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Quel “no comment” di De Magistris su Toghe Lucane, le sofferenze e le ingiustizie patite da chi aveva creduto che ci fossero dei giudici a Matera e a Catanzaro, le critiche di Ferrara e Forleo, 5 giornalisti e un carabiniere

Carlo Vulpio

Quando un’inchiesta giudiziaria viene archiviata, in genere si dovrebbe essere contenti. Vuol dire che i reati per i quali si procedeva non c’erano, o erano incerti, e quindi archiviando si è evitato di trasformare presunti innocenti in presunti colpevoli. Così è. E così dobbiamo pensare che debba essere. Sempre. A meno di non dover ipotizzare – ma questo va dimostrato, come tutti i reati – che quell’archiviazione sia un “insabbiamento”.
L’unica cosa che non si può e non si deve fare, per onestà intellettuale, e per onestà tout court, è ciò che ha fatto l’ex pm di Catanzaro, de Magistris, ora “stratega” dell’IdV. Archiviata Toghe Lucane, una delle inchieste che, a torto o a ragione, lo hanno reso noto, l’ex pm se l’è cavata con un “no comment”.
Da un lato, Giuliano Ferrara, su “il Foglio” e in una puntata di Radio Londra, e dall’altro il gip di Cremona, Clementina Forleo, con un puntuto commento sul blog dell’europarlamentare napoletano, hanno chiesto a de Magistris di “dare conto” di ciò che ha fatto, di come lo ha fatto, e di che cosa ha fatto o non ha fatto affinché l’inchiesta Toghe Lucane non gli venisse rinfacciata come un mero trampolino di lancio per il suo ingresso in politica.
Ma l’ex pm catanzarese, che come in un famoso brano di Celentano “oscilla” – tra Di Pietro e Vendola, Grillo e Santoro, il Pd e il Fatto, Napoli e Strasburgo -, liquida la questione definendola “la solita litania”.
Ora, non voglio soffermarmi sulla fondatezza di tutte le critiche e le accuse seguite all’archiviazione di Toghe Lucane: ce ne sono state di giuste e sincere, di strumentali e disoneste. E persino di giuste e sincere, ma disinformate (come quella di Ferrara).
Voglio soffermarmi su quel “no comment” dell’ex pm. E sul paradosso che oggi vede come unici inquisiti di quelle vicende – in cui tutti sono innocenti, compreso il pm che inquisì – cinque giornalisti, tra i quali il sottoscritto, e un capitano dei carabinieri. Accusati del fantasmagorico reato, mai contestato in centocinquant’anni di storia unitaria, di “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa con concorso morale esterno”. E per questa ragione intercettati dal 2007 fino a un mese fa su ordine della procura di Matera.
Voglio ricordare anche che alcune delle vicende dalle quali “poi” nacque l’inchiesta Toghe Lucane erano state oggetto di rigorose inchieste giornalistiche che hanno resistito a querele e a citazioni per danni, e che dunque non hanno “diffamato” nessuno. Così come hanno permesso (le inchieste giornalistiche) di riaccendere i riflettori su casi clamorosi, come la scomparsa e l’assassinio di Elisa Claps, ritrovata cadavere nel soffitto della chiesa madre di Potenza diciassette anni dopo, o il duplice omicidio dei “fidanzatini di Policoro”, Luca Orioli e Marirosa Andreotta. La stessa cosa è avvenuta per il contestato villaggio turistico Marinagri, costruito nella foce del fiume Agri, sul litorale jonico lucano: la prima inchiesta del Corriere della Sera risale addirittura al 2003, quando non esistevano né Toghe Lucane, né il suo ineffabile pm.
Cosa intendo dire? Una cosa molto semplice: i fatti alla base di quell’inchiesta giudiziaria non sono né falsi, né infondati.
E’ il “modo” in cui l’ex pm di Catanzaro li ha “gestiti” a fare la differenza.
Ed è, oggi, il suo “no comment” a confermare inquietanti domande che, da tempo, andiamo ponendo a noi stessi: cosa è accaduto, e in quale momento preciso, affinché ciò che sembrava un’inchiesta seria che doveva accertare la commissione di gravi reati “virasse” verso finalità a dir poco improprie, e cioè la trasformazione di un pm in uomo politico attraverso una studiata promozione mediatica in tv (e su questo ha ragione Ferrara). Promozione tv, aggiungo io, che non si è fatto scrupolo di “usare” il volto pulito e la indipendenza di giudizio di gente, se permettete, come me e come il giudice Clementina Forleo.
Ecco perché quel “no comment” non va lasciato cadere nel vuoto, ma va indagato, scandagliato, perlustrato. Cosa è accaduto a un certo punto, che ancora non sappiamo? Cosa e chi “salda” tra loro, oggi, gli interessi di un pm che si è dato alla politica e gli interessi di altri magistrati coinvolti in quella inchiesta e tuttavia lanciati in un’attività di intercettazione mai vista nei confronti di noi giornalisti e dei nostri giornali?
Quel “no comment” è in realtà un commento da tristissimo Pulcinella (senza offesa per Pulcinella e i napoletani) che cerca di coprire invano le sofferenze e le ingiustizie patite da tutti coloro che credevano ci fossero dei giudici. Non solo a Berlino, ma anche a Matera e a Catanzaro. E invece scoprono che i giudici esistono e si danno un gran da fare solo per le feste di Arcore, per la signora Karima El Mahroug e per alcuni giornalisti e un capitano.
Tutti magistrati – inquisiti e inquisitori – che in nome dell’interesse superiore della Nazione (indovinate quale) sono indifferentemente e quantunquamente difesi senza se e senza ma dalla ditta Palamara & Cascini (segretario e presidente della Associazione nazionale magistrati) e dalla corporazione togata tutta. Compreso quel Vito D’Ambrosio (“governatore” Ds delle Marche per dieci anni), che sostenne l’accusa in Csm contro l’ex pm di Catanzaro e oggi è al suo fianco, assieme a tanta altra bella gente in toga, in nome dell’antiberlusconismo senza limitismo.
E allora, “no comment”?

Ecco come Vendola aziona la macchina del fango in tutta la sua lordura: lo fa persino durante un interrogatorio di polizia sullo scandalo sanità-rifiuti che ammorba la sua “Puglia migliore”

1 marzo 2011

Carlo Vulpio Blog 108 commenti

Confesso che non me l’aspettavo. Non potevo immaginare che la macchina del fango – azionata con spregiudicatezza staliniana proprio da chi, mentre la mette in moto, se ne lamenta e ne fa un copione per programmi tv “democratici” – potesse colpire persino durante un interrogatorio davanti a un magistrato, mentre si cerca di far luce su fatti delicati e incresciosi come quelli che da tempo caratterizzano il business della sanità e dei rifiuti in Puglia.
E invece è accaduto proprio l’impensabile.
In questo documento Interrogatorio reso da Vendola al pm Digeronimo_6_luglio_2009, chiunque può rendersi conto, finalmente, di cosa parliamo, quando parliamo di macchina del fango, di chi la aziona e perché.
Mentre sfugge come un’anguilla alle domande del pm, ecco che a un certo punto, senza alcun apparente motivo, Nicola Vendola mette in moto la nota macchina, di cui dimostra d’essere esperto conduttore.
Rispondendo alle domande del pm sulle porcherie della “Puglia migliore” in tema di rifiuti e sanità, Nicola Vendola dice: “…ero anche spaventato perché il noto diffamatore professionale Carlo Vulpio, all’epoca cronista sul Corriere della Sera, aveva dedicato molteplici articoli alla mia persona, mettendoli in relazione a vicende legate all’organizzazione illecita del ciclo dei rifiuti, e al centro di questa cosa c’era… uno degli oggetti di questo argomento era la Tradeco. Quindi…”.
Ora, io non so cosa cos’abbia spinto questo signore, meglio: questo ciarlatano, a diffamarmi più volte, in maniera tanto evidente e tanto arrogante. Di certo so che non devono essergli andati a genio alcuni miei articoli di giornalista libero.
Sono servizi giornalistici che mai hanno ricevuto dagli interessati una rettifica o una smentita. E men che mai sono stati fatti oggetto di querela. Al contrario, si tratta di articoli, diciamo così, “premonitori” di ciò che – ancora timidamente – si sta dipanando oggi sotto i nostri occhi.
Ci sono le discariche, ci sono le cliniche, ci sono i soldi – per esempio i 100 miliardi di lire annui fatturati dalle Ccr (Case di Cura riunite) in convenzione con la Regione Puglia e i circa 100 milioni di euro fatturati allo stesso titolo, ma in nome del “cambiamento” si capisce, dalla subentrante Cbh (Città di Bari hospital) -, e poi c’è il “passaggio” mai sufficientemente chiarito dalla Ccr alla Cbh, e ci sono tutti i protagonisti di allora e di oggi nelle loro diverse vesti, tra i quali Onofrio Introna (allora membro del collegio sindacale di Cbh spa e oggi presidente del Consiglio regionale), Alberto Maritati (allora pm nel processo alle Ccr e oggi senatore Pd), fino a Francesco Boccia (allora commissario nominato dal ministero dell’Industria per evitare il fallimento delle Ccr e oggi deputato Pd) e, appunto, Nicola Vendola. Il quale, ieri come oggi, di queste vicende ha sempre saputo tutto. Così come sapeva tutto di Alberto Tedesco, del suo ruolo nel “sistema criminale” della sanità pugliese che ruotava attorno a Francesco Cavallari (alla fine, l’unico condannato), dei suoi conflitti di interesse e del suo rapporto privilegiato con l’azienda di raccolta e smaltimento di rifiuti oggi al centro di diversi filoni d’inchiesta (leggeteli con attenzione, gli articoli che vi ho proposto).
Eppure, Vendola non trova di meglio da fare che definirmi “noto diffamatore professionale”. Si vergogni. Quest’uomo è davvero un ciarlatano, cattivo e pericoloso. Da parte mia, non ho potuto fare altro che dare incarico ai miei avvocati di querelarlo e citarlo ai danni. Ma poiché il ciarlatano non è nuovo a massicci spargimenti di fango, e poiché i magistrati riescono a proporlo per l’archiviazione anche quando contestualmente ne affermano la condotta gravemente diffamatoria [come ha fatto l’ex procuratore di Bari, Emilio Marzano, quando ho querelato Vendola per avermi egli indicato, in tv e sui giornali, come il responsabile morale (!) di una finta bomba trovata sul litorale di Brindisi e a lui indirizzata con un biglietto di protesta], poiché – dicevo – non è difficile prevedere contorsionismi giudiziari che anche questa volta tutelino il “nuovo”, il “buono”, il “mite” Vendola, ecco, spero davvero che ci sia un giudice a Berlino, cioè a Bari. Che è il foro competente per queste vicende, ma è anche, voglio ricordarlo, assieme a Roma, uno dei luoghi dal quale partirono le telefonate di Vendola alla direzione del Corriere della Sera, che è tutt’ora il mio giornale, affinché non mi occupassi più di lui.
Vendola, oggi lo capisco meglio, leggendo questo interrogatorio e l’ordinanza del gip di Bari (Ordinanza gip Bari sanità 1-120, Ordinanza gip Bari sanità 121-244, Ordinanza gip Bari sanità 245-315, Ordinanza gip Bari sanità 316-fine), ha capito subito che il mio lavoro pulito metteva in gioco fortissimi interessi e così ha inteso farmi fuori professionalmente, senza curarsi della possibilità concreta che potessi essere fatto fuori anche fisicamente. Lo ripeto: si vergogni. Ma con lui debbono vergognarsi anche tutti coloro che in tutto questo tempo, pur sapendo bene ogni cosa, lo hanno tuttavia sostenuto e ospitato in tv e ne hanno scritto sui giornali omaggiandolo, vezzeggiandolo, osannandolo, o semplicemente lasciandogli dire qualunque cosa senza fargli una sola domanda vera. E che oggi, con un bel doppio salto mortale tipico dei “furbi più furbi” lo criticano un po’. Ma senza esagerare. Moderatamente e democraticamente. E ricordando che c’è sempre Berlusconi da “abbattere”, caso mai ce lo fossimo dimenticato… Mezzeseghe.

4 Commenti a “Quel “no comment” di De Magistris…”

  • ardito:

    oggi in questo mondo di depravati, bugiardi,ladri, pedofili, ignoranti, sulle cattedre di qualunque genere, salgono a parlare di moralita, onestà, purità, innocenza, solo loro i capi banda, composte da presidenti, senatori, deputati, magistrati, oggi l’onestà viene sepolta dal marciume. Gli innocenti e la verità vengono seppellite dal falso e dagli assassini.

  • luca martinelli:

    trovo sempre divertente leggere e ascoltare quelli che chiamo “schierati”. Quanta strada devono fare per capire come stanno le cose………e forse gli dei non gli concederanno mai di raggiungere il traguardo.

  • rick:

    a proposito di vendola. qualcuno sa che fine ha fatto il celebre sito italiaterranostra.com di lannes che faceva il pelo e contropelo a quel falso e populista di vendola. so solo che è stato censurato l’intero sito. qualcuno conosce i dettagli?

  • luca martinelli:

    @ rick. Io sto con GIANNI LANNES e la VERA informazione!!! Prova a digitare la frase. Qualcosa esce.

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