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L’utilizzo del radon come premonitore dell’approssimarsi di un evento sismico è ben noto nella comunità scientifica mondiale. L’anomalo aumento di radon misurato da Gioacchino Giuliani, prima del terremoto, non è stato tenuto in alcun conto dalla Protezione Civile e lo stesso Giuliani è stato denunciato per “procurato allarme”. Per
sminuire il significato dei dati prodotti da Giuliani, il Prof. Boschi, nella trasmissione Porta a Porta, afferma con supponenza che anche l’INGV svolge quel tipo di ricerche.. e poiché il suo Istituto non confermava i dati di Giuliani, era implicito che quest’ultimo avesse torto per definizione!! Sta di fatto che le misure di Giuliani hanno trovato riscontro nel tragico terremoto.
_Ma le anomalie di radon possono essere utilizzate in modo deterministico, per prevedere un terremoto? Il radon nel sottosuolo si sprigiona soprattutto per effetto di un processo di trasformazione di particolari rocce in profondità (noto come serpentinizzazione), nel quale si producono gas quali idrogeno e radon. Il radon è molto più facile da misurare rispetto all’idrogeno e quindi lo si utilizza come indicatore di un terremoto. Il picco della concentrazione di radon si verifica alcune ore prima del terremoto; ma questo non succede sempre e quindi non sempre il radon può essere utilizzato come indicatore di un
terremoto. Tutto dipende dalle caratteristiche geologico-strutturali del territorio, per cui quello che si è verificato a L’Aquila, non sarà necessariamente vero per un terremoto che si dovesse verificare in altre parti d’Italia o del mondo. Se non vi sono, per esempio, faglie sismogenetiche profonde che “pescano” laddove si verificano i processi di serpentinizzazione, è molto improbabile che il radon possa essere utilizzato come indicatore di un terremoto. Per l’Aquila la Protezione Civile avrebbe dovuto tenere in doveroso conto i dati di Giuliani, anche in considerazione della presenza di sciami sismici che duravano da tempo nella zona. Pur consapevoli delle difficoltà decisionali della Protezione Civile, non è giusto arroccarsi su posizioni che escludano a priori contributi utili alla “previsione”
di catastrofi che mettano a rischio migliaia di vite umane. La Protezione Civile, dovrebbe “servirsi” di tutte le intelligenze del Paese, senza privilegiare “appartenenze” di alcun tipo. Questo sarebbe il modo migliore per fare l’interesse pubblico.
Prof. Benedetto De Vivo -Ordinario di Geochimica Ambientale – Università di Napoli Federico IIe Adjunct Professor
Virginia Polytechnic Institute & State University Blacksburg, Virginia, USA
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