Le stucchevoli domande, sul senso della vita, della morte, o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che, di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda, per la quale non esiste una risposta, rientra nel campo, delle congetture filosofiche e delle stramberie intellettualoidi. In verità, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato; e ciò che è sempre stato, lo sarà all’infinito. È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se in astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione. Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla. È in virtù di questo stratagemma dell’assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare! Chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice?
È nell’accettazione del ”così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione. L’uomo relativo del ventunesimo secolo, ribelle, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato, le logiche di un disegno perfetto e immutabile ( proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti e, in forza delle sue, infinite ragioni, il disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia.
È quindi nella risposta negata che tutto prende senso. Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida. Le nostre moderne società occidentali senza futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo. In verità, tutti noi, nel nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità. Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore e, nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo.
Gianni Tirelli

































@ Gianni Tirelli
Caro Gianni,
Tanto per uscire dal VIRTUALE…mi potresti gentilmente elencare alcune
NOTE PERSONE oggi viventi che fanno parte della categoria
” I più recalcitranti materialisti…sostenitori dell’eternità “
Una cosa del genere non l’avevo mai sentita: per l’uomo, essere conoscente per essenza, il senso della vita è un vivere senza senso! E pare che questo Tirelli se la goda pure!
Dice: “Se non sia mai avessimo la risposta sul senso della vita, sarebbe finita!”
Mi pare che sfugga a questo pensatore che l’uomo non è un essere solo conoscente, ma, oltre che senziente, anche volente. Dunque, una volta scoperto il senso della vita, tutto comincia! Comincia il divenire verso la realizzazione di quel senso, in modo da far coincidere la percezione uomo (imperfetta) col suo concetto (perfezione):questo è il senso della vita. Contento? Ti ho trovato qualcosa da fare!
Francesco Visciotti
A Francé !!!
Rileggiti l’articolo, vai oltre le tue paure e cerca di dare un senso ai tuoi commenti.
Help!! Caro Lino mi hanno rubato l’articolo “Meglio oggi o meglio ieri?”
Ciao Gianni, lo abbiamo spostato noi in bozza l’articolo perchè, credo per errore, era partito assieme all”altro tuo. Vai su articoli – bozze- modifica e lo reinserisci quando il sito è un pò scarico. E’ preferibile che evitiamo in una stessa data un eccessivamente alto numero di articoli, perchè ne sarebbe penalizzata la lettura.
A presto
Riletto l’articolo, confermo anche le virgole del mio commento. Quel che è sicuro è che tu non hai capito me. Mi potresti indicare dove vedi la paura e in cosa il mio commento è privo di senso? Sai, come minimo sarebbe onestà intellettuale.
Caro Francesco, io dico che parole, non sono i numeri di una infinita equazione e per tanto, vanno lette e interpretate con il metodo della consapevolezza, sulla base di una conoscenza universale. E non parlo di arido apprendimento, ma dei meccanismi che da sempre determinano le logiche e le regole imperiture che hanno resa possibile la vita, in virtù di un di un equilibrio (armonia) rigenerante e compensativo.
Sapere non é un atto di presunzione ma il bisogno soddisfatto di una ineludibile passione che sconfina dalla sfera del quotidiano e trascende ogni pregiudizio, preconcetto e limite culturale. Sapere é un atto rivoluzionario di estrema libertà che va oltre ogni concetto di tempo e di spazio.
La paura é l’incapacità di sapere mettere in discussione le proprie convinzioni. Un impedimento insormontabile sul cammino della vera conoscenza.
“E se egli é saggio non ti invita ad entrare nella casa della sua scienza, ma vi conduce alla soglia della vostra mente”. Un abbraccio!
@ Lino -Concordo – era una eccezione! miao