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Ecco una soluzione verticale al problema dell”energia derivata dai combustibili fossili: la creazione di petrolio dalla coltura di micro-alghe, attraverso l’addizionamento di acqua e CO2. Si chiama Petrolio Blu (o “bio-petrolio“) ed è stato brevettato da un cementificio di Alicante (Spagna), in collaborazione con un gruppo di ricerca franco-spagnolo (come avevamo già segnalato in passato: leggi qui e qui). Contemporeamente, un progetto di ricerca in Sardegna ha prodotto i medesimi risultati, con lo scopo di poter utilizzare il bio-petrolio come alternativa al petrolio ricavato dalle trivellazioni! Perchè, anzichè dichiarare guerra a stati sovrani e svendere il proprio territorio alle compagnie petrolifere straniere (leggi qui), non fare investimenti produttivi in questa direzione?

Qui sotto propongo il servizio della Tv francese TF1 sulla scoperta, oltre a due articoli che forniscono unlteriori spiegazioni sull’argomento.

 

Clicca qui per scaricare il video sul tuo pc!

Spagna: il petrolio sarà ricavato dalle alghe

Fonte: impressionidallaluna.it

Il centro di ricerca del “petrolio pulito” si estende per quasi 50 chilometri quadrati in una vasta pianura vicino alla città di Alicante accanto ad un cementificio da cui la CO2 viene catturata e trasportata tramite un gasdotto di collegamento verso i tubi di “petrolio blu”.

Il progetto, sviluppato nel corso degli ultimi cinque anni dai ricercatori spagnoli, francesi e dalla Bio Fuel Systems (BFS), è ancora sperimentale ma in un momento in cui le aziende stanno raddoppiando gli sforzi per trovare fonti energetiche alternative, l’idea di riprodurre e accelerare il processo per la creazione di combustibili fossili che ha impiegato milioni di anni, è un’idea molto interessante.

L’ingegnere Eloy Chapuli ha affermato che il loro progetto consiste nel simulare le condizioni che esistevano milioni di anni fa, quando il fitoplancton è stato trasformato in petrolio, in modo tale da creare un petrolio biologico senza aspettare milioni di anni.

Ogni giorno una parte del liquido  altamente concentrato ricavato dalla alghe viene estratto e filtrato per produrre una biomassa che viene trasformata in bio-olio. Il colosso americano ExxonMobil prevede di investire fino a $ 600 milioni nella ricerca sul petrolio prodotto dalle alghe perché soltanto nello stabilimento della Spagna orientale si produrrebbero 1,25 milioni di barili al giorno, quasi quanto l’esportazione giornaliera di petrolio dall’Iraq.

Dobbiamo aspettare dai 5 ai 10 anni di studio per vedere pompe di petrolio ecologico prodotto dalle alghe nelle nostre città. Stando a quanto è scritto sul sito della BFS, ci sono diversi vantaggi nella distribuzione del petrolio pulito: drastica riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, può essere utilizzato su un motore diesel senza modifiche ed infine è biodegradabile. L’unico grande svantaggio è quello di non possedere grandi investitori a livello mondiale ma questo sfortunatamente è il punto debole di tutte le energie alternative.

Il sito della BioFuel Systems.

Sardegna: biopetrolio da alghe e CO2

Fonte: galileonet.it

Spetta alla Sardegna, stavolta, il primato nell’interazione tra imprenditoria e ricerca, con la messa a punto di una tecnologia che sfrutta fonti rinnovabili di energia. L’azienda sarda Biomedical Tissues, infatti, ha recentemente depositato il brevetto europeo sul “Procedimento per la produzione di biopetrolio che prevede l’impiego di CO2″, un sistema che consente di ricavare, dalle alghe unicellulari presenti nei mari e nei fiumi, alcuni biocarburanti come il biodiesel e altri composti destinati all’industria alimentare, biomedicale, cosmetica e zootecnica. Il brevetto è nato da uno studio partito nel 2008 nell’Università di Cagliari; i ricercatori hanno poi coinvolto l’azienda e avviato una collaborazione con il Cnr e il centro di ricerca internazionale Center for Advanced Studies, Research and Development in Sardinia (Crs4).

Il procedimento si basa sull’impiego di microalghe che, utilizzando l’anidride carbonica e la luce del sole, sono in grado di riprodursi velocemente e di creare sottoprodotti oleici convertibili in carburanti biologici. “Si cattura l’anidride carbonica contenuta in fumi di scarico, per esempio di una centrale termoelettrica, e la si veicola in apparecchiature chiamate fotobioreattori, al cui interno sono state isolate delle microalghe che metabolizzano la CO2″, spiega a Galileo Giacomo Cao, docente di Ingegneria Chimica e Ambientale presso l’ateneo sardo e responsabile del gruppo di ricerca che ha messo a punto il processo: “Dalle alghe così trattate è possibile estrarre il biopetrolio, utilizzabile per la produzione di biodiesel, ma anche di vitamine, antiossidanti, antimicrobici e antitumorali”.

Questo brevetto, unico in Italia, ha un duplice obiettivo: produrre combustibili rinnovabili e ridurre l’immissione nell’atmosfera dell’anidride carbonica. I vantaggi, secondo la Biomedical Tissues, saranno anche economici: le microalghe, la cui elevata produttività è garantita dalla loro velocità di crescita e dal loro alto contenuto di olio, possono essere coltivate in zone industriali o aride, senza ‘invadere’ superfici agricole. “Oggi il costo di produzione sarebbe più alto di quello del petrolio. Ma non sarà così in futuro – prevede Cao – quando il prezzo del greggio salirà col contrarsi della sua disponibilità”. E il salto dalla sperimentazione alla produzione industriale potrebbe essere breve: la Biomedical Tissues ha partecipato al bando “Industria 2015 per progetti innovativi nel sequestro della CO2 atmosferica” e, se il progetto sarà approvato, verranno costruiti quattro stabilimenti dimostrativi, di cui uno nel cagliaritano, dove ha sede l’azienda. (a.o.)

Articoli di approfondimento:

http://www.ingegneri-ca.net/informazione/109/info109-b.pdf
http://tuttouno.blogspot.com/2011/02/petrolio-blu-co2-micro-alghe.html
http://www.glollo.com/site/index.php/home/719-risposta-ai-qnuclearistiq

 

5 Commenti a “Petrolio dalle micro-alghe..!”

  • icecube:

    Ancora con il petrolio!?!

    Basta, basta, basta!!!

    Ci sono invenzioni migliori da sfruttare, il petrolio è di per se ormai una idea arcaica, sostituiamolo semmai con tecnologie moderne, internet è piena di idee di cui alcune già funzionali, come ad esempio il reattore nucleare di Rossi e questa non è altro che una delle tante, a me chi dice di salvare il mondo con le fiamme non mi da alcun affidamento.

    • Jacopo Castellini:

      Caro icecube, anch’io credo che il futuro sia nella Free Energy: fusione fredda, corrente alternata, produzione di anti-materia sul modello di Marconi-Clementel. Ma il petrolio (forse) ci servirà ancora fino a quel giorno, xkè è presente in quasi ogni cosa che utilizziamo. Il bio-petrolio mi sembra un buon metodo per ottenerne senza trivellazioni nè accordi con paesi stranieri, incentivando invece la ricerca scientifica, lo sviluppo economico e ri-valorizzando molte aree industriali dismesse che potrebbero servire per la coltivazione delle alghe, oltre che valorizzando la CO2 (che si dimostra tutt’altro che dannosa). In genere, credo che anche il fotovoltaico ed il mini-eolico domestico possano essere utili fonti energetiche di transizione. Per il resto, non credo nella Green Economy, che è un business truffaldino, al pari del nucleare.
      In simpatia.

  • salve,
    l’idea e’ semplicemente meravigliosa.. ma come si chiamano queste alghe? sarebbe davvero bellissimo per il nostro pianeta….

  • Avete notizie per giustificare l’andamento di forte rialzo dei titoli collegati al petrolio verde del 02 gennaio ???

    Grazie

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