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Articolo di Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org/joomla

“Vile, tu uccidi un uomo morto!”
(Francesco Ferrucci)

“Hai fatto caso che muoiono sempre gli stessi?”
(Totò)

Immaginate: vi svegliate un mattino e aprite la finestra. Dalla strada risale il vociare consueto di massaie e pendolari e il frastuono familiare, sferragliante e ruggente, del traffico urbano. Il cielo è azzurro, con appena un velo di lattigine all’orizzonte. Accendete la TV e lanciate un’occhiata distratta alle immagini che dalle reti Mediaset propinano allo spettatore intorpidito le rassicuranti minchiate del mattino. Sbadigliando, afferrate il telecomando satellitare e passate in rassegna i canali esteri, alla ricerca di rappresentazioni sostenibili. Click, click, click. Cartoon Network, Fox Life, Diva Channel, CNN, Canal Jimmy, Sci Fi… un momento! Cos’era quel servizio sulla CNN?

Tornate indietro.

Tutti i canali di news internazionali, dalla CNN, alla BBC, ad Al Jazeera, stanno trasmettendo qualcosa che attira la vostra attenzione e che vi lascia sbalorditi. In Italia, una folla imponente di manifestanti protesta contro il governo. Il regime scatena la repressione. Le vittime sono centinaia.

Perbacco e Boccaccio! E dove sta succedendo tutto questo?

Mentre vi sforzate di intendere qualche parola dell’idioma esagitato della corrispondente dall’estero (in questo caso, l’”estero” è il vostro paese), vi cade l’occhio su una scritta che scorre in sovraimpressione. Poffarre! Si tratta proprio della vostra città!

Tornate ad affacciarvi al davanzale, aguzzando la vista in cerca di colonne di fumo, esalazioni lacrimogene, manifestanti in fuga e celerini in assetto da sommossa. Non si vede niente di niente. La città è puzzolente e caotica come in un normale mattino d’aprile. Drizzate le orecchie tentando di captare spari, urla, sirene, clamori d’esultanza o di detonazioni. Ma intercettate soltanto il rimbombo diffuso delle automobili e il din-don del tram in rotta d’accostamento.

Sullo schermo scivolano immagini di giovani rivoluzionari in corsa, sanguinanti e frenetici. Attraversano strade che non riconoscete, punteggiate di fumo e di bandiere. Qua e là spiccano tetri falò che erano un tempo utilitarie fedeli. La scritta in inglese che scorre sul fondo del monitor recita: Italia: il regime di Berlusconi bombarda i manifestanti con gli aerei da combattimento. I testimoni: ci sono migliaia di morti. Occazzo, occazzo!! Ora le vittime sono migliaia! Erano centinaia solo qualche secondo fa! Ma com’è possibile che sulla vostra testa si sia appena svolta la Battaglia d’Inghilterra senza che vi accorgeste di nulla? Forse, quel boato assordante che avete sentito stanotte verso le tre… pensavate che il gatto, nel bagno, avesse tirato giù per l’ennesima volta la mensola dei detersivi. E invece erano i bombardieri di Berlusconi che facevano scempio dei vostri eroici concittadini in lotta per la libertà!

Correte a vestirvi. Dovete scendere in strada al più presto, vedere con i vostri occhi, offrire sostegno morale ed umano ai feriti e ai fuggiaschi. Entrate in bagno e vi infilate il primo jeans e la prima maglietta che vi capitano per le mani. Il pavimento è ricoperto di flaconi di shampoo e di lacca. Dietro la tazza del water il gatto si nasconde tremebondo, colpevole come Adamo, intontito come se avesse preso da poco una mensola in testa.

Per la strada non si nota niente di insolito. Niente crateri sull’asfalto, né edifici sventrati dalle bombe, né macabri torrenti alimentati dal ghiacciaio ematico delle migliaia di manifestanti trucidati. Neanche l’ombra di un residuo di sommossa. La gente beve il caffé nei bar e chiacchiera alle fermate del tram come in un qualunque albeggiare feriale. Ma qualcosa di strano, in effetti, c’è. Agli angoli delle strade scorgete drappelli di carabinieri e poliziotti, scuri in volto e con i nervi a fior di pelle. Non c’è da stupirsene. Da qualche giorno, anonimi cecchini appostati su tetti e balaustre bersagliano i tutori dell’ordine come papere del luna park, abbattendoli come birilli. Passate accanto alla chiesa della piazza centrale, dove si stanno svolgendo i funerali di due vigili urbani uccisi il giorno prima da uno sparacchiatore nell’ombra. Gli animi sono roventi. Un fiume di gente impreca, grida slogan, piange e si agita come impazzita. Alcuni inveiscono contro il governo, altri contro i nemici del governo. Tutto sembra apparecchiato a puntino per la guerra civile.

Tornate a casa turbati. Le TV Rai e Mediaset persistono nella consueta catatonia del palinsesto, la CNN insiste col loop di riprese amatoriali “dall’Italia”. Piccoli sciami di esagitati dai lineamenti caucasici – non conoscete nessuno di loro – ballano e strillano, corrono e saltano, piangono e lanciano sassi, sullo sfondo di strade che non vi sono familiari, di automobili in fiamme con targhe cecene, di edifici diroccati che non avete mai visto. Sull’asfalto di un crocevia ignoto, una studentessa macilenta defunge sboccando sangue sotto l’occhio attento di un gregge di videocellulari. Le sue ultime parole, pronunciate in perfetto italiano, commuovono fino alle lacrime i teleutenti di tutta l’America: “Hay que seguir la lucha con lo que podamos hasta que podamos!”. Dalla Casa Bianca arriva, a ciel sereno, il severo monito di Hillary Clinton: Berlusconi interrompa il massacro del suo popolo ed indica nuove elezioni democratiche o la comunità internazionale dovrà prendere provvedimenti. Ma interrompere cosa? Ora sulle reti Mediaset compare Roberto Maroni, con il baffo leporino più vibrante dell’usuale. Balbetta, dice che non c’è nessuna repressione, che non è vero niente, ma allo stesso tempo intima alla popolazione di restare nelle case, di non aggregarsi a manifestazioni di nessun tipo. Come si fa a dar retta ad un tipo del genere? Con tutte le stronzate che ha detto nel corso degli anni…!

7 Commenti a “IL PARADISO DELLE FANDONIE”

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