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tradotto da Alba Canelli per Tlaxcala

fonte www.vocidallastrada.com

http://www.vocidallastrada.com/2011/04/genocidio-dei-tutsi-in-ruanda.html

17 anni fa, il 7 Aprile, in Ruanda veniva perpetrato il genocidio di quasi un milione di Tutsi. Questo genocidio non sarebbe stato possibile senza l’atteggiamento passivo della comunità internazionale, ma soprattutto senza l’aiuto di una ristretta cerchia di militari francesi e leader politici dell’epoca. Mentre in Francia sono state avviate indagini giudiziarie contro i soldati francesi che hanno prestato servizio in Ruanda e contro i sospettati di genocidio che risiedono sul nostro territorio, è chiaro che nessun processo è ancora stato aperto. L’associazione Survie e il CPCR rinnovano il loro appello, affinché sia fatta piena luce sul ruolo francese nel genocidio e cessi il regno d’impunità sul territorio francese.

Dal 1993, prima ancora che il genocidio fosse commesso, l’associazione Survie ha messo in guardia contro i rischi di massacri e denunciato il sostegno delle autorità francesi al regime etnocentrico del generale Habyarimana. Da allora, l’azione di molti lavori ricercatori, ONG, giornalisti o semplici cittadini, ha rivelato l’entità del sostegno francese prima, durante e dopo il genocidio. Secondo l’associazione Survie, tale sostegno costituisce una complicità nel genocidio nella misura in cui il sostegno umano, militare e finanziario dato agli assassini, ha contribuito alla perpetrazione di questo crimine imprescrittibile.
Dal 1995, in Francia sono state presentate numerose denunce contro presunti assassini, che hanno cercato rifugio sul nostro territorio al fine di mettersi al riparo dalla giustizia ruandese o internazionale. Nonostante il coinvolgimento di varie ONG, tra cui Survie, insieme al CPCR, e l’apertura di numerose inchieste giudiziarie, nessuno è stato ancora giudicato, contrariamente a quanto è successo in Svizzera, Canada, Belgio, Paesi Bassi e recentemente in Germania. Al contrario la Francia è stata condannata nel giugno 2004 dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, “per il ritardo nell’amministrazione della giustizia” nella causa Venceslao Munyeshyaka. Certo, alcuni presunti partecipanti al genocidio sono stati arrestati con l’intervento dell’Interpol ma nulla garantisce che essi saranno effettivamente giudicati. Questa è la ragione per la quale l’associazione Survie e il CPCR appoggiano la proposta di legge per creare presso il Tribunale de grande instance di Parigi un polo specializzato nell’istruzione delle cause concernenti “genocidi e crimini contro l’umanità”. Dopo lunghi mesi di attesa, questa proposta di legge sarà esaminata dal Senato il 14 aprile prossimo. Le nostre associazioni chiedono inoltre che il centro (che potrebbe vedere la luce nel 2012) sia dotato delle risorse umane e materiali necessarie per completare le indagini e rimettere la causa all’esame dei giudici francesi competenti.
Le denunce contro presunti autori del genocidio non sono le sole: nove denunce contro ignoti, che coinvolgono soldati francesi, sono ancora all’esame del Tribunale Militare di Parigi (TAP). Sono state depositate per la maggior parte nel 2005 da vittime Tutsi per “complicità nel genocidio e in crimini contro l’umanità”. Si tratta di soldati che avrebbero partecipato all’operazione “Turchese” falsamente definita “umanitaria”. Poiché i militari francesi erano agli ordini dei politici, non è escluso che tali denunce permetteranno di coinvolgere i responsabili politici dell’epoca. Anche se, diverse ONG, tra cui Survie, FIDH e LDH si sono costituite parte civile in questo caso, non ci sono progressi degni di nota. La maggior parte dei leader politici e militari deve ancora essere ascoltata, mentre molti documenti sono ancora protetti dal “segreto militare”, nonostante la parziale derubricazione di alcuni di essi.
L’associazione Survie e il CPCR chiedono alle autorità francesi:
  • l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul ruolo della Francia e dei dirigenti francesi in Rwanda, incaricata di individuare le responsabilità di ciascuno
  • l’abolizione del “segreto militare” su tutti gli elementi concernenti, l’azione della Francia in Rwanda dal 1990 al 1994 e in particolare sui legami con i responsabili del genocidio,
  • la rapida attuazione, una volta approvata la legge, del polo d’istruzione sui genocidi e i crimini contro l’umanità e la dotazione di mezzi materiali e umani sufficienti per consentire ai giudici responsabili di questi procedimenti di condurre le indagini fino all’eventuale processo.
Per dare eco a queste rivendicazioni, l’associazione Survie ha sollecitato un’interpellanza dei rappresentanti locali e nazionali per mobilitarli affinché sia fatta luce sul coinvolgimento francese nel genocidio dei Tutsi sia finalmente resa giustizia.
Contatti stampa: Stephanie Dubois de Prisque, Responsabile delle comunicazioni Survie 01 44 61 03 25 stephanie.duboisdeprisque@survie.org
Alain Gauthier, Presidente del Collettivo delle Parti Civili per il Ruanda 06 76 56 97 61 collectifrwanda@aol.com

2 Commenti a “Genocidio dei Tutsi in Ruanda: diciassette anni d’impunità nel “paese dei diritti Umani””

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