Il video preso da youtube, è stato postato anche dal Fatto quotidiano, quella specie di giornale che conosce le più insidiose tecniche di condizionamento mediatico.
Articolo tratto da il giornale.it
Due milioni di italiani intelligenti e fortunati (poco più dell’8% di quelli che avevano la tv accesa) hanno potuto assistere, mercoledì sera in prima serata su Raiuno, alle prove generali di un programma che non andrà mai in onda. Pochi gli spettatori – ragionano i ragionieri di viale Mazzini -, troppo alti i costi, e soprattutto troppi neuroni in libertà. La tv ci vuole stupidi più di quanto noi vogliamo una tv stupida.
Il mio canto libero – questo il vero titolo della più bella prima serata degli ultimi vent’anni – è stata un’esperienza pressoché unica, e suprema, di errori, eruzioni ed eccessi. «Al diavolo la scaletta», come giustamente ha inveito Vittorio Sgarbi mostrando al pubblico come si scardina un palinsesto: perché Il mio canto libero è l’irruzione della libertà dentro la forma, cioè della creatività irrazionale dentro la mediocre razionalità del format – proprio ciò che Sgarbi ha detto, e giustamente, dei suoi maestri: Cossiga, Carmelo Bene, Pasolini, Walter Chiari, Federico Zeri, Arbore, Buster Keaton.
La televisione è un flusso continuo di immagini amorfe: la forma della tv è il senza-forma. È un narcotico che agisce in una doppia direzione: verso chi guarda e verso chi è guardato. Qualsiasi cosa entri in tv, smette di essere reale. Guardiamo quello schermo oramai in ogni senso ultrapiatto con la stessa passione con cui guarderemmo l’oblò di una lavatrice.
L’altra sera, invece, qualcosa è improvvisamente apparso ai nostri occhi, la tv si è inverosimilmente accesa: qualcosa di ruvido, di urticante per i pornografi assuefatti al varietà, al quiz e al reality; qualcosa di sbagliato e d’incongruo pur nella familiarità dell’ambientazione (il grande studio, il palcoscenico, l’orchestra). L’arte è precisamente quella frattura nell’ordine razionale delle cose che ci induce a riflettere o, com’è successo mercoledì, a cambiare canale. La bellezza, come la libertà, prima di tutto fa male, dà fastidio. Soltanto un popolo intellettualmente corrotto come il nostro può scambiare la bellezza per una scatola di cioccolatini.
Tutti gli errori di Sgarbi, tutte le imperfezioni del programma, le sue ingenuità e le sue temerarietà, tutto quanto c’era di sbagliato nel Canto libero è parte integrante della sua perfezione. Dall’informe abbiamo visto sorgere sotto gli occhi dello spettatore – e fra i tanti meriti televisivi di Sgarbi c’è anche quello di aver ridato dignità e senso alla diretta – autentiche perle di assoluta bellezza (come il videopoema I giovani non esistono), involontarie parodie di Saviano (il dipietrista Vulpio contro l’eolico in Puglia), rendiconti personali (Oliviero Toscani e Salemi), introspezioni travestite da people show del pomeriggio (il figlio in studio e il padre in collegamento), omaggi ai «padri» e ai «padrini», discussioni teologiche sul sesso di Dio, parodie musicali spacciate per vere (Morgan, maltrattato e senza voce). E naturalmente, e soprattutto, un continuo, ininterrotto, strepitoso e sfacciato parlare di sé, soltanto di sé, esclusivamente di sé: il Canto libero è il primo programma in cui conduttore, ospite e tema della puntata coincidono. Anche per questo è un capolavoro.
Hanno vinto le capre, e la televisione torna ad essere una lavatrice. Gli esperti diranno che non poteva andare diversamente, e che per esperimenti del genere bisogna andare sul satellite, o in terza serata, o su una rete minuscola. Tutto vero, per carità: ma la grandezza del Canto libero sta proprio nell’aver preso a calci in faccia l’obesità intellettuale della platea televisiva tradizionale. E un’impresa del genere, come dicono gli spot, non ha prezzo.
Il mio canto libero – questo il vero titolo della più bella prima serata degli ultimi vent’anni – è stata un’esperienza pressoché unica, e suprema, di errori, eruzioni ed eccessi. «Al diavolo la scaletta», come giustamente ha inveito Vittorio Sgarbi mostrando al pubblico come si scardina un palinsesto: perché Il mio canto libero è l’irruzione della libertà dentro la forma, cioè della creatività irrazionale dentro la mediocre razionalità del format – proprio ciò che Sgarbi ha detto, e giustamente, dei suoi maestri: Cossiga, Carmelo Bene, Pasolini, Walter Chiari, Federico Zeri, Arbore, Buster Keaton.
La televisione è un flusso continuo di immagini amorfe: la forma della tv è il senza-forma. È un narcotico che agisce in una doppia direzione: verso chi guarda e verso chi è guardato. Qualsiasi cosa entri in tv, smette di essere reale. Guardiamo quello schermo oramai in ogni senso ultrapiatto con la stessa passione con cui guarderemmo l’oblò di una lavatrice.
L’altra sera, invece, qualcosa è improvvisamente apparso ai nostri occhi, la tv si è inverosimilmente accesa: qualcosa di ruvido, di urticante per i pornografi assuefatti al varietà, al quiz e al reality; qualcosa di sbagliato e d’incongruo pur nella familiarità dell’ambientazione (il grande studio, il palcoscenico, l’orchestra). L’arte è precisamente quella frattura nell’ordine razionale delle cose che ci induce a riflettere o, com’è successo mercoledì, a cambiare canale. La bellezza, come la libertà, prima di tutto fa male, dà fastidio. Soltanto un popolo intellettualmente corrotto come il nostro può scambiare la bellezza per una scatola di cioccolatini.
Tutti gli errori di Sgarbi, tutte le imperfezioni del programma, le sue ingenuità e le sue temerarietà, tutto quanto c’era di sbagliato nel Canto libero è parte integrante della sua perfezione. Dall’informe abbiamo visto sorgere sotto gli occhi dello spettatore – e fra i tanti meriti televisivi di Sgarbi c’è anche quello di aver ridato dignità e senso alla diretta – autentiche perle di assoluta bellezza (come il videopoema I giovani non esistono), involontarie parodie di Saviano (il dipietrista Vulpio contro l’eolico in Puglia), rendiconti personali (Oliviero Toscani e Salemi), introspezioni travestite da people show del pomeriggio (il figlio in studio e il padre in collegamento), omaggi ai «padri» e ai «padrini», discussioni teologiche sul sesso di Dio, parodie musicali spacciate per vere (Morgan, maltrattato e senza voce). E naturalmente, e soprattutto, un continuo, ininterrotto, strepitoso e sfacciato parlare di sé, soltanto di sé, esclusivamente di sé: il Canto libero è il primo programma in cui conduttore, ospite e tema della puntata coincidono. Anche per questo è un capolavoro.
Hanno vinto le capre, e la televisione torna ad essere una lavatrice. Gli esperti diranno che non poteva andare diversamente, e che per esperimenti del genere bisogna andare sul satellite, o in terza serata, o su una rete minuscola. Tutto vero, per carità: ma la grandezza del Canto libero sta proprio nell’aver preso a calci in faccia l’obesità intellettuale della platea televisiva tradizionale. E un’impresa del genere, come dicono gli spot, non ha prezzo.
Due milioni di italiani intelligenti e fortunati. Ma la trasmissione era su un canale criptato? Preferisco un’esposizione garbata alla Daverio che un parossistico bombardamento di quella che sarà, per carità, sicuramente cultura ma che si confonde e perde nella frastornante celebrazione dell’io narratore.






























tante cazzate in una sola pagina….
pensavo ci volessero libri interi per scriverle…
Per fortuna sono stata tra quei due milioni di italiani fortunati (intelligente, non so!:-)))
Sgarbi e cultura nella stessa frase è un ossimoro.
Non ho visto la puntata di Sgarbi (nomen omen?), perché il personaggio, a pelle, m’infastidisce. Ma se è vero che ha parlato di Guido Ceronetti, uno dei fondatori dell’Associazione Vegetariana Italiana, c’è da chiedersi quali altri programmi televisivi ne abbiano parlato. Che io sappia, nessuno, mai. Se Sgarbi parla di Ceronetti mi diventa automaticamente simpatico.
A un certo punto un giornalista gli ha chiesto perché Benigni fa ascolti quando recita Dante. Perché è un comico, gli ha risposto Sgarbi. Io avrei detto perché è di Sinistra. Come nel caso di Saviano e Fazio, se le cose vengono dette da Sinistra, risultano più credibili, ma se le dice un fascistaccio collerico come Sgarbi, nessuno gli dà retta.
Qui sta il pericolo, secondo me: il Sistema veicola messaggi, che hanno presa sulla gente, mediante tranquillizzanti compagni, mentre i poco rassicuranti fascisti provocano un effetto sgradevole sui telespettatori. Il problema è che, attraverso il pensiero di Sinistra, si rende attraente il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e tutto ciò che al Sistema fa comodo. Infatti, qualcuno come Nanny Moretti se n’è accorto quando rivolge l’invito a D’Alema & compagni di dire qualcosa di Sinistra. La Sinistra non è morta, ma sta mostrando il suo vero volto di serva degli Illuminati. La Destra non lo aveva mai celato.
Freeanimals (R.D.)
Sono molto d’accordo con la sostanza di quanto da te scritto, l’attuale cosidetta sinistra e’ solo l’altra faccia della medaglia del mondialismo liberista oggi imperante, la cosidetta sinistra col suo volto bonario, colto, suadente e seducente e’ il necessario “olio lubrificante” del sistema, la “sinistra” essendo mediamente piu’ colta riesce a far digerire anche l’indigeribile purche’ sia appunto funzionale alla globalizzazione in atto.
La sinistra maestra nell’arte dell’ipocrisia riesce persino a far credere di essere favorevole all’immigrazione massicia in quanto bisogna essere “accoglienti” ed “aperti”, tutte falsita’ che pero’ fanno presa sulla popolazione italiana che piu’ subisce l’influenza indottrinante dei burocrati della “sinistra”, non e’ un caso che attualmente chi studia nelle scuole pubbliche italiane e’ tendenzialmente di “sinistra”, cio’ e’ il frutto di un’occupazione delle cattedre avvenuto col ’68 nonche’ ovviamente del dominio internazionale degli Stati Uniti (le due cose sono molto piu’ legate di quanto si faccia credere).
Unica cosa sulla quale non sono d’accordo e’ l’aggettivo fascista a Sgarbi, e’ certamente arrogante ed iracondo ma non e’ certamente fascista.
Sono curioso per indole e non ho pregiudizi nei confronti di nessuno (nemmeno di Santoro…), ho visto quindi il programma e vi dico che il programma mi ha deluso, pensavo che Sgarbi volesse “volare piu’ in alto” ed invece ha usato la prima parte della trasmissione per i suoi cavoli personali (sulla scia di Santoro…), poi e’ scivolato sul personale presentandoci il padre ed il figlio facendo assomigliare il programma ad uno di quegli orribili programmi pomeridiani che passano Raiuno e Canala 5.
Ci sono stati pero’ anche momenti interessanti come quando Sgarbi si e’ lanciato in una accurata difese del paesaggio italiano, citando tra l’altro Pasolini e Longanesi, mi e’ piaciuta anche la scenografia e la sigla iniziale.
Pessima invece l’idea della Rai di cambiare nome al programma (si sarebbe dovuto chiamare “Il bene ed il male”) e pessimi anche gli spot pubblicitari con Sgarbi legato.
Peccato perche’ su alcuni temi Sgarbi puo’ essere interessante e peccato anche per la parte colta del centrodestra che si e’ rivelata ancora una volta incapace di proporre cio’ che di buono c’e’ nella cultura di destra o quantomeno non di sinistra.
Ma la rete nazionale per eccellenza dovrebbe diffondere cultura e non seguire le strette leggi dell’audience. Non mi sembra normale che si tengano programmi per decelebrati tipo “Isola dei famosi” mentre venga soppressa come “flop” una trasmissione che tenta di portare un pò di cultura ed intelligenza in prima serata addirittura dopo la sola prima puntata. Personalmente non la ho nemmeno vista perchè quella sera avevo un impegno, ma mi sarebbe piaciuto vedere la puntata successiva. Una volta decisa la messa in onda la Rai mantenga i suoi impegni e la metta in onda, indipendentemente dallo share; solo così sarebbe una vera TV con funzione pubblica, visto che paghiamo un canone. Invece quando c’è poco share le pubblicità nella trasmissione si pagano meno e quindi si decide di sopprimere la cultura: bel modo di fare di questa azienda pubblica, complimenti per la nuova linea della nuova direttrice.
La rai (quasi) e’ in mano a minzolini, ex dirigente fininvest; ed accoti spiegato il xche’ dell’impostazione stile mediaset e della chiusura .
i miei maestri Pasolini, Cossiga? vedo che ha le idee chiare
Mi ritengo una persona intelligente e colta, ma Sgarmi me lo risparmio. Un narcisista di parte che prende per il culo solo chi gli fa comodo.
Pensavo che fosse veramente difficile creare qualcosa di peggio di Repubblica, ma Traraglio e Pataccaro mi hanno davvero sorpreso con il loro Pacco. Complimenti!