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Conformemente al piano di salvataggio predisposto per la Grecia il popolo francese sborserà 15 miliardi di eur

di: Sebastiano Caputo
s.caputo@rinascita.eu

“Tutti a terra, mani in alto!”, questo è il ritornello del liberal-liberalismo eurocratico e dei suoi strozzini che rapinano e privatizzano, mentre Bruxelles fa da “palo” vendendo slogan di solidarietà. Tutte menzogne, l’Europa e i suoi Stati-nazione sono in vendita, si ruba ai poveri per dare ai ricchi, l’esempio eclatante è quello della Grecia costretta a vendere il Partenone e le sue isole. In cambio un “piano Marshall europeo”, elaborato dall’asse carolingio, grande protagonista giovedì al vertice: Angela Merkel premeva su un piano di salvataggio fondato sulla partecipazione prioritaria delle banche esposte nell’economia e nel mercato greco, mentre Nicolas Sarkozy invitava gli Stati, vale a dire il settore pubblico a risolvere la situazione catastrofica. L’accordo, che ha conciliato la “scuola di pensiero” francese e tedesca si è tradotto in un finanziamento pubblico di 109 miliardi di euro, che può facilmente arrivare a 158 miliardi, poiché presumibilmente il settore privato parteciperà all’operazione. Il versamento è stato attivato dall’Unione Europea con la complicità del Fondo Monetario Internazionale, che tuttavia non ha ancora dichiarato la cifra da erogare, mentre gli interessi saranno “ridotti” dal 4,5% al 3,5% in modo tale da alleggerire la fattura, rilanciare gli investimenti, dare ossigeno al mercato ellenico.


Il cataclisma perdurerà, anzi si espanderà, e a tremare adesso è l’esagono; ad annunciarlo è stato il premier francese François Fillon venerdì a Matignon in un incontro con i presidenti di Camera e Senato, il quale ha affermato che “Il piano di salvataggio della Grecia costerà alla Francia 15 miliardi di euro”. Ha spiegato che l’aiuto non colpirà direttamente le famiglie, bensì sarà indiretto dato che il Paese premerà sull’incremento del debito pubblico fino al 2014. Un deficit pubblico che al momento è all’85% del PIB, vale a dire 1646 miliardi di euro, ma che è cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni, e che con il caos dell’eurozona tenderà ad aumentare ancor di più. L’Eliseo che aveva garantito di mantenere il suo debito inferiore al 3% nel 2013, deve adesso fare i conti con un piccolo piano di austerità. Fillon ha tentato di tranquillizzare i galli, insistendo sul fatto che i 15 miliardi di euro non peseranno sul loro patrimonio né sui loro salari.
Probabilmente a breve termine le imposte non saranno aumentate, tuttavia se il debito pubblico francese continuerà ad estendersi (più velocemente con il “piano Marshall”), le famiglie vedranno a lungo termine la stretta tentacolare del fisco, poiché prima o poi il debito pubblico andrà risanato. I membri del Partito socialista, Martine Aubry e François Hollande, nonché candidati per le elezioni presidenziali del prossimo anno, hanno espresso solidarietà verso i greci accusando però Bruxelles di superficialità e insufficienza negli aiuti. La loro proposta risiede nel costruire un governo dell’euro solido che possa evitare svirgolate di questo genere. Più Unione Europea, e più euro insomma.
Soddisfatti e ottimisti si sono invece detti i ministri appartenenti al governo Sarkozy, i quali hanno spiegato che la manovra franco-tedesca riuscirà a salvare l’euro…e la Grecia. Forti invece le critiche di Marine Le Pen nel suo comunicato esposto sul sito del Front National: ha condannato “la casta europea che vuole salvare l’euro ad ogni costo, moneta divenuta sinonimo di indebitamento, disoccupazione e precarietà. 109 miliardi, ha spiegato, iniettati in un pozzo (il debito greco) senza fondo; 109 miliardi che non salveranno l’Eurozona, ne il Paese ellenico, poiché non è la prima volta che si effettuano versamenti di questo tipo”. Ha infine invitato i giornali e le trasmissioni francesi ad aprire un grande dibattito sull’uscita dall’euro, affinché si possa effettuare uno smantellamento della moneta unica in maniera responsabile e programmata di tutti i Paesi membri.
L’eurocrazia procede verso il crepuscolo della sua esistenza. Se questi 160 miliardi di euro non ridurranno le preoccupazioni di Atene e degli altri Stati sottomessi al regime di austerità, a rivoltarsi non saranno soltanto italiani, portoghesi, greci o irlandesi, ma saranno anche francesi e tedeschi, lacrimanti nel vedere la rapina a mano armata dei loro dirigenti e speculatori.

2 Commenti a “Gli eurocrati rapinano anche Parigi”

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