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Sanzioni: Tagliare i globalisti fuori dall’umanità

L’Onu sanziona nazioni sovrane, Noi il Popolo Sanzioniamo l’Elite Globale: è tempo di tagliarli fuori dall’umanità.

Il primo passo per distruggere un nemico trincerato è tagliarlo fuori dal resto del mondo. I globalisti della NATO, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, il Qatar e altri, hanno illustrato questo principio in Libia su più livelli. Prima hanno tagliato la nazione della Libia dal mondo esterno, imponendo embarghi sulle armi e commerciali al governo libico, bloccando le loro spiagge, e prendendo il controllo del loro spazio aereo. Mentre le  brigate del terrore del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) di Bengasi spazzavano tutto il paese sotto la copertura della Nato, seminando stupro, omicidio, e brutalizzazione sul loro cammino, i globalisti hanno iniziato ad organizzare l’accerchiamento e l’isolamento delle singole città libiche, permettendo (e dando sostegno) ai ribelli di tagliare cibo, forniture mediche, gas da cucina, elettricità e, inimmaginabile, persino l’acqua, per sottomettere le popolazioni affamandole letteralmente.

Mentre il popolo della Libia ha dimostrato immensa decisione contro questa strategia, è solo per l’incompetenza della NATO e la mancanza di forza d’animo, carattere, o di qualsiasi desiderabile qualità umana tra i ribelli che questo processo di isolamento e assedio del popolo libico non è riuscito.

Che l’assoluta beffa delle sanzioni delle Nazioni Unite all’intervento militare della NATO in Libia stia generando il concetto artificioso di “responsabilità di proteggere (R2P)” è evidente mentre i civili in fuga dalla città libica di Sirte accusano la Nato di genocidio , bombardamenti di scuole, ospedali e case e uccisioni di massa di persone innocenti. Inoltre, sotto la copertura della Nato, intere città libiche sono state sterminate, con la popolazione arrestata, uccisa o esiliata e derubata dei suoi beni. Un esempio, Tawarga, riportato dal Telegraph nell’articolo, “la città fantasma di Gheddafi dopo il ritiro dei lealisti” ha coinvolto un paese di 10.000 persone ai quali  i ribelli hanno detto non sarebbe mai stato permesso di tornare alle loro case.

Agli americani durante la Seconda Guerra Mondiale fu chiesto di prendere posizione contro il fascismo in Europa e l’imperialismo in Asia orientale, di intervenire nelle trasgressioni di Germania e Giappone contro la sovranità delle nazioni vicine. Col senno di poi, gli inglesi e gli americani erano altrettanto colpevoli dal momento che preparavano i loro imperi, ma ipocrisia a parte, essere all’altezza di fermare la costruzione di un impero sull’umanità libera è davvero una nobile causa. Chi sarà all’altezza della situazione oggi, contro Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Qatar, membri della NATO e quelli che sostengono le illegittime Nazioni Unite, l’artificiosa Corte penale internazionale ed altre egoiste “istituzioni internazionali” che stanno facendo a modo loro con questo pianeta? Chi? E come?

Non è solo la Libia ad essere nel mirino. L’Afghanistan ha subito un decennio di occupazione e guerra per mano di un cartello corporativo-finanziario, bancario che si fa chiamare “globalisti “. Anche l’Iraq sta subendo un governo delega grato alle potenze di invasione straniere. Il popolo ugandese viene letteralmente massacrato in modo che i banchieri anglo-americani possano raccogliere vaste estensioni di terra per alimentare l’ennesima truffa economica Ponzi, basata non sulla moneta a corso forzoso, ma sugli ancora più inverosimili “crediti di carbonio”. Quando si guarda alla quantità di risorse a disposizione dei “globalisti” ci si sente sopraffatti e ci si chiede naturalmente cosa si può fare contro una tale sfrontata, totale indifferenza per la vita umana, la sovranità umana, e i diritti umani?

La risposta ci sta di fronte ogni volta che prendendo i giornali corporativi  o girando sui canali di notizie corporativi vi troviamo la parola “sanzioni”. Noi, il popolo, dobbiamo imporre sanzioni contro i globalisti, e non c’è nemmeno bisogno di un mandato delle Nazioni Unite per farlo. Si tratta semplicemente di  individuare le aziende e le istituzioni che stanno consentendo l’agenda globalista, boicottandoli sistematicamente, e alla fine sostituirli interamente a livello locale o regionale. Non c’è nulla che una multinazionale possa fare che il moderno stato-nazione non possa fare, e in molti casi, non c’è niente di quello che le multinazionali possono fare  che la gente non possa fare anche a livello locale. E mentre la tecnologia avanza sia in termini di informazione che di produzione, questa equazione punterà sempre più a favore di “noi del popolo”.

Il predatori del globalismo hanno dimostrato senza ombra di dubbio la loro ipocrisia dichiarando i loro obiettivi di istituire un “ordine internazionale” basato sullo stato di diritto, dove “lo stato di diritto” si applica solo a loro stessi, che sfacciatamente, e costantemente violano perfino i loro stessi artificiosi mandati, editti, e risoluzioni quando gli fa comodo. In Libia, la “responsabilità di proteggere” si è trasformata in omicidi mirati, cambio di regime, e costruzione della nazione (leggi: neo-imperialismo) prima che la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite uscisse dalla stampante – una conclusione scontata in progettazione da 30 anni, descritta solo come “intervento umanitario” a beneficio del pubblico. Così i globalisti hanno dimostrato che essi sono incapaci di spadroneggiare sull’umanità con il loro “ordine internazionale”, e senza dubbio hanno dimostrato la necessità di estirpare interamente dalla società la loro mal concepita nozione di “governance globale”.

I globalisti hanno costruito questa enorme quantità di potere impressionante solo attraverso la nostra complicità. Noi ogni giorno, mese, anno, e di generazione in generazione paghiamo tra le altre, anche le aziende in continua espansione che formano l’elite mondiale. Noi scegliamo di acquistare presso i loro negozi, di comprare i loro prodotti, di utilizzare i loro servizi, di cambiare valuta e conservare moneta nelle loro banche. Decidiamo di dedicare il nostro tempo, energia e attenzione ai loro spettacoli  sponsorizzati dalle corporazioni, sia in pista, che sul campo da calcio, di basket o di baseball. Ci viene detto che il destino della nostra nazione è determinato alle urne, e che l’unico modo per ottenere un cambiamento reale è quello di scegliere tra diversi, venduti, corrotti, egoisti politici, che manco a dirlo, servono i globalisti, non il popolo. In realtà, votiamo tutti i giorni, con un voto molto più efficace e di più ampia portata rispetto a qualsiasi cosa  accada in tempo di elezioni. Votiamo con i nostri acquisti, la nostra scelta di come trascorrere il tempo libero, e il modo in cui utilizziamo le risorse che abbiamo a nostra disposizione.

Sarebbe ragionevole, che, non riversando denaro nelle  corporazioni, istituzioni dei globalisti, e distogliendo noi stessi dalle loro distrazioni, potessimo cominciare ad abrogare gran parte di questo potere ingiustificato che hanno accumulato. Alla fine, potremo cominciare a sostituire le istituzioni corrotte, egoiste  che abbracciano tutto il mondo e pretendono di dominare su tutta l’umanità, con le istituzioni locali che servono il popolo. Non è qualcosa che sarà fatta durante una notte, ci vorrà del tempo. Anche i globalisti, con il loro potere senza fine, sono costretti a rafforzare gradualmente la presa sui loro nemici, anche quelli piccoli come la Libia. Sicuramente tutti oggi potremmo facilmente farla finita con la Coca-Cola e la Pepsi, così come spegnere i diversivi sponsorizzati dalle corporazioni nelle TV e sui campi sportivi. Se non ci riusciamo forse non meritiamo la libertà e la prosperità, ma solo la semplice, fugace illusione di essa che ci viene offerta dai nostri signori globalisti quando gli fa comodo. I Padri Fondatori degli Stati Uniti sarebbero molto probabilmente sconvolti da quanto gli americani moderni hanno rinunciato alla fiducia in se stessi, alla libertà, all’indipendenza per l’illusione della sicurezza, della convenienza e anche del divertimento. Dobbiamo smettere di cercare  eroi che ci salvino, e guardarci semplicemente allo specchio. Noi siamo la chiave per la nostra salvezza, perchè nessuno si preoccupa dei nostri interessi più di noi, il popolo, le nostre famiglie, e le nostre comunità vicine.

Cerchiamo di impegnarci ad imporre “sanzioni” sui globalisti. Tagliamo questi degenerati megalomani fuori dal mondo che  desiderano tanto dominare. Lasciamo i loro stadi vuoti, le loro compagnie aeree nell’indigenza, i loro posti di blocco desolati, le loro depresse aziende piene di merci fatte da schiavi cinesi in città virtuali fantasma, le loro banche di fiducia e affidamento per l’attività economica come quel gioco di monopoli che raccoglie polvere nell’armadio. Metterli fuori dal mercato, metterli fuori dal mercato per sempre. Essi hanno dimostrato senza ombra di dubbio che loro, non qualche fondamentalista che abita in una grotta o qualche colonnello libico, sono la più grande minaccia che l’umanità affronta.

Per un elenco parziale delle aziende che assolutamente devono  essere messe fuori dal  mercato leggi: “Fare i Nomi “. Per capire perché le aziende, anche apparentemente benevole come Pepsi e Coca-Cola sono complici dei crimini più eclatanti contro l’umanità, leggi: ” Distruggere i globalisti “. Per alternative al vasto paradigma globalista di consumo, leggi: “Il Peggior Incubo dei Globalisti“.



Per concessione di I lupi di Einstein
Fonte: http://landdestroyer.blogspot.com/2011/09/sanctions-cut-globalists-off-from.html
Data dell’articolo originale: 27/09/2011
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=5937

4 Commenti a “Tagliare i globalisti fuori dall’umanità”

  • Adal:

    Lino sei semplicemente FANTASTICO…………….Dio Ti Benedica e Protegga Sempre.GRAZIE…

  • Georg:

    Concordo: dobbiamo tagliarli fuori dall’umanità.

    W l’Islanda.

  • archimede:

    Cominciamo a tagliare le manuzze ai giornalisti e ai loro capi ,dopo comincia la caccia ai piscialetto che si sentono quando sono dietro migliaia di uomini i divisa e ignari che anche loro sono destinati al macello Sociale.

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