Rate, mutui, finanziamenti, debiti… non abbiamo più i soldi ma continuiamo a “comprare”! Perché dobbiamo essere al pari degli altri, al pari di una società “malata di consumismo”. E allora chi é causa del suo mal pianga se stesso!
A.D.
Articolo di Marina Marinetti * Link * 4/08/2011
“Ho firmato cambiali per 25 minuti… Certo che ce la facciamo: abbiamo sempre pagato tutto” annunciava alla moglie Ugo Tognazzi ne I mostri, esortandola a portare i bambini, anziché a letto, alla finestra, per vederlo arrivare a bordo della Fiat 600 nuova fiammante. Erano gli anni Cinquanta e gli italiani si indebitavano per stare al passo coi tempi: la macchina, il frigorifero, il televisore…
Cos’è cambiato da allora? Tutto e niente. Certo, i generi di prima necessità del Dopoguerra sono stati rimpiazzati da più effimeri – ed economicamente meno impegnativi – smartphone, tv digitali e tablet pc e i prestiti personali e le carte revolving hanno mandato in pensione le cambiali, ma la sostanza è rimasta la stessa, se ancora lo scorso anno in media ogni italiano ha ottenuto due finanziamenti, per un indebitamento totale di quasi 53 miliardi di euro.
Quella che è cambiato davvero, invece, è che se, come diceva Tognazzi, “abbiamo sempre pagato tutto”, adesso non paghiamo più: il 10,5% delle famiglie indebitate non paga le rate del proprio finanziamento. Complice la crisi, che certo non aiuta, ma anche un certo “lassismo morale” per cui, diversamente dagli anni Cinquanta, quando la reputazione agli occhi altrui aveva ancora un certo peso, poco importa finire nella lista dei cosiddetti “cattivi pagatori”. E, soprattutto, una tendenza, quella di considerare come forma di pagamento il denaro contante alla stregua di un residuato bellico, un vecchiume da lasciare in soffitta.
Perché altrimenti non si spiegherebbe come mai, se è vero com’è vero che la crisi c’è anche in Spagna, in Irlanda, in Portogallo, in Francia, il Bel Paese si distingua per il primato nella classifica degli insolventi. Il dato, sorprendente fino a un certo punto, è contenuto in uno studio dei ricercatori della Banca d’Italia Silvia Magri, Raffaella Pico e Crisiana Rampazzi pubblicato nella serie degli Occasional Papers: “La percentuale di famiglie inadempienti sul credito al consumo – si legge nella ricerca – variano considerevolmente da Paese a Paese. La più bassa si registra nel Regno Unito (2,3%) e la più alta in Italia (10,5%, ma in calo rispetto al 2005). Negli altri Paesi coperti dallo studio, la quota è tra il 5 e l’8%».
Che vergogna: siamo gli unici, in Europa, a mostrare una percentuale a due cifre. Peggio di Paesi cosiddetti “deboli” come Spagna (8,4%) e Portogallo (7,8%). E non è questione di possibilità: mentre in Inghilterra quasi la metà delle famiglie che non riescono a ripagare il proprio debito è classificata come “povera”, in Italia quelle che davvero non possono permettersi di pagare le rate sono meno del 30%. Le altre, pur potendoselo permettere, semplicemente non pagano.
Il problema è la crisi, senz’altro, ma non solo. Si tratta anche di una questione culturale: le famiglie italiane, ce lo ripetono sempre tutti, sono le meno indebitate del Vecchio Continente: secondo uno studio della Cgia di Mestre, ogni famiglia italiana ha un debito medio pari a 24.512 euro (secondo Confartigianato, ogni famiglia italiana è esposta invece per 18.712 euro, ma la differenza non è così importante), contro i 37.094 della Germania, i 37.858 della Francia, i 54.640 della Spagna e i 67.588 del Regno Unito.
Per i sostenitori del Prodotto interno lordo come indicatore di benessere di un Paese, si tratta del 39,3% del Pil italiano, molto meno del 50,7% della Francia, del 61% tedesco dell’83,5% spagnolo e ad anni luce dall’eclatante livello di indebitamento privato delle famiglie inglesi, che addirittura supera di un decimo di punto percentuale il Pil. Resta da vedere, rapportato al reale benessere – o malessere – del Paese, cosa figuri nel Pil di un Paese e cosa no (ogni riferimento all’economia sommersa è puramente casuale e non voluto).
A riprova del fatto che il debito non è il nostro mestiere, c’è un altro dato contenuto nello studio dei ricercatori di Bankitalia: solo il 14,8% delle famiglie italiane ricorre al credito al consumo, contro il 46,1% degli inglesi (ma questo lo immaginavamo), il 45,9% dei finlandesi, il 44,4% degli irlandesi. Meno propensi all’indebitamento degli italiani ci sono solo gli olandesi (14,5%).
C’è da sottolineare il segno dei tempi che cambiano, nonostante ci si accanisca a non volerlo vedere. La somministrazione forzata di una sorta di elisir di eterna giovinezza al consumismo degli anni Ottanta ha fatto diventare il business della vendita una cosa a tre: accanto al consumatore e al venditore è comparso il finanziatore. E non si tratta di un terzo incomodo, tutti hanno, come si dice, “la loro bella convenienza”: il compratore, che non ha la disponibilità economica immediata per l’acquisto del bene, il venditore, che incrementa il proprio volume d’affari, e, dulcis in fundo, il finanziatore, che incrementa il proprio capitale senza dover affrontare rischi e problemi logistici della vendita.
Il gioco è tanto bello che, volendosi divertire a riclassificare i bilanci della grandi aziende, per esempio quelle automobilistiche, si scopre che a reggere i conti non è più tanto la vendita del proprio prodotto, quanto l’apertura delle linee di credito per sostenerne l’acquisto. Tanto che ormai non sono poche le grandi corporation che, invece di appoggiarsi a istituti di credito terzi, hanno vere e proprie banche interne. E anche gli stessi esercenti offrono la merce dando per scontato che per acquistarla si debba ricorrere al credito al consumo. Basti dare un’occhiata ai volantini con le promozioni delle grandi catene di distribuzione: quello stampato in grande non è il prezzo dell’articolo, ma la rata del finanziamento.
La soluzione del rebus? Probabilmente sta tutta in un elemento che, di solito, è assente dalle statistiche: la psicologia spicciola. Ai consumatori è stata data la possibilità di comprare con soldi invisibili che, altrettanto invisibilmente, vengono prelevati, ovviamente con le maggiorazioni e gli oneri del caso, dai loro conti in banca e dai loro stipendi (quando ci sono).
Certamente si tratta di una procedura meno ansiogena del pacchetto di 24 cambiali da firmare per comprarsi la Fiat 600 e che restavano in circolazione fino a debito saldato. Ma forse togliere dalle mani degli italiani il pezzo di carta ha fatto diventare invisibili anche le rate. Evidentemente, per molti, quello che non si vede non c’è.
































FACCIA 1 DELLA MEDAGLIA- Ha senso fare debiti per finanziarsi la spesa corrente? NO
FACCIA 2 DELLA MEDAGLIA- Se gli interessi non gravassero sullo stipendio del consumatore (in forma di tasse) e non gravassero sul costo di vendita (gonfiato dagli interessi che pagano il produttore e il distributore), il cittadino avrebbe bisogno del credito al consumo? NO (salvo acquisto di casa o altro bene molto costoso).
Infine noto che una percentuale dei debitori non paga le rate. Però le banche o finanziarie hanno prestato quei soldi con criteri demenziali. Mentre non li prestano ad aziende e neoimprenditori con progetti produttivi. Dal che si deduce che all’usurocrazia non interessa guadagnare, ma interessa strozzare la gente e l’economia tutta.
“Dal che si deduce che all’usurocrazia non interessa guadagnare, ma interessa strozzare la gente e l’economia tutta.” qui il succo!
Il segno dei tempi: tre giorni fa sono andato in banca a chiedere 3000 euro per pagare i lavori del muratore. La cassiera allo sportello ha alzato la cornetta voltandosi dall’altra parte. Dopo circa un minuto mi dice: potrebbe ripassare tra due giorni?
E’ una barzellette diranno i soliti ottimisti. No. La risposta proveniva dalla Cassa di Risparmio di Firenze…
“Ma l’economia tiene e le banche stanno bene…”
concordo con l’articolo,ed è vero quello che dice Gustavo,è capitato anche a me con le poste.comunque volevo informarvi,per esperienza diretta in quanto lavoro in una rivendita di monopoli,la richiesta di acquisto di cambiali è aumentata in maniera vertiginosa.
E tutto programmato,
stanno distruggendo l’economia
di tutto l’occidente o oltre!!!
indebbitare le famiglie cosi come
gli stati.
E RENDERCI ANCORA PIU SCHIVI………!
Oggi sono andato alle poste italiane con una mazzetta di bollettini da pagare !!!
Intestati ad equini rateizzabili … ed a motorizzatori tassanti ecc.ecc.
Allo sportello dissi, se che dovevo pagare le tasse agli antichi reali, o ai mascherati feudi.
Durante l’estenuante coda , si legge il cartello ;Si fanno prestiti al pensionati,e mutui.
La stessa pubblicità, la faceva i.n.p.s. spa ,ex organo pubblico.
La ricetta dell’usuraio e garantita dalla legge mondiale ,anzi è il denaro che fa legge!!!
Si , non c’è più timone , si è perso il senno , tutti vogliono fare bancha ,il salto mafioso dei colletti bianchi..
I PRESTITI A TASSO 0 sono a facoltà dei direttorati
I DENARO A FONDO PERSO a facoltà dei politicati a feudo.
Il tutto a debito pubblico ,( la vecchia spada del denaro).
L’importante è far credere una nuova democrazia ,o una nuova dittatura,perenne.
L’importante e che il popolo bue ,non sia padrone del proprio lavoro.
Comunismo, fascismo, leghismo, ecc..sono le maschere del moderno feudalesimo.
CORAGGIO, quando le entita della vita e della morte, prenderanno coscenza
della realtà, saranno turni diversi ,il tutto gira nel boomerang del divino mistero.
Leonardo da Vinci , oltre che disegnare future invenzioni ,decodificare matematiche universali ecc…
E perche ,si prese la briga di scrivere che; Verra il giorno, che i morti porteranno a spasso i vivi appesi per il collo???
INCORAGGIANTE MAESTRIA , ehh si, tutto capita prima o poi , o in 1 sol momento.
http://www.youtube.com/watch?v=h1EzpHHPDjY
http://www.youtube.com/watch?v=2p17YvokrTk
C’e’ da fare una domanda pero’: perche’ qui in Germania ci dicono che siamo il primo paese Europeo come numero di insolventi??
Perche’ quando ero in Spagna (3 anni fa’) ci dicevano che in Spagna eravamo il primo paese in Europa ad avere il piu’ alto numero di insolventi???
Non e’ che qualche volta anche questi tipi di siti che dovrebbero aprirci gli occhi, cercano di buttare fango sul gia’ disastrato nostro bel paese??
La mia fortuna e’ che avendo vissuto da parecchie parti, posso vedere la vera differenza, e capisco il gioco che si fa’ x demoralizzare sempre di piu’ i gia’ pesantemente demoralizzati.
Non e’ una critica a S.L., pero’ vi posso assicurare, che nonostante i nostri (ITALIANI) problemi, fuori dall’ Italia non e’ lontanamente tutto oro cio’ che luccica.
E presto ce ne accorgeremo quando il castello di carte chiamato progresso crollera’, come secondo me noi Italiani con la nostra infinita fantasia interpretativa delle regole, ne uscira’ meglio di altri (come i tedeschi) che senza qualcuno che dirige il gioco dall’alto, non sono capaci nemmeno a farsi un uovo al tegamino……
Forse cono sempre più gli italiani che sono convinti che banche e finanziarie prestano soldi che non hanno.
Per capire come funziona questa truffa basta vedere cosa dice Marra da anni
Finalmente qualcuno che la pensa come me! Grazie laura in varie occasioni di commenti precedenti facevo l’elenco delle contraddizioni reali di fronte al tormentone quotidiano della crisi, ricordando le file dall’acconciatore o estetista (100 euro o più) le autostrade continuamente in tilt, le pizzerie ristoranti al completo anche ferialmente e altro.. non mi dilungo, e ponevo la domanda del perchè di queste contraddizioni, a parte il fatto di non aver quasi mai avuto eco della domanda ovvero nessuna risposta, la vera risposta me la dai tu, infatti trovo sia difficile per chi non si è mai fatto mancare niente dover far marcia indietro, o quantomeno limitare il proprio livello di consumo e spesa, ma a quanto sembra cosi non è, infatti la maggior parte preferische indebitarsi a scadenza per non rinucniare a niente, l’apparenza a quanto pare non si discuta o sparisci dalla società come dice giustamente qualche commentatore. La soluzione? la solita, avere il coraggio di essere se stessi fino in fondo, fino al rispetto del prorpio portafoglio, chissà forse diventerà l’occasione per riscoprire che le cose semplici sono le migliori.
so solo che se entri in un gioco perverso non ne esci piu’lo vedo io sta succedendo a me.pago pago ma non ne esco fuori.ho studiato poco ma x quel che riesco a capire ogni mese ci sono interessi da capogiro.