fonte: byebyeunclesam
di Enrico Gotti
«Mi hanno portato vicino al confine vestito da cammelliere. Mi sentivo una sorta di James Bond. Poi mi hanno mollato lì e mi hanno indicato la direzione: dritto. Ho fatto dieci chilometri a piedi, nel deserto e sono entrato in Libia. Ho pensato che fosse la cosa più pericolosa che potevo fare».
Da Parma in Libia
A parlare è Cristiano Antonino, 39 anni, fotografo appena tornato a Parma da un reportage in Libia. Non è andato a Est, nelle città governate dai ribelli, ma è entrato dal confine tunisino, a Ovest, in quella che era la roccaforte di Gheddafi. Ha visto Zaltan, la città dei fedeli del dittatore libico, distrutta. «Una cittadina di solo muri. Grande come Fidenza. Non c’era più anima viva. Gheddafi non si aspettava un attacco dalla parte al confine con la Tunisia. Io volevo documentare l’altra guerra. Dalla parte opposta di Misurata. Con i rivoltosi mi sono messo d’accordo: avevo due cassette nella telecamera che cambiavo continuamente. Una era per loro e una per me. Me le hanno chieste perché per loro era come una festa di liberazione».
Sotto ai bombardamenti
Antonino è nato a Verona e da anni vive a Parma. È stato via una settimana, diviso tra la Libia e il campo profughi delle nazioni unite a Ras Ajdir in Tunisia, a nove chilometri dalla frontiera, lavorando per un’agenzia di stampa londinese. «Sono arrivato al quarto giorno di guerra, tutti i giorni bombardavano. Ho visto gli ospedali e i corpi a terra. Mi sono vergognato. Per una volta, scandivo bene che ero italiano: i nostri caccia passavano in cielo ma non bombardavano».
È partito per una «concomitanza di situazioni»: la voglia di raccontare, di «fare un lavoro di servizio», il ricordo di Mohammed Nabous, «la voce non conforme della rivolta libica, ucciso perché si opponeva a Gheddafi», e infine, perché «un collega che io stimo sinceramente, mi si avvicina in Piazza con un “Sai che bello sarebbe partire…”: è stato uno dei suoi inconsapevoli schiaffoni. Sono tornato a casa e ho cominciato a lavorarci su con la massima convinzione».
Viaggio nei campi profughi
Nei campi profughi di Ras Ajdir, Antonino dice di avere conosciuto «persone straordinarie. Che lavorano senza fermarsi. I profughi erano fino a 30.000. Agli sfollati per fame si aggiungono quelli provocati dal conflitto, vittime innocenti e spesso inconsapevoli dell’agire di entrambi gli schieramenti. Sono davvero gli ultimi della terra, perché non hanno niente. Nella guerra ci vanno di mezzo loro. Le bombe uccidono. E sempre, immancabilmente, la povera gente».
«Delle vittime nessuno parla»
E’ evidente – sostiene Antonino – che Gheddafi è un uomo inguardabile: nessun Paese dovrebbe avere un attempato dittatore ultrasettantenne con smanie di onnipotenza e nessuna percezione dell’opportunità di togliersi di torno. Ma pensare che bombardare a tappeto, dopo appena due ore dalla risoluzione dell’Onu, sia un modo intelligente o umanitario di aiutare quella nazione… ce ne passa. Penso che l’intervento militare in Libia sia uno sterminio inutile e violento. E silenzioso, visto che delle vittime nessuno parla».
http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/80876/Vestito_da_cammelliere_per_entrare_in_Libia.html
































Siete in grado di mostrare prove che documentino le azioni da ”Feroce Dittatore” di Gheddafi ? Grazie
In base a cosa si definisce Gheddafi un dittatore?
Io invece posso dimostrare come i “Ribelli” trattano da civilissimi i loro prigionieri, questi sono gli amici di Sarkozy e Obama che macellano i prigionieri con i Machete e poi li impiccano per metterli in mostra ..naturalmente dopo averci camminato sopra.
http://www.youtube.com/watch?v=rM_idbU2UQg&feature=player_embedded&skipcontrinter&skipcontrinter=1&skipcontrinter=1&skipcontrinter=1&skipcontrinter=1
..e leggetevi cosa scrive questo delinquente giornalista del La Repubblica.
http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/01/news/germania_libia-14350265/?ref=HREC1-2