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La prossima fase della crisi sarà il risultato di un sogno cinese.

mondo-euro_dollaro1In effetti, cosa mai potrebbe sognare la Cina, catturata – a sentire Washington – nella trappola del dollaro dei suoi 1400 miliardi di titoli di debito denominati in dollari?

Se ascoltiamo i leader americani e le loro schiere di esperti dei media, la Cina sogna solo di restare prigioniera, ed anche di intensificare la durezza della sua condizione di prigionia acquistando sempre più T-Bond (titoli del debito americano) e dollari.

In realtà, tutti sanno cosa sognano i prigionieri, no?

Sognano di fuggire, naturalmente: di uscire dalla prigione.

LEAP/Europe2020 quindi non dubita (e non dubitiamo neanche noi, NDFC) che Pechino sta ora costantemente cercando di trovare i modi di liberarsi, prima possibile, della montagna di asset “tossici” che sono ora diventati i T-Bond e i dollari. [...]

In qualsiasi racconto di una fuga, i prigionieri non passano il loro tempo annunciando che si stanno preparando ad andarsene. In realtà, al contrario, tendono ad evitare di sollecitare la vigilanza delle loro guardie.

Secondo il team LEAP/Europe2020, la dichiarazione cinese del 24 Marzo, che chiedeva la sostituzione del dollaro con una valuta di riserva internazione, era sia un “saggiare il terreno” sia un avvertimento: un sondaggio per valutare le forze in campo (in particolare all’interno del G20) quando si tratta di spostarsi nell’era post-dollaro, ed un avvertimento costruttivo o distruttivo (in funzione della reazione all’idea precedente) inviato ai vari protagonisti globali.

Un giocatore responsabile (e Pechino è uno di questi) deve inviare segnali silenziosi agli altri giocatori che potrebbero seguirli o aiutarli a pianificare il lavoro (per la definizione di Gioco e Giocatore si veda questo nostro post sul GEAB precedente, NDFC).

La preparazione e l’implementazione di una Grande Fuga richiede la collaborazione di molti partner, e nessuno di quelli che sarebbero stati disponibili a collaborare deve finire nei guai perchè non è stato informato.

In ogni caso, grazie alla saggiatura del terreno da parte della Banca Centrale Cinese, le autorità cinesi hanno la conferma dei seguenti punti:

1. Una buona fetta degli altri membri del G20 è chiaramente favorevole ad un passaggio rapido all’era post-dollaro, in particolare Russia, India, Sudafrica, Argentina, Brasile… dunque Pechino non sarà sola quando avverrà il grande salto.
[...]

I recenti accordi swap chiusi con alcune di queste nazioni sta già mostrando la via in questa direzione. (si vedal’interessante articolo “L’Argentina tradisce il dollaro”sugli accordi cinesi con Argentina ed altri paesi, NDFC)

2. USA e UK hanno rifiutato di considerare qualsiasi mossa nella direzione dell’era post-dollaro [...]

3. L’Europa (eccetto UK) non è in grado di prendere nessuna decisione veramente ferma riguardo al suo vecchio protettore, gli USA.

4. Pechino si sta dedicando ad annunci sempre più chiari e netti, sempre in modo graduale, a volte anche seguiti da vaghe smentite, provenienti da fonti meno importanti, ma che circolano ampiamente e rapidamente grazie ai media finanziari. Sta dunque aumentando la sua libertà di espressione senza danneggiare particolarmente il valore dei T-bonds (i titoli del debito americano) o del dollaro.

Quest’ultimo aspetto è effettivamente la necessità assoluta del governo cinese: evitare in qualunque modo un crollo del valore dei T-Bond e del dollaro prima che sia fuggita dalla trappola del dollaro.

LEAP/Europe2020 ritiene che, nei prossimi mesi, la Cina rivelerà l’esatto significato di queste esigenze; un fine o una necessità?

Se si tratta di un fine, allora Washington, Londra e i media internazionali della finanza hanno ragione: Pechino seguirà i passi di Washington, cercando di aumentare la sua influenza nelle decisioni americane.

Se è una necessità, allora il nostro team ha ragione e i leader cinesi si daranno da fare per vendere i loro T-bond ed i loro dollari al miglior valore possibile, scegliendo il miglior prezzo possibile, evitando di generare scompensi volti a ridurre il valore di questi beni più a lungo possibile.

Tuttavia, in contrasto con la prima opzione, una volta che tutte le possibilità sono finite, i leader cinesi improvvisamente contribuiranno al termine dell’era dollaro, o, più probabilmente, annunceranno seraficamente che, a causa di un insieme di cause di forza maggiore, non potranno più continuare a giocare il ruolo degli stabilizzatori degli squilibri americani.

[...]

Dalla fine del 2008, il governo cinese ha iniziato a disfarsi di 50-100 miliardi di beni denominati in dollari ogni mese. Approfittando dei prezzi bassi (da record) in un ampio insieme di beni utili all’economia cinese (minerali, energia, azioni europee o asiatiche – non americane, questo non è un dettaglio irrilevante), Pechino ha fatto shopping coerentemente con il suo primo bisogno: fare il meglio possibile con i suoi beni denominati in dollari, cioè scambiarli con beni non americani.

(NDFC: si vedano questi articoli a riguardo: crediti in Asia, via libera per 400 imprese cinesi a concludere affari in Asia in Yuan, petrolio e oleodotto russo in Cina in cambio di dollari, e molti altri)

[...]

entro la fine dell’estate del 2009, la Cina si sarà liberata di circa 600 miliardi di beni denominati in dollari, ed avrà evitato di acquistare tra 500 e 1000 miliardi di titoli del debito americano che l’amministrazione Obama avrà emesso per finanziare i suoi stravaganti prestiti.

Il disfarsi dei beni in dollari e i mancati acquisti di T-bond da parte cinese rappresenteranno una mancanza tra 1100 miliardi e 1600 miliardi di dollari di (servire ai) bisogni finanziari americani.

Ben Bernanke sarà costretto a stampare dollari in un (vano) tentativo di prevenire il default della sua nazione. Sapendo che ogni volta che Bernanke dichiara che la Fed acquisterà i suoi stessi Buoni del Tesoro, questi perdono il 10% in un giorno, i leader cinesi troveranno sicuramente accettabile il sacrificio di 400-500 mliardi di dollari.

LEAP/Europe2020 ritiene che, a quel punto, riterranno che hanno fatto il miglior uso possibile dei beni denominati in dollari.

Quindi, preferiranno essere tra coloro che premono il bottone – o tra quelli che non cercheranno di evitarlo.

La seconda fase della Grande Fuga della Cina dal dollaro inizierà, in funzione del comportamento degli altri protagonisti principali.

O lo Yuan prenderà il suo posto come valuta di riserva internazionale insieme all’Euro, allo Yen, al Rublo al Real, oppure inizierà un processo di creazione di una nuova valuta di riserva internazionale basata su un paniere di monete.

Il dollaro sarà fuori dai giochi e il G20 sarà ridotto ad un G18 (senza USA e UK, ma con un Giappone non più in grado di sfuggire alla sfera di influenza cinese)

Diversamente, inizierà il processo di dislocazione geopolitica globale, descritta nel GEAB n. 32 (e nella nostra traduzione, NDFC), basato su blocchi economici, ognuno di loro a scambiare beni nella sua specifica moneta di riserva.
Mentre Tremonti e la Marcegaglia affermano che ormai la crisi è passata, sempre fedeli a rilanciare ogni flebile sussurro della troppo-grande-per-fallire Goldman Sachs (vedremo fino a quando), le Borse rispondono con una netta caduta come non se ne vedevano da un po’. Mentre scriviamo, infatti, Milano perde il 4%.
Oltreoceano, Citigroup prosegue le montagne russe con una perdita del 15% ed un ritorno a 3 dollari per azione.
Ampio risalto viene anche dato dai media alle dichiarazioni iraniane su Israele stato razzista. Ci sarebbe davvero molto daapprofondire a riguardo, ma un post non basterebbe.

Nessuna parola invece sul GEAB Report numero 34, che eppure parla di cose molto interessanti, a partire dal prossimo default degli USA sul loro debito.
Come promesso nel post precedente, eccovi la seconda parte di tre. Se vi siete persi la prima parte, leggetela prima di procedere: racconta quella che sarà la Grande Fuga della Cina dal Dollaro.
L’ipotetico appuntamento (del prossimo G20, NDFC) che hanno scelto per il loro prossimo incontro: a New York il prossimo Settembre, con l’occasione della Assemblea Generale annuale dell’ONU, è decisamente rivelatore.
Non hanno nemmeno concordato su uno specifico (tema dell’) incontro, per paura di dover tenere conto di quanto dichiarato a Londra, e perchè sanno per certo che non possono aggiungere altro a quanto detto a Londra.
All’interno della cornice delle Nazioni Unite, il G20 passerà sotto silenzio.
Inconsciamente, i leader del G20 hanno deciso di radunarsi a New York, a Settembre, al centro della crisi attuale, a pochi isolati da Wall Street e da Ground Zero… molto simbolico!
Il nostro team anticipa che, anzichè imbrigliare il processo della dislocazione geopolitica globale, probabilmente vedreanno i primi caotici passi dell’era post dollaro.
A New York, nel Settembre 2009, i leader del G20, così come tutti i leader che prenderanno parte alla Assemblea generale dell’ONU, saranno solo in grado di riconoscere la gravità della crisi che sta sopraffacendo gli USA, alle prese con povertà sociale (non è una buona notizia quando un cittadino americano su 2 dichiara di essere a due stipendi di distanza dalla bancarotta), violenza urbana e omicidi in crescita, peggioramento della recessione economica (già visibile nelle vie di manhattan)

…senza dubbio si focalizzeranno sul fallimento del piano di Obama di stimolo all’economia, volontariamente preso in ostaggio dai finanzieri di Wall Street, e punteranno ai prestiti del governo fuori controllo sotto gli effetti combinati di aumento della spesa e diminuzione dei redditi da tasse, come descritto in questo report.
Senza dubbio, questa processo riguarderà loro direttamente attraverso la crisi monetaria internazionale indotta dal default americano e dalla crisi del dollaro.

Ci concentreremo ora su quale sarà la forma che prenderà questo default.
[...]

Le 4 più probabili modalità di default USA
Il default americano puo’ prendere diverse forme in funzione di come sarà anticipato dalle autorità americane e dai loro principali creditori.
Abbiamo deciso di concentrarci su 4 di queste modalità, che probabilmente si combineranno tra loro. Le prime due si riferiscono a processi organizzati, mentre le ultime due sono processi caotici.
1) il FMI porta il budget federale sotto la sua ala (come fa sempre) e impone severi tagli di budget (probabilmente sulla spesa militare e sui programmi sociali) – questa è una opzione altamente improbabile a questo livello per ragioni politiche, con un significativo rischio di colpo di stato durante il processo.
2) il dipartimento del Tesoro decide di emettere buoni del Tesoro denominati in Euro, Yuan o Yen anzichè denominati in dollari. Questo è già accaduto (emissioni in Marchi e Yen) su scala minore alla fine degli anni 70, durante una precendente crisi del dollaro (incomparabile con quella attuale) – questa è l’opzione più soft, ma probabilmente insufficiente, perchè la quantità di bond da emettere provocherebbe seri problemi alle nazioni interessate. [...]
3) il valore del dollaro viene improvvisamente dimezzato nei confronti delle altre monete così che il governo americano puo’ finanziare il budget federale ed i suoi titoli in mani straniere con dollari deprezzati – questa opzione creerebbe un parallelo tra Obama e Nixon, anzichè Kennedy. Comunque, questa opzione ha certamente dei sostenitori a Washington perchè potrebbe essere la meno dolorosa in politica interna USA nel breve periodo.
4) a causa delle crescenti difficoltà nel vendere buoni del tesoro all’estero, la Fed deve aumentare il programma TARP, automaticamente avviando la svalutazione del dollaro, in cambio riducendo l’appetito degli investitori per i beni denominati in dollari – questa opzione è già avviata. La domanda è: finirà nel modo qui descritto o una o più delle altre opzioni si materializzeranno prima?
Le prime due opzioni necessitano una comunità internazionale coinvolta e ferma nel suo impegno.
Il G20 non mostra ottimismo a riguardo. Le ultime due, in pratica, consistono nel lasciare che gli eventi seguano il percorso della minore resistenza.
Questo tipo di approccio finisce sempre in disastro, ma è il più facile per tutti in fase iniziale.

Fonte: h.c.italy@hotmail.com

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