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Una suora malgascia che lavora come infermiera presso l’ospedale di Tulear, una volta mi raccontò che ebbero anche un caso di rabbia. La bambina di un villaggio vicino era affetta da tale rara malattia e siccome quando c’è un bambino malato in casa ad occuparsene deve essere il padre, non avendo questi la macchina per portarla in ospedale, ogni giorno se la caricava sulla schiena, a cavalluccio, e la portava in ambulatorio per i trattamenti del caso.

Come capita ai cani idrofobi, anche la piccola, inconsapevolmente, era solita infliggere lievi morsi sulla nuca del padre, il quale non ci faceva caso e continuava pazientemente la sua strada verso l’ospedale. Un giorno però la suora e le altre infermiere si accorsero che qualcosa non andava. L’uomo si comportava stranamente, strabuzzava gli occhi e dava segni di paralisi facciale, con difficoltà di parola e deglutizione. Morale della favola, la bambina guarì, ma suo padre non riuscirono a salvarlo.

Il prossimo 20 settembre, nel mio Comune, scade il termine per la vaccinazione obbligatoria antirabbica dei cani. Io mi sono ben guardato dal portare la mia carlina presso l’ufficio dove li vaccinano e d’ora in poi, quando, circolando in bici con Pupetta nel cestino, vedrò da lontano qualche divisa bianca di vigile urbano, cambierò strada. Facendo finta di niente. Finora mi è andata bene anche con il microchip e nessun funzionario pubblico mi ha chiesto di esibire i relativi documenti. Che non ho.

L’avviso comunale, rifacendosi a un’ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 26.11.09, indica gli orari in cui il veterinario comunale è a disposizione del pubblico. La vaccinazione, obbligatoria per i cani sopra i tre mesi d’età, prevede un costo di dieci euro e, nel caso in cui il cane non sia registrato all’anagrafe, un aggravio di otto euro per il riconoscimento. In pratica, una multa per non averlo microchippato. Così prevede la notifica e molte persone in questi giorni, nel nord est d’Italia, stanno adempiendo agli obblighi di legge, sia per evitare contravvenzioni, sia perché alle vaccinazioni ci credono.

Sulla pericolosità della rabbia silvestre, che diventa realmente pericolosa quando si trasforma in urbana, ormai è quasi un tabù. Anzi, una routine. In Africa non so, ma in tutta Europa ci sono solo un paio di casi annui di mortalità per Lyssavirus [1] negli esseri umani e se facciamo un confronto con i morti in incidenti stradali, viene quasi da sorridere. Ma anche casi assurdi come le morti annue per soffocamento da prosciutto crudo, se paragonati ai decessi per idrofobia, costringono a chiedersi perché è obbligatorio sottoporre a vaccinazione i cani domestici a fronte di un pericolo così aleatorio.

In provincia di Bolzano va anche peggio, rispetto al Friuli, dato che vengono obbligatoriamente vaccinati anche mucche, capre, pecore, asini e cavalli [2] e siccome gli altoatesini vogliono strafare, hanno pensato di distribuire nei boschi le esche vaccinali destinate alle volpi mediante elicotteri. Saranno contenti i contribuenti!

Perché tanto spiegamento di forze contro questa rara infezione? Si sa che in caso di contagio la morte, negli esseri umani, è garantita al 100%, ma tutta questa campagna antirabbica non sarà stata un pochino gonfiata, su pressione delle industrie farmaceutiche?

La risposta dei medici è che è proprio grazie alla vaccinazione antirabbica che la malattia non viene trasmessa ai cani domestici. In tal modo, la spiegazione ufficiale diventa tautologica, autoreferenziale e si avvita su se stessa, lasciando l’interlocutore senza possibilità di controbattere.

In realtà, la vaccinazione antirabbica è l’esempio paradigmatico di come le industrie farmaceutiche influenzino la nostra esistenza e manovrino le amministrazioni pubbliche, le quali sono da molti anni diventate il feudo in cui tali industrie effettuano le loro micidiali scorribande propagandistiche. E’ una tecnica ormai collaudata. In Italia, la prima vaccinazione obbligatoria, contro la difterite, risale al 1939. Quella antitetanica al 1963. L’antipolio al 1966 e l’antiepatite al 1991. Per legge le vaccinazioni possono essere fatte ai bambini dopo il terzo mese, ma ci sono genitori che si portano avanti col lavoro e gliele fanno fare dopo pochi giorni dalla nascita. Non si sa se compatire tali genitori per il condizionamento subito o condannarli per l’incoscienza con cui intossicano i propri figli, senza minimamente chiedersi se sia la cosa migliore da fare.

Tornando alla rabbia silvestre, autorevoli zoologi come il dottor Carlo Consiglio, professore all’università La Sapienza di Roma, hanno spiegato che le associazioni venatorie, da sempre impegnate a sterminare le volpi, sono le principali responsabili della diffusione del virus in Italia. In base al principio, inerente la dinamica delle popolazioni, secondo il quale le nicchie ecologiche che si liberano vengono in breve tempo occupate da esemplari raminghi, se si uccide una volpe in un dato territorio, a prescindere che sia rabida o sana, quel territorio verrà immancabilmente occupato da un’altra volpe. E se quest’ultima è portatrice della malattia, la rabbia avrà conquistato un ulteriore territorio. E’ esattamente così che l’idrofobia  si è estesa a tutta Europa, provenendo dalle steppe dell’Asia centrale.

Accortisi di questo fenomeno, molti biologi hanno consigliato agli enti pubblici di vietare l’abbattimento delle volpi e di puntare sulla prevenzione, che si traduce nell’obbligo di vaccinare cani, gatti e furetti domestici, nonché nella diffusione nei boschi di esche vaccinali per le volpi. Anche perché l’uccisione sistematica delle volpi, consentita fino a poco tempo fa sia di giorno che di notte, in ogni stagione e con qualsiasi mezzo, anche sparando dentro le tane per uccidere i cuccioli, non avrebbe senso se non si sterminassero contemporaneamente anche i caprioli, le faine, le martore e gli altri carnivori selvatici. E che dire dei pipistrelli, che sono i principali incubatori, nonché portatori sani, del virus?

Poiché lo sterminio dei caprioli, che sono tradizionalmente considerati selvaggina pregiata, con successiva distruzione dei cadaveri, è improponibile per i cacciatori, si è preferito per decenni dare addosso alla volpe (non commestibile) criminalizzandola insensatamente. Insensati sono infatti la maggior parte dei provvedimenti presi dalle Province, tanto è vero che la recente proposta di abolirle, anche perché indicate come un carrozzone mangiasoldi, ha trovato molte persone favorevoli.

In definitiva, se oggi non si parla più di sterminio delle volpi, ma di vaccinazioni dei cani, si è andati nella direzione giusta, ma se si sono scontentati i cacciatori, si è viceversa fatto un grosso favore alle industrie farmaceutiche.  La pressione da parte delle associazioni venatorie sembrerebbe, per questo, scemare e perdere potere, a differenza di quella delle lobby del farmaco che stanno invadendo sempre più le nostre vite. Non è proprio così e lo si capisce dal fatto che i politici locali continuano a ingraziarsi i cacciatori, elargendo loro somme consistenti [3].

La vaccinazione antirabbica non viene fatta per proteggere il cane, ma – in teoria – per proteggere le persone. Non si tiene però conto del fatto che la società odierna non è più contadina come una volta, con il cane legato alla catena fuori dal casolare, circondato da boschi e zone naturali, ma una società metropolitana con cani da compagnia che l’unica erba che toccano è quella dei giardinetti sotto casa. Una volta il cane poteva entrare in contatto con volpi rabide, ma oggi è più facile che venga rapito dai marziani. Una volta la vaccinazione dei cani da caccia o da tartufo aveva un senso; oggi è pura accademia, fruttuosa per i soliti noti.

Rifiutarsi di vaccinare il proprio animale, con le conseguenze che potrebbero derivare in termini di sanzioni, è un buon esercizio per abituarsi all’idea che, di qui ai prossimi anni, dovremo fare obiezione di coscienza anche per altre imposizioni di legge, soprattutto nel caso in cui dovesse diventare obbligatorio l’RFID sottocutaneo per gli esseri umani. Sempre che, nel frattempo, il concetto stesso di obiezione di coscienza non sia diventato incomprensibile e obsoleto.

Non va dimenticato che il virus della rabbia, come tutti gli agenti patogeni, attecchisce laddove trova un “terreno” fertile, come aveva già scoperto Robert Koch [4] e perfino il grande Luigi Pasteur, prima di morire, dovette ammettere: i virus prosperano dove c’è un contesto ambientale che li favorisce, ma se si seguono gli elementari principi dell’igiene e se si possiede un sistema immunitario efficiente, nessun virus può prosperare. Purtroppo, stante la veridicità di tale principio, con le irrorazioni aeree clandestine di sostanze tossiche, la diffusione di vaccini e altri farmaci e l’inquinamento irrefrenabile dell’ambiente, i nostri sistemi immunitari andranno sempre più indebolendosi e ci sono forti sospetti che questo sia esattamente ciò che i padroni del mondo vogliano ottenere.

A un certo punto, basterà un nonnulla per arrivare alla pandemia planetaria già tanto paventata, cioè alla riduzione della popolazione mondiale. A quel punto non ci sarà più la divisione tra Terzo Mondo e Primo Mondo, ma saremo tutti cavie da laboratorio, da destinare all’inceneritore. A quel punto, l’unica rabbia che l’élite mondialista dovrà temere sarà quella dei sopravvissuti.

Se ce ne saranno.

 

Note:

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Rabbia

[2] http://www.provincia.bz.it/agricoltura/zootecnia/rabbia-silvestre.asp

[3] http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=162939&sez=REGIONI&ctc=0#commenti

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Koch

 

6 Commenti a “Che rabbia!”

  • Ottimo articolo, come sempre Roberto. La mia cagnetta ” Sandy” non è vaccinata e non microchipata. Ha una vitalità molto superiore al cane precedente che avevo, Molly, che purtroppo era vaccinata e microchipata, ma allora non realizzavo il fatto che i medicinali erano pericolosi anche per gli animali ( quanto ero stupido ). Mio zio ha 4 figli, quando ha realizzato la pericolosità dei vaccini, l’ultima nata non l’ha vaccinata, infatti è l’unica che non ha mai avuto problemi di nessun genere, neanche un raffreddore.

  • Di testimonianze come la tua, su tuo zio che non ha vaccinato l’ultima nata e si è accorto che sta meglio dei primi tre, ce ne sono tantissime, tutte rigorosamente sottaciute dai mass-media.
    Invece, sulla vitalità di Molly, minore rispetto a quella di Sandy, non si può attribuire il fatto con certezza alle vaccinazioni, giacché potrebbe trattarsi solo di caratteri diversi delle due cagnette.
    Ciao

  • zaccardik:

    Ottimo articolo e ottime scelte, le vaccinazioni sono solo business e fanno malissimo e il microchip può causare tumori.

  • Grazie Zaccardik. Ho letto che nell’Ottocento i malati di rabbia incutevano timore nella popolazione e nei medici, per via delle smorfie facciali dovute alla paralisi e per la tendenza ad aggredire chi gli stava vicino. Pasteur e gli altri batteriologi ci misero le migliori intenzioni, nella ricerca di un rimedio, ma con il passare dei decenni e con l’aumentato potere nelle mani delle industrie farmaceutiche, la rabbia e tutte le altre malattie vennero strumentalizzate, allo scopo di trarre profitto.
    Questo particolare andrebbe tenuto presente e invece i pazienti sono propensi ad affidarsi con totale fiducia nelle mani dei medici. Si trovano nelle condizioni psicologiche in cui hanno bisogno di rassicurazione e di qualcuno su cui riversare le proprie speranze di guarigione. E’ su questa leva psicologica che BigPharma prospera.
    Ciao

  • roberto:

    forse non c’e’ bisogno di scomodare il cosidetto “sistema immunitario” (che, tralaltro non esiste!) per giustificare l’attecchimento della rabbia o altri morbi nelle persone ma piuttosto sviluppare un discorso piu’ serio sul terreno “fertile” che, secondo me, vuol dire meglio: come reagiamo noi ai microbi, virus ecc. quando ne veniamo in contatto? Non e’ l’ambiente esterno ad influenzarci direttamente ma siamo noi a reagire ad esso che decidiamo quanto e come il tale evento ci segnera’. (nuova medicina germanica docet: ma in questo sito il dottor Hamer e’ creduto o temuto?)

  • Come non esiste il sistema immunitario?!?
    La cosa mi suona strana. E’ vero che molto dipende dalla volontà, conscia o inconscia, ma un organismo umano ha bisogno di certi requisiti per potersi dichiarare sano, e quindi per difendersi dagli attacchi esterni, cioè per esempio una sana alimentazione.
    Se non c’è un’adeguata alimentazione, la volontà di vivere o di guarire può fare ben poco. C’è un substrato fisico che lo impedisce, anche se ci si mette tutta la buona volontà.
    Correggimi se sbaglio, Roberto.

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