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fonte http://andreacarancini.blogspot.com/

Ex detenuti appena usciti da Abu Salim

Combattenti islamisti liberati l’anno scorso da Gheddafi in cambio della rinuncia alla violenza

Che Gheddafi sia un “dittatore sanguinario”, da quando stanno provando a rubare alla Libia le sue risorse naturali, è diventato ormai un luogo comune. Ma è davvero così? Navigando in rete, si fanno al riguardo scoperte interessanti. Ad esempio, mentre cercavo ieri l’altro delle foto del Libyan Islamic Fighting Group, mi sono imbattuto nella seguente, sorprendente notizia: “LIBYA FREES 214 ISLAMISTS, INCLUDING THREE TOP FIGURES, WHO HAD BEEN FIGHTING FOR AN ISLAMIC STATE” (La Libia libera 214 islamisti, incluse tre figure di vertice, che avevano combattuto per uno stato islamico).
La notizia è del 24 marzo 2010, e venne pubblicata da un sito – il blog sionista e islamofobo Islamization Watch[1] – non certo sospetto di simpatie per il colonnello. Traduco l’articolo a seguire, perché vale la pena di leggerlo per intero:
TRIPOLI (AFP) – La Libia ha liberato 214 islamisti dal carcere, incluse tre figure di vertice del Libyan Islamic Fighting Group, ha detto martedì il figlio del leader libico Muammar Gheddafi.

“Oggi, lo stato libico annuncia la liberazione di 214 prigionieri appartenenti a diversi gruppi islamisti, tra cui vi sono 34 membri del LIFG, inclusi i tre leader del gruppo” – il boss in capo Abdelhakim Belhaj, il responsabile militare Khaled Shrif, e l’ideologo Sami Saadi, ha detto Seif al-Islam nel corso di una conferenza stampa nella capitale libica Tripoli”.

“Con il rilascio di questi leader, abbiamo ultimato il nostro programma di dialogo e riconciliazione”, ha aggiunto, in riferimento a una politica della “mano tesa” verso gli islamisti iniziata nel 2007 dalla Fondazione Gheddafi, che lui dirige.
“Dall’inizio di questo programma, sono stati liberati 705 islamisti, mentre 409 sono ancora in prigione, e 232 di costoro saranno presto liberati”, ha aggiunto Islam.
Nel 2007, Al-Qaeda annunciò che il LIFG si era unito alla rete jihadista. Ma l’anno scorso, la Fondazione Gheddafi ha annunciato che gli islamisti detenuti nelle prigioni libiche che avevano avuto in precedenza legami con Al-Qaeda avevano rinunciato a quei legami.
“Questo è un evento storico”, ha detto Islam, aggiungendo che le autorità continueranno a rilasciare prigionieri fino a quando quelli detenuti ancora in carcere saranno liberati.
In ottobre, sono stati liberati 88 islamisti, inclusi 45 membri del LIFG.
Islam ha detto che un totale di 165 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi nel corso degli anni negli scontri con gli islamisti, mentre sono morti 177 rivoltosi.
“Siamo al punto di concludere un periodo tragico” nella storia del paese.

Il LIFG un tempo veniva diretto dall’Asia centrale da Abu Laith al-Libi, uno dei primi luogotenenti, ucciso nel 2008 da un missile americano nella zona tribale del Pachistan nord-occidentale, del leader di Al-Qaeda Osama bin Laden.

Il gruppo venne creato agli inizi degli anni ’90 da certi libici che erano stati in Afghanistan a combattere gli invasori sovietici negli anni ’80, e che erano rimasti lì dopo che i sovietici ne erano stati scacciati.
Esso annunciò la sua esistenza nel 1995, dicendo che il suo obbiettivo era rovesciare il regime guidato da Gheddafi per sostituirlo con uno islamista radicale.
FINE

Calcolo? Propaganda? Forse[2], ma è difficile crederlo, alla luce del fatto che un altro osservatore parimenti non sospettabile di simpatie per Gheddafi – l’analista Christopher Boucek[3], del Carnegie Endowment for International Peace[4] — ha giudicato tale programma di riabilitazione sociale dei terroristi privo di monitoraggio!

Racconta infatti costui – nell’articolo “Islamist terrorists are running loose in Libya. Why isn’t the US paying attention?[5] (I terroristi islamisti scorazzano liberi in Libia. Perché gli Stati Uniti non vi prestano attenzione?) – che l’anno scorso venne invitato dalla Fondazione Gheddafi a visitare la Libia “insieme a un gruppo di giornalisti e altri ricercatori per conoscere il cosiddetto programma di riabilitazione dei terroristi del paese”.
Spiega lo studioso:
“Era un concetto relativamente semplice. I combattenti islamisti imprigionati potevano ottenere la libertà in cambio del riconoscimento della legittimità del governo e della rinuncia alla violenza”.
E prosegue:

“Ero presente nella famigerata prigione di Abu Salim, a Tripoli, il giorno in cui più di 200 detenuti vennero rilasciati. Era un colpo d’occhio caotico vedere come i prigionieri uscivano semplicemente di prigione ognuno per la sua strada per unirsi alle loro famiglie. Non era prevista nessuna prassi per preparare i prigionieri al rilascio, né per aiutarli a reintegrarsi nella società, né strumento alcuno per monitorare le loro attività future o per assicurarsi che non avrebbero partecipato ad attività terroristiche”.

Insomma, “C’erano pochi segnali che molti ex detenuti avevano rinunciato davvero alle loro precedenti convinzioni”.

Ma c’è di più:

Da quando è iniziata la rivolta libica, c’è stata una raffica di messaggi senza precedenti da parte di Al-Qaeda a sostegno del loro sforzo di rovesciare l’odiato regime di Gheddafi…[adesso] il numero degli islamisti ex carcerati in libertà è persino più alto, poiché il regime quest’anno ha avventatamente rilasciato un maggior numero di prigionieri nel vano tentativo di calmare la sollevazione prima che prendesse piede [e questo sarebbe un comportamento sanguinario?]e altri sono fuggiti di prigione quando sono scoppiati gli scontri”.

Tutto ciò induce Boucek a porsi inquietanti interrogativi:

“Dove stanno ora questi islamisti? E cosa stanno facendo? … Non sappiamo praticamente nulla sulla composizione dell’opposizione libica”.

La conclusione dello studioso è che “Washington deve fare tutto ciò che è in suo potere per assicurare che qualunque futuro governo libico sia un partner nel combattere il terrorismo”, anche se dalle sue parole traspare un certo scetticismo al riguardo.
A quanto pare quindi, se c’è qualcuno, in Libia, che cavalca la tigre del terrorismo, questo non sembra certo Gheddafi.

domenica 15 maggio 2011

Arrestato per stupro Strauss-Kahn: il club “Le Siècle” in lutto

Alla clamorosa notizia di oggi – l’arresto sabato sera a New York, per tentato stupro, sequestro e atto sessuale criminale, del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn[1] — verrebbe da dire: anche i ricchi piangono. I ricchi in questo caso non sono da intendersi in senso generico bensì specifico: si tratta degli associati del club “Le Siècle”[2], la società segreta che dal 1948 fa in Francia il bello e il cattivo tempo. Strauss-Kahn, sul quale cominciano ad affiorare gli inquietanti precedenti in materia[3], ne è naturalmente uno dei membri più illustri[4].

Sul “Siècle”, oltre all’opus magnum cartaceo di Emmanuel Ratier, sono disponibili sul web alcuni video che fanno una certa impressione, tra cui il seguente:


Nakba Survivor: il nuovo sito che ospita le testimonianze della Nakba

NAKBA SURVIVOR: UN NUOVO SITO WEB EVIDENZIA LE TESTIMONIANZE DELLA NAKBA
Di Nora Barrows-Friedman, The Electronic Intifada, 13.05.2011[1]
È stato lanciato oggi un nuovo sito web che permette ai profughi palestinesi che fuggirono (o i cui genitori e nonni fuggirono) dal progetto di pulizia etnica di Israele che iniziò nel 1948, di parlare delle loro esperienze in tempo per la sessantatreesima commemorazione annuale della Nakba.
NakbaSurvivor.com[2], un’iniziativa multimediale dell’Institute for Middle East Understanding (IMEU[3]) [Istituto per la Comprensione del Medio Oriente] ospita brevi testimonianze personali di profughi e dei loro diretti discendenti.
È stato chiesto ai palestinesi di tutto il mondo di caricare su Twitter testimonianze o contributi video sulle loro storie, utilizzando #NakbaSurvivor[4] come ashtag[5]. I tweet compaiono in un feed[6] live [aggiornamenti istantanei] sul sito web.
Le storie sono profondamente commoventi. Un profugo di seconda generazione parla dei propri nonni giunti a piedi dalla loro casa di Gerusalemme ad Amman, in Giordania; un’altra parla della sua famiglia venuta dai pressi da quella Ramle che è stata poi distrutta, e sostituita da un nome ebraico e da case moderne.
Per caricare la vostra testimonianza video, andate sul sito web NakbaSurvivor e cliccate sul link in cima “Upload your video”.

sabato 14 maggio 2011

Gruppo libico associato ad al-Qaeda incontra funzionari di Obama

Mahmoud Jebril

GRUPPO LIBICO ASSOCIATO AD AL QAEDA INCONTRA FUNZIONARI DI OBAMA[1]

Di Kurt Nimmo
Prison Planet.com
Venerdì 13 maggio 2011
Il capo dell’ufficio esecutivo del Consiglio Nazionale di Transizione, Mahmoud Jebril, si è incontrato con Tom Donilon, consigliere di Obama per la sicurezza nazionale, e con altri dirigenti di alto grado, ha detto la Casa Bianca in una dichiarazione, riferisce Reuters[2] oggi.
È stato riferito che Obama ha firmato una direttiva presidenziale che approva aiuti segreti nelle ultime due o tre settimane, secondo certi funzionari[3].
Jebril col suo compare Ali Essawi e Sarkozy

Jibril è l’auto-nominato, istruito negli Stati Uniti, primo ministro della repubblica libica, una delle due entità artificiali che sostengono di rappresentare il popolo libico. Il suo governo è stato riconosciuto come l’”unico rappresentante legittimo” della Libia da Francia, Portogallo, Regno Unito e Qatar ma, attualmente, il riconoscimento non è stato concesso dalla grande maggioranza degli stati membri delle Nazioni Unite. Jibril condivide la rappresentanza dell’opposizione libica appoggiata dalla NATO con l’elemento della CIA Khalifa Hifter[4].

Orizzonti di boria

Un altro leader dei ribelli, Abdel Hakim Al-Hasidi[5], ha riconosciuto nel marzo scorso che la sua fazione è legata ad al Qaeda. Al-Hasidi ha detto al giornale italiano Il Sole 24Ore che i suoi combattenti “sono patrioti e buoni musulmani, non terroristi”, ma ha aggiunto che “anche i membri di al-Qaeda sono buoni musulmani e stanno combattendo contro l’invasore”.

Al-Hasidi era membro del Libyan Islamic Fighting Group, o LIFG, che nel 1995 e nel 1996 uccise dozzine di soldati libici in attacchi di guerriglia vicino a Derna e a Bengasi. Ha combattuto anche nella guerra della CIA in Afghanistan.
Esponenti del LIFG liberati da Gheddafi nel 2010 dopo la loro promessa di rinunciare alla violenza

Durante il corso del 2007, scrive Webster Tarpley[6], il LIFG si autodefinì riserva di al-Qaeda, per poi successivamente assumere il nome di al-Qaeda nel Maghreb. In conseguenza di questa fusione del 2007, arrivò in Iraq dalla Libia un maggior numero di guerriglieri. Nel 2008, Ayman al-Zawahiri affermò che il Libyan Islamic Fighting Group si era unito ad al-Qaeda.

Jibril ha sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero dare al suo gruppo circa 180 milioni di dollari dai fondi rubati a Muammar Gheddafi quando hanno deciso di invadere il paese sotto copertura umanitaria.

L’incontro segue quello tenuto a Londra tra Mustafa Abdel Jalil[7] e il Primo Ministro inglese David Cameron. Jalil è stato ministro della giustizia di Gheddafi. Oltre a promettere finanziamenti, Cameron ha detto che l’Inghilterra dovrebbe incrementare la propria presenza nella roccaforte dei ribelli creata a Bengasi, dove ora risiedono i diplomatici inglesi.

Il denaro degli Stati Uniti e dell’Inghilterra assicurerà che la cosiddetta opposizione libica rimanga sotto il controllo dell’Occidente e che le entità create in Libia funzionino come stati fantoccio.
Quando Obama era “amico” degli arabi

Oggi, in precedenza, la NATO ha bombardato il bunker di Gheddafi a Tripoli[8] per la seconda volta in una settimana. L’attacco è giunto qualche ora dopo che un Gheddafi con aria di sfida era apparso alla televisione di stato.

2 Commenti a “Davvero Gheddafi è un “dittatore sanguinario”?”

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