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di Lino Bottaro

Un bel giorno una conoscente mi chiese € 1.100  dicendomi che era in gravi difficoltà economiche, tanto gravi che le impedivano addirittura di andare al lavoro in auto. Mosso da compassione le diedi il denaro e solo un bel pò più tardi compresi di averlo perduto. I miei risparmi erano finiti in una slot machine.

Compresi così che, quando, guardando le macchinette mangiasoldi nei bar, pensavo che la cosa non mi toccasse, mi sbagliavo di grosso. Lo Stato biscazziere indirettamente rubava il denaro anche a me.

Ho saputo in seguito di persone che si sono giocate le fabbriche e la casa, lo stipendio e i prestiti degli amici.

E’una dipendenza terribile che porta allo sfascio ed alla miseria intere famiglie…

Quando ci chiederemo perchè uno Stato droga i suoi sudditi e  sapremo darci una risposta, solo allora inizieremo a capire il gioco sporco dei politici, iniziando così un cammino di consapevolezza e rivolta.

Se uno Stato non prova pietà per le persone vittime di questa dipendenza, allora abbiamo la certezza di avere uno Stato criminale, contro il cittadino.

Siamo in uno Nazione criminale, governata da politici conniventi con i criminali, che esercita attività criminali di aggressione a popoli stranieri e che si comporta da criminale con i suoi sudditi. Non stupisca tutto ciò visto che anche il nostro presidente Napolitano/americano della Repubblica invoca criminalmente  i bombardamenti contro i libici colpevoli  solo di essere un popolo libero.

L’uomo è un animale sociale. Chi non ha rispetto per l’uomo non può essere più considerato tale. Il termine appropriato per questa persona è: individuo deviato, malato, anormale. Quanti sono in Italia? Non si sentono più le voci dei giusti… a denuciare tale soppruso, ne a difesa dei deboli.

LB

http://veientefurente1.splinder.com/post/20484044/libera-bisca-in-libero-stato-ovvero-la-bisca-di-stato-lusura-di-stato-lo-stato-di-schiavitu

Libera bisca in libero Stato, ovvero la bisca di STATO, l’usura di STATO …….. lo stato di schiavitù.

di Orazio Fergnani

Il gioco d’azzardo consiste nello scommettere denaro o altri beni sul futuro esito di un evento: per tradizione le quote si pagano in contanti, e “fra gentiluomini” il saldo di eventuali debiti deve avvenire entro le 24 ore (in seguito è spiegato il perché).

In genere questo evento può essere un gioco di società come la roulette o l’ordine di arrivo di una gara, come le corse dei cavalli, ma in linea di principio qualsiasi attività che presenti un margine di incertezza si presta a scommesse sul suo risultato finale, e quindi può essere oggetto di gioco d’azzardo. Nella rete (web), il gioco d’azzardo prospera.
In ogni paese europeo che lo permette, in pratica, è gestito dallo Stato il quale appalta a ditte private, dietro pagamento di una forte tassa, l’esclusiva in una certa zona.

Questo perché l’attività di gestione di un casinò o di una agenzia scommesse è estremamente redditizia e si presta a molti traffici illegali, come riciclaggio di denaro sporco, estorsione, usura e altre attività criminali organizzate, rendendo indispensabile un suo stretto controllo. Tuttavia non sempre tali controlli vengono eseguiti in maniera scrupolosa e capillare e quindi molti Stati UE tra cui l’Inghilterra e recentemente anche Spagna e Italia hanno optato per la liberalizzazione del settore, in modo da relegare il controllo della serietà e onestà delle case da gioco al “mercato”.

Ma tutta la gestione dello Stato ormai è mercificata, e la “liberalizzazione” e gestione del gioco d’azzardo ne è la rappresentazione in microcosmo

I giochi d’azzardo dei casinò e i sistemi di quote delle agenzie di scommesse sono organizzati in modo tale da favorire il banco, garantendo alla gestione, per la legge dei grandi numeri, un introito sicuro (meglio dire : inoppugnabilmente certo) e proporzionale al numero dei giocatori e all’entità delle puntate.

Sempre per la legge dei grandi numeri, dall’altra parte del tavolo più a lungo un giocatore gioca, più denaro, in media, perderà. In taluni giochi esistono delle strategie confortate da innegabili basi matematiche, quali il Blackjack

In Italia la legislazione permette il gioco d’azzardo, le scommesse e le lotterie solamente se svolte in modo autorizzato dall’autorità pubblica.
Nell’ordinamento italiano non è possibile adire l’autorità giudiziaria per costringere alcuno a saldare un debito di gioco. Infatti l’art. 1933 c.c. qualifica il debito di gioco come obbligazione naturale: secondo tale disposizione, non compete azione per il pagamento di un debito di gioco o di scommessa, anche se si tratta di un gioco o di una scommessa non proibiti. L’ordinamento italiano si limita dunque ad assicurare al creditore di un debito di gioco la minima protezione accordata ai creditori di obbligazioni naturali: quindi, se il debitore di un debito di gioco decide di non pagare, non è possibile costringerlo per mezzo della legge: ma chi abbia spontaneamente pagato un debito di tale origine senza che il gioco fosse “truccato” la legge non riconosce il diritto di chiedere la restituzione della somma pagata. Vi è una sola eccezione, per la quale l’obbligazione risulta ripetibile (la somma va restituita) ed è il caso nel quale il soggetto che ha pagato risulti incapace.

L’ art. 718 del codice penale punisce con l’ arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore ad Euro 206,00 chiunque tenga un gioco d’azzardo ovvero lo agevoli. L’art. 720 del medesimo codice punisce chi , senza concorrere nel reato ex art. 718 codice penale é colto a partecipare ad un gioco d’azzardo. La nozione di gioco d’azzardo si trae dal disposto dell’art. 720 codice penale :sono giochi d’azzardo quelli in cui ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie. E’ di pacifica evidenza che sono da riguardarsi quali giochi d’azzardo i dadi o la roulette , certamente non aleatoria la vincita ad una partita di scacchi. L’ esercizio abusivo di scommesse sportive é disciplinato dalla legge 13 dicembre 1989 n° 401.
Nell’era multimediale il giocatore d’azzardo cambia faccia: mentre prima era facilmente individuabile, “segregato” nei luoghi a lui deputati, ora chiunque sia in possesso di un computer, di un collegamento a internet e di una carta di credito può essere un giocatore compulsivo. Il gioco on-line è estremamente pericoloso proprio perché, dalla solitudine apparentemente tranquillizzante della propria casa, il giocatore non ha freni, né inibitori né di tipo pratico: ha infatti 24 ore su 24 la possibilità di accedere al gioco senza incorrere nello sguardo giudicante degli altri. e si crea un circolo vizioso in cui il soggetto rimane incastrato, trascurando annichilendo e e distruggendo i rapporti sociali e familiari.

Oggi fra gli altri diabolici “escamotages” di pirateria statale ad esempio il nostro paese e’ invaso da 220 mila ‘macchinette mangiasoldi’ e la cifra e’ in costante aumento.

Il costo di una singola partita per il momento non supera i 50 centesimi e la vincita non supera i 50 euro, ma a partire da fine anno le nuove slot machine passeranno a un euro a partita e a 100 euro di vincita. Queste sono progettate affinché al raggiungimento di 14 mila partite si chiuda un ciclo. Dei 7mila euro incassati, la macchinetta ne deve ‘restituire’ il 75 per cento ai giocatori.

Per comprendere come avviene questa restituzione si prende come unità di misura 4 mila euro. Di questi, 3 mila tornano ai giocatori, mentre dei restanti 1000, il 52 per cento finiscono nelle tasche dello Stato tramite il Preu (prelievo erariale unico) che viene versato ogni 15 giorni, del rimanente, il 4 per cento va al concessionario e il resto viene diviso tra il barista che ‘ospita’ le slot e i noleggiatori.

Tutte le slot machines sono collegate in rete telematica e gestite da 10 concessionari tra cui Lottomatica, la Sisal e la Snai. A monte di tutta la filiera c’e’ la Sogei, la Societa’ del ministero delle finanze da cui dipendono direttamente le Amms (Amministrazioni autonome monopoli di Stato) che controllano a loro volta le 10 concessionarie. Poi ci sono i noleggiatori e infine baristi, tabaccai, ma adesso anche pasticcerie e altri locali pubblici. Fino al 2006 gli introiti maggiori per lo Stato venivano da Lotto ed Enalotto.

A partire dallo scorso anno le slot machine rappresentano la prima fonte (quindi Lotto, Superenalotto, Totocalcio e Gratta e vinci), tanto che nel solo primo trimestre 2007 lo Stato ha già incassato dalle slot machine 750 milioni di euro. Le slot machine sono ormai presenti in oltre l’80 per cento dei locali. E tutti gli indicatori confermano che il fenomeno non e’ destinato ad esaurirsi.

Il fatturato del gioco d’azzardo in Italia è passato dai 12 miliardi di lire del 1994 agli odierni 50 miliardi di euro, portando il nostro paese al secondo posto per volume d’affari dopo gli Stati Uniti. Ma se il gioco aumenta, aumenta la domanda di denaro liquido e dunque anche il ricorso agli usurai. Come le analisi più recenti confermano

Nel suo saggio dedicato al gioco, Huizinga ci ricorda come il gioco sia un’azione libera, conscia di non essere presa sul serio e situata al di fuori della vita consueta ed anche come la civiltà stessa sarebbe nata e sviluppata “nel gioco e come gioco”. In altre parole l’homo oltre che – e forse “prima di” – essere faber è anche ludens e “l’universo del gioco” è distinguibile entro quattro categorie: i giochi di competizione (Agon), di travestimento (Mimicry), di vertigine (Ilinx) e di Alea. È nella dimensione dell’alea, dell’affidarci al destino, di sfidare il caso, che troviamo l’azzardo: una dimensione che ci affascina e che ci spaventa nella sua doppia veste di minaccia o di possibilità.

Giocare d’azzardo contribuisce, come è noto, al bilancio dello Stato. Sebbene – e questo dato paradossale è quanto mai indicativo di quanto sta accadendo oggi in Italia – i dati indichino come parallelamente a un aumento delle spese in gioco da parte degli italiani, gli introiti per lo Stato diminuiscano.

Esistono diverse tipologie di usure, nonostante l’unicità della norma penale di cui all’art. 644 codice penale. Da un lato abbiamo l’usura di minor allarme sociale, quella del cosiddetto strozzino o cravattaro. Si tratta dell’usura di quartiere, di vicinato, di condominio. O ancora, l’usura tra colleghi d’ufficio, tra piccoli commercianti e i loro fornitori. Dall’altro lato si ha invece l’usura della criminalità organizzata, sia esso di stampo mafioso o si tratti delle nuove organizzazioni criminali transnazionali. In questi casi l’usura diventa fenomeno di forte allarme sociale, mezzo di penetrazione e condizionamento dell’economia legale, strumento per il controllo topografico di interi territori e merceologico di interi settori economici.

Volendo fare un cenno alla dimensione del fenomeno in Italia, i dati più recenti ci parlano di un giro d’affari annuo presunto di 30 miliardi di euro. Il 36% circa di detta cifra è gestito dalla criminalità organizzata che opera prevalentemente nel meridione e nel centro Italia. La categoria più colpita dagli usurai è quella dei commercianti, stimati in 150mila vittime.
A causa dell’usura falliscono 40mila circa tra piccole imprese ed artigiani.
Negli ultimi anni si assistite ad un divario tra i bisogni di credito della società e l’offerta del sistema creditizio legale.
La difficoltà di accesso al credito è un fenomeno tristemente sperimentato da molti imprenditori in crisi di liquidità, che non riescono a ottenere finanziamenti legali per la carenza di garanzie.

Anche il gioco d’azzardo presenta diverse categorie dai tradizionali lotto e totocalcio si è passati, in un crescendo, ai vari totogol, superenalotto, gratta e vinci, corse tris, lotterie di ogni genere eccetera, sino all’introduzione delle sale bingo e alle scommesse telematiche.

Le perdite connesse a giochi e scommesse legalizzate sarebbero in aumento del 34% che corrisponderebbero a circa 610 milioni di euro in più rispetto all’anno 2007. I dati sono stati forniti dallo Sportello Antiusura, impegnato nel controllo del fenomeno del gioco d’azzardo.

Per un reale rilancio dell’economia i risparmi degli italiani devono entrare in circolazione nel mercato attraverso canali legali e produttivi e non lasciare che le perdite al gioco diventino prima fonte di entrate nelle casse statali.
Quella del gioco d’azzardo e’ la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim.

L’industria del nulla, l’industria del Male, l’industria degli Infami.
E, se si analizza la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 500 euro a persona.

Del resto, la spesa per il gioco d’azzardo degli italiani e’ aumentata ben del 19,7% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno lordo). Sono stati, infatti, 14,3 i miliardi di euro incassati nel 2000, 18 del 2002, 23,1 nel 2004, 28 nel 2005, e 35,2 miliardi di euro nel 2006, nel 2007 sui 40 miliardi di Euro succhiati dai redditi delle famiglie per giochi d’azzardo legali.

Un aumento complessivo tutto imputabile al raddoppio del fatturato del ‘Gratta e Vinci’ e all’aumento (del 22%) delle ‘macchinette’ (18,8 mld di euro la raccolta del 2007 con 2,2 mld di entrate erariali)!. Ai giocatori va attualmente il 68% della raccolta, con un leggero incremento rispetto all’anno precedente.

L’Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito.
Il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale.
Ma, per spesa pro-capite l’Italia ha il primato mondiale e in Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d’azzardo il 6,5% del proprio reddito. In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia e’ da attribuire a questa ‘dipendenza’. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce piu’ deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di più in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. La popolazione vittima del gioco patologico equivale a 700.000 persone.
Il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese e’ sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche dello Stato.

Non c’è stato anno, infatti, in cui l’esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo pubblico, nel :
1997 vengono la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse;

1999 investitura ufficiale per il Bingo;

2003 spazio in Finanziaria alle Slot machine;

2005 (Finanziaria) la terza giocata del Lotto, le scommesse Big Match, le scommesse on line;

2006 i nuovi corner e punti gioco per le scommesse.

Si e’ passati dalle tre occasioni di gioco autorizzato alla settimana degli inizi del ’90 fra totocalcio, lotto e scommesse ippiche, al 2009 in cui esistono :

A) 15 occasioni di gioco settimanali di totocalcio, lotto, ed ippiche;

B) lotterie istantanee infinite;

C) 242 sale bingo;

D) 250.000 (e più) slot machines;

E) 1.400 sale scommesse;

F) scommesse on line con carte prepagate;

G) Inoltre, con il decreto Bersani, la proposta di giochi e’ aumentata ulteriormente con l’imminente apertura di altri 16.300 nuovi punti in cui e’ possibile giocare d’azzardo.

L’attività degli Sgoverni che si sono avvicendati, o per meglio dire alternati, in questi ultimi diciassette anni è stata tutta, ed esclusivamente tesa a permettere, legittimare, incentivare il gioco d’azzardo.

In aperto, conflittuale, illegittimo, insanabile contrasto con il dettato della sua missione istituzionale, morale, sociale.

Lo Stato ha dato “piena autonomia” all’Amministrazione autonoma monopoli di Stato (Aams) che da un punto di vista aziendale, ha dato “ottimi” risultati aumentando costantemente le entrate da gioco d’azzardo e promuovendosi attraverso ottime campagne di marketing per le quali ha stanziato un budget di 23 milioni di euro anche per l’anno 2007. (e’ tutto dire!!!!!)

La popolazione vittima del gioco patologico in Italia equivale quindi a circa 700.000 persone in ‘età di gioco. Le stesse percentuali che rovinano l’Inghilterra, Spagna, Nuova Zelanda, Canada, Usa.

Tutte le ricerche dimostrano che la maggior quantità di giochi a disposizione, sia come numero che in termini di possibilità di accesso temporale, è direttamente proporzionale ad un aumento del numero di popolazione che perde il controllo del gioco e che diviene giocatore problematico o patologico.

Il gioco, nel nostro Paese, è un business molto redditizio, per lo Stato in primo luogo.

Chi offre gioco d’azzardo non è più il piccolo commerciante che , come accadeva sino ai primi anni ’90, si limita ad aprire il botteghino in strada e ricevitorie per il totocalcio il venerdi’ e sabato, ma grandi multinazionali emanazione diretta delle grandi finanziarie responsabili degli sconquassi economici attuali che si adoperano delinquenzialmente a promuovere attivamente il consumo con una marketing aggressivo, non definito secondo un codice etico ma utilizzando a piene mani conoscenze psicologiche, comunicative e cognitive per guadagnare sempre nuovi segmenti di mercato: giovani, vecchi, donne, famiglie, tutti schiavi delle proprie debolezze e delle multinazionali.

Oggi nelle campagne pubblicitarie per promuovere nuove forme di gioco si impegna un budget di 20 milioni di euro all’anno. E lo Stato non è secondo a nessuno.
Si e’ passati dal gioco degli anni ’70 dove era considerato un ‘disvalore’, da contenere con un giro d’affari di 4 miliardi di euro, per arrivare ai 50 miliardi nel 2008.

Guardacaso, chissà percome e perché, è proprio in concomitanza della crisi fiscale che intorno ai primi anni ’90 lo Stato inizia e costruire la fiscalità attraverso l’azzardo. “Gratta e vinci” e il Superenalotto, costituiscono il primo passo verso questo obiettivo, ma è nel 2003 che si passa da una politica fiscale ad una di promozione economica vera e propria dei giochi: si introduce il Bingo, i punti Snai, etc., etc.,.. Si crea un’organizzazione autonoma dei Monopoli si Stato che si occupa specificamente del gioco d’azzardo. Il gioco d’azzardo oggi si e’ trasformato in un modello di business per attrarre investitori. Spendiamo molto in cifra assoluta più di Germania e Inghilterra. Da noi vengono ad investire da tutto il mondo. E’ il mercato del “Bengodi” per le aziende che mestolano nel torbido, dove c’è spazio per riciclare, per manovre occulte e poco pulite di ogni genere.

Le condizioni non sono variate ma si sono introdotti sempre nuovi luoghi di gioco, in casa, on line, attraverso il cellulare, il digitale terrestre, il computer e il telefono, non c’è più scampo!!!!!

Gli italiani spendono per il gioco d’azzardo la stessa cifra che serve per acquistare autovetture. In media ogni famiglia spreca 2 mila euro all’anno nel gioco d’azzardo. Si tratta di 40 miliardi di euro sottratti ai consumi.

Solo che se si fossero comprate ulteriori due milioni di vetture l’anno si sarebbero potuti far lavorare diverse centinaia di migliaia di operai, meccanici, gommisti, elettrauti, carrozzieri, impiegati, etc., etc.,

Invece la gran parte di quel denaro prende la via dell’esportazione all’estero andando a rimpinguare il ricco bottino delle multinazionali della finanza
Il vero ‘tesoretto’ e’ questo. La sottrazione di denaro ai “consumi” produce una depressione dei livelli di civiltà e decoro, nonché sottrazione esponenziale di massa monetaria e di potere d’acquisto di beni, prodotti e servizi.

I dati dell’ultimora ci confermano il trend in aumento con il poker online +4%,13 miliardi di euro in soli tre mesi ed una crescita di circa il 9% rispetto allo stesso trimestre del 2008, quando gli incassi superarono i 12,055 miliardi, il mercato dei giochi d’azzardo, compresi quelli on-line, solo nel mese di marzo ha incassato oltre 4,55 miliardi di euro, circa 400 milioni in più rispetto al mese di febbraio 2009.

Dagli “apparecchi da intrattenimento” sono arrivati 2,064 miliardi, poi i gratta e vinci, con una raccolta da oltre 800 milioni, quindi scommesse sportive (393 milioni) e il lotto (464 milioni).

Per individuare un comune denominatore di tutta questo lungo escursus, si tratta di giochi praticati tutti per denaro, il cui risultato finale è interamente o quasi interamente aleatorio: quindi, di giochi nei quali la vincita o la perdita dipendono dalle scelte del giocatore …. puntare su un numero piuttosto che su di un altro… e dal verificarsi di taluni eventi ….. lancio di un dado, un giro di roulette…. da esso non controllabili.

La presenza della componente monetaria, accanto a quella aleatoria, ha talvolta incoraggiato, specie nel passato, la formazione di giudizi negativi ed il consolidarsi delle accuse di immoralità nei confronti della pratica dell’azzardo. Un’attività ritenuta inutile e, per di più, divulgatrice di una cultura del denaro facile ed esclusivo appannaggio dei furbi.

Non sarà che lo Stato-biscazziere faccia parte di una più ampia strategia in cui agli interessi del padrone del vapore occorra e faccia comodo una situazione monetaria in costante carenza di moneta circolante e per drenare liquidità sia disposto a qualunque infamità e nefandezza?
Uno sguardo alla situazione del nostro paese alla vigilia della manovra di riorganizzazioneed ampliamento del mercato italiano del gioco d’azzardo rivela uno scenario poco rassicurante.

Sullo sfondo delle preoccupazioni per la crisi del Golfo e i suoi possibili riflessi sul prezzo del petrolio, il decennio 1990-1999 si è aperto all’insegna di un profondo dissesto della finanza pubblica e di forte incertezza economica. La seconda metà del 1992 costituisce, in particolare, uno dei più delicati momenti: l’Italia subisce una crisi valutaria ed è sfiorata da una crisi finanziaria che avrebbe potuto generare notevoli danni economici e sociali. Nel 1993, poi, le note vicende di Tangentopoli travolgono la Presidenza Amato, sconvolgendo le classi dirigenti dei partiti di Governo e riducendo la credibilità della classe politica.

Il 1992 è, tuttavia, ritenuto da molti esperti anche l’anno di svolta delle politiche di finanza pubblica. L’adesione al Trattato di Maastricht diviene il punto di riferimento per una nuova costituzione economica non solo dell’Unione Europea, ma anche dell’Italia stessa, che intraprende la strada del risanamento. L’azione correttiva degli squilibri finanziari prende corpo con tagli alle spese ma anche con un vigoroso aumento delle entrate.

Ma sarà davvero andata così oppure la verità è che i particolare fra il 1992 e 1993, e poi anche negli anni seguenti, in Italia si è combattuta una guerra più o meno sotterranea per il controllo del Potere, dell’economia, e della finanza e da una parte era Cossiga e una larga parte della magistratura e dei servizi segreti, e dall’altra i la grande finanza internazionale, in particolare la Goldman Sachs e Morgan Stanley, i vari Governatori della Banca d’Italia e una grossa parte dei grandi investitori italiani ormai asserviti agli U.S.A. ed all’infida Albione?

Ma per tornare al gioco d’azzardo ….. nel 1998, ad esempio, anno di consacrazione del SuperEnalotto2, sono confluiti nelle casse dello Stato circa 3.820 miliardi di euro (7.397 miliardi di lire), l’1,2 % del totale delle entrate tributarie (pari a 307 miliardi di euro, oltre 594.000 miliardi di lire).

A proposito del SuperEnalotto, vale la pena osservare che il gioco gestito dalla Sisal rappresenta la fonte di maggiori introiti, in termini percentuali, per l’Erario: la percentuale di incasso dello Stato sul totale della spesa è superiore al 50%. Per quanto concerne gli altri giochi, il prelievo statale si aggira, ad esempio, intorno al 30% per Totip, Totosei, Totocalcio e Totogol, è pari al 24% per il Bingo e circa al 7% nel caso delle scommesse ippiche e scommesse sportive.

Occorre avere riguardo, quali effetti negativi, ai molteplici risvolti dannosi – sovente visibili sul lungo periodo – che la pratica dell’azzardo può produrre. Come numerosi studi d’oltreoceano, e non solo, hanno messo in risalto, il gioco d’azzardo patologico, le ripercussioni sui rapporti interpersonali e sulle relazioni familiari, l’eventualità di un indebitamento ed il ricorso a prestiti usurari, la “politossicodipendenza” (che rimanda alle correlazioni che potrebbero esistere fra la pratica del gioco d’azzardo ed il consumo di alcune tipologie di sostanze che generano, in ultima istanza, dipendenza, come alcool e droghe), i disturbi fisici, il disinteresse e le disfunzioni sessuali, il manifestarsi della condotta suicida, l’assenteismo dal luogo di lavoro, il verificarsi di episodi di criminalità comune e l’estensione del raggio di influenza della malavita più o meno organizzata sono tutti esempi di conseguenze inattese che una crescita disordinata del gioco d’azzardo porta inevitabilmente con sé. Si tratta di costi troppi elevati per la nostra società per lasciarci indifferenti, e tali da ridimensionare fortemente l’immagine positiva e vitale del gioco d’azzardo.

Non bisogna, inoltre, dimenticare che molti fra i possibili effetti nocivi sono ancora in fase

di “incubazione” e, forse, meno visibili o percepibili di altri ma, non per questo, meno importanti.

Riferendosi all’imposta sul Lotto, il Conte di Cavour aveva addirittura utilizzato l’espressione “tassa sugl’imbecilli”.

E’ indiscutibile che nel gioco d’azzardo siano presenti notevoli elementi di pericolosità. Ed è per questo che urge un investimento delle istituzioni nell’ambito della prevenzione e del contenimento delle forme inadeguate di gioco,

Le innovazioni che vengono introdotte da un governo, quando cambiano i suoi esponenti, vengono apportate, modificando specifiche leggi, decreti, con emendamenti che consentono di interpretare la Costituzione italiana (ma la Costituzione non va interpretata, va semplicemente applicata, sempre). Così molto spesso, parole e frasi sono rigirate in modo che esprimano principi opposti a quelli che la Costituzione stabilisce.

Anche se l’adesione al “Trattato di Lisbona” porterà la nostra carta fondamentale ad essere un flatus vocis (e i poteri Forti della Grande Finanza ce la stanno mettendo tutta per comprare il consenso al prossimo “ripetuto” referendum in Irlanda) e nonostante ci siano buchi di ogni ordine di legalità in ogni decreto o legge, l’attenzione posta nell’emanazione di nuove normative che legalizzano il gioco d’azzardo definendolo “sport” (siamo arrivati al punto che la depravazione si deve chiamare “sport”), dimostra chiaramente che questioni così remunerative per le tasche dei lenoni di Stato, non sono mai menzionate né adeguatamente denunciate dai media ormai assolutamente inattendibili e inconsiderabili.

Così, a causa di insistenti spost, battages a raffica, metacomunicazione, pubblicità occulta, che definire “antisociali” è puro eufemismo e andrebbero invece etichettati come istigazioni alla perversione generalizzata, sia l’individuo sano sia colui che ha già un’inclinazione per il gioco d’azzardo, senza la benché minima salvaguardia statale, vanno in rovina: molti cittadini sono vittime delle varie approvazione di leggi dello Stato che dovrebbe avere istituzionalmente la funzione di tutelare i cittadini dal gioco e non incentivare e sollecitare il gioco!

Si deve esprimere la totale riprovazione su alcuni punti della nuova legge finanziaria, in particolare sul tema “gioco d’azzardo”. Infatti, se la scorsa finanziaria lo dichiarava legale tramite acrobazie linguistiche, considerandolo “gioco pubblico”, ora la nuova finanziaria, che è manifestamente una elaborazione di quella del compagno Prodi, lo legalizza pienamente paragonandolo ad un concorso ippico!

Nel nuovo disegno di legge, a pagina 21 si legge quanto segue:

« all’articolo 1, comma 287, lettera a)… della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni e » nonché le parole: « nei riguardi di soggetti » sono soppresse;

……………….. omissis …………………….

c) Prodotti di base ippica e dunque sportivi, oggi comprendono videopoker le cui vincite, fino a poco tempo fa, consistevano in buoni d’acquisto erogati dal locale per prodotti da consumarsi dentro il locale stesso. Così i giochi delle bische, che fino a ieri erano esclusivamente clandestine, diventano legali, e insieme con i videopoker, sono diventati “giochi pubblici”, assimilati al parco giochi con l’altalena e lo scivolo per bambini.

d) Significa che i proventi di videopoker e di bische che in uno Stato di Diritto avrebbero dovuto continuare ad essere illegali, vanno in percentuale più alta allo Stato nonché gestore e che il resto dei proventi, prima inesistente, va per il 50% al C.O.N.I. (Comitato Olimpico Nazionale ops… Italiano) e per l’altro 50% alla società U.N.I.R.E. “Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine”.

Che senso ha tutto questo??.

Come se non bastasse, in base ai rapporti della Guardi di Finanza, metà delle macchinette è fuorilegge.

Le macchinette sono omologate e autorizzate dai Monopoli di Stato e si devono adeguare alla legge 326 del 24 novembre 2003. Per quanto riguarda i guadagni, il 75% delle giocate torna ai giocatori, il 13,5% va allo Stato come prelievo erariale, lo 0,3% va ai Monopoli come canone di concessione, lo 0,5% va ai gestori delle reti telematiche, ai proprietari rimane il 10,7% delle giocate che spartiscono con il gestore del locale. Da vero biscazziere lo Stato non investe e non rischia nulla ma il vero guadagno è suo.

Il boom del gioco d’azzardo è legato con formula proporzionale al periodo di crisi economica; più disagio economico c’è, più propensione a cercare soluzioni miracolistiche attraverso le improbabili vincite al gioco d’azzardo ci sarà.

L’approvazione del decreto legge 223/06 ha promosso nuove tipologie di gioco a mezzo Internet, riordinando il sistema di distribuzione dei giochi “a base sportiva” con la costituzione di una rete strutturata di punti vendita, e questo concluderà definitivamente lo sfascio morale e sociale della nostra società.

Tutto questo mentre le Regioni ed i Comuni sono costrette a finanziare corsi sanitari contro la tossicità del gioco d’azzardo legale. Mica male come contraddizioni del sistema!

Infine la ciliegine sulla torta le trionfalistiche e propagandistiche definizioni dello Stato quali:

L’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE: la previsione che con le sale bingo ci sarebbe stata occupazione per 35/40 mila persone smentita ormai dai fatti, le unità occupate a tutt’oggi non superano le 5 mila.

I VANTAGGI PER L’ECONOMIA: lo stato vede nel gioco d’azzardo un mezzo per recuperare spiccioli per risanare la voragine del debito pubblico, ma in realtà ha ottenuto un dirottamento di capitali dai beni di consumo alle scommesse quindi perdita di crescita economica del Paese.

LA RIVITALIZZAZIONE DEI QUARTIERI: l’esperienza degli Stati Uniti ha mostrato che l’apertura di sale gioco nei quartieri ha portato un subitaneo afflusso di capitali e servizi, ma a breve ha generato processi di diffusione della criminalità con conseguente degrado e svalutazione degli immobili delle zone interessate.

LA SOCIALITÀ DEL GIOCO: il gioco è sempre meno un’esperienza sociale, soprattutto nel Bingo le persone che giocano sono bloccate ed isolate davanti alle loro cartelle e nel prossimo futuro lo saranno davanti ai monitor. Il ritmo di questi giochi è incalzante in quanto la velocità è l’elemento chiave per arrivare ad un guadagno.

Tutto assolutamente inventato, insostenibile, spudoratamente falso.

Pura mistificazione e concentrata e scientifica disinformazione.

Insomma, abbiamo privatizzato gli utili del gioco d’azzardo legale, con l’alibi delle entrate, ma abbiamo socializzato i costi a carico di tutta la comunità!. Esplode l’azzardo legale, fiorisce l’azzardo illegale.

A vantaggio di chi?

La criminalità che gestiva il gioco d’azzardo illegale, si inserisce ripulita e giustificata su quello legale. Per cui il mercato del gioco d’azzardo “legale”, alimenta il mercato criminale.

A vantaggio di chi??

Sono infatti in arrivo nuove campagne di comunicazione pubblicitaria, perché spremuto il segmento sociale delle massaie, nonnette, pensionati, giovani, cioè le classi più indigenti e più deboli, ora si vuole arrivare ai ceti benestanti o meno disagiati.

Risanare un buco di bilancio, se si dovesse chiudere con il gioco d’azzardo legale, sarebbe complicato, ma almeno lo Stato eviti la campagne pubblicitarie doppiamente ingannevoli!

Il nostro Paese deve decidere dove vuole andare!

Ogni forma di gioco d’azzardo è moralmente e socialmente insana perché comporta un guadagno a scapito di altri perdenti. L’aspetto morale risiede soprattutto nel fatto che il piacere della vincita è in netto contrasto col dolore dei perdenti.

Fondamentalmente il gioco d’azzardo è la più insana forma di egoismo. La preoccupazione fondamentale è basata sul desiderio di avere un guadagno a scapito della perdita di somme di denaro, più o meno cospicue, che altre persone avranno investito.

Il gioco d’azzardo è profondamente antisociale essendo alimentato dalle scommesse perdute, e la società annualmente paga grossi contributi come conseguenza del gioco d’azzardo: furti, frodi, perdita di giornate lavorative, suicidi, fallimenti, famiglie distrutte.

Il gioco d’azzardo e le altre forme di gioco (lotterie, giochi a premi, ecc.) sono un danno per l’economia perché non producono circuito economico (plusvalore), anzi sottraggono denaro a molte persone per darlo a un singolo individuo o a pochi vincitori, e questo di per sé questo è già altamente diseducativo.

Naturalmente il più grosso guadagno lo realizza chi organizza il gioco, poche Multinazionali, e lo Stato, che con questo aumenta le sue entrate, ridistribuendo però solo una piccola quantità di quanto ricevuto.

Studi effettuati negli Stati Uniti provano che dal 1978 al 1981, ad Atlantic City i crimini si sono triplicati in seguito all’apertura del casinò. Un’indagine, compiuta per scoprire le cause dei crimini commessi dai «colletti bianchi» negli Stati Uniti, ha provato che il 40 per cento dei crimini compiuti da quella categoria aveva origine nel gioco.

Il gioco è improduttivo e dispendioso, il canto della sirena del gioco spinge ad allontanare il concetto del lavoro onesto e del guadagno lecito, sostituendolo con la tentazione del “colpo” vincente alla lotteria o al gioco, che potrebbe cambiare la vita. il che in una società sclerotizzata come quella italiana in cui non ci sono speranze di miglioramento, di emancipazione e di crescita sociale ed economica secondo regole democratiche e meritocratiche, ma soltanto attraverso l’appartenenza alla “gens” o alla “casta sociale” la maggior parte della cittadinanza è di fatto esclusa dalla competizione per la realizzazione di sé, quindi per la massa dei paria non rimane che affidarsi alla aleatorietà del caso e della fortuna, esponendosi così al rischio della dipendenza al gioco e alle sue successive conseguenze.

Ma la domanda da farsi al termine di tutta questa lunga prelusione è ……….

Perché mai lo Stato nel 1992, contravvenendo ai suoi scopi istituzionali primari di difesa del cittadino e della società nel suo insieme improvvisamente deraglia dai retti binari della sua missione e si mette a fare il biscazziere???

Sarà un caso oppure c’è un legame, una concatenazione, fra l’aggressione finanziaria allo Stato scatenata dalle grandi multinazionali della finanza a partire dal 1992 a cominciare dal furto dei 90.000 miliardi “bruciati” ed alla successiva svalutazione del 30 % della Lira da quell’inarrivabile infame di Ciampi ed il cambiamento di atteggiamento dei vari Sgoverni ammorbiditi dalle camionate di dollari che li foraggiavano? E per cui hanno svenduto i gioielli di famiglia, le grandi aziende di Stato, le grandi banche di interesse nazionale, la banca d’Italia, il Demanio dello Stato, i debiti degli italiani, i crediti inesigibili, le cartolarizzazioni, i Comuni, le Province, le regioni, ovviamente tutto con l’ulteriore sconto del 30 % del deprezzamento della Lira, ed adesso gli ultimi stracci per coprire le “pubenda” , gli ultimi spiccioli per tentare la fortuna.

E dove è andata a finire la funzione aggregativa, tutelare, solidale ed etica dello Stato??

Un paio di anni fa ho scritto un articolo inizialmente apparso su” www.gliscomunicati.com” ed ora rintracciabile sul mio blog : “http://veientefurente1.splinder.com” intitolato “Falsi storici, falsi principi, false ideologie, in altre parole la società del falso o se preferite … la falsa società”.

Indagine in cui analizzavo la situazione di discrasia fra la funzione teoriche dello Stato e la sia effettiva messa in pratica, e dove verificavo che quasi tutte le funzioni etiche, positive, dello Stato ormai erano decadute e da tempo abbandonate.

Ma non ero ancora abbastanza cinico e stoico e non avevo ancora maturato la completa consapevolezza che finalmente da qualche tempo mi ha profondamente impregnato.

La consapevolezza tragica e profondamente avvilente che non solo lo Stato ha abbandonato la missione per cui nella notte dei tempi era stato primordialmente istituito, ma addirittura è diventato ormai palesemente agli occhi di tutti l’aguzzino di quasi ogni cittadino e categoria sociale, salvo alcune ristrette caste di privilegiati.

E quindi, fra le tante altre nefandezze di cui si sta da qualche decennio in particolare macchiando lo Stato e le sue Istituzioni, fra cui ovviamente spiccano il Parlamento ed i vari Sgoverni bisogna riscontrare anche le squallide figure del biscazziere e dell’usuraio (per accorgersene basta pagare una multa il giorno dopo la sua scadenza, la si vedrà aumentare del 30% 40% in un batter d’occhio in barba alla legge anti usura.

Oppure basta riflettere su quanto descritto e relazionato in queste pagine e non ci si può meravigliare o sorprendere nel vederlo trasformarsi in Stato biscazziere, per arraffare in questo modo quello che come usuraio non è riuscito ad imbertare.

Una volta ben salassato il “cittadino-pollo” di turno (che sia effettivamente un idiota rifatto non c’è alcun dubbio, l’imbecille di Cavour, non è cambiato quasi niente in centocinquant’anni, ma questo non autorizza nessuno a sottrargli diritti, tutele e servizi dello Stato che gli vanno comunque e sempre riconosciuti) e spolpato per bene i suoi liquidi lo si aspetta al varco e lo si spoglia anche dei suoi ultimi averi pignorandogli e sequestrandogli i beni ed anche la casa.

E’ proprio il caso di dire che non ci hanno lasciato neanche gli occhi per piangere.

Ma i nomi degli infami che hanno sottoscritto queste “leggi” liberticide sono e rimarranno scolpiti a caratteri cubitali ed indelebili nelle menti di tutti oltre che in calce alle loro “leggi” nei repertori e negli albi del Parlamento, e saranno lì quando ci si dovrà ricordare di loro.

Veientefurente alias Orazio Fergnani.

4 Commenti a “Libera bisca in libero Stato bicazziere e “la tassa sugli imbecilli”.”

  • cionko:

    <>

    Pur avendo letto tutto l’interessantissimo articolo, non ho trovato il “perchè” all’affermazione di cui sopra.

    cionko

  • Che lo stato Italiano è sull’orlo del tracollo finanziario non è una novità,per questo ricorre a questi mezzucci per fare cassa. Ma questo non eviterà il default totale. Quando l’italia toccherà il fondo ( molto presto) allora forse gli Italiani si sveglieranno.

  • Chicca:

    Amici miei con bar ed annesse macchinette mangiasoldi.
    Alla mia domanda, di piu’ di due anni fa’, se era stato il caso di lasciarle mettere mi sento rispondere che danno un bel guadagno extra.
    Siccome io sono un martello, casualmente giorni fa’ riprendo il discorso per sentirmi dire: “Meno male che ci sono se no non riuscirei ad affrontare le spese”.
    Non posso fare a meno di pensare che fino a 3 anni fa’ andava bene avanti senza macchinette………………..
    Non mi pare che ci abbiano guadagnato…………

  • Ezio:

    Il titolo necessita di una correzione ortografica “Libera bisca in libero stato biScazziere..”. A parte questa piccola amenità, condivido pienamente il testo : quando il gioco d’azzardo è gestito dallo stato va tutto bene, quando lo fa un privato è fuori legge. Condivido l’affermazione di Cavour e , entro certi limiti , la cosa mi sta bene, il problema nasce quando si superano certi limiti rapportati alle capacità economiche del giocatore. Personalmente fin da piccolo non ho mai giocato a soldi in qualsiasi campo, per me la competizione deve essere limitata a dimostrare la propria bravura e non a incassare denaro, guarda caso in tutti gli sport in cui domina il denaro, calcio,equitazione, ecc. alla fine si scoprono sempre trucchi e fregature.

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