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Articolo di Marinella Correggia – 03/05/2011
Fonte: Il Manifesto

Sembra, nella nostra parte del mondo, che le evoluzioni positive prendano tempi lunghi – a differenza di quelle negative che distruggono a grande velocità.. Altrove invece si assiste a cambiamenti più rapidi.
Una bella lezione viene dalla Giamaica. Importa il 60% degli alimenti che consuma ma il ministero dell’Agricoltura vuole abbattere questa dipendenza di almeno il 45% al più presto, tanto più in tempi di prezzi elevati e restrizioni all’export da parte dei paesi grossi produttori agricoli. Cosa sta facendo quel paese per promuovere l’indipendenza (e dunque sovranità) alimentare? Ce lo spiega un reportage dell’Inter Press Service. Di fronte all’evidente natura erratica dei mercati mondiali, l’Autorità per lo sviluppo agricolo rurale (Rada) della Giamaica ha cominciato a promuovere orti domestici, rurali e urbani, in 14 aree strategiche. Era il primo punto di un Programma nazionale per la sicurezza alimentare, lanciato due anni fa con la distribuzione di kit contenenti semi, input e guide del piccolo coltivatore. È un programma con molti attori, che va sotto il nome di campagna «Eat Jamaican» (Mangia giamaicano, e dunque produci giamaicano). L’obiettivo finale è l’accesso di tutti a cibo nutriente, a basso costo e locale.
Oggi gli autoprodotturi (per il consumo domestico e la vendita locale) sono aiutati con programmi di formazione, accesso al mercato, piccole tecnologie, e gli agrotrasformatori ottengono prestiti a bassissimo costo purché usino materie prime locali. Il processo sta andando bene: la bolletta delle importazioni alimentari è passata da 800 milioni di dollari nel 2008 a 661 milioni nel 2010. Ma si può andare oltre.
I progetti a favore di 5mila orticoltori urbani e duemila agricoltori «di campagna» sono tanti: dall’introduzione delle colture idroponiche in diverse comunità all’incremento della produzione di radici e tuberi, dal miglioramento dell’irrigazione al potenziamento delle capacità di stoccaggio alla riduzione delle perdite post-raccolto. Sul lato delle politiche commerciali, il governo è orientato a proteggere di più l’agricoltura dalle importazioni a basso costo.

Intanto i coltivatori brasiliani aderenti al Movimento Sem terra (Mst) accentuano le proprie scelte agroecologiche in un paese che è un gigante agricolo ma anche il primo consumatore mondiale di fitofarmaci, erbicidi, fungicidi, insetticidi, per una spesa di 7 miliardi di dollari nel 2008 (anno del sorpasso sugli Stati Uniti). I 5 colossi dell’agrochimica – Basf, Monsanto, Bayer, Syngenta e DuPont – hanno tutti delle fabbriche in Brasile. C’è da dire che la spesa agrochimica per ettaro (circa 88 dollari) è pur sempre meno della metà di quella francese (circa 196 dollari) e un decimo di quella giapponese (851 dollari!). Ma secondo il Mst, è davvero troppo e gli effetti si vedono, per produttori e consumatori: l’Istituto nazionale del cancro ha annunciato che ogni anno si assiste a 40.000 nuovi casi di cancro allo stomaco, metà dei quali mortali. La causa principale è il cibo contaminato dai residui di prodotti chimici di sintesi.

E allora, negli ultimi dieci anni il Mst ha allargato la sua frontiera: dalla lotta per la riforma agraria e la giustizia sociale a quella per la produzione di cibo sano, per chi lo coltiva e chi lo mangia. Come spiega in un’intervista il leader del Mst Joao Pedro Stedile, «è del tutto possibile mantenere lo stesso livello di raccolti senza usare un singolo chilogrammo di veleni chimici». Naturalmente questo non può avvenire nel caso dell’agribusiness, che risparmia sul lavoro umano…

14 Commenti a “Autosufficienza alimentare, la lezione giamaicana”

  • luca martinelli:

    Bellissima notizia, cara Laura. Certo che per loro è abbastanza facile. Da quelle parti la gente non ha perduto il contatto con la terra e hanno tutto da guadagnare dal piano governativo. Ma sono ottimista anche guardando a noi. Se il Geab ha visto giusto presto, volenti o nolenti, grosse fette di popolazione italica torneranno a coltivare l’orto. Non è assolutamente male. Peccato che sara’ il crollo economico a dettare la scelta. Avrei preferito la presa di coscienza, ma mi accontento. saluti a tutti.

  • Jurij:

    Trovo il tema dell’autosufficienza alimentare molto interessante e soprattutto quanto mai attuale e strettamente collegato alla nascita e sviluppo di nuovi stili di vita sostenibili per il pianeta, come ad esempio la realtà degli Ecovillaggi, i cui componenti applicano metodi naturali nella lavorazione dei terreni.

    Consiglio di leggere il libro ” La rivoluzione del filo di paglia ” di Masanobu Fukuoka.
    Questo libro non è un manuale di agricoltura, non tratta aspetti tecnici, ma aiuta ad uno sviluppo interiore, spirituale. Io vi ho trovato molte risposte che cercavo.

    breve estratto:

    Masanobu Fukuoka è un microbiologo giapponese che sviluppò, già a partire dagli anni ’40, un metodo definito “agricoltura naturale” o anche “agricoltura del non fare”.

    Ricordo che fui colpito molto dal fatto che in una visita ad alcune fattorie biologiche egli rispondesse alle domande degli agricoltori presenti, i quali chiedevano ragguagli tecnici, soprattutto con poesie, disegni, insegnamenti di vita…

    Per M. Fukuoka infatti lo scopo vero dell’agricoltura non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani: una via di ricerca interiore.

    Per Fukuoka bastano 1000 mq a persona per arrivare all’autossufficienza alimentare, ma la cosa più importante è che la cura del proprio campo, armonizzandosi con i cicli della natura, nutre non solo il corpo, ma anche l’anima.

    Fukuoka stava dicendo a quei contadini che, col suo metodo, potevano smettere di “faticare” e trovare il tempo per fare anche arte, poesia, crescere spiritualmente. Questa era per lui la cosa più importante da comunicare.

    II principi rivoluzionari del metodo Fukuoka sono:

    - non arare
    - non diserbare
    - non concimare
    - non potare.

    In tal modo egli riesce a coltivare sullo stesso appezzamento una grande varietà di piante e la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione, ottenendo anche due raccolti nello stesso anno.

    Con questo approccio, in 50 anni di effettivi e straordinari risultati, ha messo in serio dubbio tutte le certezze sia dell’agricoltura tradizionale che di quella scientifica.

    Ad esempio egli ha dimostrato che l’effetto provocato dall’aratura è controproducente perché compatta il terreno e ne diminuisce la porosità rendendolo progressivamente sempre più duro.

    Anche uno dei lavori tipici – più estenuante un tempo, quando si faceva a mano, e più inquinante oggi a causa dell’uso dei diserbanti chimici – del contadino è quello di rimuovere le cosiddette “erbacce”. Tutti hanno sempre pensato che le piante infestanti danneggiassero i raccolti. Ebbene Fukuoka fa notare che:

    1) in natura le piante vivono e crescono insieme;

    2) le radici delle erbe penetrano a fondo nel terreno smuovendolo e facendo entrare aria;

    3) quando le erbe concludono il loro ciclo vitale, forniscono l’humus che permette ai microrganismi della biosfera di svilupparsi arricchendo e fertilizzando il terreno.

    Tutto avviene da sé, per l’appunto l’agricoltura del non fare.

    • Guido Napoli:

      Gazie Jurij!
      È da tempo che sogno l’auto sufficienza alimentare ed energetica, e il libro che sugerisci è proprio quello che cercavo! Sono sempre stato convinto che la natura offre quasi sempre la soluzione migliore che l’uomo deve al massimo limitarsi ad agevolarla…
      Adesso devo solo capire quale possa essere il luogo migliore nel mondo dove poterlo fare il più possibile indisturbato dall’inquinamento (scie chimiche, ogm, inquinamento elettro-magnetico, radiazioni, ecc.) e dalla politica (governo, nwo, ecc.), e circondato da persone con valori simili, con cui poter scambiare cibo o risorse (ad esempio, pesce appena pescato e cacciagione e selvaggina appena cacciata)… Sto sognano ad occhi aperti? Spero di riuscirci. Nel frattempo, se qualcuno ha ulteriori suggerimenti, sono felice di riceverli :)
      Non vedo l’ora di leggere Masanobu Fukuoka!

      • andreax:

        condivido appieno il tuo sogno, ma non collaborerei assolutamente nella fase della caccia. la carne lasciamola ai carnivori. meglio sia per loro che per noi. ciao. :-)

        • Guido Napoli:

          Ciao andreax,
          Capisco quello che dici e come ti senti. Quattro anni fa sono stato totalemente vegano per un anno intero, e per quanto riguarda tutto il resto, escluso l’alimentazione, lo sono ancora! Poi però, in base alla mia esperienza personale e anche alle informazioni che andavo via via acquisendo, avendo molto interesse per la salute e l’alimentazione e approfondendo sull’argomento, sono arrivato alla mia attuale posizione. Sostanzialmente, penso che, sia dal punto di vista della salute, sia dal punto di vista dell’etica, una dieta il più possibile primitiva e non processata sia la cosa migliore. Se tutto il pianeta mangiasse verdure e pesca/cacciagione/selvaggina sostenibile e preferibilmente locale, il pianeta sarebbe un posto meraviglioso! Al contrario, tutte le piantaggioni di cereali e legumi che una scelta vegana imporrebbe avrebbero un impatto ambientale di gran lunga più dannoso, sia per la salute umana, sia per il pianeta (e anche per gli animali). Naturalmente sono sempre pronto a cambiare la mia posizione e migliorarla se trovo argomenti convincenti, ma per ora penso che la mia posizione sia la più naturale e rispettosa dell’ambiente e anche degli animali (la caccia e la pesca lasciano vivere felicemente e in libertà gli animali, fino a quando sono cacciati o pescati, quello che è mostruoso sono gli allevamenti…). Naturalmente, non sostengo la caccia per sport o divertimento, ma per il proprio sostentamento…

        • andreax:

          sì certo il discorso è abbastanza complicato. considerando la capillare diffusione della specie umana su tutto il pianeta, con l’esclusivo sostentamento locale, ci sarebbero popolazioni con qualche carenza alimentare. pensiamo alle regioni verso i poli, dove la stagione invernale è molto lunga e le temperature fredde non favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura come nelle regioni più temperate. un giusto equilibrio comunque si potrebbe raggiungere. attualmente è un disastro. l’agricoltura dedita alla produzione di mangime per allevamento intensivo è immensa. abolendo gli allevamenti sai che manna? per quanto riguarda la caccia e pesca ribadisco che dovrebbe essere solo appannaggio degli animali predatori per natura. l’uomo è meglio che si dedichi all’alimentazione per la quale è costruito. al proposito ti allego un link interessante che magari già conosci (http://www.disinformazione.it/teorema_vegetariano.htm).
          ovvio non credo che si debba comunque essere così intransigenti come quello che troverai scritto…per ora basta cominciare per piccoli passi. cercando di farlo coinvolgendo gli altri, anche se so benissimo che è impresa ardua e rischiosa. ciao

      • Jurij:

        Leggilo il prima possibile te lo consiglio, è illuminante!.. la saggezza di quest’uomo è immensa, è un genio.. se poi ti interessa uno stile di vita simile ti consiglio di informarti sulla realtà degli ecovillaggi in italia e di iniziare a visitarne qualcuno.

  • Bellissima notizia e complimenti per l’articolo

  • MassimoVerdinoMosello:

    @Jurij ->wow!

  • andreax:

    importante scelta da parte del ministero giamaicano. speriamo solo che così facendo non si attirino le ire del libero mercato, quello dei potenti sovvenzionati dallo stato. chissà cosa ne diranno l’FMI e il WTO. se il rischio è che siano un buono e valido esempio che funziona prevedo grossi tronchi tra le ruote. troppo pessimismo?

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