Articolo di Luca Bortolotti – spaziomente
Non so voi, ma personalmente sono stanco. Sono stanco del razzismo tanto quanto del buonismo. Sono stanco di ascoltare le infinite paternali politiche, scientifiche e religiose in merito a ciò che è “bene” e ciò che è “male”. 
Sono stanco di sentir condannare da tutti la guerra, le ingiustizie sociali, e di constatare come sembrino comunque non aver mai fine. Sono stanco di veder esplodere ciclicamente qualche scandalo dovuto alla bestialità umana, e sono stanco di veder intorno a me l’opinione pubblica sdegnata, come se quel male e quella cattiveria fossero qualcosa di molto molto lontano da ciò che si annida dentro di noi.
Sono stanco di sentir predicare in un modo e razzolare in un altro. Sono stanco di essere deluso dal genere umano, e sono ancor più stanco di essere deluso da me stesso. Sono stanco, insomma, di credere alle superficiali favole mediatiche e sono stanco di alimentarle con le mie assurde opinioni mentre mi trovo sul lavoro, con gli amici o in famiglia. Ora voglio vederci più chiaro, voglio vedere più in profondità, voglio smascherare le apparenze e capire ciò che si muove al di sotto. Ma come?
Non molto tempo fa mi è capitato di vedere il film The Experiment di Oliver Hirschbiegel, liberamente ispirato da un noto studio simulato sulla psicologia della vita in prigione condotto nel 1971 presso la Stanford University dal dottor Philip Zimbardo. In estrema sintesi, attraverso un annuncio sul giornale furono reclutati e selezionati 24 studenti (intelligenti, coscienziosi, psicologicamente e fisicamente sani, in altre parole, la crema più rappresentativa della nostra società) per prendere parte ad un esperimento sulle dinamiche interpersonali che insorgono all’interno di un ambiente carcerario. La metà di questi studenti furono sorteggiati per assumere le vesti di carcerieri, mentre i restanti impersonificarono i carcerati.
L’esperimento fu ovviamente condotto attraverso una metodologia scientifica strettamente monitorata, con una previsione di durata di due settimane. Il fatto sconcertante è che l’esperimento venne interrotto dopo soli cinque giorni perché le dinamiche emerse sfuggirono completamente di mano: i 12 carcerieri si erano trasformati in un branco di spietati aguzzini, mentre i 12 carcerati mostravano segni evidenti di traumi psichici, depressione, degenerazioni psicosomatiche. Ripeto, in soli 5 giorni! Consiglio vivamente a tutti, oltre la visione del film sopracitato, anche di leggere i dettagli dell’esperimento magistralmente presentati sul sito http://www.prisonexp.org/italian/indexi.htm. È inoltre possibile approfondire ulteriormente l’argomento nel libro L’effetto Lucifero di Zimbardo.
Ma torniamo a noi. L’evidenza di questo esperimento ha permesso di constatare principalmente due fattori. Per prima cosa, ciascuno di noi porta in serbo aspetti cosiddetti bestiali che in certe condizioni “favorevoli” prendono il sopravvento facendosi beffe di ogni moralità (nella storia si possono rintracciare miriadi di esempi del genere, dalle grandi guerre fino alle piccole dinamiche familiari). In secondo luogo, quando una finzione o un gioco – anche razionalmente programmati a priori dai partecipanti – diviene una convenzione intimamente e profondamente accettata e condivisa da tutti, si tramuta a tutti gli effetti nell’unica realtà possibile.
Meditando su questo esperimento, osservando in me stesso e intorno a me, non sono riuscito a frenare una moltitudine di riflessioni, alcune delle quali vorrei qui condividerle con voi. Nel nostro mondo, nel sociale, nella quotidianità, dove si situa il limite tra realtà e finzione? E non poniamoci questa domanda da un punto di vista misticheggiante o filosofico, ma in concreto, terra a terra, quanto ci identifichiamo con le nostre certezze e concezioni esistenziali date per scontate? Quanto improntiamo le nostre scelte vitali sulla base di moralismi stabiliti chissà da chi e chissà quando nel tempo? Quanto ci prendiamo sul serio o prendiamo sul serio ciò che ci capita al punto da soffrire terribilmente (o far soffrire) ogni qual volta le cose non vanno secondo le proprie idee o aspettative?
E ancora, quanto nascondiamo nei recessi di noi stessi impulsi bestiali di chissà quale genere? Fino a che punto si spinge la nostra onestà interiore nel riconoscerli, nell’osservarli senza per questo giudicarli? Quanto desideriamo conoscerli e comprenderli per arginare il rischio di esserne sommersi alla prima condizione facilitante?
Se non ci poniamo una volta per tutte queste domande, se non le sperimentiamo nel quotidiano per metterci in gioco in prima persona, allora stiamo forse ancora – scusate il termine tecnico – “cazzeggiando” con le nostre belle e pompose illusioni, un po’ vittime e un po’ carnefici, un po’ lamentandoci e un po’ lodandoci, ma sempre noiosamente inconsapevoli. L’esperimento di Stanford ha avuto infatti anche il grande pregio di mettere a nudo tutte le possibili classificazioni qualitative sociali; in altre parole, nessun titolo accademico può porre minimamente riparo da una piena identificazione e da un conseguente abbandono agli impulsi bestiali. Come a dire che la coscienza non si può misurare attraverso le informazioni apprese, la cultura acquisita o gli studi conseguiti. Siamo dunque tutti in gioco faccia a faccia con la nostra umanità, a quanto pare ancor mal compresa.
Già, una bella batosta all’ego di chi noi pensa di poter giudicare l’erba del vicino, quando dietro casa non si accorge di dover ancora provvedere ad un campo fitto di rovi e sterpaglia. Chissà, forse, un giorno, potremmo anche trovarci delle rose…?





























Tanto tempo fa’ qualcuno parlava di pagliuzze e di travi negli occhi.
Purtroppo il governo del mondo, di TUTTO il mondo, ha saputo sviare l’attenzione dai massaggi ai messaggeri.
Non siamo piu’ capaci di guardare con occhi aperti e puliti la realta’ per quello che e’, in nome di un falso amore per il bene abbiamo accettato di perdonare e giustificare il male in cambio del sentirci buoni e della convinzione che QUEL MALE non ci appartenga.
La nostra religione poi, con la confessione e l’assoluzione, ha fatto un vero capolavoro: ci ha liberato dal peccato e ci ha reso schiavi del suo potere.
Potere ben accettato da tutti coloro che preferiscono credersi capaci di piccoli e quasi innocenti peccati, e che lasciano i grandi peccati agli altri senza muovere un dito per evitarli.
L’importante e’ la propria coscenza pulita, addirittura nuova, mai usata.
un giorno potremo anche trovarci delle rose…ma anche le rose hanno delle spine !!!!
infatti chi giudica e’ fondamentalmente un primitivo
Siamo animali addomesticati. Questo è quanto, poi la relativizzazione e il contestualizzare o decontestualizzare fa di noi degli esseri dall’intelligenza superiore, assimilabili al regno animale, ma distanti ( nella misura in cui occorre ) molto da essi.
Io trovo nella nostra evoluzione dei grandi benefici, vanificati però dalla nostra natura. Siamo in eterno conflitto, si lo siamo, ma fatichiamo a riconoscerlo. Io dico sempre di osservare i bambini per capire i grandi, osservare anche quanti e quali sforzi bisogna fare per erudirli e isnegnargli le minime regole della nostra società “civile”.. Come ad esempio vestirsi o mettersi le scarpe.
Quando le capacità innate di un essere da poco venuto al mondo gli imporranno di vestirsi, o più in generale di comportarsi come il modello di essere evoluto, democratico e intelligente che cerchiamo di imitare da millenni, quello sarà il momento in cui potremmo definirci “esseri umani” e potremmo finalmente sentirci liberi di provare disgusto per azioni animalesche attuate da nostri simili. Siamo degli animali dalle fattezze umanoidi, non più intelligenti di altri. Pensate che l’evoluzione di un gatto si è fermata laddove la convenienza gli ha suggerito, o meglio non ha ritenuto necessario accelerarla, mentre noi continuiamo a complicarci la vita per poi cercare di risolverla, come dei fessi che sprecano tempo prezioso, annoiati e inutilmente laboriosi..
Non scrivo questo per giustificare una mia ipotetica liberarazione dalle vestigia di un essere evoluto e la conseguente involuzione triviale, ma solo per condividere un mio modo di pensare che ad esempio a me aiuta a distinguere, amplificare la mia sensibilità e a ponderare eventuali sintomi di casi di esplosione “animalesca” sia in me che in chi mi circonda.
Non credo di poter valutare fino in fondo quello che è in effetti incomprensibile, vista la vastità degli scritti e delle riflessioni in merito, però aiuta questo tipo di sincerità secondo me.
Approvo in pieno il tuo commento, siamo degli emeriti fessi (e’ un po’ poco) sprechiamo tutta la vita e la salute x fare soldi, e poi spendiamo soldi x riacquistare la salute….
Sono anni che mi chiedo che senso ha tutto questo?
Siamo l’unica specie animale che fa di tutto, tutti i giorni x rovinarsi l’esistenza e rovinare il mondo in cui vive, lavoriamo 8/10 ore al giorno (noi) x sopravvivere, se lavorassimo 3/4 ore dovremmo sopravvivere cmq.
Passiamo parte della nostra vita a giudicare gli altri, su cosa e’ giusto e sbagliato, sulla base di pareri di terze persone, neanche fosse il nostro parere.
Quante volte ho posto la fatidica domanda: Cosa significa essere normali????? a chi mi diceva: tu non sei normale (meno male).
Le solite risposte: cio’ che fanno tutti,cio’ che ti insegnano a scuola,cio’ che dice la chiesa…. Quando impareremo che quando l’uomo e’ arrivato su questo pianeta, non c’era niente di tutto questo, e perquesto non serve necessariamente x vivere.
E’ proprio x quel motivo che io non riconosco in nessun modo nessun tipo di legge umana, nessuna costituzione,governi,giudici,polizia,religione e stronzate varie.
Per il motivo che sono cose inventate da esseri esattamente come me. ne piu ne meno, e con quale diritto un essere umano deve avere diritto di scegliere su cosa e’ giusto e sbagialto su di un’altro essere umano???
Ognuno dovrebbe vedersela solo con la propria coscienza (naturalmente non facendo male a nessun’altro).
Cmq anch’io sono stufo e schifato di tutta questa ipocrisia che ci circonda.
E agginugo che i primi a denigrarti e non accettare come sei fatto, sono i propri parenti.
Per il momento mi fermo qua’, buona vita a tutti……
Per fortuna il buon Zimbardo è stato previdente e ci suggerisce come riconoscere i contesti in cui opera l’influenza sociale e con quali trucchetti
http://psicologiamarcia.blogspot.com/2011/07/philip-zimbardo-resistere-allinfluenza.html
Nel libro L’effetto Lucifero spiega come possiamo controllare il male che è in noi (Capitolo 16 del libro), in inglese qui
http://www.lucifereffect.com/guide_tenstep.htm
La specie “uomo” ha qualche possibilità di rompere questo circolo vizioso, basta che faccia un atto di volontà…