s
Anche l’essere umano, al pari di tutte le altre forme di vita, caratterizza la sua originaria natura su un elemento principe e fondamentale che è alla base di ogni sua funzione: il movimento fisico. Il movimento costante e metodico del corpo, ha una funzione rigenerante, catartica ed equilibrante, atta all’espulsione e alla sintesi di tutte quelle scorie e tossine organiche e psicologiche che il nostro metabolismo produce quotidianamente
Stitichezza, mal di testa, mal di schiena, problemi digestivi, tumori e affini, non sono che gli effetti collaterali e le conseguenze logiche di un’immobilità cronica e sistematica, che hanno trasformato l’individuo moderno in un invalido, paradigma di un’esistenza svuotata da ogni volontà, intraprendenza, personalismo e slancio rivoluzionario.
La cura farmacologica, poi, é una ulteriore mazzata alle già precarie condizioni di questo singolare “soggetto” che, oltre al rischio di assuefazione, dovrà pagare gli effetti devastanti delle sue controindicazioni. L’omologazione al ribasso, della dignità umana, è il risultato indotto dell’inattività fisica e della supina accettazione del dogma liberista. Quelle che oggi sono definite le comodità e che, diversamente dai propositi, si sono rivelate come l’inedita schiavitù di un inferno quotidiano, hanno drasticamente e drammaticamente azzerato la soglia di sopportazione del “dolore” e tradotto ogni atto e pensiero, in dipendenza e inettitudine morale, terreno di cultura del vizio, dell’ozio e della perversione.
In verità, la fatica fisica, applicata ai bisogni primari ed essenziali dell’uomo, ha l’originaria funzione di produrre gioia, appagamento, salute e, concorre all’interazione creativa con il resto del mondo e delle sue ragioni, generando conoscenza e spiritualità. Ogni problema di natura psicologica e neurologica, non può accampare alcun diritto nell’ambito dell’attività dell’individuo mobile, essendo lo stesso, per sua natura, repellente, impermeabile e incompatibile con intromissioni di natura psicotica.
Noi, che dovremmo essere api e formiche, ci siamo ridotti a cicale e termiti. Questa condizione, protratta nel tempo, è trasfigurata in una vera e propria patologia incurabile, cronica e degenerativa, esente da ogni possibile cura o terapia, che non sia l’azzeramento dell’uomo moderno relativista.
Lo scollamento dalla natura, sommato all’infiacchimento deresponsabilizzante innescato dal processo industriale liberista, hanno prodotto quello che è, oggi, l’uomo immobile; una larva molle e viscida, priva e privata da ogni capacità reattiva, consapevolezza e senso della realtà.
Questa condizione, per stringente e logica conseguenza, ha prodotto, inoltre, un individuo incapace di veri sentimenti, costringendolo ad uno stato di dissociazione perenne e alterando ogni confine fra la follia e la realtà.
Del resto, anche la qualità e la forza delle emozioni sono il risultato di impegno, di consapevolezza e discernimento e, tutte, fanno capo a quell’impulso rigeneratore e rivoluzionario che trasforma l’uomo in credente, l’immobilità in azione: la volontà.
Le inette, pavide e rammollite società liberiste, incancrenite e imbrigliate fra le nodosità di una burocrazia carceraria e di una politica fallimentare che a piegato ogni ragione sociale agli interessi particolari del potere economico, sono destinate (a breve) a soccombere di fronte all’invasione delle popolazioni dei paesi più poveri, individui mobili, forti, ben differenziati, sani, passionali e pronti a ogni tipo di difficoltà e di sacrificio.
Se non fossimo il paese stupido che siamo e, diversamente da quel sudiciume politico, deforme e xenofobo che, strumentalmente, allerta la cittadinanza da una imminente e apocalittica migrazione biblica nord-africana, sapremmo cogliere questa circostanza, come un’opportunità. La nostra è una nazione di vecchi rimbambiti e di tanti giovani fannulloni (retoriche eccezioni a parte) che pianificano la loro vita di fronte a beceri programmi televisivi di intrattenimento, la cui portata diseducatrice e destabilizzante, è totale. Comunque sia, e da qualsiasi lato la si voglia vedere, le nostre società occidentali (Italia in primis) dovranno pagare il prezzo della loro immobiltà, inadeguatezza e presunzione. Siamo gente spenta, incapace di interpretare gli avvenimenti, la storia e, quindi, i possibili vantaggi derivanti da alcune circostanze che, a priori, abbiamo già giudicato negativamente; impegnati, come sempre siamo, nascosti dietro le barricate della nostra stupidità, a difendere le ragioni di una coscienza ammaestrata e i miserabili interessi di un’esistenza relativa, avulsa da ogni concetto di umana solidarietà e vantaggio morale.
Gianni Tirelli





























non vi sono dubbi tirelli dice sempre anche se con un po troppo di pessimismo le cose giuste…. pero per favore da anche qualche suggerimento o esempio su come essere stimolati a muoverci e fare movimento per chi vive in zone urbane e fa un lavoro sedentario dal punto di vista fisico
@ – Raffaele – Caro amico la consapevolezza non é pessimismo ma felicità. SUGGERIMENTI?
Io ho mollato Milano 17 ani fa e mi sono trasferito sulla costa jonica della Calabria nella nuova veste di olivicoltore – continuo a comporre musica come un tempo, a scrivere e a sognare. Coltivo un orto, allevo un maiale, zappo, ho un piccolo pollaio e pigio il mio vino. Sono costantemente in movimento disertando diete e palestre – non ho problemi di posteggio e di multe – Mi alimento come un uomo civile, respiro un aria ancora respirabile e bevo acqua di montagna. Gratis!! Questa é una scelta concreta che trascende dalle possibilità economiche.
Paura, disagio, frustrazione e quindi infelicità sono il prodotto dello scollamento dell’uomo con la natura – rinunciare al Sistema Bestia é il primo passo, primo per recuperare la nostra vera identità, secondo, per spegnerlo definitivamente. Il discorso é ampio ma chi ha orecchie per intendere, intenda! UN abbraccio
Grande!
Faccio un lòavoro che non mi piace….
Avrei 3 campi da coltivare e spazio per bestie, se mollo tutto e torno alla terra che mi consigli di fare? Tenere capre, polli e coltivare l’orto può bastarmi?
Caro Gianni,
Grazie per quello che scrivi e per aver condiviso la tua scelta di vita e per i suggerimenti che dai. Sono davvero un’ispirazione ed è da tempo che penso a una scelta simile alla tua. A parte il problema di capire dove è possibile portare avanti una scelta come la tua e per quanto tempo ancora, e dove si può essere al riparo dal piano di distruzione e sterilizzazione dei terreni (vedi ogm e scie chimiche), mi chiedevo cosa intendi quando dici: “Gratis!! Questa é una scelta concreta che trascende dalle possibilità economiche.” Puoi dare qualche suggerimento aggiuntivo a questo proposito? Cosa consiglieresti a qualcuno che vive a Milano e che non ha niente da parte? Come posso avere un terreno da coltivare e un riparo e degli animali? Il mio sogno è trovare un posto e una comunità dove poter anche scambiare selvaggina, cacciagione e pesci freschi con quello che produco io (orto e eventuali animali allevati).
Grazie
@ -Sprinzett – Quello che ti serve é la volontà, la determinazione e un incontenibile desiderio di libertà e di pace – Il resto verrà e lo capirai dai solo. Ciò che hai da perdere, é tutto ciò che non ti piace e le sue conseguenze. Concediti la tua Avventura e tutto ti piacerà – Un abbraccio