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Vita e morte del crociato che combattè l’usura del greenback

Articolo scritto da Maurizio Blondet, tratto dalla sezione gratuita del giornale online Effedieffe.com

Ezra Pound è forse l’artista più imbarazzante, più rimosso e meno seriamente giudicato della letteratura occidentale contemporanea: e ciò perché nel suo caso riesce impossibile l’operazione, vagamente filistea, che si è fatta con tutti gli autori sedotti dalla tentazione fascista, Celine in testa: quella di separare la loro arte dalla loro ideologia sconfitta e maledetta.

Le idee economiche di Pound, allo stesso titolo del suo fascismo fanno corpo unico con la sua poesia.

Ma potrebbe essere il momento di guardare dentro quelle idee. Non stupirà sapere che queste idee non erano delle più balzane; oltre tutto egli non volle o non riusci mai ad organizzarle in uno scritto pienamente comprensibile: le sue opere ne sono piene, ma a sprazzi, a lampi.

Sappiamo che Pound fu sedotto dal concetto di «moneta prescrittibile», lanciato negli anni Dieci da Silvius Gesell, un economista eretico tedesco, che fu ministro delle Finanze dell’effimero governo socialrivoluzionario che s’instauro in Baviera nel 1919; Gesell pensò a banconote che per mantenere il loro valore liberatorio, dovessero essere «rivalutate» ogni mese con l’apposizione di un bollo pari a un centesimo del valore facciale della banconota: sicché in cento mesi la tassa avrebbe uguagliato il valore della moneta, e la moneta stessa sarebbe stata annullata.

Tra il 1 agosto 1932 e il 10 settembre 1933 una moneta del genere circolò effettivamente nella zona di Woergl, in Austria, e fu soppressa per intervento statale. Per Gesell, la moneta prescrittibile aveva il vantaggio di non poter essere tesaurizzata e quello aggiuntivo di battere l’inflazione, perché ogni giorno una certa quantità di banconote usciva automaticamente dalla circolazione.

Pound, folgorato da quell’invenzione, vide in essa lo strumento che avrebbe restituito ai popoli e agli Stati una «vita sana», non corrotta da falsi valori.

In Lavoro ed Usura cosi immaginò l’uso di quella moneta in Utopia, «Un paese placido giacente fuori dalla geografia presente»: «(gli abitanti) attribuiscono la loro prosperità a un semplice modo di raccoglier le tasse, o meglio la loro unica tassa, che cade sulla moneta stessa. Perché su ogni biglietto del valore di cento, sono costretti ad affiggere una marca del valore di uno, il primo giorno di ogni mese. E il governo, pagando le sue spese con moneta nuova, non ha mai bisogno di imporre imposte, e nessuno può tesaureggiare questa moneta perché dopo cento mesi essa non avrebbe alcun valore. Cosi è risolto il problema della circolazione. E cosi la moneta non godendo poteri di durabilità maggiori di quelli posseduti da generi come le messi, le patate, i tessuti, il popolo è arrivato a giudicare i valori della vita in modo più sano. Non adora la moneta come un dio, e non lecca le scarpe dei panciuti della Borsa e dei sifilitici del mercato. E, naturalmente, non è minacciato d’inflazione, né costretto a fare guerre a piacer degli usurai…».

L’altro idolo economico di Pound era la teoria di Clifford H. Douglas, battezzata «social credit». Douglas era un ingegnere ferroviario scozzese; nemico del capitalismo liberale, secondo lui dominato da una cricca di banchieri-parassiti, giunse a concepire un macchinoso sistema che avrebbe dovuto impedire ai banchieri di sfruttare il lavoro della gente modificando a piacimento le masse monetarie in circolazione.

Più che questo sistema economico (che ebbe pure seguaci nella sinistra americana e inglese), Pound sposò delle idee di Douglas il concetto secondo cui la ricchezza di un popolo e il credito di cui può godere derivino dalla «eredità culturale» del popolo stesso, dal complesso di nozioni scientifiche e tecniche che possiede, dal suo lavoro e dalla sua onestà.
«Il tesoro di un popolo è la sua onestà».

Come si vede, l’economia era per Pound anzitutto una questione morale. E’ stato già notato che Pound fu essenzialmente un moralista, e precisamente un moralista americano, erede di quella tradizione protestante, minoritaria ma sempre viva in America, che si oppone all’«etica del capitalismo» in nome dei valori del lavoro, dell’agricoltura, dell’idea (d’origine quacchera) di una vita armoniosa, operosa e senza violenza.

Continua a leggere l’articolo qui:

http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=58270:un-pound-di-nome-ezra&catid=83:free&Itemid=100021

Un Commento a “Un Pound di nome Ezra”

  • luca:

    Sarebbe interessante mandare quest’articolo a quel tale di Movisol che tanto lo criticò in un ridicolo articolo postato qualche mese fa!!

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