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Articolo di Gianluca Freda * Link

“Il presidente Obama ha concluso il discorso, è sceso dal palco, è stato scortato in un corridoio laterale dove si è accasciato su una sedia appogiata al muro. Ha portato entrambe le mani ai lati della testa, la quale era sporta in avanti fin quasi a toccare le ginocchia. Ai lati della faccia si vedevano solchi nei punti in cui il trucco di scena era stato cancellato dalle sue mani. In questi giorni si mette quella roba ovunque vada. E’ arrivato un membro dello staff, si è chinato verso il presidente e gli ha detto che era ora di andare. Il presidente ha guardato in su, ha accennato un sorriso e si è rimesso in piedi lentamente. Molto lentamente. L’unica parola che ha detto è stata “sì”. Non c’era entusiasmo. Da lui non veniva nessuna energia. Le persone intorno al presidente sembravano ignorare le sue condizioni. Lo osservavano come se non ci fosse, fino a quando ha iniziato ad attraversare il salone per dirigersi verso l’esterno. Lo hanno seguito standogli a fianco ed è sembrato quasi che lo spingessero fuori dal portone. Il presidente appariva incredibilmente stanco. Usato”.

Questa è la descrizione di Barack Obama fornita negli ultimi giorni da un insider della Casa Bianca. E’ l’immagine di una marionetta decrepita, consunta e con i fili usurati, in procinto di essere sostituita dal puparo con un fantoccio di nuova fabbricazione. Con la deliziosa differenza letteraria che le marionette di carne, a differenza di quelle di plastica e legno, hanno la coscienza della rottamazione imminente e ne provano disperazione. Il nervosismo da fine spettacolo pare contagiare anche i più stretti congiunti del presidente-fantoccio, se è vero – come riporta lo stesso articolo – che la stessa First Lady si lascia andare, sempre più di frequente, ad esibizioni d’isterismo sguaiato, con strepiti ed urla da mercato del pesce rivolte verso i membri dello staff. Più che nelle gelide stanze di vertice della maggiore superpotenza globale, sembra di essere in una biografia svetoniana o negli uffici di un’azienda in amministrazione controllata poco prima di un apocalittico taglio del personale. E se questa è la situazione al vertice, lascio immaginare quale possa essere il clima nei camerini dei servi di scena, a Palazzo Madama, Palazzo Grazioli, Montecitorio…

 

Che Obama fosse una marionetta del tutto impotente, manovrata in ogni sua mossa dalle elite che realmente gestiscono il potere dello stato americano – e prima o poi occorrerà riflettere su cosa debba intendersi, in concreto, quando si parla di “stato” – è certamente una scoperta dell’acqua calda per i lettori di questo e di altri blog. Tuttavia ho voluto riportare questa testimonianza di un osservatore diretto, sia perché essa riesce a fornire una nitida sintesi visiva di una realtà che noi tutti immaginiamo, ma che spesso ci rappresentiamo solo in astratto; sia perché lo spleen di Obama dietro il palcoscenico è, a livello più ampio, un simbolo impietoso del declino economico, politico e culturale non solo di un uomo, ma di una nazione, di una visione del mondo, di un’epoca intera.

 

 

La “carta Obama” era stata giocata bene e aveva ottime possibilità di risollevare, almeno sul piano dell’immagine, le sorti del grande circo statunitense in bancarotta. La “grande innovazione” del primo nero alla Casa Bianca era stata accolta negli ambienti del popolastro ebete di sinistra con innumerevoli “oh” e “ah” di ammirazione incondizionata. A volte basta poco per fare felici i mocciosi. Purtroppo per gli impresari dello spettacolo, non basta costruire una marionetta nuova e attraente per rinverdire i fasti di una rappresentazione costretta ad operare su un canovaccio decrepito, su uno scenario logorato oltre ogni immaginazione, all’interno di una struttura che perde credibilità e calcinacci ad ogni respiro del pubblico. Non c’è sospensione dell’incredulità che possa ridar fiato ad una recita che vorrebbe proporsi come innovativa e che invece ammannisce agli spettatori le stesse guerre, gli stessi massacri goffamente nascosti dietro il velo consunto della “democrazia”, le stesse soperchierie economiche internazionali, la stessa politica genocida e prepotente. Con l’aggravante che la prepotenza arriva adesso da una vecchia bestia senza più denti, che non può più aggredire in proprio altre nazioni sovrane, ma solo per mezzo dei propri sguatteri, i quali iniziano a reclamare maggiore peso nella spartizione delle carogne. Non si vede più, dietro la consueta politica di sterminio criminale del leone incartapecorito, una strategia globale coerente, un progetto che, per quanto sanguinario, miri almeno ad una ricomposizione degli equilibri nella prospettiva del ripristino di una vivibilità internazionale di medio periodo. Ormai in dialisi e con la prostata recalcitrante, la bestiaccia crepuscolare sguinzaglia i suoi lanzichenecchi in giro per il globo, riuscendo solo a creare caos a profusione, nella scellerata e vana speranza che il caos riesca ad intralciare per qualche ora i suoi nemici in ascesa e a garantirgli un attimo di respiro per elaborare una strategia degna di questo nome. Una strategia che, al momento, nessuno sembra in grado nemmeno di immaginare.

 

 

Può essere interessante, in questo senso, mettere a confronto la stanchezza umana ed ideologica della superpotenza in declino, con il dinamismo evidenziato dai rappresentanti delle elite delle nazioni in ascesa. Ad esempio, per quanto riguarda la Cina, giunge notizia che il Senato americano avrebbe intenzione di approvare una serie di dazi doganali contro le merci cinesi, per contrastare il crollo delle esportazioni americane in oriente, nonché per scongiurare un’ulteriore restrizione del mercato interno, a seguito della svalutazione dello yuan. Nel corso dell’estate, diverse aziende americane, come la Solyndra, che fabbrica pannelli solari, hanno chiesto la procedura di bancarotta, non riuscendo più a competere con le aziende cinesi che riescono a fabbricare beni con costi di gran lunga inferiori. Il senatore USA Harry Reid, ha dichiarato, con incredibile faccia di tolla, che “gli interventi deliberati per svalutare la propria moneta, danno alle merci cinesi un ingiusto vantaggio competitivo sui mercati”. Ma senti senti da che pulpito… in tutto il periodo in cui sono stati gli USA a svalutare il dollaro fino al valore di cartaccia pur di rendere un po’ più appetibili le cianfrusaglie americane sui mercati occidentali, nessun senatore americano ha sentito il bisogno di aprire bocca. Ora che i cinesi hanno copiato il trucco, tutti ad invocare la “giustizia” e l’equità nella competizione commerciale.

 

 

I piagnistei, purtroppo per Reid, non faranno altro che accrescere la percezione della debolezza politica irrimediabile del suo ormai decotto paese. La mozione del Senato americano è una mossa puerile, dalle connotazioni puramente difensive e dagli esiti incerti, non essendo gli USA in grado di sfidare apertamente, sul piano economico, una nazione che detiene circa 800 miliardi di dollari del debito americano. L’unica chance sarà, prima o dopo, quella di una sfida apertamente militare, che gli USA non sembrano attualmente in grado neppure di concepire e alla quale potrebbero, sperabilmente, non sopravvivere.

 

 

Jim Rogers, investitore americano con sede a Singapore, ha preconizzato esattamente questo scenario: “Se questa diventerà una guerra commerciale”, ha detto Rogers, “allora si tratta dell’evento più rilevante del 2011. Le guerre commerciali sfociano sempre in guerre effettive. Nessuno vince mai le guerre commerciali, se non i generali che si ritrovano a combattere le guerre materiali quando esse scoppiano. Tutto questo è molto pericoloso”. A giudicare dalla reazione decisa di Pechino alla debole iniziativa statunitense, il pericolo sembra allignare soprattutto negli ambienti di Washington. Il portavoce del ministero degli esteri cinesi, Ma Zhaoxu, ha dichiarato che “La Cina si oppone inflessibilmente a questa normativa” ed ha concluso invitando gli Stati Uniti a “guardare le relazioni economiche tra Cina e Stati Uniti da un punto di vista più ampio”, con un’allusione neanche tanto velata agli effetti che una simile mossa potrebbe avere sul finanziamento del debito americano da parte della Cina. Nel frattempo, un rapporto dell’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (SIPRI) rivela come la Cina si stia preparando a uno scenario di conflitto conclamato, rendendo sempre più indipendente dalle forniture russe il proprio apparato militare. Negli anni seguiti alla caduta dell’URSS, Pechino importava dalla Russia oltre il 90% delle proprie armi convenzionali. Ma quest’importazione di armamenti si è ridotta della metà già nel 2007, quando la Cina ha implementato le tecnologie per fabbricare in proprio il materiale bellico che le è necessario, e ha continuato a ridursi nel 2009 e nel 2010. La stessa indipendenza viene ricercata dalla Cina nell’approvvigionamento energetico (e infatti, come spiegava F. William Engdahl in questo articolo, è proprio il tentativo di ostacolare la politica energetica cinese in Africa che ha spinto gli USA a progettare le rivoluzioni colorate di quest’anno e a imbarcarsi nella guerra “proxy” contro la Libia).

 

 

Mentre la Cina ruggisce e il presidente americano piagnucola su una seggiola, anche la Russia si mostra sempre più intraprendente. Proprio ieri Vladimir Putin, in un articolo pubblicato sul quotidiano russo Izvestia, ha reso note le direttive di politica estera che ha intenzione di intraprendere, mentre si accinge a ritornare al Cremlino da presidente. Putin ha reso noto che dal 1° gennaio 2012 verrà implementato il già esistente progetto di integrazione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan, eliminando ogni barriera ai movimenti di merci, capitali e forza lavoro tra questi tre paesi e creando un punto di riferimento non solo per questi ultimi, ma anche per tutti gli Stati post-sovietici. “Non ci fermeremo qui”, ha aggiunto Putin, “e stiamo perseguendo un obiettivo ambizioso: realizzare un livello d’integrazione ancora maggiore nell’ambito di un’Unione Eurasiatica”. Nell’articolo, Putin dichiara esplicitamente di intendere questa unione doganale come una piattaforma di lancio verso un più ampio progetto eurasiatico, volto ad attuare ogni possibile strategia diplomatica per creare un ponte politico-commerciale verso l’Europa, non solo in direzione degli stati ex-sovietici. “La partecipazione ad una Unione Eurasiatica”, ha detto Putin, “oltre ai diretti benefici economici, consentirebbe ai suoi membri di integrarsi in Europa più in fretta e a partire da una posizione di forza assai maggiore”. Se a pronunciare queste parole fosse un leader occidentale, sarebbe legittimo sospettare che si tratti di pura propaganda elettorale, di chiacchiere al vento. Ma Putin non ha bisogno di propaganda elettorale, non avendo, di fatto, alcun rivale nella corsa al Cremlino. Le sue dichiarazioni rappresentano una linea  programmatica, un’aperta sfida politica alla strategia statunitense, rivolta ad accerchiare militarmente la Russia attraverso la cooptazione degli ex paesi satellite dell’URSS sotto l’egida della NATO.

 

Sembra che Putin intenda sfruttare la debolezza evidenziata dagli USA nelle loro avventure militari (ultima quella libica), abbandonando la strategia puramente difensiva e rilanciando aggressivamente la posizione russa attraverso una proposta di cooperazione commerciale che, in tempi di crisi economica ed energetica, non può non esercitare una forte attrattiva su molti paesi europei.

Si potrà obiettare che il progetto eurasiatico di Putin è al momento un Eden di cartapesta, uno slogan velleitario, non più plausibile nel concreto dell’allucinatoria “democrazia” americana. Può darsi. Però è uno slogan che ha tutte le carte in regola per attirare su di sé le speranze dei popoli europei e l’interesse degli operatori economici e commerciali del continente, per i quali la fatiscente “democrazia” è ormai solo sinonimo di guerra, massacri, destabilizzazione politica ed economica, strangolamento finanziario, bancarotte, povertà diffusa, degradazione culturale, immigrazione incontrollata, criminalità in aumento, svuotamento di significato delle istituzioni politiche e, in generale, asservimento delle nazioni a direttive suicide sovranazionali. E’ verosimile che l’attrattiva di un progetto eurasiatico, se portato avanti con determinazione, risulti di gran lunga maggiore della prospettiva di accettare, impotenti, le direttive devastanti di una marionetta piagnucolosa e incapace, abbandonata nel retrobottega di qualche remoto palcoscenico d’oltreoceano a lasciarsi colare il cerone sulla faccia.

13 Commenti a “E’ ora di andare”

  • Alvise:

    Russia e Cina sono al momento amici innaturali.
    La Russia e in particolare la sterminata Siberia, colma di ogni risorsa possibile ed immaginabile, con soli 138 milioni di abitanti eurasiatici sta a fronteggiare 1350 milioni di persone in una Cina iperpopolata e in rapido sviluppo economico.

    La pressione demografica risulta incontenibile e l’Europa occidentale è la candidata naturale ad una amicizia con la Russia cristiano ortodossa e pur sempre multiconfessionale con la quale sfruttare le suddette risorse e rivaleggiare contro la Cina sulla base di una mutua assistenza.

    Berlusconi era stato persuaso (da qualcuno) ad un simile progetto eurasiatico ma poi, in un’Italia a sovranità ultra-limitata, si è sparato sul piede aggredendo militarmente la Libia che resiste come un leone. L’Europa soggiogata dagli anglo-sion-americani potrebbe perdere nuovamente l’opportunità di salvezza ignorando e isolando Putin.

  • Pino:

    Fosse solo stanchezza!
    Il sito dedefensa.org riporta notizie sulla salute mentale di Obama.
    I burattinai non sanno scegliere nemmeno i burattini di qualità,ormai sono alla deriva.

  • Adalal:

    Alessandra la tua analisi è Perfetta ,Complimenti..

  • silvio:

    deve essere molto frustrante per obama ,l’aver finalmente capito che lui vale quanto ognuno di noi…che non puo decidere nulla…nonostante sia “the president”…
    che vita di merda…
    esse cosciente di essere un fantoccio e non poterci fare nulla per evitarlo…meglio noi…che almeno crediamo di essere liberi e senza fili…( cmq anche per noi…che tristezza…)

  • La salvezza dell’Europa, passa atraverso il popolo della confederazione Russa.Altrimenti l’Europa, iniziando dalla Francia, diventerà un feudo islamico. Cordiali saluti

  • Alvise:

    Iniziando la guerra umanitaria in Libia dichiarò che se non era questione di giorni era questione di settimane per la liquidazione di Ghedaffi e cambio di regime. I primi 150 missili cruise Tomahawk sulle città libiche furono sparati dal circonciso Obama nascondendo la mano assassina dietro gli altri due loschi figuri circoncisi Sarkozy e Cameron.
    Non per niente gli fu conferito il Premio Nobel per la pace. Doveva essere il viatico per iniziare, da negro non discendente da schiavi ma presunto figlio di un ambasciatore keniano che intrattenne una fugace relazione con sua madre bianca, l’occupazione militare USA del continente nero e possibilmente innescare la 3. guerra mondiale.

    La mente umana non può reggere tale livello di ipocrisia criminale e tanti fallimenti così quando si aprirà la nuova Norimberga sarà assente giustificato per malattia.

  • archimede:

    Io personalmente escluderei la Francia e L’inghilterra come stati facenti parte alla futura Europa, da ambedue stati sono partiti sempre tutte le cospirazioni che hanno portato l’Europa alla carneficia dei loro cittadini, la Russia è Europa e non l’America, non dimentichiamo che la maggiorparte di loro pur essendo di origini Europei, cerca sempre di sottomettere( lo ha gia fatto con l’aiuto inglese) tutti gli stati della EU, la loro arroganza è come un Orco che non ha panza(mangia e caca in continuazione) ,presto finirà la pacchia per i vari Bush /Clinton / Obama / Panetta e per colui che li bacchetta,bisogna solo stare attenti alla Merkel dato che fa quadruplo gioco , ma il vero problema non è solo lei..sono i Verdi….grandi traditori e infami che hanno consegnato assieme al CDU la Germania nelle mani degli USA dopo la caduta del muro di Berlino.

  • icecube:

    Sulla depressione di Obamahttp://www.movisol.org/11news175.htm

    29 settembre 2011 (MoviSol) – L’articolo del giornalista investigativo Wayne Madsen, che circola in Rete dal 27 settembre, riporta che “fonti governative molto prossime a contatti interni alla Casa Bianca confermano che il New York Times sta preparando un servizio sulla depressione di cui soffre il Presidente Obama; confermano anche che Obama è fissato su come i media, inclusi certi siti, vedono la sua presidenza”.

    Il giornalista afferma: “Abitualmente, la giornata di Obama comincia con una “ricerca vanitosa” su Google, per vedere come venga descritto dai media più diffusi e dai blog politici. Se incontra articoli non favorevoli, Obama va su tutte le furie, esprimendo rabbia con un linguaggio osceno. [...] Si dice che Obama sia assolutamente ossessionato da come i media parlano di lui”.

    “I tre principali interlocutori di Obama, che mediano tra gli esponenti del Partito Democratico e il Congresso – il capo gabinetto Bill Daley, la signora Michelle Obama e la sua consigliera politica Valerie Jarrett – sono giunti alla conclusione che la cosa migliore da fare sia mantenere Obama nell’ambiente che gli è più congeniale: la campagna elettorale, in cui risulta essere l’oggetto dell’adulazione di folle estasiate”.

    “In privato alcuni funzionari della Casa Bianca hanno espresso a taluni esponenti del Partito Democratico e ai rappresentanti democratici nelle assemblee della nazione la paura che Obama sia sul punto di rottura mentale… Il loro peggior timore è che Obama possa subire un crollo in pubblico, sancendo la fine delle sue possibilità di essere rieletto e delle possibilità di vittoria dei candidati democratici nel 2012 ed oltre”.

    Il LaRouche PAC ha condotto alcuni studi approfonditi sul disordine mentale di Obama dovuto al narcisismo patologico, a partire dalla denuncia di Lyndon LaRouche dell’11 aprile 2009.

    Vedi:

    “Nella crisi il narcisista Obama sguazza
    (intervista con il dott. Sam Vaknin)” http://www.movisol.org/10news222.htm

    Intervista con il dott. Sam Vaknin sul narcisismo di Obama
    (I parte, 25 novembre 2010, LPAC-TV) http://www.larouchepac.com/node/16344

    Intervista con il dott. Sam Vaknin sul narcisismo di Obama
    (II parte, 16 settembre 2011, LPAC-TV) http://www.larouchepac.com/node/19464

  • Io penso che il conflitto sino-americano sia stato già ben preparato ed indirizzato ( nel senso che vedrà un’ America perdente ) proprio dalla stessa sinarchia anglosassone che ha fin qui usato l’ America. Non credo ad una “Cina che ruggisce”, quanto ad una Cina che segue un preciso dettame.

    La Russia è la vera “variabile indipendente” nel gioco … e se la posizione di Putin è concretamente sostenibile, ci sarebbe da chiedersi se tale conflitto sia davvero l’ unica via perseguibile.

    Mi chiedo infine quale forza ( REALE, non solo speranzosamente ideologica ) europea sarà in grado di accogliere l’ invito ad “andarsene”, dato che qualsiasi attuale dissenso ideologico appare del tutto impotente a concretizzarsi, e la classe mercantile al traino aderisce in toto al “Pensiero Unico” … insomma, sono molto meno ottimista di Freda.

  • loto:

    Questo lato di Obama suscita la mia compassione.
    I due Bush non hanno mai dato segno di cedimento…….

  • archimede:

    ..compassione? ma neanche per sogno, anzi se diventa pazzo e lo rinchiudono in qualche cameretta 3×3 sarebbe la miglior cosa, avete forse dimenticato cosa ha combinato stò maniaco guerrafondaio? quante persone ha massacrato con le sue bombe intelligenti( non solo lui) vorrei sapere se ha mai fatto vedere ai suoi figli i corpi di bambini Libici fatti a pezzi /Afgani /Iracheni e di altre nazioni dove i suoi Drone sanno distinguere se una persona è terrorista o un contadinio? ha sbagliato troppo come hanno sbagliato tutti gli altri da Bush a Sarkozy, da Berlusconi a Cameron e augoro loro la stessa fine che stà facendo Obama, naturalmente non escludo nemmeno questa Pseudo opposizione .

  • Ortica:

    Se penso che ad Obama hanno dato il Nobel per la pace….

  • [...] a lasciarsi colare il cerone sulla faccia.di  Gianluca FredaFonte: BloggheteTratto da: http://www.stampalibera.com/?p=32212#more-32212da Trucchi dell'Informazione [...]

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