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Fonte: ilCambiamento * 25 Luglio 2011

Dopo il disastro del Golfo del Messico, è adesso la Cina che si trova a fare i conti con una marea nera. Il 15 luglio scorso infatti, mentre una petroliera stava depositando il suo carico, due oleodotti della compagnia petrolifera statale sono esplosi nella città portuale di Dalian, nel nord-est del Paese provocando un preoccupante sversamento di petrolio. È già stata aperta un’inchiesta per stabilire le cause dell’incidente.

L’incendio che si è scatenato in seguito all’esplosione è stato spento soltanto dopo 15 ore. Se le fiamme sono state domate, il petrolio invece continua a fuoriuscire e ad inquinare il Mar Giallo, dove si è formata una macchia di 180 chilometri quadrati. Il governo cinese è ora impegnato in particolare per far sì che il greggio non raggiunga le acque internazionali.

Le autorità cinesi hanno lanciato un’operazione di bonifica d’urgenza condotta da decine di imbarcazioni specializzate nel recupero di petrolio. Anche un migliaio di pescherecci hanno ricevuto l’ordine di prendere parte all’operazione. Le operazioni di bonifica, secondo le autorità, dovrebbero durare una decina di giorni.

Greenpeace che ha inviato sul posto una missione esplorativa ha scattato alcune foto che mostrano alcuni degli operai immersi nel petrolio, mentre tentano di fissare una pompa subacquea durante le operazioni di pulizia. Uno di loro è stato interamente sommerso dal petrolio ma sono riusciti a metterlo in salvo.

“Il petrolio è una maledetta sciagura di cui dobbiamo liberarci. Ora è presto per una valutazione completa del danno – afferma Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace – ma una cosa è certa: è praticamente impossibile riuscire a ripulire completamente l’area colpita da uno sversamento di petrolio! Il danno causato da questi disastri è duraturo e alcuni effetti possono essere praticamente irreversibili’”.

L’associazione chiede dunque al governo cinese e alla compagnia responsabile dell’impianto (la società pubblica China National Petroleum) di realizzare una valutazione completa degli impatti ambientali del disastro e di intervenire in modo deciso per minimizzare le conseguenze.

Secondo Greenpeace il disastro ecologico nel Golfo del Messico e quello nel Golfo di Dalian testimoniano in modo sempre più evidente che è insostenibile costruire il nostro sviluppo economico sui combustibili fossili.

“Per evitare definitivamente gli impatti che questi incidenti possono avere sull’ambiente e sulla salute umana – ha spiegato Monti – è necessario riformare il sistema energetico, puntando sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili. È ora di liberarci dalla dipendenza da fonti sporche e pericolose come il petrolio, il carbone o il nucleare”.

A.P.

2 Commenti a “Disastri ecologici: in Cina un’altra marea nera”

  • rick:

    blob … blub … burp … blob … blub … burp … blob … blub … burp

    • dl31:

      anche nel mediterraneo faremo la stessa fine presto !!!!!!!!
      mi sa che questi ora vogliono fare i mega-pozzi di petrolio all’aperto….in maniera tale che sara piu facile fare guadagni !!!!!!!

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