingente patrimonio, rispose: “E tutta robba mia”. Ad ogni modo collaboro’ con la giustizia. vi è chiara ora la provenienza dell’articolo? Cara redazione stampalibera se tanto libera vuoi chiamarti, almeno verifica le fonti, che questa fonte non mi sembra tanto libera!
domenticavo che è una causa civile non penale. Anch’io ho avuto una causa civile contro il mio datore di lavoro, ma in tribunale a Tempio in Sardegna non ci sono mai andato!(non ho mai persino conosciuto il mio avvocato)