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di Italo Bertolasi – 11/09/2011

 

Lo sciamano è un mistico che sfida l’ignoto e il mistero dell’esistenza.

Un uomo straodinario che riesce a curarsi da dolorose malattie iniziatiche e laceranti crisi esistenziali che lo trascinano al limite della follia. Che inventa riti bioenergetici e danze estatiche per fare una concreta e dolorosa esperienza di morte e rinascita, di verità. Diventa un medico, un mago e un mistico. Un uomo “nuovo” sano e armonioso. Un visionario, un animale erotico e uno specialista dell’anima umana.

Col trance provocato da allucinogeni, dalla danza e dal suono del tamburo lo sciamano ristabilisce l’equilibrio tra il “dentro” e il “fuori”, tra l’uomo e l’universo.

Col “volo magico” – il viaggio interiore – scopre il ritmo vibratorio e le forme dell’Universo. Quando entra in risonanza con gli spiriti trema, perde coscienza e sprofonda nel ventre della Madre Terra dove tutto è caos e dove l’energia si muove liberamente. Scende nel regno della Morte, un mondo al rovescio dove gli alberi crescono all’ingiù e il sole tramonta ad oriente. Viene torturato e fatto a pezzi: con una operazione di chirurgia rituale gli vengono trapiantati cristalli e altri oggetti sacri al posto del cuore e degli altri organi. La morte simbolica e il rito dello smembramento liberano l’energia interiore imprigionata dalla corazza del corpo e dell’Ego. Aprono alle visioni e alla sapienza sciamanica. Lo sciamano può allora lottare contro forze inquietanti, ombre e demoni che grondano sangue e che causano disgrazie e malattie. Attraversa foreste di fiamme e fiumi di pece: il corpo si disfa, diventa puro e leggero. Poi scala l’albero cosmico decorato con visi e mammelle per ritrovarsi in un paradiso solare dove è accolto come un santo e un perfetto, come uno sciamano.

Quando si incontra il vuoto, l’assoluto e il trascendentale si realizza che non c’é cammino, né conoscenza, né mete da conquistare. Con un senso di vertigine si galleggia nel mare del silenzio senza più confini corporei. Si diventa “signori del Sonno” e si sprofonda negli strati più fondi e segreti della psiche. E’ un percorso di consapevolezza d’autoguarigione e di rinnovamento del sé: si vince la paura del morire, del disordine psichico e del caos. Si regredisce per ritornare bimbi, animali polimorfi – né maschi né femmine – e si conquista agilità e sensibilità corporea, poteri medianici e creatività.

Per vivere in compagnia degli animali selvaggi, per raccogliere le piante “maestre” e per meditare in silenzio lo sciamano si ritira nel ventre verde della foresta. Per curarsi vagabonda nei deserti d’alta montagna e si fortifica con docce ghiacciate, bagni di vento e diete vegetariane. Ridiventa selvaggio, istintivo e animale. Per proteggersi dai demoni indossa il costume sciamanico che è una corazza energetica, ma anche una mappa di simboli cosmici e di itinerari metapsichici.

Claudine Brelet nel suo libro Le arti mediche sacre dall’antichità ad oggi Edizioni Sperling & Kupfer come è fatto il mantello dello sciamano: “Su un caffettano è appeso tutto un tintinnante armamentario di oggetti di ferro – dischi forati, arpioni, raffigurazioni di animali. Il tutto per un peso che può anche essere di venti chili. Gli oggetti sono indenni dalla ruggine perché possiedono un’ anima. Talvolta sono cuciti altri ornamenti, seni di donna e altri organi – fegato, cuore, lune stelle e soli”.

Lo sciamano è un “etologo” che studia le abitudini degli animali e il mondo vegetale. Per gli sciamani siberiani l’aquila è l’animale guida per salire in cielo. L’apprendista sciamano dovrà imparare a ritornare uccello per volare verso il sole. Anche il condor è sacro perché divora le carni del sacrificio. Il “tusu Guru” – lo sciamano Ainu – impara dall’orso delle sconfinate foreste dell’Hokkaido una danza sacra e bioenergetica. Gli sciamani amazzonici imitano alla perfezione il canto dei pappagalli e si adornano con i loro piumaggi colorati e con le orchidee della foresta. Usano la magia verde delle piante maestre. Per risvegliarsi e per curarsi gli indios Yanomamo bevono il thé allucinogeno di Ayahuasca – Banisteriopsis Caapi – una liana cheè l’anima vegetale dell’Amazzonia e di Panche mama – la Madre Terra. Gli sciamani amerindi usano il peyote – Lophophora Williamsi – un piccolo cactus psichedelico. In Asia visionari e sciamani fumano invece il polline della Cannabis Sativa – l’Hashish – e il lattice del frutto del Papaver Sonniferum – l’oppio e gli sciamani siberiani mangiano l’Amanita Muscaria, un fungo allucinogeno.

Lo sciamano è anche un artista e un trasformista che conosce l’arte delle metamorfosi. Inventa psicodrammi e feste per scaricare le tensioni sociali, per rinsaldare il gruppo e tramandare i miti del clan. E’ un mago che pretende di regolare la meterologia per assicurare la caccia e i raccolti e un medico “ferito” che cura le malattie dell’anima e del corpo. E’ anche psicologo e veggente: i suoi occhi sfavillano nel buio per scrutare i segreti della vita. Libero e solo è un filosofo che ricerca senza inibizioni e falsi pudori la verità e un “politico” coraggioso in lotta contro le ipocrisie e le violenze del potere politico e religioso – e per ridurre l’uomo in schiavitù si sono sempre dovuti bruciare streghe e sciamani.

Lo sciamanesimo esprime la spiritualità e la cultura di classi sociali povere e emarginate e delle tribù indigene più deboli e lontane. Con la distruzione delle foreste tropicali, della “wilderness” e delle popolazioni aborigene anche lo sciamanesimo è in crisi in tutto il mondo. Senza bibbie e monasteri e senza “mass media” lo sciamano non riesce a raccontarsi e a difendersi. E i giovani del “terzo mondo” che inseguono i miti del consumismo e della vita facile non ne vogliono più sapere di ridiventare sciamani.

Tra i kafiri – gli “infedeli” dell’ Hindu Kush afgano – sono spariti i Dehar. I giovani non salgono più in montagna per diventare “batcha” – re – e “dehar” – sciamani, sedotti dalle “suchi”, le bellissime fate nude custodi dei monti sacri. Il kafiristan era un tempio dell’Asia dove si recavano in pellegrinaggio sufi e mistici famosi – tra questi il russo Gurdijeff. Nel mio ultimo viaggio in Kafiristan sono ritornato sui monti afgani per raggiungere i “nidi d’aquila” dove gli sciamani vivevano con i pastori. Ho incontrato un solo Dehar. Vent’anni prima ne avevo contati una dozzina.

In Nepal gli sciamani “Bon Po”, accusati di stregoneria, sono stati decimati dai lama buddisti con una vera e propria caccia ai demoni, alle streghe e ai maghi neri che ricorda la nostra medioevale santa inquisizione. In Nepal ci sono ottocento mila “Jhakri” – sciamani – ma i giovani preferiscono vendere cianfrusaglie nei negozietti turistici di Katmandù. In Siberia gli sciamani sono finiti negli ospedali psichiatrici e nei gulag e nella Cina della così detta “rivoluzione culturale” sono stati rieducati e costretti a tagliare i boschi sacri dello Yunnan e del Tibet. In Africa sono perseguitati dai missionari e nelle foreste tropicali dell’Amazzonia sono il bersaglio preferito nei safari di “caccia grossa agli indios” sponsorizzati dai “garimperos” e dagli allevatori di bestiame.

Il “viaggio”, l’arte e la scienza sciamanica hanno sempre attratto l’uomo occidentale, che ha perso da più di 500 anni stili di vita e quella religione – “religere” vuol dire legare – che lo riunivano alla forza della natura.

Poeti come Rimbaud e Henry Miller, antropologi come Claude Lévi Strauss, esploratori della coscienza umana e della bioenergetica come Jung, Groddeck e Reich e ancora artisti e attori come Picasso, Grotowski e Julian Beck hanno spiato gli sciamani.

Essi sono stati riconosciuti patriarchi dell’umanità e eletti maestri “psicosintetizzatori” in quanto sanno utilizzare nevrosi, catarsi e altri fenomeni parapsichici per scoprire la causa del malessere umano e le sorgenti sacre del piacere e della vita.

Oggi nell’Italia delle cure naturali e del “New Age” sono proposti “worshops” per diventare apprendisti sciamani. Dopo aver incontrato nei miei viaggi gli sciamani “veri” dell’Asia ero curioso di lavorare con i neosciamani “bianchi” europei e americani, interessati alla medicina sacra, al benessere e all’esplorazione dei misteri della mente. Scrive poeticamente Claudine Brelet:”In termini occidentali la ricerca sciamanica può essere considerata un viaggio non dissimile alla fuga di bambini e di adolescenti, o anche di adulti avidi di scoprire il mondo. Lasciano il campo ristretto delle loro città per aprirsi ai venti, impregnarsi di rugiada e lasciarsi trascinare dalla sinfonia della natura che li strega e li affascina”.

John Perkins ha cinquant’anni, è bello e biondo. E’ stato un businessman di successo delle energie alternative e poi socio fondatore dell’ “Earth Dream Alliance” – un organismo senza fini di lucro che difende la foresta dell’Amazzonia. Si è messo in viaggio come volontario del “Peace Corps” e come antropologo delle Nazioni Unite. Perkins si è fatto adottare dagli indios Quechua delle Ande e dai Shuara dell’Amazzonia e dalla tribù dei Bugis dell’Indonesia. Ha scritto due libri: “Psiconavigation” e “The stress-free habit”. Nel primo si insegna a “cambiare sogni “: l’uomo bianco, materialista e sprecone insegue i suoi sogni di conquista e con una voracità insensata distrugge le risorse naturali. Dovrà imparare a psiconavigare. A viaggiare al di là del tempo per ritornare sano e armonico. Nel secondo libro si elencano una serie di facili esercizi anti-stress per curare l’insonnia, gli stati depressivi ma anche le dipendenze da alcool e droga con i consigli degli uomini medicina delle Ande, dello Yucatan e dell’ Indonesia.

Perkins ha navigato negli oceani della Polinesia con i Bugi che seguono la rotta guardando le stelle, la forma delle nuvole, il volo degli uccelli marini, il colore del mare. Cullati dalle onde questi mistici del mare diventano silenziosi. Quando navigano pregano e nutrono Tuaraati – il signore degli oceani – versando in mare latte di cocco. Sembrano in trance, posseduti dal magnetismo del mare, e le loro canoe seguono l’ago di una bussola invisibile che le conduce fino all’approdo. Qualche cosa di simile avviene anche agli Indios Shuares quando per settimane intere vagabondano nei labirinti verdi dell’Amazzonia per cacciare e per trovare le loro piante “maestre” e agli sciamani Quechua in pellegrinaggio verso i vulcani sacri delle Ande. Perkins sostiene che anche Beethoven, Jung e Einstein e altri artisti e mistici nostrani erano abili psiconavigatori.

Nei suoi workshops Perkins suona il tamburo e brucia incensi sacri di semi di Datura – Datura Stramonium. Guida un rilassamento profondo suggerendo visualizzazioni e frasi chiave dirette al proprio inconscio. Un esercizio che ricorda la tecnica di rilassamento del “traning autogeno” di Schultz. Quando si ritrova il proprio “pilota interiore” si dovrà proseguire da soli: c’é allora chi si sentirà sprofondare in un buio caldo e nero e chi si sentirà morire. C’é chi diventa un rettile che striscia lungo un tunnel utero. C’é chi invece si risveglia in un giardino segreto dove si incontra l’animale totem o la dea nutrice.

L’”Earth Dream Alliance” – l’EDA – e Jhon Perkins ci invitano a seguirli in tours pellegrinaggio nella foresta amazzonica e in cima alle Ande dove si vivrà a contatto con la natura, con le popolazioni indigene e dove si potrà studiare con curanderos, erbalisti e sciamani. Con una parte dei soldi che guadagna e con le donazioni all’ EDA John Perkins compera ettari di foresta che restituisce agli indios.

Frank Natale mi racconta una storia straodinaria. E’ nato cieco e ha riacquistato la vista da un occhio vent’anni fa. Ha sempre lottato con quella sua cecità ma considera l’occhio buio che gli è rimasto come un prezioso strumento per scrutare nei misteri dell’esistenza. E’ nato a New York cinquant’anni fa e ha seguito santi e guaritori famosi – Muktananda, Krishnamurti, Maslow e Rogers – prima di fondare la “Phoenix House”, il più grande centro americano per il recupero dei tossici. Ci dice: “La maggior parte di noi conosce lo sciamanesimo dai libri o per aver partecipato a un fine settimana di “iniziazione sciamanica”. Ma per sperimentare veramente il potere dello sciamanesimo ci vuole tempo e coraggio. Vi invito a sperimentare la nostra via neo sciamanica – la via degli Energetizzatori – e a lavorare assieme nella “Crystal Cave” di Ibiza. Ibiza è famosa per le sue notti, le sue discoteche frequentate dal jet set internazionale ma io l’ho scelta per la magia e la bellezza della sua natura. Ci sono voluti tre anni per scegliere il posto dove erigere la “Crystal Cave”. Il nostro santuario è sul cocuzzolo della montagna più alta dell’isola, con una vista stupenda sull’ isoletta mistica di Es Vedra dove le streghe chiamavano Ulisse. Di giorno ci riuniamo per rilassarci, tuffarci in mare, per suonare i tamburi e per far danze sciamaniche. Celebriamo le notti di luna piena con i rituali del Yag è e dell’Ayahuasca. Si danza sotto le stelle e si beve l’antica bevanda degli immortali

Nella danza del fuoco si brucia il passato e ci si rinnova, nella danza dell’uccisione del fantasma si colpisce il lato oscuro e passivo della nostra personalità. Nella danza delle donne ringraziamo e celebriamo la donna che ci ha scelto. Poi facciamo anche incontri di “caccia all’anima” e di trance dance, altri viaggi per contattare i nostri animali di potere e molti altri esperimenti per rivelare l’attitudine sciamanica che è nascosta in ognuno di noi”.

Frank Natale assomiglia a un hippy impenitente. Ci dice ancora: “Noi ridiamo, danziamo e gioiamo della vita senza chiedere a nessuno il permesso di farlo. Non esistono peccati mortali, non esiste morale. L’unico atto immorale è danneggiarsi così profondamente da privarsi dell’autostima, dell’amore per se stessi e della coscienza della propria libertà e del proprio Sé”.

Rolando Toro è cileno, antropologo e poeta, ha inventato il sistema “Biodanza” per star bene e per liberare gli individui dalle gabbie emozionali e dalle abitudini insane che li hanno dissociati dalla vita. Toro è convinto che oggi ci sia un ritorno al sacro, un bisogno di tribalismo e di contatto col cosmico e col primordiale. Nei suoi seminari di ” Biodanza e sciamanesimo ” si abbandona il mondo della logica e della razionalità per sviluppare l’intuizione e l’istintività. Ci si esercita con il “koan” – la poesia giapponese che non si può capire razionalmente ma che attiva risonanze interne e flash di consapevolezza.

Toro porta i suoi allievi nella natura alla ricerca di un “nido ecologico” dove regredire ed entrare in contatto con gli elementi della natura: terra, acqua, fiori e piante.

Negli esercizi di “trance dance” si lascia andare il corpo per permettere alla forza biologica che organizza l’universo di muoversi e danzare in noi. Nella danza con il viso e il corpo dipinto si mette in scena il mistero della nostra identità. Alcuni si danno aspetti zoomorfi, altri di grande vitalità, sensualità e spiritualità. Nella danza di contatto e di cura – una specie di iniziazione alle arti dei “curanderos”- si accarezzano le zone del corpo malate e in tensione.

Nella danza tantrica, ispirata alle dottrine indù, si regredisce al primordiale e si condivide una danza “telepatica” d’amore e di sincronicità, in coppia e uniti da un profondo contatto mentale e bioenergetico. Nel “sogno di smembramento” invece ci si sdraia e ci si concentra sulla propria sofferenza. Si viene prima sconnessi con energici strattoni per far così morire il passato nevrotico e alienato e poi si viene integrati con carezze e altri massaggi per rinascere più sani e più consapevoli.

Nell’esercizio della “ricerca degli antenati” si dovrà ricordare chi ha più influenzato la nostra crescita culturale e spirituale. Poi lo si associa a un animale e alla fine si danza questo nostro animale totemico che sarà anche il nostro angelo custode. Ci spiega Rolando Toro: “Bisogna stimolare la creatività, il coraggio e il senso di responsabilità dei nuovi sciamani che rifiutando ogni superstizione e ogni vincolo ristabiliscono l’armonia e la sensibilità nel mondo. Con la fragranza del loro amore, la delicatezza del loro tocco magico e con la maestà delle loro visioni”.

Winterhawk è un “Iciasckae” – un saggio e uno sciamano – del clan della Farfalla delle tribù Apache che vivono tra Arizona e Nuovo Messico. Il nonno paterno Falling Tree gli ha insegnato la via del “cerchio sacro” e della “ruota della medicina”, i canti e i riti apache. Winterhawk è diventato così un uomo medicina e un “portatore di pipa” – un capo. Dal 1987 insegna anche in Italia le tecniche apache per l’autoguarigione e la consapevolezza in seminari che chiama “La Via del Guerriero”. Ogni estate lo sciamano apache e Adriana Kassuhn – un’apprendista sciamana che dirige il centro “Ohenyan”- organizzano tra le colline di Assisi, nella natura e nel bosco, seminari settimanali dove si praticano le cerimonie degli indiani del Nord America. Si insegna a “essere presenti nella vita, a danzare il canto che nasce dal proprio sentire, dal conoscersi in profondità e dal vivere in modo armonioso”.

Per morire simbolicamente, per curarsi, per ricevere visioni e per sentirsi rinascere i nativi americani praticano la via della “rivelazione involontaria”. Gli indiani Lakota nella “danza del sole” si appendono agli alberi con degli uncini e donano il sangue che cola dal corpo trafitto all’astro divino. Gli Apache con la sauna bollente nella “Sweat Lodge” – la tenda del sudore – si scottano con vapori bollenti e offrono canti e preghiere e quel loro sudore agli antenati e alla Madre Terra. Nei worshops Winterhawk insegna a costruire con rami di salice, pianta sacra e medicinale, la cupola tempio del sudore. Al centro del cerchio sacro – ombelico del mondo – si scava la buca dove verranno posate le pietre roventi. Ci spiega Adriana: “Con il rito della sweat Lodge si rigenera il corpo e ci si apre alle visioni. L’interno della capanna è un microcosmo accogliente simbolo dell’universo che nutre tutte le sue creature. E’ il grembo fertile della Madre Terra nella cui oscurità si può percepire “Wakan Tanka”- il Grande Mistero. Sulle pietre roventi si gettano erbe medicinali e acqua che diventa vapore urticante e taumaturgico. Si fuma la pipa sacra, si offre tabacco e si bruciano le erbe sacre: la salvia, le foglie del cedro e la lavanda. Si pronuncia l’invocazione “Omatquiasen” – porto la mia benedizione a tutti gli antenati e alle energie spirito della terra – e poi si entra nel ventre caldo e buio del tempio del sudore. Lo sciamano suona il tamburo e tutti cantano e pregano. Per quattro volte l’energia dell’acqua e quella del fuoco si incontrano sprigionando vapore e per quattro volte si apre la tenda e ci si lascia accarezzare dall’aria fresca. Poi si esce pronunciando ancora l’augurale “Omataquiasen”. Ci si sente leggeri, puri e carichi di energia.Ci spiega ancora Winterhawk: “Cerca il tuo nutrimento nel fuoco sacro. Ascolta ogni giorno la voce della Grande Madre Terra e generosamente percorri i sentieri del cuore e la “via del guerriero”. Porta con te alcuni carboni accesi di questo fuoco e ritorna al tuo villaggio affinché tutti si possano riunire intorno al fuoco di una nuova vita, in un mondo cambiato”.

2 Commenti a “La riscoperta dello sciamano”

  • dl31:

    in verita quella dello sciamano è la vita reale…
    ..che è stata resa incomprensibile dalle forze materiali…che oggi abbiamo capito essere supportate dai sionisti nei millenni !!!!!!!
    dovremmo essere tutti quanti sciamani ….
    e non di quelli dannati che sono dovuti passare dalle epoche sioniste …..
    ….ma quelli naturali liberi dal dominio e controllo sionista !!!!!
    non è tanto difficile cominciare questo cammino naturalmente anche in citta stesso…
    ….ovunque ti trovi !!!!!
    tutto attorno a te è energia e materia !!!!!
    la materia la conosci…ora impara a riconoscere anche l’energia !!!
    l’allucinoggeno servirebbe a questo……ma è molto pericoloso…..dura molto tempo e se ti accanisci contro all’energia contrastandola con i pensieri rischi di fare un brutto viaggio !!!!
    bisogna riuscire a farsi attraversare dall’energia senza contrastarla mai fino a capire che è tutto un matrix gestito dalla tua mente…
    …a quel punto hai finito…sei arrivato…hai distrutto la materia per capire che invece in verita è tutto spirito e la materia è passeggera in verita…..
    …insomma lo vedrai con i tuoi occhi !!!!!!
    non c’è alcun bisogno di guide materiali….anche perche ognuno di noi ha il suo metodo ed i suoi chiamiamoli poteri !!!!!!!
    e poi serve una guida spirituale e non materiale !!!!!!!
    l’unico che ti puo fare da faro è DIO……o SPIRITO GUIDA !!!!!!
    solo lui da la grazie di aprirti certe porte invece che altre…
    …passa solo ed esclusivamente sotto la sua supervisione tutto quanto !!!!!
    ad esempio …..se si vuol fare un malocchio a qualcuno il malocchio non funzionera se questo è sotto la supervisione di DIO…o SPIRITO GUIDA !!!!!
    insomma se uno ha sbagliato con DIO potrebbe anche essere esposto ai malocchi….KAPUTIN !!!!
    POI BASTERA SOLO RITORNARE SOTTO LA SUPERVISIONE DI DIO PER FARLO FINIRE !!!

  • Il moto primitivo della comprensione, l’anelito dell’uomo alla sua fonte prima, e poi raggiungimento e Conoscenza sulle ali della libertà; lo sciamanesimo insegna e indica la via del superamento dell’illusione e lo fa in modo precipuo, concentrato, assoluto, dedicando ogni respiro a conseguire le chiavi per padroneggiare e trascendere le leggi della materia.
    Nelle sostanze che permettono un’ascensione che travalica la visione ordinaria c’è un mezzo per svegliarsi dall’allucinazione continuata in cui viviamo la vita ordinaria. Colui/colei che per forma mentis è già affacciato ad una dimensione altra può anche non necessitarne, ed in ogni caso l’approccio verso l’utilizzo di sostanze è sacro e ne detiene i segreti, come quello del peyote che lo sciamano riconosce come una vera e propria entità rivolgendosi verso di esso con tutta l’attenzione del caso.
    Quando toccai anni fa la realtà sciamanica ne rimasi fulmineamente attratta ma i paradigmi cattolici di bene e male uniti a manifestazioni extrasensoriali vissuti mi fecero prendere delle distanze da qualcosa che mi faceva anche paura.
    Mi riaccostai piano piano con l’accortezza che il sacro richiede e accettando negli anni la naturalezza di essere un individuo dalle mille sfaccettature come ognuno di noi è; compreso il fatto che essere costituiti di energia presuppone l’esistenza di piani sottili dove essa origina.
    Apprestandomi a frequentare un corso di Massaggio Sciamanico con uno sciamano di antico lignaggio, ringrazio per questo articolo che è come un benevenuto nello spazio di una tradizione che necessita adesioni vere e non legate alla forma, impulsi di verità da vivere e nutrire per noi tutti ed il pianeta.

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