La stragrande maggioranza degli individui, delle società moderne, nell’arduo esercizio di acquistare una bottiglia di vino, fra le mille, esposte in bella vista sugli scaffali dei supermercati, non è in possesso di alcun reale parametro di riferimento al fine di addivenire ad una scelta oggettiva. Possiamo, inoltre, tranquillamente affermare che oltre il 90% di questi vini è il risultato di una contraffazione sistematica, divenuta pratica quotidiana e che, negli ultimi due decenni, si é attestata a carattere dominante di un’illegalità assurta a diritto e quindi, non punibile.
E’ in base al prezzo, e alle suggestioni indotte dall’etichetta, che ognuno, poi, deciderà quale vino acquistare. E non per altro!
Oggi, un tale atteggiamento (di chiaro stampo relativista), lo possiamo applicare a qualsiasi cosa, che siano beni materiali, stati emotivi e comportamentali o sentimenti.
Cosi, con la stessa alchimia, la gente si fidanza, convive e si sposa – e poi si lascia, si separa e divorzia. In verità, nessuno conosce veramente le motivazioni che hanno concorso all’unione, ne tanto meno i motivi del distacco.
Questo per fare capire che, l’uomo moderno, generato del liberismo consumista, è totalmente privo degli inossidabili punti di riferimento del passato; di quei valori e principi etici, indispensabili al fine di comprendere e definire la qualità di un vino e la profondità di un sentimento.Siamo infine paralizzati dai problemi più stupidi perché non ne conosciamo le stupide soluzioni; siano essi problemi pratici o psicologici. Questo ci costringe ad essere dipendenti da terzi, rinunciando a quell’autonomia che é presupposto di libertà e felicità. La capacità di sapere risolvere tali incombenze, produce autostima e ci libera dal dubbio e dalla paura, per produrre certezze e quindi, consapevolezza e felicità. Il sempre più ricorrente e gettonato leit motive, “tutto è relativo”, non è che il riassunto delle infinite attenuanti che adduciamo alla nostra incapacità di agire in modo pragmatico e a un’inettitudine fisica e morale dentro la quale, in maniera infantile, ci rifugiamo. La consapevolezza dei nostri reali bisogni e la competenza nel trovare le giuste soluzioni ai nostri problemi, è quel meccanismo che ci rende uomini (a tutti gli effetti), in grado di mantenere gli impegni presi, sia con gli altri che con noi stessi. Relativizzare la verità, è una pratica che porta all’autodistruzione e ci confina in un limbo gelatinoso di paranoia, frustrazione e solitudine. Per tanto, prima di pensare, dobbiamo agire essendo, la pratica, il solo strumento idoneo per affinare il pensiero positivo. Tutto il resto, si traduce in inconcludente introspezione, disagio psichico, rancore e infelicità.
Gianni Tirelli





























Ho letto e per quanto riguarda il vino sono pienamente daccordo, così tanto che propongo a chi si trova in centro Italia (io sono a Roma) di unirci in cooperativa e farci il nostro vino lavorando nei fine settimana. Io personalmente risparmierei circa 800 euro all’anno cioè mezzo stipendio abbondante.
Saluti anzi, Salute
la maggior parete delle persone di questa epoca,sono infantili,,,,,,,,,,,,,mai cresciuti,,,,,,,,,,,,,,,,,,e dell’infanzia conservano tutti i vizi e nessuna virtu’…………………………………….
trovandosi tanti ormai vecchi con una mente da scolaro delle elementari,e come questi ,egoisti,ignoranti,avidi,invidiosi,inconcludenti e viziati.oltre che golosi.