“Questi ultimi cento anni di storia sono stati caratterizzati da una crescita esponenziale della violenza, della profanazione, della paura e della crudeltà”.
Un escalation sistematica dell’orrore che non ha eguali nella storia dell’umanità. Due guerre mondiali, il nazifascismo e la bomba atomica, sono state le prove tecniche che hanno anticipato il debutto, della più inimmaginabile tragedia umana che, nel liberismo relativista, incarna quint’essenza del maligno al potere. In questa guerra al massacro le armi tradizionali di un tempo (spade, alabarde, balestre, archi, frecce, catapulte e olio bollente) sono state bandite per sempre, a favore delle più moderne, funzionali e intelligenti, di distruzione di massa. Frutto insperato dello sforzo congiunto di autorevoli scienziati, studiosi e ricercatori che, nell’efficacia delle loro “scoperte” si sono garantiti l’esclusiva e la protezione del potere economico, politico e mediatico.
E’ evidente che ogni parallelo con il passato è a dir poco imbarazzante e volutamente miope. Ogni tentativo di azzardare un corrispettivo fra ieri e oggi, è sinonimo di ignoranza, ipocrisia, inconsapevolezza e disonestà intellettuale.
Questi due mondi, sono opposti e contrapposti. Nulla li accomuna e ogni possibile affinità addotta, è un esercizio di mistificazione. Uno è il bene e l’altro il male. Uno è la vita e l’altro la morte – un mondo biofilo e l’altro necrofilo.
Definirli, diversi, sarebbe un’ingenuità imperdonabile. La diversità prescinde da ogni omologazione, per attestarsi come valore imprescindibile della condizione umana e di ogni altra forma di vita. Anche parlare di due mondi, è improprio e inesatto. Prima della rivoluzione industriale esisteva una realtà che definiva il mondo in ogni suo aspetto, regole, valori e principi etici, imperituri e non opinabili – oggi questo mondo si è spento per sempre, per trasfigurare in un inconscio vuoto permeato di nulla e di relativismo: “un non mondo”.
Per tanto, sostenere la fottuta tesi dell’eterna e inevitabile “necessità” del male, attestandola come fattore fisiologico (al fine di giustificare le aberrazioni e nefandezze di questo secolo), sarebbe come affermare che le spade delle legioni romane uccidevano al pari di una bomba intelligente, al fosforo o nucleare – che le cadute da cavallo (mezzi di trasporto di un tempo), le potremmo serenamente paragonare (per numero e conseguenze), agli incidenti stradali che, giornalmente, si consumano sulle nostre strade e autostrade. Che, il tasso di sostanze, tossiche inquinanti e mortali, disperse nelle acque di fiumi, laghi, mari e falde acquifere e sul territorio, non è un novità di oggi – che l’aria delle nostre città è la stessa di sempre – che la sistematica estinzione di specie animale e vegetali è un fattore fisiologico, endemico alle ragioni della natura stessa.
In verità, non sappiamo più distinguere il male dal maligno, la libertà dalla licenza, la furbizia dall’intelligenza, la verità dalla menzogna e il progresso dalla catastrofe ambientale.
Questa nostra è la peggiore delle schiavitù. Siamo prigionieri, costretti dentro l’invisibile gabbia dell’omologazione e di un persistente disagio psichico/esistenziale, oppressi dalla dittatura di una libertà effimera e dall’illusione indotta dal Sistema Relativista di considerarci tali. Ogni altro aggettivo che potremmo affiancare al termine “relativismo”, con l’intento di rafforzarne il significato etimologico, in realtà, lo mortifica, essendo lo stesso (il relativismo) una condizione fuori da ogni oggettiva comprensione umana e più terribile auspicio.
Di fatto, dentro di noi, non vibra alcuna corda e ogni moto di mare si è azzerato, schiacciato dall’appiattimento verso il basso di ogni nostro personalismo, giudizio critico e gesto rivoluzionario.
Neppure sotto il peggiore regime comunista massimalista, era mai stata prodotta una tale massificazione delle coscienze e, una così alta, percezione della paura, in tutte le sue forme psicopatiche, ipocondriache, di densità e di contaminazioni!
Gli individui androidizzati delle società occidentali, interpretano la conoscenza del passato, come incapace di attingere a una realtà oggettiva e assoluta. Affermo questo sulla base di un’attenta e disincantata osservazione dei loro atteggiamenti, ragionamenti, convincimenti e, in fine, analizzando gli effetti delle loro scelte sulla realtà presente.
Oggi, nelle democrazie consumistiche, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti, che chiamare le nostre società, civili, è un ossimoro. L’ossimoro, partorito in quantità industriale dal moderno Sistema liberticida, è il germe malefico del relativismo.
Per tanto, la locuzione “certezza scientifica”, descrive con efficacia il contrasto logico di una tale affermazione, codificandola, a buon diritto, fra la sconfinata categoria dei moderni e catastrofici ossimori.
Il “moderno” relativismo etico è il risultato di una completa mancanza di volontà, risultato di un’inettitudine fisica e morale tale, da avere azzerato ogni parametro di riferimento critico e di comparazione. Il falso, è un fondamentale del relativismo e fratello gemello dell’ossimoro. I due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il più crudele e spaventevole dei nazismi.
Oggi, la bugia, trionfa nelle società moderne e democratiche, come una nuova e rivoluzionaria, regola relazionale. Menzogna e relativismo camminano a braccetto, lungo il viale della fine, e niente e nessuno potrà contrastare l’inevitabile.
La pubblicità, mente in maniera sfacciata, e più mente, più vende. Allo stesso modo, la politica -noncurante dei reali, bisogni della gente – promette tutto ciò che non potrà mai, e non vorrà mai mantenere. La menzogna paga, e tutti mentono, in barba a ogni buon senso, regola e dovere . Primo comandamento: “ Affinare la menzogna affinché sembri una verità”.
Relativismo, dunque, significa venire a patti con le proprie debolezze e dipendenze, a fronte di una paura incontrollata.
Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo perverso le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto.
Se l’uomo di quest’epoca insensata, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione, la sua schiavitù in libertà e la menzogna, in verità, presto, il vortice del relativismo, lo risucchierà per l’eternità, dentro un vuoto senza fine.
Gianni Tirelli
































il minuscolo uomo è sempre stato così anche 4000 anni fa, la colpa dell’accelerazione verso il baratro di questi anni, la si deve trovare nella globalizzazione, ampiamente voluta dai vertici della piramide e fatta ingoiare al resto della mandria tutto perché il bacino di pescaggio era diventato troppo stretto per loro, non riuscivano più ad accontentarsi delle tasse raccolte nei paesi d’origine, per questo mentre ci propinavano la fregatura della globalizzazione, sottobanco rinforzavano le agenzie borsistiche dei vari paesi, ricordo la loro propaganda : le aziende potranno andare a produrre dove la mano d’opera costa meno e di questo ne beneficeremo tutti perché i prodotti finiti costeranno meno, il popolo bue era già contento così, perché solo il pensiero che a lavorare a bassi stipendi fossero gli altri gli bastava, non avrebbe mai intuito che dopo si sarebbe ritrovato con la scritta disoccupato o cocooo nella migliore ipotesi. Quindi i vertici della piramide ( spero tanto nel loro trapasso al più presto, ed un veloce risveglio globale ) sono riusciti ad allargare e allungare i tentacoli su tutto il pianeta anche perchè il popolo bue non è immune al vizio, il brutto vizio di coltivare il culto del dio denaro.
Perfettamente d’accordo con te Gianni, siamo al giro di boa, possiamo decidere di tornare in dietro e vincere, oppure andare a sbattere sulla scogliera….
Salve Gianni, sono d’accordo, questo suo denso post mi porta a collegare la questione che il “relativismo”, ovvero lo sdoganamento di ogni atto, nn più inquadrabile in un etica comune e sovrana, credo si possa inquadrare nelle linee di pensiero sviluppatesi dall’illuminismo in poi.
In quella allora grande rivoluzione concettuale dove il relativo ed il riscontro logico personale sconfiggono l’assolutismo che tanti danni aveva fatto, considerando che però da questa mossa prendono piede in segreto le società massoniche moderne, che nell’ombra invece hanno continuato e sviluppato le loro idee magiche ed esoteriche sulla realtà, avendo a comodo che nella società visibile si sviluppasse la logica il relativismo ed il raziocinio con tutti i loro limiti di comprensione, strumenti che invece hanno giocato a favore per la loro invisibile affermazione di potere nella società occidentale. ovvero lasciando illudere i pensatori alla luce del sole del popolo, di essere liberi di decidere, capire e relativizzare, quando invece la facciata illusoria di questi concetti è servita soltanto ad una capillare dicotomica divisione del bene e del male, consolidando di fatto il dominio psichico e di condizionamento delle menti.
penso che scriverò un post dal titolo “ILLUMINISMO INVOLONTARIA RADICE DI TUTTI I MALI ATTUALI (la grande presa per il culo)” pensa che ci possa essere del vero in questa affermazione? Saluti
perfetto Watcher!, felice di leggerti! A questo punto la risposta la puoi ricavare da un mio articolo sempre pubblicato su Stampa Libera “L’ILLUSIONE DEL MITO DELLA RAGIONE” del 29 marzo 201,1 leggendo il quale potrai trarre ulteriori spunti (nel bene o nel male) per il tuo prossimo post “ILLUMINISMO: INVOLONTARIA RADICE DI TUTTI I MALI ATTUALI”. Un abbraccio!
@ Garby – la globalizzazione non é che l’ultimo tragico atto di una brutta storia innescata con la rivoluzione industriale quando il moderno modello di umanità ha pensato di potere riconvertire la filosofia in numeri, l’intelligenza in furbizia, la libertà in licenza e la ragione in mero opportunismo, e sotto l’impressionante spinta di un tale delirio di onnipotenza ha ridotto in macerie quell’impianto etico da sempre connaturato nell’uomo che evitava perverse forme di degenerazione della coscienza individuale e collettiva, monitorandone gli squilibri e ristabilendone la naturale l’armonia. La fine é prossima e auspicabile!!
Gianni condivido come sempre il tuo messaggio di fondo ma come sempre non condivido la tua visione di un passato migliore ante rivoluzione industriale … l’illuminismo è solo una nuova invenzione di chi gestisce il potere da un bel pò di tempo … prima della rivoluzione industriale i massacri ci sono sempre stati (maya aztechi inquisizione etc) e forse le cose nell’antico passato non erano diverse da quelle attuali (ha mai sentito parlare di Mohenjo Daro) … ritengo in ogni caso sbagliato parlare per dogmi e certezze.
Per finire il regime comunista dei khmer rossi era molto peggio anche della nostra attuale disgraziata società … alla fine giudicare non fa cambiare le cose.
Buona vita.
@ cristiano, se posso intromettermi visto che anch’io penso che l’illuminismo sia lo spartiacque in cui il mondo è andato verso la catastrofe.
é vero le schifezze ci sono sempre state, forse si ragionava sul fatto che dall’illuminismo in poi, il potere ha deciso di cambiare pelle, modus, strategie, a preso le mosse, come?
facendo in modo che la società pensante elaborasse strategie che costringessero le persone ad essere attratte/sottomesse, verso la meccanizzione disumana/produzione, la perdita di ogni spunto metafisico verso la realtà , lo svuotamento da ogni requilibrio con la natura, in nome di benessere materiale fittizio, diritti fittizi, iper-specialismo relativista (tante sono le vie della mente) volete la ragione?
volete il riscontro logico personale? volete la democrazia? volete la libertè? legalitè? fraternitè?
bene! consegnatemi (non sapendolo) il potere economico-finanziario e questa sarà fatto, e voi sarete schiavi una volta per tutte, ecco perchè l’illuminismo è intoccabile per il pensiero della società occidentale…è il grande inganno su cui si regge tutta l’operazione governus unicum. Rivoluzione francese, restaurazione, risorgimento, guerre mondiali, ecco le tappe della nostra/loro libertà….questo è ciò che pensavano i fondatori dei savi di Sion “libertà. uguaglianza, fratellanza attirò intiere legioni
nelle nostre file dai quatto canti del mondo, attraverso i nostri inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente…”, Guarda caso la Francia dell’illuminismo e della rivoluzione é il nido principale della cospirazione ebraica sionistica internazionale. Mà?
http://www.juliusevola.it/pdf/protocolli.pdf
Comunque amico, concordo in pieno! nn fa mai bene parlare per dogmi e certezze!
più che giudicare invece direi collegare, metter assieme, fare una sintesi, ci portà verso l’unitarietà, lla connessione, roba quanto mai utile in questo periodo così frammentato e scisso. Cordialmente.
PS-Mohenijo-Daro? la civiltà in pakistan pare distrutta da un esplosione tipo nucleare o simili circa tremila anni fà?
@ – A PROPOSITO DI ILLUMINISMO -
“Poi che, se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona; e la passione, se incustodita, è una fiamma che brucia e si distrugge”. Gibran
Nella vita di ogni giorno, da sempre, esiste una componente dominante in grado di ribaltare e mortificare ogni supposta logica, ragione e preventiva conclusione, in virtù delle quali crediamo di controllare ogni cosa ed evento.
Sto parlando del “Caso” che, a mio giudizio, esula da ogni comprensione umana per attestarsi nella sfera del divino in virtù della sua imperscrutabile volontà. Non c’è dubbio che un uso corretto della ragione, migliori l’esistenza umana ma, in nessun caso, può essere strumento di proselitismo etico, politico, religioso e culturale.
Definire l’illuminismo un movimento filosofico, sarebbe una forzatura in quanto, il pensiero che lo ha prodotto (generato) è viziato da fattori tecnici e tecnicismi, intrinseci alla Rivoluzione Industriale. Le grandi filosofie, fondano l’autenticità del loro pensiero, proprio perché sganciate e liberate dai condizionamenti, luoghi comuni e dogmi, endemici alla realtà presente e, ancor più se, la loro natura, è di tipo scientifico e meccanico.
Il concetto cardine dell’Illuminismo è l’affermazione dell’autonomia della ragione, da ogni autorità esterna ad essa. In pratica, secondo l’illuminismo, l’uomo deve imparare a ragionare con la propria testa e a ritenere valide solo quelle verità che egli riesce ad appurare grazie alla ragione, indipendentemente da ciò che afferma la religione, l’autorità, la politica o la tradizione. In altre parole, sono ritenuti veritieri, solo quei fenomeni che possono essere dimostrati, attraverso la ragione, i sensi e un costrutto logico. Niente di più errato! Un tale ragionamento, per la sua natura utopica avventuristica, può trovare corrispondenze nel singolo o in un gruppo di eccentrici intellettuali dai nobili ideali ma, in nessun modo, trovare applicazione in un contesto di massa. Tanto più, in quel preciso momento storico dove, i canti suadenti delle seducenti sirene della neo-modernità, inebriavano di aspettative un’avventura che stava cambiando radicalmente la storia dell’umanità, ma per il peggio.
Il mondo contadino del passato, che rappresentava un buon 99% della popolazione, era caratterizzato dall’autonomia e dall’autosufficienza e, ogni singolo o gruppo, definiva e determinava una sua “ragion d’essere”, sulla soddisfazione dei bisogni primari ed essenziali, relativi e dipendenti al territorio; alla sua capacità di produrre beni e privilegi (acqua, fertilità, energia) e sulla spinta propulsiva di consolidate tradizioni e ataviche credenze. Diversamente da oggi e, in antitesi con le ingenue teorie illuministe, ogni ragione si era compiuta ormai da tempo e, nell’individualismo prolifico veniva sancito il sacro valore della diversità.
Prendere poi, a misura delle proprie supposte convinzioni, gli umori e i pruriti della metropoli (colta, vanesia e intellettuale), come parametro di riferimento e piattaforma di lancio verso il futuro, è stato, nella storia dell’uomo, il grande errore originale e, per questo, imperdonabile. Escludere da tali intendimenti e dal processo di sviluppo, tutto il resto del mondo, delegando a un 1% le sorti del pianeta, ha prodotto quel disastro globale (umano, di valori, principi e ambientale) che caratterizza le moderne società liberiste e consumiste. La modernità, metastasi della Rivoluzione Industriale, ha separato e codificato, il passato, il presente e il futuro in tre entità assestanti, svincolate da ogni interazione e comuni finalità. Nel mondo contadino di un tempo, al contrario, queste tre entità erano fuse fra loro dentro un’unica realtà, sostanzialmente immutabile e, la proiezione del futuro era scandita dal raccolto delle messi mentre, il presente, dalla semina. Il passato, relativamente simile al presente, si esprimeva nelle commemorazioni dei propri defunti, nel ricordo, nella tradizione e nelle ricorrenze. Altro, che separasse fra loro in modo netto e autonomo queste tre condizioni temporali, non esisteva. Era il disegno logico e perfetto di un eterno presente.
Nelle città industriose e industriali Europee, questo meccanismo imperituro cominciava a venir meno, per aprirsi alle nuove teorie dell’illuminismo, e a una radicale svalutazione della realtà, postulata dal movimento nichilista russo. La Rivoluzione Industriale, dunque, segna lo spartiacque fra due mondi, opposti e contrapposti, lontani da ogni confronto e parallelismo. Così, è improprio parlare di una storia del mondo e dell’umanità ma, bensì, di due storie, di due mondi e di due umanità. Una che ha origine nella notte dei tempi e termina il suo viaggio con Rivoluzione Industriale, la seconda, generata dagli umori mefistofelici del neo industrialesimo rampante e schizofrenico che, in pochi decenni, ha fatto piazza pulita di ogni ragione, passione, tradizione e conoscenza, confinando la verità in una dimensione relativa.
Oggi, il sempre più ricorrente e gettonato leit motive del “tutto è relativo”, non è che il riassunto delle infinite attenuanti, addotte a discolpa della nostra incapacità di agire in modo pragmatico e di un’inettitudine fisica e morale dentro la quale (in maniera infantile e ipocrita) ci siamo rifugiati. La propaganda mediatica “a tambur battente” riesce a commercializzare beni di infimo ordine, attraverso un’opera di omologazione delle coscienze, in netto contrasto con lo slogan che ci invita a consumare un supposto prodotto, per apparire diversi. L’evidente contrasto logico, si attesta, oggi, a carattere dominante, e dogma delle società moderne.
Le teorie illuministe, sono state il terreno di coltura dell’odierno liberismo che, nella contraffazione della realtà e nella mistificazione della verità (assunte a pratiche relazionali) incarnano il germe malefico dell’ossimoro al potere riducendo, la verità, ad un inquietante esercizio di relativismo.
I modelli teorici dell’illuminismo, guardavano al passato, come ad un cumulo di errori, responsabile di avere prodotto una società barbara ed arretrata. Gli illuministi, si immaginano proiettati verso il futuro – un futuro di luce e di progresso. Per garantire una tale innovazione e dare forma alle moderne teorie era però necessario liberare l’umanità dalla pesante “schiavitù culturale” (e spesso anche “materiale”) ereditata dal passato.
L’avere demonizzato il passato, mortificandolo nella sua sostanza, sull’onda delle proiezioni futuribili indotte dalle nuove scoperte scientifiche che promettevano, giustizia, felicità e libertà per tutti, è il falso storico del pensiero illuminista.
L’obiettivo dell’illuminismo era di porre, alla base della morale e della politica, la ragione umana atemporale. Credere di rinnovare la società, spiegando alle masse che la povertà e la sopraffazione erano dovute all’ignoranza e alla superstizione, è stato un grande errore di ingenuità e di presunzione, relativo ad una scarsa comprensione di quel disegno sovrannaturale che, proprio in virtù del valore imprescindibile e imperituro della diversità, suggella la sua ragione d’essere.
A più diversità corrisponde più libertà! E questo è un principio indiscutibile!
L’illuminismo, nonostante la relativa fede e i nobili presupposti dei suoi fautori, ha dato inizio a quel processo di omologazione che, nel tempo, ha prodotto quello che oggi, è il liberismo consumista relativista, delle società occidentali.
Voltaire sostiene che, “esiste un Dio ma i dogmi religiosi, e le raffigurazioni della sua immagine, sono invenzioni umane”. Diversamente da Voltaire, trovo, questa tesi, alquanto riduttiva e poco avveduta, ritenendo le suddette “invenzioni”, la rappresentazione iconografica del divino e della divinità; un’espressione artistica di natura spirituale, in forma di dono votivo e commemorativo che, da sempre, ha caratterizzato l’individuo, le comunità e le grandi civiltà del passato, come momento di aggregazione, comunione e tradizione della storia del mondo. Dio esiste, in quanto, baluardo di speranza e di auspicio e, per tanto, non può accampare alcun diritto all’interno della sfera del razionalismo e della ragione illuminata – salvo, l’eccezione, di volere interpretare la natura e le sue leggi, come la sua espressione ultima e la più evidente.
Se gli uomini, in nome della religione, si perseguitano e si uccidono, (continua Voltaire), questo succede per la loro ignoranza e stupidità. L’illuminismo, in realtà, è stato, un inedito movimento politico, tendenzialmente ateo e materialista che, per una semplificazione, ha coniugato (anticipandoli in forma profetica), il pensiero marxista con l’odierno liberismo, dentro un sussulto anarcoide. Tale alchimia, prodotta dalla convergenza di principi e fattori inconciliabili fra loro, ha prodotto un sincretismo gelatinoso che, nell’arco di due secoli, è mutato in perverso relativismo, trasfigurando la licenza in libertà, la furbizia in intelligenza e la menzogna in regola relazionale.
Dio, in quanto puro spirito (entità trascendente, concetto astratto) non era considerato dagli illuministi una verità assoluta, così come non godevano di molta fortuna gli altri misteri delle fedi e delle religioni. La maggior parte degli illuministi, infatti, era convinta che l’universo funzionasse, non grazie all’intervento divino, ma in virtù di un preciso meccanismo di autoregolamentazione: il ciclo perenne della natura: nascita, crescita, morte e trasformazione della materia.
Promuovere, imporre e volere “globalizzare” i lumi della ragione (pur apprezzandone le buone intenzioni), è un esercizio di illusionismo che non tiene in nessun conto le imprescindibili esigenze individuali e gli equilibri sincroni e vitali dell’esistenza essendo, la stessa ragione, per definizione, soggetta e relativa alla consapevolezza, alla capacità di discernimento, alla forza di volontà, a fattori culturali, religiosi, geografici e, più in breve, al libero arbitrio. Quando la ragione diventa razionalità e logica e, le parole che presumono spiegarla, i numeri infiniti di un’equazione algebrica, il risultato finale sarà un materialismo omologante e un appiattimento culturale verso il basso, scevro da ogni individualismo, personalismo, giudizio critico e sentimento di passione.
Per non dare addito a fraintendimenti (vista la delicatezza dell’argomento trattato e il rischio di diversa interpretazione), il mio giudizio critico, sulle teorie illuministe, non entra nel merito del suo ambizioso quanto utopico programma ma, sugli effetti postumi che, il processo industriale e in seguito, tecnologico, hanno prodotto. Per brevità, se il mitico Voltaire potesse “buttare un’occhiata” sulla realtà odierna, si rivolterebbe nella tomba.
“Si può dunque affermare che la tolleranza della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazione…” Pasolini – Scritti Corsari 1975 – Avere previsto o più semplicemente immaginato un mondo, alla mercé dei mezzi di comunicazione e mediatici e, future società che sul consumo sistematico di beni voluttuari, accreditavano la loro sopravvivenza, sarebbe stato troppo anche per Voltaire e illuminati seguaci.
“Gli italiani, continua Pasolini, hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che, in misura così minima, da diventare vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti, in possesso però del mistero della realtà e della ragione. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo ì “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello televisivo – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro, di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto mezzo tecnico, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un certo elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo – un virus letale e globale. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno sorridere; come (con dolore) l’aratro rispetto ad un trattore. Il fascismo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre….”
Quel processo di semplificazione che ha traghettato l’uomo da un passato industrioso a un presente industriale, è miseramente fallito. L’autonomia di un tempo, fonte di libertà e decoro, è degenerata in dipendenza dal Sistema e, la salutare e appagante fatica dell’uomo contadino, in lavoro meccanico, frustrante e senza dignità. Per tali motivi, l’individuo umano, cosciente e responsabile di un tempo, si è involuto in umanoide robotizzato; un automa che si attiene alle regole stereotipate di un libretto di istruzioni che il Sistema gli consegna al momento della sua venuta al mondo. A un tale uomo, è negata la felicità