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Libertà e rispetto
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Fonte: http://santaruina.splinder.com

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente scritto di Antonio Pani, una “istantanea” della situazione economico-sociale attuale che offre interessanti spunti di riflessione.


Di Antonio Pani.

Premessa.

Questo breve scritto vuole essere una semplice e modesta “istantanea” del momento economico, sociale e culturale che stiamo vivendo.
Bloccare tutto per un attimo, fermarsi per “prendere un po’ di fiato” e riflettere, può essere d’aiuto.
Non dimentichiamo che è nel presente che troviamo tracce importanti del nostro futuro.

I nuovi schiavi.

Il mondo è ricco di nuovi schiavi, che non sanno di esserlo, e si avvitano su se stessi mentre chiedono aiuto al loro carnefice.
Il concetto merita di essere approfondito.
Siamo oppressi dai debiti (1), generati da un vivere al di sopra delle nostre possibilità e agevolati da un’immane, quanto insana, concessione diffusa del credito al consumo.
Di fatto abbiamo perso la capacità di risparmiare, caricandoci sulle spalle il peso delle famigerate rate mensili, che ci strangolano e ci obbligano a lavorare, “costi quel che costi”.
Aggiungiamo l’inflazione, la crisi economica, la disoccupazione, un sistema bancario a riserva frazionaria “fuorilegge” e il cocktail è servito.
Le aziende chiudono, i cittadini sono alla canna del gas, mentre lo stato annaspa, continuando imperterrito a bruciare miliardi di euro, dei quali non rende conto a nessuno.
I nostri politici poggiano “la rinascita” dell’economia sul consumo ad ogni costo; lo predicano ad ogni angolo dei media.
Questa affermazione, tuttavia, si presta ad almeno una critica di rilievo.
Infatti, da che mondo e mondo, è risaputo che il consumo (soldi da spendere) si può avere solo dopo avere risparmiato.
Non spendo oggi, rinunciando a qualcosa, per avere un piccolo/grande gruzzolo da gestire domani.
Consumare ad ogni costo potrebbe non essere poi una grande idea.

L’economia di oggi.

Occorre aggiungere e precisare che buona parte del denaro utilizzato dallo Stato, al pari di quello delle banche, è denaro creato dal nulla, dalla Banca Centrale, che prende il nome di moneta FIAT.
Quest’ultima non è controvertibile/garantita da alcun altro bene reale e/o materia prima, come l’oro, il petrolio, un immobile etc…
Pertanto, si tratta solo di una scrittura contabile digitale, capace però di aumentare la massa monetaria disponibile e la liquidità; questo al pari del già citato sistema a riserva frazionaria che, per esigenze di semplicità e spazio, non spiegheremo qui.
Lo Stato, spendendo “a deficit” i soldi che non ha (quelli della Banca Centrale), immette sempre più moneta in circolazione, riducendo il valore di quel “risparmio-gruzzolo” di cui abbiamo parlato prima.

Trattasi della famosa inflazione (monetaria), che si concretizza grazie a questa semplice regola economica: se la quantità dei soldi disponibili aumenta, grazie a quelli “freschi di stampa”, i denari che circolano da più tempo, anche quelli risparmiati, diminuiscono di valore/potere d’acquisto.
L’inflazione ha anche un altro effetto devastante e maggiormente conosciuto: quello di generare l’aumento dei prezzi.
Non credo sia possibile trovare un governo che non voglia poter spendere e spandere senza freni.
Infatti, questa “magica” gestione economica “poggiata sul nulla”, cioè su Banche Centrali, moneta FIAT e riserva frazionaria, è accolta a braccia aperte dai governanti di tutto il pianeta.
Questi appena descritti sono i soggetti e lo sfondo della nostra “fotografia economica”, alla quale dobbiamo ancora dare il famoso “tocco artistico finale”.

Il socialismo e il “peso dello Stato”.

Di fatto, oggi, siamo assoggettati a un socialismo/statalismo neanche tanto velato.
Da un lato burocrazia, tasse e balzelli di ogni tipo, vessano e affossano i cittadini, i lavoratori dipendenti, gli imprenditori e l’intero mercato; quest’ultimo è “distorto e piegato” al volere dello stato, a causa della sua costante intromissione.
Dall’altro l’amministrazione centrale domina la scena, gestendo il denaro e le risorse che ha “prelevato”, presentandosi a tutti come l’unico salvatore in grado di muovere e gestire l’economia “malata”.
Notare che, vicini al governo, ci sono sempre gli amici e i privilegiati, che non esiteranno a ringraziare per le commesse ricevute (non di rado, infatti, si sente parlare di tangenti).
Ricordando la prima frase sugli schiavi inconsapevoli, torna in mente anche il concetto riguardante l’interventismo statale.

Più le cose vanno male, più ci si rivolge a qualcun altro per essere aiutati, in particolare allo stato (carnefice), affinché si adoperi immediatamente per “salvare tutto e tutti”.
Peccato che sia proprio grazie alla sua eccessiva presenza e intromissione economica e sociale che i cittadini sono praticamente bloccati in attesa di risposte, lavoro e denari.
Allo scopo si vedano anche le politiche riguardanti sovvenzioni e partecipazioni statali varie, incentivi auto, “quote latte” e via discorrendo.
In altre parole, oggi il libero mercato non esiste più.
La stessa libertà, nel senso più ampio del termine, è a rischio.
Tali concetti sono precursori di un’altra inquietante riflessione, a proposito del “peso dello stato” nella vita quotidiana.

Oggigiorno la comunità dipende da scelte e denaro pubblico in modo opprimente e disarmante, molto più di quanto non si possa immaginare.
Con un po’ di pazienza, calcolatrice alla mano, vi sono dati sufficienti affinchè chiunque possa facilmente verificarlo da sé.
E’ dipendente in senso letterale del termine, perché la maggior parte dei cittadini è “pagata dallo Stato”.
In pratica vige quello che in rete è stato definito un regime di “democratura”, una miscela fatta di democrazia e dittatura.
A questo punto, sembra materializzarsi un possibile problema.
In un’ottica statalista di tipo “oppressivo”, al limite della “militarizzazione delle strutture pubbliche”, prima di mangiare sarà necessario obbedire.
In pratica, ben oltre la metà dei cittadini italiani dovrà svolgere bene il proprio lavoro, se vuole che il governo gli paghi lo stipendio a fine mese.
Sussiste, inoltre, la possibilità di andare incontro a un mondo felice, dove tutti saranno “liberi di essere controllati”, anche da colui che gli sta accanto.
Occorre, altresì, tenere a mente che circa 500.000 dipendenti dello Stato (2) (Forze Armate e Polizia) sono armati e addestrati, e che questo numero, all’occorrenza, potrebbe salire in modo considerevole.

Le persone che vivono grazie alla macchina pubblica, in un regime di rigida democratura, potrebbero fare qualsiasi cosa pur di portare a casa un tozzo di pane.
Anche barattare la loro libertà, non prima di avere messo seriamente in discussione quella degli altri, in particolare di quelli “non stipendiati” dal Governo.
Il fatto che in questa moltitudine di cittadini siano compresi anche i bambini e i ragazzi che non lavorano, è un particolare di non poco conto.
In situazioni critiche come quelle prospettate, un genitore sarebbe disposto a fare o subire qualsiasi cosa pur di non far mancare niente ai propri figli.
Alla luce di queste considerazioni l’odierno vivere e confrontarsi in modo aggressivo, basato su convinzioni e punti di vista diametralmente opposti, trova una sua ragione d’essere e, inoltre, una nuova prospettiva.
Il noto scontro fra lavoratori pubblici (parassiti) e imprenditori, commercianti, artigiani (evasori) è un esempio“classico”.
Questi sono i meravigliosi effetti di quella che può essere definita “polarizzazione ad arte” della società.

Si tratta di un elemento portante di quella tragica e snervante “guerra fra poveri” che, giorno dopo giorno, accompagna buona parte della popolazione.
Lo scenario descritto qualche riga più su (rigida democratura) non è lontano né, tanto meno, impossibile.
Una forte imposizione statalista potrebbe, per esempio, verificarsi a seguito di una nuova e violenta crisi economica, in un futuro che incombe e freme di diventare “presente”.
A più disoccupazione, disperazione e fame, seguiranno maggiori richieste di aiuto allo Stato, condizioni ottimali per giustificare una politica maggiormente basata sull’”imposizione dall’alto”.
I pezzi del puzzle andrebbero tutti al loro posto, e il Governo assumerebbe il comando “stringente” a cui si accennava in precedenza.
A questo punto i cittadini “stipendiati” dall’amministrazione centrale, potrebbero anche essere invitati a diventare “controllori” del buon funzionamento della società.
Uno Stato che, anziché svuotare le tasche ai cittadini e inflazionare il denaro, perseguisse in modo effettivo ed efficace la tutela della libertà, nel senso più ampio del termine, avrebbe già risolto buona parte delle problematiche socio-economiche.
Ma un popolo libero non serve a nessuno, è difficile da governare, gli “schiavi” sono molto meglio.

Numeri e riflessioni.

A sostegno della teoria appena esposta vi sono dei numeri significativi.
Occorre premettere che le cifre sotto riportate sono calcolate in modo indicativo, per definire un quadro di massima della situazione Italia (e non solo).
Per quanto riguarda i dati complessivi “di partenza”, sono state utilizzate le fonti elencate a fine documento.
Per calcolare il numero di cittadini iscritti nel libro paga dello Stato è sufficiente prendere in considerazione due dati:

1)  – Il numero dei dipendenti pubblici, circa 4 milioni (3);
2)  – il numero dei pensionati, circa 17 milioni (4) e (6).

Si tratta di 21 milioni di cittadini, oltre 1/3 della popolazione censita (5); un numero che fa riflettere (ad esempio in “chiave elettorale”).
A queste cifre andranno aggiunti anche il numero dei coniugi dei pensionati senza entrate (7),(10), oltre al numero dei figli a carico dei lavoratori dipendenti pubblici. (5)
Dopo un paio di semplici e ragionevoli calcoli, si è potuto appurare che oltre la metà dei cittadini italiani vive direttamente con i “soldi statali”.
A consolidare e rafforzare le cifre appena indicate, relativamente al “peso dello Stato”, ben possono essere chiamati in causa anche i privati, sia dipendenti (8) che liberi professionisti (9) (complessivamente oltre 8,5 milioni di lavoratori).
Se si tiene conto di quanti “privati” lavorano grazie alle commesse pubbliche (davvero molti), si può facilmente intuire quanti siano i cittadini italiani che vivono “indirettamente” con i “soldi statali”.
Stiamo parlando, come già detto, di oltre il 50% della popolazione, una cifra al limite dello “spaventoso”.

A sostegno e corredo di questi numeri è possibile aggiungere che, nell’anno 2009, il costo sostenuto dal Ministero del Lavoro per la tutela degli invalidi e dei non autosufficienti supera i 45 miliardi di euro, a cui bisogna aggiungere le prestazioni locali. (6)
Riferendo il tutto alle odierne scelte dei liberi cittadini, non può non rilevarsi il “peso” dell’apparato pubblico.
Appare non privo di ragioni, quindi, sostenere che una struttura statalista di tipo “autoritario” avrebbe le carte in regola per pesare ancora di più.
Dare tempo al tempo sarà utile per definire, in dettaglio, il futuro che attende l’intera popolazione.
In ogni caso non bisogna disperare, perché le cose positive ci sono, si chiamano amore, conoscenza e impegno.

Suggerimenti per il futuro.

Buona parte degli italiani, spesso, pensa a qualcosa simile a: “ma io non ci posso fare nulla”.
Probabilmente commette uno sbaglio, in quanto ognuno di noi “può fare”.
E’ importante sapere che il senso dell’abbandono e la rassegnazione, che sono percepiti in modo diffuso, non sono dei fenomeni esattamente naturali.
Diversi, infatti, sono i fattori che influenzano la crescita e la formazione, anche psicologica, di un membro della società odierna.
Molto di ciò che noi siamo oggi, per esempio, ha origine dai tempi della scuola.
Si tratta di un luogo nel quale ci è stato insegnato come comportarci e, soprattutto, a comprendere bene quale è il nostro posto nella società.
Molti esperti, studiosi e docenti, si sono adoperati nel descrivere le attività che si svolgono negli istituti scolastici; la produzione di libri, manuali, saggi e approfondimenti è praticamente illimitata.

Fra i “frutti” di questo immenso lavoro, vi sono anche “Le sette lezioni” di John Taylor Gatto (11).
E’ la fotografia di ciò che viene realmente insegnato nelle scuole, e di quanto ciò sia rilevante per l’organizzazione sociale.

Nel novero degli elementi che incidono nello sviluppo del cittadino, non possono mancare “televisione e media”.
Come dimenticarsi del fatto che, ormai è da anni, la popolazione è immobile davanti a schermi e quotidiani, ad aspettare che le venga detto:
-    cosa succede;
-    cosa è vero, ma anche cosa non lo è; si tenga conto che, sovente, ciò accade “invertendo di posto le cose”, così da creare quella “sana e utile confusione” che non deve mai mancare;
-    cosa e come debba mangiare (vedi sopra per la confusione);
-    cosa fa bene e cosa no (idem);
-    quali siano gli argomenti interessanti e quali quelli da scartare; cosa questa che, peraltro, è stata già fatta al momento della compilazione del palinsesto o del programma (tv).

L’uomo è diventato spettatore della propria vita, lasciandola in mano agli altri, a quegli pseudo-esperti-competenti che, grazie ai mass-media, tutti i giorni e in tutti i modi riescono a “raggiungerlo e bombardarlo”.
Praticamente vivono con lui.
Notare che, questo meccanismo, fa si che la maggior parte della popolazione sia convinta di vivere in compagnia del mondo; pensi che sia “tutto intorno a te”, mentre in realtà spesso è più sola e più povera, soprattutto nello spirito.
Una buona domanda è chiedersi perché molte persone facciano fatica a rimanere concentrate, o ad avere una buona soglia d’attenzione.
A tal proposito, è possibile soffermarsi un attimo su videogiochi, cellulari, internet e/o “facebook”.
Si tratta, soprattutto per i più giovani, di un cocktail fatto di “puro smanettamento”, dove ogni mossa deve essere rapida, istintiva e, talvolta, cinica.
Peccato che si “bruci” il tutto troppo in fretta, mancando spazi, tempi, profumi e modi adeguati; per approfondire una conoscenza, una persona, un semplice argomento.
E’ un vivere “mordi e fuggi”, ecco perché è difficile concentrarsi e stare attenti.

Il futuro sarà gestito da questi bambini/ragazzi/giovani, nei quali tutti hanno una grande fiducia ma che, in maniera non esattamente riconoscibile, vengono in qualche modo “plasmati” già da adesso.
Una risposta “attiva” a questo stile di vita è insita nel rispolverare l’antica arte del fare, di un sano incontrarsi di persona, fatto di sguardi, aromi, condivisione reale e sorrisi genuini.
Ricominciare da noi, dalla nostra famiglia, dai nostri affetti, dai nostri cari e dalla nostra comunità, come disse anche Lino Bottaro, in un suo articolo sulla “globalizzazione”.
Investiamo in amore, disponibilità e solidarietà vera.

Conclusioni.

In un mondo che “vibra”, trasmettendo segnali fra i più svariati e indecifrabili che il genere umano abbia mai conosciuto, si percepisce, in modo netto, un disperato “bisogno di risposte”.
Le domande sono molteplici, almeno quanto le conoscenze utili al fine di “trovare “soddisfazione”.
Un significativo passo in avanti è quello di mettere in contatto diverse percezioni, diversi mondi e differenti conoscenze, così da tentare di aiutare tutti a capire meglio ciò che accade.
Quando arriverà la prossima crisi economica ci saranno non pochi problemi da affrontare.
Il “dopo” presenta un’infinità di scenari, che spaziano da un “tenero” rimboccarsi le maniche a un tragico “uccidere per un pezzo di pane”.
Nel mezzo, a mio modesto parere, c’è l’indispensabile necessità che ognuno di noi si dia da fare subito, per acquisire/testare conoscenze primarie, arti e mestieri, riappropriandosene.
Occorre aggiungere che senza una discreta infarinatura di questo tipo, si potrà fare troppo poco per non “subire in modo importante”.

Scelte associative, da valutare anche oggi, potrebbero essere d’aiuto in questo senso.
In forma “esattamente capovolta”, è possibile ritrovare il concetto delle conoscenze primarie nel libro “Cosa è il denaro”, di Gary North (12), in particolare nel passaggio in cui afferma che: “nella società moderna dipendiamo strettamente dalla specializzazione anche per nutrirci” (pag.97).
Nel mondo “post crisi”, dopo un disastro socio – economico, le specializzazioni saranno “azzerate”, da qui il bisogno di avere “nelle mani e nella testa” qualcosa in più, magari da trasformare in cibo.
Un caro saluto, e un sincero “in bocca al lupo”, a tutti coloro che “incroceranno” queste riflessioni.

Elenco delle fonti:
(1)    Circa 16.000 euro in media a famiglia, Fonte Cgia Mestre, dicembre 2009;
(2)    Elaborazione del Ministero della Funzione Pubblica, basata su ricerca OCSE-PUMA, anno 2002;
(3)    Elaborazioni OCSE-PUMA, anno 2002, integrate da Stefano Nespor – Federico Boezio nello studio: “Quanti sono gli impiegati pubblici?”, che tiene conto anche dei dipendenti delle Aziende Ex Municipalizzate, pubblicato sulla rivista RIP, Rivista Impiegati Pubblici, Sezione Contributi;
(4)    Istat, riferimento al 31/12/2007;
(5)    Wilkipedia+ dati censimento 2010, la percentuale di donne è pari al 51,4%, il numero medio di figli per ogni donna è pari a 1,40;
(6)    I.N.A.I.L., Contact Center Integrato SuperAbile di informazione e consulenza per la disabilità;
(7)    il 35% dei nuclei familiari di ultrasessantacinquenni è composto da una sola persona, “La crisi del 40° anno – Corriere della Sera”, 26 giugno 2010;
(8)    Il Sole 24 ore + Cgia di Mestre, “Un lavoratore su due non ha diritto agli ammortizzatori sociali”, 10 gennaio 2009;
(9)    A seguito di una breve ricerca personale su internet è stato possibile reperire da Articoli/approfondimenti su riviste specializzate e presso Albi, Elenchi vari e Ordini professionali, i seguenti dati significativi: Notai, 5.200, Ingegneri, 213.000, Architetti, 136.000, Geometri, 110.000, Giornalisti, 100.000, Avvocati, 190.000 circa (media), in quanto 230.000 (Avv. Guido Alpa all’inaugurazione Anno Giudiziario 2010) – 137.000 (Cassa Forense); altre fonti dicono: 3,4 ogni 1000 abitanti, quindi 204.000; Periti industriali+geologi+periti agrari, circa 150.000; biologi, farmacisti, commercialisti, chimici, medici chirurghi e odontoiatri etc…, circa 100.000.
(10)    Istat, rilevazione casalinghe disoccupate iscritte presso l’I.N.A.I.L. al 31/12/2009 (n. 2.025.900); n.b.: l’ISTAT stima che le casalinghe italiane siano, complessivamente, circa 8 milioni (iscritte INAIL e non);
(11)    John Taylor Gatto, nato il 15 dicembre 1935, è un insegnante di scuola americana in pensione, con 29 anni e 8 mesi di esperienza, autore di diversi libri in materia di istruzione.  Lui è un attivista critico della scuola dell’obbligo, del divario percepito tra l’adolescenza e l’età adulta, e di ciò che egli caratterizza come il carattere egemonico del discorso sull’istruzione alle professioni.
(12)    Gary Kilgore North (classe 1942), è uno storico economico ed editore che scrive prolifico su argomenti quali economia, storia e teologia cristiana; autore dell’imperdibile  libro “Che cosa è il denaro”, tradotto e pubblicato in Italia dalla “Associazione Culturale Usemlab, – Economia e Mercati”;

26 Commenti a “Sorridi, è una “foto economica””

  • Georg:

    Il libero mercato non esiste, non è mai esistito. E, forse, non esisterà mai.

    Il mercato è sempre stato controllato e condizionato.

    Vorrei un mondo senza denaro.

  • giovanni:

    Considerazioni interessanti.Il libero mercato è stato sempre un’ideologia e non è mai esistito ma,non si pùò ignorare che ogni essere ha una responsabilità personale,forse è questa che è mancata nel popolo italiano.E’ facile dare la colpa allo Stato.Negli anni 50 e 60 e forse 70,se non ci fosse stato una politica sociale dell Stato il 50% della popolazione italiana sarebbe alla fame.Purtroppo semmai è stato il settore privato parassitario che si è appropriato del modello di sviluppo e ne ha fatto cosa propria.Fiat insegna.

  • Fabrizio:

    Finalmente qualcunaltro che oltre a me si è accorto che ci sono 4 milioni di dipemdenti pubblici, cifra maggiore degli USA, una azienda numero uno al mondo come spesa e come purtroppo scarsa produttività che a poco serve davvero. Per quanto riguarda il controllo dei pubblici verso i privati (gente comune) è già cominciato da 2 anni, ad una riunione dalle mie parti sono stati convocati tutti i dipendenti pubblici di svariati comuni, a loro è stato detto che quando vedono persone “private” (gente comune) sospette di avvisare la guardia di finanza per degli accertamenti: es. a loro è stato fatto che se vedono ad es. un papà che porta all’asilo il proprio figlio con un suv di far scattare immediato l’accertamento, oppure se vedono una mamma che va fare la spesa con una borsa di coccodrillo scatta subti l’accertamento (dopo ovviaemnto aver fatto la spia) per vedere se quella signora se la può permettere senza chiedersi se invece gliela è stata regalata ad un compleanno. La questione è questa in italia il grande fratello (pubblico) esiste già, e cosa che nell’articolo ed in generale non si vuole mai dire è che l’italia da questo punto di vista è una vera anomalia nel mondo, infatti nel resto dell’europa i tagli come nelle aziende private le fanno anche nelle aziende pubbliche: regno unito 500mila, germania 100mila, ovviamente si tengono chi lavora e mandano a csa gli improduttivi, ovvero quelli che scaldono la sedia a spese dello stato, in italia invece pur di non toccare nessun posto pubblico verrano a casa dei cittadini privati (gente comune) a chiedere se ci possiamo permettere di mangiare il nostro piatto di minestra.

    • GIOVANNI:

      Quelli del quel tu parli che hanno il suv e non pagano un centesimo allo Stato,sono quelli che poi pretendono servizi ospedalieri effecienti,personale medico pubblico bravo e così
      via.Ci sono lavoratori autonomi in Italia nullatenenti che vivono in case popolari che posseggono tre o quattro appartamenti o ville.
      Questa è la mancanza di moralità del popolo italiano.Il libero mercato non è mai esisto
      Adam Smith ha immaginato una società arcaica e il suo libro Le ricchezze di una nazione fà
      ridere!

      • Fabrizio:

        Concordo con te giovanni che tutti devono fare la propria parte e dare allo stato il giusto, purtroppo come dici tu la mancanza di moralità evidente in italia fa si che molti dipendenti pubblici se ne aproffittano del proprio ruolo, e ti faccio alcuni reali es. dopo il turno di lavoro ovvero le 13,30 0 le 14,00 fanno un doppio lavoro e spesso in nero, oppure impongono tangenti per chi voglia partecipare ai concorsi di qualsasi tipo, es. l’ultima tangentopoli della provincia di venezia: un vero schifo. Una cosa che sta sempre più sparendo nella pubblica amministrazione è il servizio al cittadino, è per questo che la p.a. esiste e non per il contrario; pretendere che ad es. gli ospedali funzionino è il MINIMO verso chi dovrebbe occuparsi dei pazienti anzichè andare in pausa caffè di unora o più, o andarsene a fare la spesa in orario di lavoro a spese nostre, o peggio i colleghi che timbrano il tesserino a chi fisicamente non c’è e magari si trova al mare o in montagna nelle loro seconde case. Purtroppo questo pur essendo sotto gli occhi di tutti non viene nè denucniato nè perseguito, perchè si sa benissimo che i dipendenti pubblici difendono unicamente se stessi e il loro tanti privilegi sempre ovviamente a spese nostre.

    • Antonio Pani:

      Ti ringrazio, hai colto un aspetto sensibile e importante del ragionamento, cosa sarà disposto a fare “un neo controllore”, pur di portare a casa un piatto di minestra in una situazione di crisi e fame pazzesca?

      Grazie ancora per l’attenzione, ciao.

  • Enzo Raffaele:

    Rifletti meglio tu, caro mio. E’ il Libero Mercato la causa di tutto, lo Stato(la Politica) è, per dirla con E.Pound, solo il “cameriere dei banchieri”!

    • Antonio Pani:

      Hai ragione, tuttavia in quello Stato (che poi saremmo noi), com’è che solo alcuni camerieri si mangiano tutto (politici e loro amici) e noi facciamo la fame?

      Grazie per la tua attenzione.

  • woland:

    L’ ottimo santaruina, di cui ho letto diversi ottimi articoli, qui prende un abbaglio piuttosto grosso. Forse influenzato dalla lettura di von Mises, lamenta l’ assenza di libero mercato.
    1) Libero mercato=legge della jungla, non è un buon metodo per tutelare la vivibilità dell’ economia (e infatti il liberismo è stato ufficialmente condannato dalla chiesa)
    2) L’ espressione libero mercato è una trappola: si attribuisce una caratteristica umana (la libertà) a un’ entità astratta (il mercato) col risultato di rovesciare il significato dei termini: in nome della libertà del mercato i potenti schiavizzano i deboli, mentre la libertà delle persone andrebbe tutelata imbrigliando il mercato con opportuni limiti.
    3) Lo statalismo lamentato è totalmente illusorio, quanto meno in materia economica. Perché lo stato ha ben poche proprietà e ha pochissimo potere con cui prende ben poche decisioni. Il vero problema è che gli stati sono governati da privati, nell’ interesse di privati, vedi la UE,(che è un cartello di banche e multinazionali), vedi tutte le banche centrali (spa a scopo di lucro) vedi gli USA dove addirittura la politica estera è appaltata a privati (!!!) tramite il CFR.
    4) E su questo concordo con santaruina,la prima vera contrapposizione è tra economia reale ed economia virtuale (virtuale è in primis la finanzia, parassitaria, rovinosa, inutile e immotivata), segue il rapporto tra produttori di beni e fornitori di servizi (che sono tuttavia utili) che non può essere esageratamente sbilanciato verso i servizi. Occorreva poi rimarcare che esistono servizi doverosi e primari, come quelli medici, e servizi all’ opposto inutili, odiosi e indotti semplicemente da una legislazione iniqua, vedi lo strapotere dei notai e, la sopravvalutazione di avvocati e commercialisti, a cui vanno aggiunti gli addetti agli adempimenti burocratici, che rappresentano spesso un costo forzato da obblighi di regolamento gratuiti e bizantini.

    • Antonio Pani:

      Salve, l’articolo l’avrei scritto io, per poi essere “ospitato” gentilmente dall’ottimo Santaruina (condivido) nel suo blog.

      Mi piacerebbe esprimere alcuni concetti a proposito del tuo gradito commento:
      1) se è vero che il libero mercato equivale alla jungla è perché, in linea di principio, il capitalismo poggia su profitti e perdite, che devono essere lasciati in capo esclusivamente a coloro che intraprendono una libera attività imprenditoriale. C’è chi vince e c’è chi perde, anche se non si può e non si deve prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali di ogni uomo, nel senso più ampio del termine;

      2) I limiti e le regole di cui fai cenno per “gestire” il libero mercato sono necessari e auspicabili, anche se non si può dimenticare che l’attività economica non può essere gestita per decreto ne, tanto meno, con una stringente imposizione dall’alto (comunismo docet). Le limitazioni ben possono venire da disposizioni normative ad “ampio respiro”, a tal proposito e per capire meglio cosa intendo, suggerisco la lettura di questa breve trattazione “qualificata”, che ho trovato illuminante: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=458:corso-di-economia-con-huerta-ii-15esima-lezione&catid=40:corso-di-economia&Itemid=140
      3) Non penso che lo statalismo di cui parlo sia illusorio, basti pensare che se solo lo Stato sospende gli incentivi auto o elimina le conosciutissime “quote latte”, scoppia il finimondo e i rispettivi mercati (non liberi) crollano. Il punto focale è:_ questo è puro interventismo e statalismo, senza il quale l’economia (non libera evidentemente) crolla. Inoltre lo Stato, o meglio chi lo guida, ha il privilegio monopolistico di spendere a deficit, usando soldi stampati ad hoc dalle banche centrali proprio per questo. E’ difficile pensare che questa entità pesi poco o niente.

      4) Qui mi sembra siamo sostanzialmente d’accordo, e aggiungo che allo Stato dovrebbero spettare macro-compiti di natura sociale, come giustizia, sanità e sicurezza. Cito questo breve passo:_ Lo storico A.J.P. Taylor inizia la sua “English History” con questa famosissima constatazione : “Fino all’Agosto del 1914 un cittadino inglese giudizioso e rispettoso della legge poteva trascorrere la sua esistenza quasi senza rendersi conto dell’esistenza dello stato, a parte la presenza dell’ufficio postale e del poliziotto. Se avessi piacere il resto dell’articolo è disponibile qui: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=670:statalismo-e-capitalismo&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177#comments

      Ti ringrazio per l’attenzione.

  • Enzo Raffaele:

    Guarda meglio il “negativo” della tua “foto”. Lo Stato che ci vedi non esiste, c’è solo il Mercato che non vedi o fingi di non vedere!

    • Antonio Pani:

      E’ vero, ma come si può pensare che il mercato di cui parliamo sia davvero libero, se basta che lo Stato tolga a suo piacere gli incentivi auto, per esempio, che le vendite crollano?

      Manca il suo intervento e quindi l’economia si ferma, allora il tutto non dipende dal mercato, ma dall’interventismo e dalla presenza statale.

      Ti ringrazio.

  • maurizio:

    vero è che cmq tutte le persone hanno libera coscienza di credere o non credere a ciò che viene propinato; ci sono boccaloni che si arrabbiano se gli dici che le torri gemelle sono state fatte implodere; che ripetono a papera le cose della tv credendo che siano loro a pensarle….libera coscienza individuale, questa la salvezza…

    • Antonio Pani:

      Sono daccordo con te, meglio se unita alle conoscenze primarie di cui faccio accenno a fine articolo.

      Grazie.

  • cristiano67:

    Sono con georg

  • Clodoveo:

    Quello che dice Georg è giusto; per completezza però bisognerebbe dire che anche la cosiddetta democrazia NON esiste. Non solo in Italia, ma nel mondo. Fatte queste due considerazioni tutto viene visto sotto una luce diversa. E cerca di agisre di conseguenza…

  • gianni:

    SE CI IMPOVERIAMO TUTTI E ANCHE UN BENE , GUARDATE 40 ANNI DI BENESSERE IN CHE SCHIFO CI HANNO PORTATO , GUARDATE CHE TESTA HANNO I RAGAZZI DI 16 – 18 ANNI ( NON TUTTI PER FORTUNA) , SECONDO ME L ESSERE UMANO HA ANCHE BISOGNO DI ESSERE POVERO , SALUTI

    • ws:

      allora stanno realizzando i tuoi desiderii …. saremo tutti piu’ poveri…
      …..tranne naturalmente quell’ “unpercento” che sara’ sempre piu ‘ ricco ..:-)

      • NEO:

        Puoi stare tranquillo, che tutti quei porci ricchi, hanno bisogno di noi, piu’ che noi di loro.
        Senza di noi, non avrebbero nessuno che li serve al ristorante,nessuno che gli pulisce la casa,l’ufficio,le loro fabbriche sarebbero vuote,nessun camionista gli trasporterebbe quelle cose inutili che producono.
        Il problema e’ che siamo noi poveri dei coglioni che pensiamo che senza soldi non si puo’ vivere, se guardiamo alla generazioni dei nostri nonni, almeno quelli che vivevano nei piccoli paesi agricoli, si capisce che non ci vogliono i soldi x vivere, ma un pezzo di terra, e tanta voglia di fare.
        Qualcuno disse: quando avrete inquinato l’ultimo fiume, l’ultimo pezzo di terra, il mare e tutto cio’ che vi circonda, capirete che i soldi non si mangiano……

        P.S. Gli uomini “primitivi” campavano forse meno di noi, ma campavano lo stesso senza niente, e almeno non passavano gran parte della loro vita in ospedali e studi medici….

        P.S. 2 Speriamo che Nostradamus aveva ragione….

    • Georg:

      Non è stato il benessere a provocare il degrado, ma il sistema che vuole condurre alla schiavitù globale. Hanno sostituito la violenza fisica con quella psicologica e intellettuale.

      Hanno trovato un metodo più economico e silenzioso.

  • cristiano67:

    Gianni, siamo già molto poveri di spirito e di amore, forse se fossimo ricchi di quelli non ci interesserebbe essere ricchi materialmente.

  • NEO:

    Cmq basta leggere ORWELL 1984 x capire il mondo futuro come sara’.

  • Credo che Pani abbia centrato il proplema con cognizione di causa.
    La soluzione mi appare un poco più difficoltosa. Non tutte le situazioni si annoverano
    nella maniera descritta, in ognuna si nascondono delle verità con i vari rovesci della medaglia.
    Sinceramente un bell’articolo che fa riflettere.
    Sono pensieri da molti espressi sommessamente.

    • Antonio Pani:

      Ti ringrazio per il commento, concordo sul discorso soluzione/situazioni.

      Tutto “poggia” sulla qualità, spessore e quantità della “risorsa umana” la quale, di questi tempi, non sembra troppo affidabile.

      Ho appena letto un’interessante articolo su Antonio de Oliveira Salazar, famoso statista portoghese (“Salazar filosofo della politica e vero uomo di governo”, fonte effedieffe.com).

      Il modo in cui “vedeva” la società e il suo adoperarsi nell’arte di “amministrare” la cosa pubblica mi hanno colpito.

      Alcune mie riflessioni sono suscettibili di essere fruttuosamente “incrociate” e arricchite.

      Ti suggerirei di dargli un’occhiata, se avessi tempo e piacere per farlo.

      Grazie ancora per la tua attenzione, a presto.

      Ciao.

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