Fonte: http://effedieffe.com * Giornale 11 Luglio 2011
Suo padre produceva tubi, lui non ha mai prodotto un tubo. La storia del «capitalismo cannibale» di Carlo De Debenedetti, come l’ha definito Marina Berlusconi, è tutta qui: un’esistenza passata a fare soldi per fare soldi per fare soldi per non fare nulla. Nulla di costruttivo, s’intende. Aziende costruite: nessuna. Aziende rilanciate: poche. Aziende distrutte: tante. Dicono che gli imprenditori siano la spina dorsale di un Paese. Per fortuna, allora, che gli imprenditori non sono tutti come l’Ingegnere: altrimenti diventeremmo in un amen paralitici.
Il suo capolavoro resta naturalmente l’Olivetti. Fra il 1985 e il 1996 l’Ingegnere ha bruciato a Ivrea 15.664 miliardi delle vecchie lire. Le azioni crollarono da 21mila all’abisso delle 600, furono persi decine di migliaia di posti di lavoro, l’intero distretto produttivo del Canavese venne raso al suolo, seppellita per sempre una storia industriale d’eccellenza. Alla fine dell’impresa De Benedetti commentò piuttosto compiaciuto: «Missione compiuta». Missione compiuta, ma sicuro. Gli operai lo salutarono con una pièce teatrale. Tema: come si fa a pezzi una fabbrica. In scena l’avevano ribattezzato l’Ingegner De Maledetti.
Eppure all’Ingegner De Maledetti, nonostante i fallimenti, è sempre piaciuto dare lezioni sul senso etico dell’impresa e sulla lotta alla disoccupazione. Che è un po’ come se un macellaio volesse dare lezioni sull’importanza di non uccidere i vitelli. Di disoccupati, infatti, De Benedetti, ne ha sempre creati tanti, di lotta alla disoccupazione poca: nato da una famiglia di piccoli imprenditori, ha fin dalla tenera età preferito il coté finanziario a quello produttivo. Mai amato stare fra le macchine, al massimo fra le macchinazioni: scalate, opa, ardite operazioni di Borsa, alchimie da Piazza Affari. Risultato: ha fatto girare molti denari, s’è arricchito, ha fagocitato tanto. Ma che cosa ha costruito? Gli unici mattoni che lascia alle sue spalle sono gli editoriali di Scalfari.
Anche il suo rapporto con le società è sempre stato da cannibale. Quattro morsi e via. Dalla Fiat se ne andò dopo 4 mesi, dal Banco Ambrosiano dopo 40 giorni. In entrambi i casi se ne uscì con tanti soldi e qualche ombra. Della Olivetti s’è detto. La sua irruzione a Ivrea fu raccontata così: «Un esempio di mancanza di stile che rimarrà memorabile, con l’ondata di terrore aziendale che ne seguì, dissipando repentinamente il patrimonio di lealtà organizzativa costruito in decenni. E ciò avvenne con una rapidità impressionante dopo il licenziamento di decine di dirigenti». Del resto s’è mai visto un raider che si preoccupa della lealtà organizzativa e del futuro dei suoi dirigenti?
Fateci caso: si sa cosa produce la Fiat, si sa cosa produce la Barilla. Che cosa ha prodotto nella sua storia imprenditoriale De Benedetti? Tonnellate di carta (finanziaria). E tonnellate di carta (editoriale) per coprire le carte finanziarie. Ricorderete il 28 marzo ’94: l’ultimo atto del presidente del Consiglio Ciampi, prima di passare la mano a Berlusconi, fu la decisione per il secondo operatore di telefonia mobile italiano. In gara c’erano Fiat-Fininvest e De Benedetti. Naturalmente vinse De Benedetti. «Così come i generali nazisti, con gli americani alle porte, fuggivano bruciando le ultime carte», ha scritto Geronimo, «quella sera il moribondo governo Ciampi fece nascere Omnitel».
Fra l’altro, la documentazione per la gara d’appalto era un malloppo da 1.200 chili, esaminato con insolita e straordinaria rapidità. «Ora l’Ingegnere mostri quello che sa fare», scrissero i giornali. E l’Ingegnere lo dimostrò: infatti poco dopo rivendette Omnitel ai tedeschi della Mannesmann.
Ancora una volta un’operazione perfetta per sé, un po’ meno per il «sistema Paese» di cui si riempie la bocca nei convegni ufficiali. Il prezzo concordato fra Ciampi e De Benedetti per Omnitel fu di 750 miliardi di lire e il pagamento fu rateizzato in 14 anni con rate annuali di 76 miliardi. Ai tedeschi la medesima Omnitel fu venduta invece per 14mila miliardi. Naturalmente senza rateizzazione. Da 750 a 14mila miliardi: il guadagno val bene la svendita all’estero di un patrimonio italiano. Del resto non si può mica chiedere a De Benedetti di amare l’Italia. Al massimo, lui ama la Svizzera, dove infatti ha preso cittadinanza. Dopo tutti i buchi che ha fatto, evidentemente, si è trovato a suo agio con l’emmenthal.
Per finire, anche una delle sue ultime imprese, la M&C Management e Capitali, non ha tradito tutta la storia del capitalismo cannibale di De Benedetti. Fondata nel 2006, aveva il compito di risanare le imprese in difficoltà. La prima impresa in difficoltà che rilevò fu la Domopak: infatti, appena rilevata, l’Ingegnere annunciò il taglio di 190 operai. Scioperi, proteste, blocchi dell’autostrada. Poi di M&C non si seppe più nulla sul piano industriale. Nessuna impresa salvata. In compenso se ne è parlato moltissimo sul piano finanziario: un susseguirsi di operazioni in Borsa, scalate, opa, accordi, annunci di vendita, riacquisti, rilanci a Piazza Affari. Un tourbillon che, come al solito, nulla ha creato, al massimo ha distrutto. O incartato tutti, come con la Domopak. Ma in fondo che importa? È noto che il capitalista cannibale non si preoccupa di lasciare nulla dietro di sé. A parte la scia della propria barca, s’intende.
Mario Giordano





























Morira’ anche lui, come moriremo tutti.
Solo che lui e quelli come lui e’ bene che preghino che “di la’” non ci sia niente.
Se poi e’ addirittura vero che esiste la reincarnazione, allora comincio a ridere gia’ da adesso.
La spazzatura la si puo’ ancora reciclare, mentre per gli inutili e dannosi parassiti come De Benedetti c’e’ solo la speranza che abbandonino questo pianeta il piu’ presto possibile. Il senso di disgusto che provo per quel mezzo uomo e’ davvero indicibile.
Sono un pensionato ex dipendente della “Olivetti e C. Spa” di Ivrea e l’operato del cannibale in questione l’ho visto dal vivo sulla mia pelle. Segnalo innanzitutto la piena collaborazione data al medesimo dall’intera triplice sindacale, personalmente ho sempre avuto la tessera di un sindacato interno definito dalla triplice “sindacato del padrone” ma che ha sempre fatto l’interesse di ogni singolo lavoratore onesto e corretto senza tante fasulle “operazioni di massa”. Quando l’azienda ha incominciato la sua lenta agonia i soliti sindacalisti della triplice hanno fatto una straordinaria carriera aziendale, da operaio a caporeparto ad esempio, quando io , impiegato progettista elettronico ero fuori dall’azienda ho incontrato in città un sindacalista della CGL ancora in fabbrica e gli ho chiesto come mai un’azienda elettronica cacciava i tecnici elettronici ma non i sindacalisti mi ha tolto il saluto. Mi ricordo di un ingegnere elettronico barese (non cito il nome per ovvi motivi) passato alla storia aziendale : come progettista non valeva nulla ma sicuramente aveva altre doti per cui in breve tempo ha assunto il comando di tutti i diversi centri di progetto aziendali e successivamente, io ero già fuori ma un mio amico mi teneva informato di queste cose, ha assunto il comando di tutta l’azienda con uno stipendio annuo, se ricordo bene, di seicento milioni di vecchie lire, anni 90?’, aveva a disposizione l’auto aziendale che al venerdì faceva riempire di benzina dall’autista e tornava a casa con quella in modo che alla domenica i figli avessero l’auto gratis. Comunque quando ha assolto il suo compito (distruzione dell’azienda completata) è stato cacciato anche lui e ha dovuto trovarsi una magra occupazione in una aziendina locale per sbarcare il lunario. Ricordo che un giorno passando occasionalmente in un ufficio della ICO ho visto una ventina di programmatori elettronici pagati con i contributi statali per la ricerca giocare tutti quanti a Tetris con il computer, ne ho parlato con un dirigente di mia conoscenza i quale mi ha risposto : “Lascia stare e non dire nulla se no vai incontro a dei guai !” Nello stabilimento di S. Bernardo di Ivrea hanno tenuto in funzione una “camera bianca” (Locale speciale in cui si dovrebbero assemblare gli hard-disk) per diversi anni al costo di diverse centinaia di millioni di lire senza che dentro vi fosse niente, nè apparecchiature nè ovviamente personale addetto. Successivamente hanno sistemato dentro diverse apparecchiature costossissime e moderne (ho chiesto informazioni al solito amico dirigente il quale mi ha dato la solita risposta di prima) e dopo aver messo la camera in grado di funzionare hanno ROTTAMATO il tutto, camera compresa. Ricordo ancora che un giornale locale servo del potere dava la colpa della distruzione dell’azienda ai soliti dipendenti pelandroni il che in parte poteva sembrare vero in quanto dall’alto si incentivavano i dipendenti a non fare nulla in quanto questi erano quelli che veramente facevano gli interessi dell’ingegnere. Mi ricordo che un giorno che ero fuori di testa a forza di vedere cose pazzesche un mio collaboratore , piu’ anziano di me e adesso purtroppo non è piu’ di questo mondo ( ha fatto un paio di mesi in pensione e poi ha avuto un infarto, ma perchè queste cose non succedono mai ai soliti noti) mi guarda serio e mi fa “Ma non hai ancora capito cosa sta succedendo ?” “Ma cosa devo capire ?’”rispondo io, e lui ” Il padrone vuole vendere il condominio e quindi cerca di svuotarlo di tutti gli abitanti”. La verità mi colpì come una mazzata e rimasi di sasso, in quei giorni vivevo stretto e felice nel mio ambito professionale (progettista elettronico) e quello che succedeva nel mondo esterno non entrava a far parte delle mie conoscenze.
PER HA LAVORATO QUESTO SIGNORE?
PER CHI VUOLE LA DISTRUZIONE
DEL NOSTRO PAESE ECC.??!
Ma questo signore viene dalla tradizione strozzina e usuraia e non dico altro.
In ogni caso quando dice missione compiuta nei riguardi della chiusura di Olivetti di Fatto De Maledetto ha fatto il gioco delle Major Usa in mano ai suoi parenti oltre oceano già che
hanno lo stesso sangue e fanno parte dello stesso popolo maledetto
I massoni internazionalisti si comportano esattamente come De Benedetti… basti ricordare il “grande manager” Tronchetti Provera… o il “grande statista” Romano Prodi… ma la lista si allungherebbe di non poco e mi fermo qui, troppo letame!
Poi si chiedono perché la gente li detesti…
il perché è semplice, non hanno la capacità di essere onesti.
A gente come de maledetti c’è solo di augurargli un fine, da quando nascono a quando finiscono, una vita sul letto a leccarsi le piaghe da decubito. Ed è ancora poco.
Aggiungo una notizia che si aggiunge alla carriera della famiglia De Benedetti
La filiale italiana del Carlyle è diretta da … Marco De Benedetti
La Carlyle Group è una società fondata nel 1987 che svolge l’attività di private equity (l’obiettivo delle società che fanno questo mestiere è quello di acquisire aziende a prezzi di saldo in giro per il mondo per poi rivenderle sul mercato a cifre più alte; queste operazioni riescono molto bene quando gli Stati devono fare le operazioni di “privatizzazione” e cioè devono vendere asset pubblici velocemente per fare cassa, per cui spesso, di fatto, svendono)
E guarda un po’ la combinazione, mentre sulla prima pagina del “Sole 24 Ore” scrivono di quanto non si possa fare a meno delle privatizzazioni arriva la sentenza di condanna del Sig. Silvio Berlusconi, che deve indennizzare la Cir di Carlo De Benedetti per 560 milioni di €. Quando si dice la casualità! Ecco freschi freschi i denari per comprare.
Da padre in figlio.
Oggi abbiamo da Londra altre notizie sulla democrazia inglese che ci impartisce
lezioni attraverso l’Economist, il Guardin.
Pensate alla proprietà di certi giornali esteri e si capiranno le speculazioni finanziarie in Europa.
Il Paladino delle sinistre italiane.
Scusate una domanda…….. ma l’ingegnere (non si sa’ in cosa) non è la tessera numero 1 del PD ?