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di Dragan Mraovic (Belgrado)

fonte: www.rinascita.eu

 La strategia dell’ “anaconda”, cioè dell’accerchiamento della Russia, con la quale gli Usa e la loro cavalleria della Nato minacciano la pace del mondo, ora sta soffocando anche la Serbia. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e il ministro degli esteri romeno, Teodor Bakonski, hanno firmato a Washington, il 13 settembre un contratto di adesione romena allo scudo spaziale americano che prevede l’inizio della realizzazione dello scudo missilistico americano nell’Europa dell’est ai soli 350 chilometri a nord-est da Belgrado. I radar missilistici Argis e i missili SM-3, per l’intercettazione dei missili nemici, istallati presso la città di Deveselu su 175 ettari, diventeranno una meta mirata da molti, la Russia in primis. La Mosca è più che adirata per il fatto che gli americani vogliono istallare i loro missili alle sue porte e annuncia “misure reciproche”.

A questo pericolo si aggiungono le minacce terroristiche di fondamentalisti islamici che considerano i Balcani una zona di loro interesse sin dalla guerra civile in Bosnia ed Erzegovina e non vedono di buon occhio l’avanzata americana. Questa nuova “città” missilistica americana avrà circa 150-200 soldati e ufficiali americani insieme ai cosiddetti “contractor” – cani di guerra. Il personale abiterà vicino alla base per cui bisogna costruire anche una nuova cittadina tutt’americana. Gli americani dicono che questi missili non sono puntati al territorio russo, ma il generale Ninoslav Krstic, del Forum per la sicurezza e per la democrazia di Belgrado, ha dichiarato nel quotidiano serbo Novosti che i missili intercettatori americani sono comunque pericolosi per la Russia perché nel caso di un azione d’intercettazione dei missili iraniani questi ultimi dovrebbero essere colpiti sopra il territorio russo con una prevedibile catastrofe nel caso dei missili con le testate atomiche. L’intercettazione si può fare anche sopra i Balcani e precisamente sopra il territorio serbo il che rappresenta una diretta minaccia per la sicurezza nazionale serba. I “cerchi di sicurezza esterni” fuoriusciranno dal territorio romeno espandendosi prevalentemente in Serbia la quale non fa parte della Nato e perciò non è un Paese di fiducia degli atlantici. Dato che tutte le ambasciate sono i centri di spionaggio e che gli Usa stanno costruendo a Belgrado la più grande ambasciata dei Balcani, si può prevedere certamente che gli avversari degli atlantici non staranno con le mani incrociate – ha concluso il generale Krstic. In altre parole la guerra tra le spie di vari Paesi si farà in buona parte a Belgrado. Un ex ufficiale dei servizi segreti della Serbia rivela che ora dovranno venire in Serbia “gli effettivi stranieri di spionaggio che non saranno direttamente visibili, ma sono molto influenti ed efficaci”. Gli americani vogliono ancor di più spiare e controllare la Serbia perché non le credono dato che essa ha saputo fare, nei momenti storici cruciali, sorprese poco piacevoli e inaspettate per il gusto neocoloniale atlantico. L’Occidente inoltre è sospettoso nei confronti della Serbia anche per il legame emotivo tra il popolo serbo e quello russo e perciò considera la Serbia un pericolo alle sue spalle, cioè un punto atlantico potenzialmente debole dietro la base americana in Romania. Non per caso c’è chi dice per scherzo (solo per scherzo?) che i serbi sarebbero le migliori spie russe nelle file della Nato qualora ne facessero parte. D’altra parte l’America è cosciente che la stragrande parte dei politici e del popolo russi è incline alla Serbia. Il caso della Serbia e della Romania che dovranno subire le conseguenze della prepotenza americana, dimostra che il problema dello scudo missilistico americano nell’area del Mar Nero si trasforma da una strategia globale in una diretta minaccia locale. Malgrado le frasi sterili degli americani per i quali questi missili della Romania serviranno solo per una difesa della minaccia missilistica iraniana, i russi considerano che questa nuova provocazione atlantica fa parte della realizzazione dell’accerchiamento della Russia che ha le più grandi risorse energetiche del mondo. La seconda meta di questa “strategia dell’anaconda” è la Cina che preoccupa molto gli americani per la sua salita velocissima verso la posizione della prima potenza economica e militare del mondo. In questa luce bisogna capire la grande pressione americana sul presidente filoatlantico serbo Boris Tadic di chiudere la questione Kosovo. Perciò Hasim Taci ha provocato i problemi nel nord della provincia serba, ovviamente su direttiva degli americani che vorrebbero chiudere questa partita per spostare la propria attenzione verso gli obiettivi politici legati alla parte orientale e asiatica. Ma le cose non vanno come lo vorrebbero per la fortissima opposizione dei serbi del Kosovo e Metohija. Il fatto che gli Usa e la Nato siano nervosi e abbiano troppa fretta, è un segnale sicuro che sono coscienti della prossima fine della loro epoca di unica potenza mondiale. Vorrebbero perciò cambiare tale corso della storia ma non saranno in grado di farlo perché ogni impero ha il suo apice e il suo crollo. Al massimo possono provocare la Terza guerra mondiale ma la discesa verso il crollo del mondo atlantico si è iniziata.

Un Commento a “La Serbia nel vortice della guerra delle spie”

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