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Io sono il leader di una rivoluzione, non sono un presidente

Muammar Gheddafi  “Io sono il leader di una rivoluzione, non sono un presidente. Non ho un mandato da cui dimettermi“, e perciò morirà da martire, come un combattente che resiste fino all’ultima goccia di sangue.
Per settantacinque minuti il leader libico ha urlato rabbioso contro i “ratti che hanno invaso le strade“, contro le “bande di giovani drogati e ubriachi” che assaltano le caserme e le stazioni di polizia. Il Colonnello si è rivolto ai suoi sostenitori che lo ascoltavano nella Piazza Verde di Tripoli: “Uscite dalle vostre case, scendete in strada. Cacciate i nemici, andate a prenderli fin dentro le loro tane“.
Indossate una fascia verde come riconoscimento, a partire da domani andate e combattete, ripulite la Libia casa per casa!”. “Liberate Bengasi!” È il vero punto di non ritorno, è il momento dello scontro finale e, presumibilmente, il sangue scorrerà a fiumi. “Finora non ho ordinato che si sparasse neanche una sola pallottola, ma quando lo farò, tutto andrà in fiamme“. E poi si rivolge ai famigliari dei giovani manifestanti: “Sono giovani, non hanno colpe, sono stati strumentalizzati, drogati e ubriacati dai servitori del diavolo. Riportateli a casa“. Perché da domani non ci saranno più scusanti.
Dalla sua residenza di Tripoli – poi diventata monumento nazionale – bombardata “da 170 caccia americani” nel 1986, il rais di Tripoli ha rivendicato l’orgoglio nazionale della Libia, un paese “leader mondiale che oggi temono tutti”. I suoi attacchi sono trasversali, i suoi nemici vanno dal diavolo occidentale – Usa e Gran Bretagna – agli estremisti islamici che vorrebbero trasformare la Libia in “una base di Al-Qaeda”. “Volete questo?”. “Che gli Stati Uniti occupino la Libia come hanno fatto con Afghanistan, Iraq e Somalia per sradicare l’estremismo islamico?” La telecamera della Tv di stato indugia più volte sul monumento posto all’esterno della residenza: il pugno dorato libico che stritola un caccia americano.Il discorso è sempre stato, per il resto, sul binario dell’attacco: contro l’Occidente che vuole riaprire l’epoca del colonialismo, contro le emittenti Tv arabe che hanno dato al mondo “una visione distorta del popolo dei coraggiosi, della gioventù patriottica“, che è il vero volto della Libia, non quello mostrato dai codardi pagati da “un gruppo di malati che agisce dal di fuori“.
Da domani” assicura Gheddafi, “l’ordine e la sicurezza verranno ristabiliti in tutto il paese“. Il leader ha dato il comando: esercito e polizia dovranno schiacciare la rivolta.

martedì, 22 febbraio 2011

LE RETI DEL MOSSAD OPERANO IN LIBIA E NEL MONDO ARABO

PCN-NCP Ufficio Stampa / Rassegna stampa
JANA (Tripoli, 2011/02/19)

Alcune città libiche sono sottoposte, da Martedì scorso, al sabotaggio e a incendi da parte di elementi di una rete estera addestrata a destabilizzare la sicurezza della Libia e la sua unità nazionale. Queste fonti hanno detto che le indagini sono in corso sugli elementi di questa rete che sembra essere collegata a un sistema che è stato svelato, in precedenza, dal generale israeliano Amos Yadeen, l’ex capo dell’intelligence militare israeliana, per il successo di tale organo di spionaggio nell’impiantare cellule in Libia, Tunisia, Marocco, Sudan, Egitto, Libano e Iran. L’ex capo dell’Intelligence Militare Israeliana ha dichiarato: ‘L’attività di queste reti punta su elementi di questi paesi, aggiungendo che, queste reti erano effettivamente in grado di fornirci quello che vogliamo e sono in grado di influire negativamente sulle situazioni in Libia, Tunisia e Marocco, dopo la grande conquista fatta in Iraq, Yemen e Sudan, e molto presto in Libano’.
A proposito di Egitto, il generale israeliano ha confermato che il nostro sistema, pianificato dal 1979, è riuscito a creare fratture politiche, economiche, di sicurezza e militari. Ha continuato: ‘Siamo riusciti a fomentare la tensione e la congestione sociale e confessionale, creando uno stato permanente di divisione all’interno dello stato e della società egiziani’. (In Sudan, abbiamo creato un collegamento marittimo per finanziare le forze separatiste nel Sudan meridionale e abbiamo istituito un organismo d’intelligence per aiutarle a realizzare il loro progetto di creazione di uno stato del Sud, e abbiamo creato altre reti nel sud e nel Darfur, in grado di lavorare all’infinito)’.

martedì, 22 febbraio 2011

Muammar Gheddafi a Tripoli, dove conduce la battaglia contro il colpo di stato Islamista incoraggiato dall’occidente!

Comunicato stampa dei comitati ELAC
Comitati d’azione euro-libica 22 Febbraio 2011
Il leader libico Muammar Gheddafi per la prima volta da quando sono iniziati i moti, la scorsa notte ha fatto un’apparizione televisiva “in diretta“, dopo una giornata di violenze nella capitale Tripoli.
La violenza scatenata dal Foreign Office britannico – il cui servizi segreti MI5 e MI6 proteggono gli islamisti libici da oltre 30 anni – e il cui  annuncio  irresponsabile sul “volo di Gheddafi in Venezuela”, ha causato un’ondata di attentati islamici nella periferia di Tripoli. Affermazioni riproposte senza controllo e altrettanto irresponsabilmente dai media dell’occidente, tra cui Al-Jazeera.
Vedo i giovani nella piazza verde. Questo solo per dimostrare che io sono a Tripoli e non in Venezuela e smentire le televisioni, questi cani“, ha detto Gheddafi, in risposta alla diffusione di informazioni da parte di stazioni televisive e dei media internazionali, secondo cui aveva lasciato la Libia per andare i Venezuela.
Le immagini trasmesse in televisione hanno mostrato il colonnello – al potere, preparandosi a salire in macchina, mentre teneva un ombrello per proteggersi dalla pioggia davanti la sua residenza nella Caserma Bab al-Aziziyah, che dei falsi testimoni, tra cui i media filo-occidentali, invece avevano annunciato ieri la caduta…

martedì, 22 febbraio 2011

Iraq: la protesta si diffonde da nord a sud

IRIB 22 Febbraio 2011

Non si ferma la protesta popolare in Iraq, ormai estesa da nord a sud (inclusa la regione del Kurdistan), aspettando la grande manifestazione prevista a Baghdad per il 25 febbraio, in quella che è stata ribattezzata la “Giornata della rabbia“.
Da ieri a Ramadi, capitale di al Anbar, provincia dell’ovest del Paese, le manifestazioni iniziate la settimana scorsa si sono trasformate in un sit-in a oltranza – con i dimostranti intenzionati ad andare avanti finché non saranno stati rimossi il governatore e il presidente del Consiglio Provinciale, accusati di non avere fatto nulla per la provincia. Le tensione è palpabile: mentre i manifestanti minacciano di bloccare l’autostrada internazionale che collega Baghdad a Damasco e ad Amman nel caso in cui le loro richieste non ricevano risposta, la protesta incassa l’appoggio di uno dei più influenti capi tribù locali – lo sceicco Ali Hatim al Sulaiman. Il leader tribale avverte che la situazione potrebbe diventare esplosiva: c’è il rischio che venga dato l’assalto all’edificio in cui ha sede il governatorato, dice, nel caso in cui vengano ignorate le richieste dei manifestanti. Manifestanti che sono scesi in piazza per motivi più che legittimi, continua Hatim, sottolineando che al Anbar “soffre la fame e la privazione da due anni, a causa della politica del governatore e del Consiglio Provinciale, che non hanno fornito, in particolare il governatore, nulla alla provincia“. E’ gente che cerca un tozzo di pane e non ha avuto neppure i servizi minimi, dice lo sceicco.
Per ora le proteste sono concentrate a Ramadi e Falluja, ma aggiunge che “la situazione in tutta la provincia può prendere un altro corso che potrebbe portare all’assalto dell’edificio della provincia“: uno sviluppo che non vogliamo che si verifichi. A Bassora è stato creato un comitato popolare per organizzare le manifestazioni. A guidarlo sono capi tribù, imprenditori, politici indipendenti. Il comitato chiede lo scioglimento del Consiglio Provinciale e la rimozione del governatore Shiltagh Abboud (che appartiene alla coalizione del premier Nuri al Maliki), ha annunciato in una conferenza stampa il suo leader, sceicco Muhammad al Zidawi. Vogliamo elezioni locali anticipate, “per formare un nuovo consiglio e nominare un governatore politicamente indipendente“, ha detto Zidawi. Fra le richieste, anche quella di cambiare i direttori di tutti i dipartimenti responsabili dei servizi nella provincia (acqua, elettricità, etc.), e offrire ai suoi cittadini i servizi essenziali nonché la razione governativa – quella che dal settembre 1991 fa sì che molti iracheni non muoiano letteralmente di fame.
A Dhi Qar, sempre nel sud, il portavoce del Consiglio Provinciale, Latif Thajil, dalla capitale Nassiriya riferisce che il Consiglio ha ricevuto le richieste presentate dai cittadini: richieste che in maggioranza riguardano la fornitura di servizi e posti di lavoro per i disoccupati. A Maysan, altra provincia meridionale, il direttore dell’Ufficio locale del movimento di Muqtada al Sadr, sceicco Ta’ama al Khuzai’e, chiede innanzitutto la lotta alla corruzione e “la rimozione di tutti i funzionari corrotti, nonché delle società corrotte che hanno lavorato nella provincia“. Il governo si dice pronto a negoziare con una delegazione degli organizzatori prima di quella data: è di ieri l’annuncio con il quale le autorità hanno fatto sapere di voler ascoltare le richieste dei manifestanti, per poi inoltrarle alle parti competenti. L’annuncio tuttavia è stato anche l’occasione per ribadire che qualsiasi manifestazione deve essere preventivamente autorizzata.
Mentre sulle proteste è arrivata anche la posizione del Grande Ayatollah Ali al Sistani – la più influente autorità religiosa fra gli sciiti iracheni. In un comunicato dai toni assai fermi diffuso ieri sera, Sistani ha avuto parole di comprensione per le ragioni di coloro che stanno scendendo in piazza in questi giorni. “L’autorità religiosa capisce le sofferenze attraverso cui stanno passando gli iracheni, a causa della negligenza del governo o della sua debolezza“, si legge in una lettera distribuita dal suo ufficio di Najaf. “Le manifestazioni sono un diritto garantito a tutti i cittadini, ma non deve esserci spargimento di sangue, né attacchi contro le proprietà, pubbliche o private” – dice il leader religioso.

Marocco migliaia in piazza con bandiere di Tunisia e Egitto In primo piano

IRIB 21 Febbraio 2011

RABAT – Sono migliaia le persone che hanno marciato oggi nelle strade delle principali città del Marocco per chiedere al re di rinunciare ad alcuni dei suoi poteri, sciogliere il governo e porre un freno al fenomeno della corruzione. Nella capitale Rabat, sono scese in piazza circa 5.000 persone, alcune delle quali sventolavano bandiere tunisine ed egiziane. Manifestazioni anche a Marrakech e Casablanca dove secondo gli organizzatori hanno partecipato 10.000 persone, mentre le stime ufficiali parlano di poche centinaia.

3 Commenti a “Eurasia news”

  • 1 marco:

    E’ quasi certo che 2000 barconi carichi di profughi stanno puntando verso Genova (Quarto), proprio lì dove partironi i ‘vostri Mille’. Portano con se tanta rabbia e voglia di riscatto contro chi ha sempre sputato sui loro parenti che negli anni hanno tentato di rifarsi una vita nel ricco e profondo nord leghista.
    Su ogni barcone ci saranno circa 250 profughi, un’invasione di mezzo milione di disperati sbarcherà sulla costa ligure, risalendo in Piemonte, Lombardia e Triveneto alla caccia dei numerosi leghisti impietriti dal terrore.
    M’immagino i vari trolls di merda che dalla strizza si tingeranno di nero per sfuggire all’orda demoniaca, si fingeranno maghrebini ma verranno squallidamente scoperti e scuoiati vivi.
    Bossi e figlio, Calderoli, Borghezio e Castelli, appesi per le gonadi in piazza Duomo.
    Questa è la vostra miserrima fine, cancellati dalla storia in poche ore.
    W LA GRANDE AFRICA.
    Alcuni giorni fa accoglieva Gheddafi ,baciandogli le mani già sporche di sangue.Oggi plaude ai giovani in gran parte martiri di quel sanguinario a cui baciava le mani.Non c’è nel mondo occidentale tra i rappresentanti politici delle varie nazioni uno sgorbio umano di queste proporzioni…è impossibile anche immaginarlo!

  • ezio:

    1marco- scusa, di quale centro sociale sei affiliato (leggi : mantenuto) ? Possiedi un cervello razionale o forse sei in crisi di astinenza per mancanza d’erba ?

  • 1 marco:

    @Ezio
    Dalla profondità del tuo commento che apporta un contributo essenziale all’informazione,deduco che hai l’intelligenza media dell’elettore medio PDL..cioè tra lo 0 e il -1.
    Continua a informarti,non potrai che migliorare…con affetto.

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