Il governo americano sostiene militarmente Taiwan con miliardi di dollari e firma accordi con l’Australia per dislocare basi nella regione
di: Andrea Perrone fonte: rinascita.eu
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Usa%20accerchiano%20la%20Cina”>a.perrone@rinascita.eu
La crescita economica e militare della Repubblica Popolare cinese preoccupa Washington che sta accerchiando con basi e accordi militari il Celeste Impero. Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno accordato un pacchetto di “aiuti” militari a Taiwan per 5,8 miliardi di dollari, utili ad ammodernare i caccia F-16 di Taipei. In realtà dietro la commessa vi sarebbe l’invio di bombe intelligenti, missili teleguidati e uno studio di fattibilità per potenziare gli F16, nonché radar tecnologicamente avanzati (AESA), strumenti per la guerra elettronica, missili aria-aria e il sistema JDAM che trasforma le bombe in ordigni teleguidati ad alta precisione. La notizia ha mandato su tutte le furie il governo cinese. L’ambasciatore Usa in Cina, Gary Locke è stato convocato d’urgenza e il ministero degli Esteri cinese ha diramato una nota: “Un errore quello degli Stati Uniti che minerà la relazioni bilaterali così come gli scambi e la cooperazione militare. Washington deve quanto mai ritrattare la decisione”. Il vice ministro degli Esteri Zhang Zhijiun ha espresso una formale protesta del suo governo all’inviato americano in Cina, così come ha fatto l’ambasciatore cinese negli Usa, Zhang Yesui. Ma non è la prima volta. Lo scorso anno infatti la vendita di un carico d’armi da 6,4 miliardi di dollari scatenò l’ira di Pechino. Dal canto loro esperti americani e cinesi hanno affermato che la persistente vendita di armi tecnologicamente avanzate a Taiwan da parte gli Usa costituisce un’autentica doccia fredda nei rapporti militari tra Cina e Stati Uniti che sembravano invece migliorare. Richard Bush, specialista in problematiche riguardanti i rapporti con la Cina e direttore del centro di ricerca sull’Asia nord-orientale dell’Istituto Brookings, ha sottolineato che la Cina non può assolutamente gradire le commesse americane a Taipei. Già in passato infatti Pechino aveva dichiarato che la vendita di armi a Taiwan, rappresentava un grosso ostacolo allo sviluppo dei rapporti tra i due eserciti. E comunque il governo di Taipei non è il solo ad avere il sostegno statunitense che, da qualche tempo, ha deciso di circondare militarmente la Cina per frenare le mire strategiche di Pechino e mantenere il controllo su tutta l’area. E così il 13 settembre scorso a San Francisco si sono dati appuntamento i funzionari della difesa e della sicurezza statunitense ed australiana per gettare le basi di una più stretta cooperazione in ambito militare. All’evento hanno partecipato anche Leon Panetta e Hillary Clinton, rispettivamente segretario americano della Difesa e dello Stato, per una serie di colloqui con Stephen Smith e Kevin Rudd, le loro controparti australiane. Washington e Canberra hanno confermato di essere pronte a firmare gli accordi che daranno alle forze armate Usa libero accesso alle basi australiane. Un grande passo in avanti nelle strategie di Washington: l’intesa permetterà agli Stati Uniti di costruire un punto d’appoggio fra l’Oceano Indiano e il Pacifico. “L’Australia sarà un sostegno fondamentale nella regione indo-pacifica”, ha chiosato Patrick Cronin, esperto di Asia orientale militare presso il Center for a New American Security. L’accordo prevede che i militari americani avranno accesso alla base navale di Stirling (Australia Occidentale), a quella militare nei pressi di Townsville (Australia Settentrionale) e al porto di Darwin (Australia Settentrionale). Già lo scorso anno Washington e Canberra hanno firmato un trattato di difesa commerciale che ha dato all’Australia pieno accesso all’hardware militare degli Stati Uniti. In più Canberra sarebbe pronta ad acquistare anche 100 caccia F-35 dagli Stati Uniti, per un affare da 16 miliardi di dollari. La strategia americana però non si ferma qui. Washington infatti coopera militarmente con Corea del Sud, Giappone, Filippine, Singapore, Vietnam e India, e possiede due enormi basi militari: una situata nell’isola di Guam, nell’Oceano Pacifico occidentale, la più grande e meridionale dell’arcipelago delle Marianne, e l’altra a Diego Garcia, la più grande dell’arcipelago delle Isole Chago, nell’Oceano Indiano, a 1.600 km dall’India. L’obiettivo degli Usa è quello di frenare l’ascesa di Pechino, e impedire le rivendicazioni del Dragone sul Mar Cinese meridionale (in particolare sulle isole Spratlay e Paracel, particolarmente ricche di idrocarburi) e su tutta l’area che va dall’Oceano Indiano al Pacifico, per tagliare le forniture energetiche di cui l’economia cinese ha un ardente bisogno.





























COME PROFETICAMENTE HA SEMPRE SOSTENUTO GIULIETTO CHIESA ECCO CHE L’AMERICA SI STA POSIZIONANDO PER LA FUTURA GUERRA CONTRO LA CINA! NON C’E’ MOLTO DA CAPIRE… LA CINA POSSIEDE GRAN PARTE DEL DEBITO AMERICANO, HA GIA’ DICHIARATO CHE L’AMERICA NON E’ PIU’ ECONOMICAMENTE AFFIDABILE. L’AMERICA D’ALTRO CANTO HA DICHIARATO CHE IL TENORE DIVITA DELL’AMERICA NON E’ NEGOZIABILE! QUESTA E’ IMPLICITAMENTE UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA! LA CRISI MONDIALE PROVOCATA DA WALL STREET E DA ULTIMO UN’INONDAZIONE DI TRILIONI E TRILIONI DI DOLLARI DISTRIBUITI SEGRETAMENTE SU TUTTE LE BANCHE OCCIDENTALI ORMAI IN BANCAROTTA HA CONTRIBUITO A UNA CATASTROFE ECONOMICA PLANETARI SENZA PRECEDENTI. ECCO LE SOMME EMESSE:
Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)
Se volete leggere tutto l’articolo ecco:
http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6618-udite-udite.html
VIDEO DI GIULIETTO CHIESA ALLA MANIFESTAZIONE Antibanks Milano piazza affari Borsa. 17 settembre 2011
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=_DH7A9KzzsI
UN FUTURO MOLTO PERICOLOSO SI STA PREPARANDO PER L’UMANITA’! E’ ORA CHE LA GENTE SAPPIA… CHE SI INFORMI DA SOLA PERCHE LE TV E I GIORNALI SONO NELLE MANI DEL POTERE CHE NULLA VI DIRA’ DI TUTTO QUESTO!
EPPURE LA TERZA GUERRA MONDIALE SI STA PROFILANDO ALL’INSAPUTA DI TUTTI ANCHE PER COLORO CHE SI RIFIUTANO DI INTERPRETARE GLI AVVENIMENTI COSI’ PALESI! L’ACCELERAZIONE DEGLI AVVENIMENTI E’ TALE CHE NEL CORSO DI QUESTA GENERAZIONE ASSISTEREMO ALLA TRASFORMAZIONE DEL MONDO COME NON LO CONESCEVAMO PRIMA!
CHE DIO SALVI L’UMANITA’ E IL MONDO!
visto che la Cina ha spostato la sua crescita sul mercato interno e dipende sempre meno dalle esportazioni verso gli Usa perche’ non si libera dei Tbond americani carta straccia e pone fine alla diatriba?
Perché dipende ancora troppo dalle importazioni di materie prime strategiche (petrolio in primis) da paesi che non sono suoi forti alleati, o che non sarebbero verosimilmente difendibili in caso di ritorsioni (belliche) da parte degli USA, che invece strategicamente sono messi decisamente meglio (soprattutto dopo le recenti “conquiste” in Africa).
Tieni inoltre conto che da un punto di vista militare gli USA sono su un altro pianeta rispetto a qualunque altro stato o coalizione di stati (da anni più della metà della spesa bellica mondiale è dei soli Stati Uniti), quindi la Cina non può che giocare in difesa, lavorare sui fianchi, e cercare di spingere gli USA a crollare sotto il loro stesso peso… ogni attacco diretto sarebbe troppo rischioso.
Si stavano “guerrafondando” addosso… Meno male che è emersa questa ipotesi della Cina.. ( ironico )