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Di Umberto Carmignani – “Per una Scienza dell’Anima: Costellazioni Archetipiche” Articolo scritto da Umberto Carmignani e pubblicato sul sito http://www.archetipi.org/costellazioni-archetipiche in data 03/06/2008

Atomi

Di fronte alla crisi delle risorse energetiche e dell’ambiente, dei sistemi politici, delle ideologie, delle religioni, e nel contempo assistendo alle nuove scoperte della scienza esposte nel Tao della Fisica di Fritjof Kapra, nella Teoria dei Sistemi di Bateson, nei Campi Morfogenetici di Sheldrake, nell’Olismo di Bohm, nell’Ipotesi Gaia di Lovelock e in molte altre teorie di altrettanti Premi Nobel, sembra più che mai evidente la necessità di una nuova modalità di indagine filosofica e scientifica della dimensione esistenziale.

Il paradigma newtoniano/cartesiano ha da tempo mostrato il limite e l’inadeguatezza di fronte alla dimensione dell’invisibile ed è oggi più che mai auspicabile lo sviluppo di una nuova filosofia e di una nuova scienza, di nuovi strumenti di indagine dove l’Anima/Psiche non sia vista come il mero risultato di processi neurofisiologici e/o consegnata nelle mani di una credenza religiosa, ma la si consideri piuttosto e la si esplori nella sua originaria accezione di elemento centrale e fondante della vita e dell’evoluzione.

Atomo del Carbonio

Il Tema della Sofferenza nell’Approccio Transpersonale

Se l’indagine psicologica tradizionale ritiene che l’origine dei disordini emotivi e psicosomatici sia da ricercare entro gli angusti confini della biografia postnatale, ossia tra i traumi subiti durante la prima infanzia e gli anni successivi, già nei primi anni del novecento gli psicologi transpersonali hanno scoperto molti altri importanti procedimenti di esplorazione e trasformazione dei blocchi psichici.

Si resero conto che per tracciare una mappa adeguata dei reali confini della coscienza umana non era più possibile trascurare le medicine tradizionali e le filosofie orientali, le pratiche dello yoga e della meditazione, le conoscenze tribali e sciamaniche, gli stati di trance, le esperienze mistiche ed estatiche e ogni altra forma di autentica e immediata canalizzazione di informazioni dalla dimensione spirituale e dall’inconscio collettivo.

Si comprese l’importanza del rivivere il periodo della gestazione e il momento della nascita, del rivisitare esperienze di vite passate attraverso regressioni e ipnosi, del lasciare emergere elementi archetipici nella coscienza attraverso sogni guidati, dello sperimentare l’unione mistica ed estatica con il cosmo.

Apparve chiaro infine che molti stati di alterazione della coscienza, normalmente diagnosticati come sintomi di gravi malattie mentali (nevrosi e psicosi) e sistematicamente soppressi con psicofarmaci, potevano rappresentare esigenze di maggiore apertura spirituale finalizzati a una più profonda guarigione e trasformazione della personalità e delle abitudini di vita.

Zodiaco

Archetipi e Inconscio Collettivo

Jung definì Archetipi gli elementi strutturali dell’inconscio sostenendo che essi corrispondono a elementi strutturali collettivi dell’anima umana, considerandoli veri e propri organi psichici dal cui funzionamento dipende la salute dell’individuo e la cui lesione può dare origine a disturbi e sintomi fisici o mentali.

Essi sono, infatti, moventi infallibili dei disturbi nevrotici e anche psicotici, dato che essi si comportano esattamente come gli organi del corpo o i sistemi funzionali organici trascurati o lesi” (Jung-Kerenyi).

Anche per Erich Neumann, medico e filosofo allievo di Jung, l’archetipo è una immagine interiore che agisce attivamente sulla psiche umana operando una progressiva evoluzione della personalità esattamente come le strutture biologiche promuovono il metabolismo e lo sviluppo fisico

Neumann considerava i valori collettivi e filogenetici di importanza straordinaria nello sviluppo dell’individuo e della specie attribuendo grande rilevanza ai fattori transpersonali dello sviluppo psichico

Zodiaco

La Vita come Impresa Eroica

Ecco quindi che dalla nascita alla morte, dall’infanzia alla vecchiaia, dall’adolescenza alla maturità, ogni aspetto della nostra vita può essere portato alla consapevolezza, esplorato, vissuto e realizzato grazie al supporto della Teoria degli Archetipi.

Questa Teoria si basa sull’assunto che la coscienza di ogni essere umano contenga una pluralità indeterminata di “immagini primordiali” atemporali, collettive e immutabili, chiamate Archetipi che lo collegano alla storia dell’universo, del pianeta e dell’umanità.

Gli Archetipi sono almeno dodici e nella successione dei loro stadi, rappresentano ciascuno precisi passaggi nel processo evolutivo della nostra esistenza e li ritroviamo nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, nei sogni, nelle visioni e nelle espressioni religiose e artistiche di tutti i popoli della terra, dalla Grecia antica all ‘Egitto, dall’India alla Cina e al Giappone, dall’Africa all’Oceania.

Il Grande Padre Creatore, la Grande Madre, Il Bambino Divino, il Drago, il Serpente, l’Orco, la Fanciulla Prigioniera, l’Eroe Salvatore, il Cavaliere Nero e molti altri affollano l’immaginario personale e collettivo e spesso vengono rappresentati come antenati divinizzati del genere umano.

Il concetto che sta alla base della Teoria degli Archetipi è che la nostra vita può essere considerata in ogni suo aspetto alla stregua di una Impresa Eroica (La Ricerca del Graal, Il Mito di Excalibur) che va affrontata e vissuta con fiducia (Innocente), autonomia (Orfano), coraggio (Guerriero), amore (Angelo Custode), entusiasmo (Amante), determinazione (Cercatore), consapevolezza (Saggio), gioia (Folle)…

Gli Archetipi sono i depositari di questi poteri e corrispondono a precise tappe evolutive della nostra personale esistenza, che è poi il nostro Viaggio nella Vita…

9 Commenti a “Per una Scienza dell’Anima: Costellazioni Archetipiche”

  • Francesco Visciotti:

    Lei dice “Scienza dell’anima”, ma scusi, in che senso scienza? Quì stiamo parlando di realtà non materiali, che non si incontrano dietro l’angolo. Se faccio scienza dei batteri, per percepirli uso il microscopio: è lapalissiano che se non c’è percezione non può esistere nessuna scienza, ma solo fantasia. Con quale strumento lei percepisce gli archetipi?

    • luca martinelli:

      mi perdoni, caro Francesco. Innanzitutto non è vero che solo cio’ che è scientifico esiste o funziona, anzi! In secondo luogo il modo, quasi fortuito, con cui Jung scopri’ la componente collettiva dell’inconscio non è una fantasia. Forse farebbe bene a leggerlo o a rileggerlo. Cordialita’

    • Ruggero Di Giovanna:

      Quindi secondo lei , sig Francesco, la psicologia, il diritto, la sociologia, le “scienze” politiche e tutte le altre scienze umane e molli, o anche la matematica, non sono scienza? Le rigiro la domanda: con quale strumento percepisce il numero “5″ o la sua emozione di rabbia? In secondo luogo la scienza non è sinonimo di metodo scientifico. “Scienza: Il fatto di sapere, di conoscere qualche cosa; notizia, conoscenza” (da Treccani), non si allude ad alcuno strumento. E anche nel metodo scientifico canonico la verifica di un fenomeno può avvenire anche osservando gli effetti dello stesso e non necessariamente percependo lo stesso. Tutta la fisica atomica si basa su questo principio. Un elettrone non è mai stato osservato ma si sono studiati moltissimi dei suoi effetti. Ma forse lei non crede all’esistenza degli atomi, dato che nessuno li ha mai visti. Cordialmente

  • Lino Bottaro:

    Caro Francesco se qualcuno le viene a dire che la nostra vita è condizionata dalla nostra Psiche in tutto lei lo prende per burlone?
    Guardi un cane, non fa molti calcoli ma la sua vita è animata alla perfezione lo stesso dalla Psiche, Anima, …Anima-li.
    La scjenza dell’anima non si misura con i microscopi ma con i responsi di quanti la possono testimoniare. Le consiglio di leggere Castellaneda per esagerare o di informarsi sulla Nuova Medicina Germanica per restare dentro ambiti comprensibili.
    A presto

  • Francesco Visciotti:

    Risposta a tutti e tre: se una realtà è una realtà, è chiaro che si deve manifestare nei vari piani dimensionali. La realtà spirituale esplica la sua azione fin nel corpo fisico, manifestandosi come pensieri, sentimenti e atti volitivi, ma stiamo parlando non di essenza ma di mediazioni corporee, come quando mando la mia immagine su uno specchio o su una superficie di acqua. Le mediazioni non mi danno la cosa in sè, dire questo può essere romantico, facile, ma non scientifico. Se noi vogliamo fare scienza dell’anima dobbiamo avere la forza e il metodo per fare spagiria: separare la manifestazione fisica dalla sua essenza.
    Visto che tutti mi consigliano letture, vi consiglio io una lettura dove realmente si fa scienza dello spirito con percezione della realtà spirituale, non delle sue manifestazioni mediate, se ne avete la forza misuratevi con la scienza dello spirito di Rudolf Steiner, applicata, con risultati valutabili, a tutte le attività, dall’agricoltura alla medicina.

  • Ottimo sig. Visciotti. Sembra quasi che sia un’altra persona ad aver scritto l’ultimo commento. Probabilmente avremo un pensiero molto simile e credo che anche gli altri conoscano l’intramontabile Rudolf. Spesso è solo la lingua che non permette di esprimersi al meglio e di comprendersi su argomenti si’ ostici, almeno in lingue limitate come le neolatine. Saluti

  • > Se noi vogliamo fare scienza dell’anima dobbiamo
    > avere la forza e il metodo per fare spagiria: separare
    > la manifestazione fisica dalla sua essenza.

    Interessante approccio.
    Qualche suggerimento?

    Interessante anche: http://www.rudolfsteiner.it/,
    non lo conoscevo.
    Grazie.

    Colgo anche l’occasione per ringraziare lo staff di Stampa Libera: ho messo il vostro RSS sul mio umile e semplice blog.
    A presto
    Dario.

  • Bè, effettivamente caro Francesco, il tuo secondo post ha un altro tenore, e chiarisce un po’ meglio il tuo punto di vista. Tuttavia, colgo l’occasione per ricordare l’etimologia della parola psicologia: studio dell’anima, e non della mente come molti ancora credono.

    Per altri dettagli, ho messo da poco un post sul mio blog: http://diggei10.blogspot.com/

    Ciao a tutti.

    Andrea

  • Andrea Cirelli:

    Sarebbe meglio dire studio, parola, discorso che “coltiva” l’anima (dittongo co) ma ci sono varie interpretazioni, mai si è riusciti a produrre un dizionario unitario della psicologia. Ad esempio per me la mente coincide con la coscienza, di fatto.
    Anche per il discorso scienza e non scienza mi sembra sempre (non solo in questa discussione) tutte spiegazioni e richieste di spiegazioni trite e ritrite dove non si arriverà a niente.La definirei una discussione memetica. Mi permetto di ricordare che dietro il microscopio c’è sempre l’uomo e forse questi dovrà essere lo strumento di misura e qui si può discriminare quando questo strumento è pulito, esatto? (così pure la mente che misura e la coscienza così simile a stare con la scienza che scio ens = sto con l’essere contro se scire cum ente, insomma tutto questo discutibile e leggittimamente opinabile) In seguito consideriamo che il riconoscimento della comunità scientifica prelude ad una omologata conformità su determinati temi o teorie di cui abbiamo la unica certezza che saranno superati a breve, almeno se la storia ha insegnato qualcosa o perlomeno la comprensione del paradigma e la pratica sull’attaccamento alle poltrone o alle baronie.
    Comunque non era tanto questa la curiosità quanto una domanda semplice e spietata: funziona? nella sua esperienza ha potuto constatare campi più o meno specifici di applicazione con risultati confortanti? e per ultimo ma non meno importante per chi si occupa di psicologia, a distanza di tempo i risultati? Desidererei anche una definizione precisa di parole come Anima ecc, ecco forse già definire bene e con caratteristiche i termini sarebbe più utile, personalmente, delle solite discussioni scientifico/non scientifico. Grazie Andrea Cirelli

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