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Violenti combattimenti nella capitale economica tra le Forze repubblicane, sostenute dalla Licorne, e i giovani patrioti

Cannonate su Abidjan. Ore contate per Gbagbo

di: Francesca Dessì f.dessi@rinascita.eu
href=”mailto:f.dessi@rinascita.eu

Chi è il vero dittatore? Il presidente Laurent Gbagbo che ha invitato le forze armate, i giovani patrioti e il popolo ivoriano alla calma e alla non resistenza o Alassane Ouattara che di notte, da vile criminale, ha bombardato indiscriminatamente Abidjan?

Hanno combattuto tutta la notte. Il rumore delle cannonate e delle mitragliatrici ci ha impedito di dormire (…)Io sono chiusa in casa. È stato dato ordine di non uscire dalle proprie abitazioni, gli aeroporti di Abidjan sono chiusi ed è impossibile raggiungere il vicino Ghana perché le strade sono pattugliate dai galeotti liberati e armati da Alassane Ouattara”. A raccontarlo è la fonte di Rinascita che vive ormai da anni ad Abidjan. Dalle sue parole trapela la paura di un conflitto che avrà sanguinose ripercussioni per chi ha sostenuto Gbagbo. Tanta è anche la rabbia: “continuano a parlare di guerra civile ma è una vergogna qui c’è semplicemente una guerra d’invasione: i soldati ivoriani e i giovani patrioti combattono contro i militari francesi, i mercenari e i ribelli delle Forze nuove. E si difendono come leoni”.
Sono disposti a morire pur di non cedere il potere al sanguinario Ouattara. Sono pronti a immolarsi per la Costa d’Avorio pur di non darla vinta alla Francia che non contenta di aver lasciato pesanti cicatrici post-colonizzazione, di aver ucciso civili innocenti durante la crisi politica del 2002,  si è messa di nuovo in mezzo agli “affari ivoriani”.
Ma i giovani patrioti combattono anche perché non hanno scelta: finita la guerra li aspetta comunque la morte.
Appaiono quindi imbarazzanti e fuori luogo le dichiarazioni del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon che ha chiesto a Ouattara di “non cercare vendetta degli scontri passati”, di essere “responsabili” e di “evitare danni contro la popolazione civile”.
È di venerdì la notizia che una dipendente svedese dell’Onu è rimasta uccisa ad Abidjan, probabilmente da un proiettile vagante, mentre si trovava a casa sua.
Nessuno è al sicuro. La guerra non conosce amici, fa solo morti.
È quella tra giovedì e venerdì ad Abidjan è stata una notte di  sangue e di violenti scontri con armi pensanti, cannonate e mitragliatrici. In base alle ultime informazioni diffuse dalla stampa ivoriana, le Forze repubblicane di Ouattara avrebbero attaccato la residenza del presidente legittimo Gbagbo, nel quartiere di Cocody, dopo la sede della presidenza al Plateau.
La fonte di Rinascita ha confermato che dal palazzo presidenziale si levavano “alte colonne di fumo” e  si udivano violenti combattimenti con artiglieria pesante. Inoltre, dalle 22.45 di giovedì la Radiotelevisione ivoriana (Rti), l’emittente statale, ha interroto la sua programmazione dopo che i ribelli, con l’immancabile ausilio della Licorne e dell’Onuci, ne avrebbero preso il controllo.
L’assalto finale è stato sferrato dopo che Ouattara aveva rivolto un ultimatum al suo rivale, invitandolo a lasciare il potere entro le 19, decretando la chiusura delle frontiere terrestri, marittime e aeree del paese “fino a nuovo ordine”.
Un invito alla resa che è stato subito bocciato dal presidente legittimo della Costa d’Avorio.
“Il presidente Gbagbo non ha intenzione di abdicare o arrendersi a un qualsiasi ribelle” – ha dichiarato il suo portavoce in Europa Toussaint Alain – “ si trova davanti ad un colpo di Stato post elettorale di Alassane Ouattara che è sostenuto da una colazione internazionale”.
Non ha peli sulla lingua Alian che denuncia quanto già affermato in questi mesi da Rinascita: “si parla di guerra ivoriana ma in realtà c’è un conflitto regionale: Ouattara ha l’appoggio di mercenari e soldati venuti dal Burkina Faso, e anche dal Mali, dalla Nigeria (…) c’è una coalazione internazionale guidata da Francia e dagli Stati Uniti che portano equipaggiamento, intelligence e armi”.
È quindi doveroso precisare che il signor Ouattara, che è stato presentato come “un democratico” non è altro che “un signore della guerra”. Due giorni fa, la fonte di Rinascita ha mandato in redazione un manifesto pubblicato durante la campagna elettorale in Costa d’Avorio che la dice lunga su Ouattara. Il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale indossa il tipico cappello del Burkina Faso (Paese di origine), pantaloni e scarponi da militare, il tutto nascosto sotto un impeccabile giacca e cravatta da banchiere e finanziere, tiene in mano un fucile puntato contro un elefante, il simbolo della Costa d’Avorio. Il messaggio è chiaro: chi non è amico dell’elefante non lo è neppure della Costa d’Avorio. Di conseguenza, per il bene dalla Costa d’Avorio non bisogna eleggere Ouattara presidente. Ma ormai è troppo tardi.
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COSTA D’AVORIO: ONU, 430 MORTI A DUEKOUE
02-04-11

(ASCA-AFP) – Abidjan, 2 apr – La missione Onu in Costa d’Avorio (Onuci) ha fatto sapere che almeno 430 persone hanno perso la vita a Duekoue nell’ovest del Paese, la maggior parte delle quali uccise dai combattenti pro-Alassana Ouattara, riconosciuto vincitore delle ultime elezioni dalla comunita’ internazionale.

Guillaume N’Gefa, della divisione Unoci, ha dichiarato all’Afp che almeno 330 persone sono morte nel corso dei combattimenti mentre altre 100 sarebbero state uccise dalle milizie pro-Gbagbo, presidente ivoriano uscente, prima che la citta’ fosse riconquistata dalle forze-Ouattara.

”Cento persone sono state uccise dai mercenari pro-Gbagbo”, ha detto N’Gefa. ”Prima che la citta’ fosse riconquistata dalle forze armate di Ouattara c’erano miliziani e mercenari che attaccavano le persone originarie del nord” (ovvero in prevalenza dell’etnia musulmana Dioula) e anche ”cittadini dell’Africa occidentale”, ha spiegato.

”Circa 330 persone hanno perso la vita tra lunedi’ e mercoledi’. La maggior parte di queste sono state giustiziate dai ‘dozos”’, ha continuato N’gefa, riferendosi ai tradizionali cacciatori che combattono nell’esercito di Ouattara.

La Croce Rossa Internazionale ha riferito ieri che ”almeno 800” persone sono state uccise solo nella giornata di martedi’.

Costa d’Avorio.

Hilary Clinton: Gbagbo via

Costa d'Avorio: H.Clinton, Gbagbo viaEx presidente ha perso elezioni ma non lascia il potere

(Ovviamente tutti crediamo nella legittimità e nell’asseza di brogli!!! ndr)

03 – 04-2011

(ANSA) – WASHINGTON, 3 APR – Laurent Gbagbo, presidente uscente della Costa d’Avorio, deve ritirarsi ‘immediatamente’ ha detto il segretario di Stato americano Hillary Clinton, sottolineando che il suo atteggiamento sta portando il paese all’anarchia.

Gbagbo si rifiuta di lasciare il potere ad Alassane Ouattara nonostante abbia perso le elezioni dello scorso novembre. Le forze fedeli a Ouattara, riconosciuto legittimo presidente dalla comunita’ internazionale, hanno preso il controllo di quasi tutto il Paese.

2 Commenti a “Non bastava la Libia, adesso americani e francesi vogliono la Costa d’Avorio. Un altro Golpe”

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