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Svendita Italia continua ndr

Il deputato Mauro Pili (Pdl) denuncia omissioni e comportamenti poco trasparenti da parte del Governo 
Fonte: Rinascita.eu

La Tirrenia sta ormai per approdare nel porto degli investitori privati. In queste ore dovrebbe essere perfezionato il passaggio della compagnia di navigazione pubblica dalla Fintecna alla Cin. Una cordata di armatori partenopei che ha deciso di acquisire il naviglio di una delle società più importanti nel comparto del cabotaggio. Operazione commerciale che è finita sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust e degli organismi comunitari.
La recente manovra di bilancio ha previsto forti incentivazioni per la svendita del patrimonio pubblico. Quello che riguarda il vettore marittimo potrebbe essere il primo capitolo di una lunga e travagliata storia. La trama non promette nulla di buono. Per il momento, l’unica ad essersi messa di traverso è la Regione Sardegna. Il governatore Ugo Cappellacci teme infatti che il nuovo corso dei trasporti via mare finirà per penalizzare i sardi. Una paura più che giustificata. L’aumento delle tariffe operato dai vettori privati, totalmente slegato dalle normali dinamiche di mercato, ha già causato diversi danni all’economia isolana. Fenomeno che si è cercato di contrastare con il varo della cosiddetta “flotta sarda”. Da circa un mese, tramite la controllata Saremar, l’amministrazione regionale sta operando lungo le rotte che collegano la Sardegna con il Continente. Una decisione che ha mandato su tutte le furie gli azionisti della Compagnia italiana di navigazione e la Confitarma. Imprenditori intimoriti dall’eccessivo protagonismo del pubblico che sono stati costretti a rivedere al ribasso i propri listini. La vicenda è stata arricchita da un nuovo colpo di scena. Il deputato del Pdl Mauro Pili ha denunciato come la Camera sia stata totalmente esautorata dalle sue prerogative.
Un comportamento molto grave che lo ha spinto a chiedere il blocco immediato della vendita di Tirrenia. “Il Parlamento – spiega l’ex governatore sardo – aveva su mia proposta, all’unanimità, chiesto l’introduzione della tariffa unica per residenti e non residenti. Da mesi chiedevo la trasmissione ufficiale alle Camere delle convenzioni allegate al contratto di vendita senza ottenere nessuna risposta. Ora che si è in procinto di firmare tale atto di vendita sento il dovere istituzionale, politico e morale di chiedere al Governo di fermarsi”.
Secondo la denuncia del parlamentare azzurro, il ministero dei Trasporti avrebbe deciso di portare avanti la trattativa senza curarsi troppo del voto espresso a Montecitorio. Una condotta utile per nascondere dettagli poco chiari e per mandare in soffitta la trasparenza con cui si dovrebbe gestire la res publica. “La convenzione di cui informalmente sono venuto in possesso è l’esatto contrario di un contratto di servizio pubblico e rappresenta un grave e lesivo atto contro il diritto alla mobilità non solo di un intero popolo ma di un intero territorio regionale”.
Il giornalista eletto nelle liste del Pdl ha spiegato come gli allegati al contratto di vendita celino clausole vessatorie e penalizzazioni gravissime. Si vorrebbero costringere i sardi a pagare un prezzo superiore rispetto ai residenti nelle altre regioni italiane. Un assurdo giuridico che evidenzia quale sia la concezione di continuità territoriale che l’Esecutivo intende mettere in pratica. Pili considera poi “molto grave” l’omesso controllo da parte dello Stato: “Coloro che avevano il compito di scrivere, imporre e controllare le regole lo abbia fatto omettendo le più elementari norme giuridiche nazionali e comunitarie”. Rimane comunque gravissimo che Palazzo Chigi si sia permesso di andare avanti nelle trattative senza considerare quanto espresso dalla Camera e dal Senato. Un capitolo buio della storia industriale italiana che rischia di assurgere a copione per la gestione delle prossime cessioni. Anche nel più piccolo dei Comuni italiani quando si rende necessario disporre del patrimonio pubblico è obbligatorio interpellare il Consiglio. I “liberalizzatori” hanno deciso di considerare pletorico il voto parlamentare. Si spera che altri deputati e senatori prendano coscienza di questo delitto.

2 Commenti a “Tirrenia: ignorato il voto parlamentare sulla cessione”

  • Chicca:

    Ma non si puo’ sollevare il governo dal suo incarico?
    Gli altri lavoratori si possono licenziare per giusta causa.
    Mi pare che una tale scelta, visto il comportamento del governo, sia piu’ che legittima.

  • Forse questo spiega perché dallo scorso anno ad oggi i prezzi della Moby lines, Sardinia Ferris, Snav sono triplicati. Nessuno oramai può più contrastarli hanno fatto cartello.

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