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Frattini richiama l’ambasciatore nel Paese arabo e invita anche gli altri Stati europei a fare lo stesso, ma Bruxelles si oppone.

di: Matteo Bernabei * m.bernabei@rinascita.eu

“Le situazioni in Libia e in Siria non sono simili e non è prevista alcuna opzione di natura militare”. Ad affermarlo è stata la portavoce del ministero degli Esteri francese, Christine Fages, che mette così fine, almeno per il momento, alle velleità interventiste della Gran Bretagna. Si tratta infatti di un secondo secco no ad un possibile intervento armato nel Paese arabo dopo quello espresso lunedì scorso dal segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il quale aveva sottolineato la mancanza delle condizioni necessarie a dare il via a un’altra guerra. Ma se sul fronte bellico lo scontro fra la Siria e l’Occidente sembra essere giunto, per ora, a un punto morto, su quello politico e diplomatico invece i Paesi dell’Unione europea e gli Stati Uniti sono pronti a sferrare a Damasco un altro duro colpo. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe infatti approvare presto una dichiarazione di condanna formale delle presunta repressione attuata del governo siriano. Nonostante il primo incontro fra i rappresentanti dei Paesi del massimo organo delle Nazioni Unite si sia concluso con un nulla fatto, nelle prossime ore la situazione potrebbe cambiare radicalmente. La Russia, che nella notte di lunedì a New York si era opposta insieme con la Cina all’approvazione di una risoluzione formale da parte del Consiglio minacciando di ricorrere al veto, è di fatto tornata ieri sui propri passi.
“Non siamo formalisti, non siamo categoricamente contrari a nulla in particolare”, ha dichiarato Serghei Vershinin, direttore del dipartimento per il Vicino Oriente e il Nord-Africa presso il ministero degli Esteri di Mosca, spiegando che tra poco il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe essere chiamato ad approvare un testo volto a inviare un duro messaggio all’esecutivo di Damasco. “Se per nella risoluzione vi fossero elementi squilibrati, come sanzioni o pressioni, allora – ha sottolineato Vershinin – io penso che cose del genere siano un male, perché noi vogliamo meno spargimenti di sangue e più democrazia”.
La Russia che fino a poco tempo fa si dichiarava pronta a frenare qualunque tentativo di colpire la Siria in sede Onu, sembra dunque ora disposta a fare delle eccezioni. Eccezioni che già alcuni mesi fa permisero alla cosiddetta “coalizione dei volenterosi” di ottenere un sostanziale appoggio delle Nazioni Unite all’aggressione contro la Libia del colonnello Muammar Gheddafi.
Nel frattempo nel Vecchio Continente è l’Italia a guidare la compagine dei Paesi ostili alla Siria, richiamando il proprio ambasciatore a Damasco e facendosi promotrice presso l’Europarlamento della proposta di ritiro di tutte le rappresentanze diplomatiche dal Paese arabo.
“Dobbiamo continuare ad agire – ha spiegato sempre ieri il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, in un’informativa alla Camera – per fare in modo che sia il popolo siriano a decidere il suo futuro. Il ministro Frattini sta approfondendo tutte le misure più opportune e ha deciso di richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni, al fine di dare un forte segnale di riprovazione per le inaccettabili repressioni operate dal regime siriano”. Bruxelles non sembra però apprezzare molto le misure intraprese dal titolare della Farnesina, tanto che Michael Mann, portavoce del capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha ribadito la volontà dell’Ue di mantenere il proprio rappresentante diplomatico a Damasco in modo da “poter osservare sul terreno ciò che sta accadendo”. In effetti al momento le notizie che arrivano dal Paese arabo continuano ad essere tutt’altro che confermate e confermabili, richiamare anche quei pochi che dalla capitale possono affermare, mentendo, di avere informazioni di prima mano sulla repressione vorrebbe dire quindi di non avere più scuse ufficiali per attaccare frontalmente le autorità siriane. Ma questo all’atlantico Frattini, che continua ad essere più realista del re, e ai suoi amici di Washington evidentemente non interessa. Ormai loro hanno deciso: vogliono mettere le mani su Damasco e sulla Siria e non si fermeranno fino a quando in qualche modo non ci saranno riusciti.Articolo letto: 35 volte (02 Agosto 2011)

2 Commenti a “Siria. La Russia cede alle pressioni del Consiglio Onu”

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