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Articolo di Santaruina * Link

Immaginiamo una piccola città, una ridente cittadina affacciata al mare.
In questa piccola città vi è una grande azienda, ed in questa grande azienda trova lavoro gran parte degli abitanti della città stessa.
L’azienda ha diversi settori: c’è quello produttivo, il commerciale, il gestionale e così via.
Gli operai che lavorano in produzione un tempo erano la maggioranza, ma oramai ne sono rimasti pochi: sgobbano parecchio, ed il loro stipendio si può dire meritato; nel settore commerciale e soprattutto nel gestionale, invece, i dipendenti assunti sono senza dubbio in numero enormemente superiore rispetto alle esigenze dell’azienda.
Ci sono tra di loro alcuni che lavorano molto, e che portano avanti la baracca, come si suol dire, ma sono in molti anche coloro che nei loro uffici fanno solo presenza.

I proprietari di questa azienda sono persone poco oneste, per usare un eufemismo.
Tengono per loro la gran parte dei guadagni dell’impresa, si arrichiscono senza scrupoli mentre  dinanzi ai loro stipendiati fingono di avere a cuore le sorti dell’azienda stessa.
L’impresa nel suo insieme fattura ogni anno circa dieci milioni di euro, ma la sua gestione ne richiede dodici; i proprietari, lungi dal preoccuparsi troppo, non fanno altro che richiedere in prestito due milioni di euro all’anno, ed in tal modo riescono sempre a pagare tutti gli operai, ad assumerne di nuovi e soprattutto a tenersi per loro una gran fetta.

La situazione va avanti così per molto tempo, e in apparenza tutti sono felici: i proprietari prosperano, gli operai hanno un lavoro ed una paga certa, e tutto pare procedere alla meglio.
Passano però gli anni, ed il debito che i proprietari hanno contratto continua ad aumentare, finchè diviene più grande del fatturato stesso dell’azienda.
Qualcuno inizia a preoccuparsi, e c’è chi fa notare che non si potrà andare avanti così all’infinito.

Immaginiamo tutto questo, e quindi usciamo dalla metafora.
Chiamiamo la nostra piccola città Grecia, o Spagna, oppure – ebbene sì – Italia.
La nosta azienda è il settore pubblico nel suo intero, comprese le aziende energetiche statali, la sanità, l’istruzione, le forze di polizia, mentre non occorre specificare chi siano i corrotti gestori dell’impresa.
E’ un quadro molto semplificato, ma non per questo poco accurato.
Il resto viene da sé, e non è difficile comprendere il modo in cui siamo arrivati alla situazione odierna.

Se poi vogliamo rendere l’esempio ancora più verosimile, torniamo nella nostra cittadina immaginaria, e supponiamo che in essa vi sia anche un grande centro commerciale.
Quasi tutti gli abitanti vi fanno la spesa, i gestori dell’ipermercato sono molto soddisfatti dei loro guadagni ed hanno tutto l’interesse affinché gli abitanti della cittadina abbiano un buon lavoro, e di conseguenza soldi da spendere nella loro attività.
Per questo, per assicurarsi che i soldi nell’azienda della città non manchino, i proprietari del centro commerciale contattano alcuni loro amici molto influenti, persone poco raccomandabili che bazzicano l’ambiente della malavita.
Degli usurai, principalmente.
Li contattano e li convincono a prestare ai corrotti dirigenti dell’azienda della città cifre sempre maggiori, affinchè gli operai possano avere soldi da spendere nel loro centro commerciale.
Finchè, come si raccontava prima, il debito diviene ingestibile, e la situazione insostenibile.

Ora, chiamiamo i proprietari del supermercato Germania (per dirne una), chiamiamo gli amici usurai Banca Centrale Europea (per dirne un’altra), e di nuovo abbiamo un quadro molto verosimile della situazione europea attuale.
Per quanto riguarda la fine della storia, invece, occorre solo avere un po’ di pazienza, e guardare fuori dalla propria finestra.

7 Commenti a “La storiella dell’azienda indebitata”

  • adamo:

    Bello. Questo articoletto lo capirebbe anche mia zia.

  • Stefano:

    A questo proposito invito l’amministratore del sito ad aprire a tutti i lettori la segnalazione di tutte le leggi e leggine che nessuno conosce al fine di favorire un apparato produttivo
    corrotto.Per caso sono venuto a conoscenza che nel 2009 è stato predisposto un prepensionamento a carico dell’Inps a favore dei giornalisti.Giornalisti che avevano una cassa propria in deficit.Adesso sembra che quel debito sia stato messo sul groppone
    Inps e cioè degli onesti lavoratori.
    E’ chiaro ormai che i politicanti vogliono portare l’Italia al fallimento,li farebbe arricchire ancora di più.
    Il patrimonio dell’Inps,dello Stato viene continuamente defraudato per costringere i cittadini a non aver più la pensione,e privatizzare tutti i servizi pubblici.
    Dobbiamo aprire gli occhi,serve più informazione onesta.

  • Eli:

    Stefano

    anche il fondo speciale dei dirigenti era in deficit, ed è stato passato nel
    fondo generale dell’INPS.
    Per cui ora con i soldi dei lavoratori si pagano pensioni di migliaia di euro
    al mese di quei dirigenti che li hanno vessati, licenziati e “ristrutturati”
    per anni!
    L’iniquità è la regola, nel mondo, non solo in questo paese.

  • Alex:

    Ce ne sarebbero una caterba da dire.. tutti gli imprenditori hanno cercato di mangiare nel piatto comune il più possibile e ora questa è la situazione!
    Iniziamo dal fatto che lo stato ha permesso l’apertura in Romania, Cina, etc. di aziende italiane dove si poteva sfruttare il personale pagandolo poco e con una agevolazione erariale non da poco, da qui ha inizio la deindustrializzazione italiana e la “perdita di valore” del prestigioso marchio Made in Italy.
    Gli extracomunitari che si sono presentati davanti alle aziende ancora 10 anni fa venivano assunti con stipendi bassissimi e completamente detraibili dalle aziende. Chi glieli pagava? Lo Stato, cioè gli italiani. (Questa è una cosa che devo ancora leggere in internet ma lo so di certo grazie al commercialista).
    Ecco poi che in questi anni le aziende italiane chiedono, grazie a particolari sotterfugi, la cassa integrazione, la chiedono anche aziende benestanti: far calare il monte ordini è facile, basta non fatturare per un pò, far risultare l’azienda in crisi e poi riprendere in mano gli ordinativi una volta ricevuta la cassa integrazione e lavorarli con la metà del personale, sfruttandolo e con il coltello dalla parte del manico perchè se non lavora sa che verrà licenziato e non troverà lavoro a causa della crisi.
    E per finire altro punto che pochissimi ne parlano sono gli studi di settore: se si confronta un piccolo negozietto artigiano e una grande azienda risulta MATEMATICAMENTE impossibile capire come gli imprenditori possano dichiarare un reddito basso per non parlare delle imposte da versare e delle auto in cui vediamo viaggiare questa gentaglia che evade. E poi resta da capire perchè gli studi di settore agiscono molto bene nel nord italia e da “Firenze” in giù la gente non ne è a conoscenza, non sanno nemmeno cosa sono! (Fatto verificato personalmente)
    Poi mi vedo le riunioni dei giovani imprenditori dove i figli di papà sorridono alla proposta dell’aumento dell’età pensionabile e pensano a come fare per diminuire la forza lavoro e produrre di più!!
    Concludendo lo sbaglio è solo uno, aver permesso agli imprenditori di entrare in politica! Queste ne sono le conseguenze.

    • Pino:

      Per non parlare dei finanziamenti a gogò della BEI dati alle banche italiane e prestati agli imprenditori per investire in nuove società, anche all’est, e garantiti dal popolo italiano con i propri risparmi.Se la BEI non rientra di quei capitali investiti,la banca italiana o fallisce o paga lo Stato.In entrambi i casi paga il cittadino e il cerchio si chiude.
      Vedi il caso greco.
      Sveglia ragazzi!

  • faker:

    Considerare uguali debito privato e debito pubblico è però completamente errato…

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