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Washington accusa Teheran di aver pianificato l’omicidio dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti

”Sembra la sceneggiatura di un film di Hollywood”. Ha ragione Robert Mueller, direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi) statunitense, nel commentare così la notizia che lui e Eric Holder, Attorney General degli Usa, il ministro della Giustizia di Washington, hanno diffuso ieri in una conferenza stampa.

Mentre incontravano la stampa, davanti a una Corte Federale di New York City, compariva per la convalida dell’arresto Mansoor Arbassiar. Secondo la ricostruzione delle autorità statunitensi, al termine di un’indagine iniziata a maggio 2011, il 56enne irano-statunitense Arbassiar avrebbe tentato di ingaggiare un killer per assassinare Adel al-Jubeir, ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti.

La ricostruzione di Mueller e Holder si basa sulle dichiarazioni di un infiltrato che lavora con la Drug Information Association (DIA), l’agenzia governativa Usa che si occupa di lotta al traffico internazionale di droga. Si tratta di un agente sotto copertura, in Messico, avvicinato a maggio, da Arbassiar e da un certo Gholam Shakuri. All’informatore, legato alla banda messicana dei narcos chiamata Los Zetas, sarebbero stati offerti 1 milione e mezzo di dollari per uccidere al-Jubeir, nel ristorante dove è solito mangiare a Washington.

Da quel momento gli uomini della Dia e dell’Fbi hanno seguito tutti i loro movimenti, fino al bonifico di 100mila dollari, in due rate, versati al killer messicano come acconto. Il resto sarebbe arrivato a lavoro finito. Ma la rete degli agenti Usa è scattata prima, ieri notte, quando Arbassiar è stato arrestato all’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York mentre tentava di prendere un volo per Città del Messico. Shakuri, invece, è in Iran.

Secondo la ricostruzione di Holder e Mueller, nei colloqui con il killer, Arbassiar ha più volte affermato di lavorare per conto del regime iraniano. Senza mai fare nomi del presunto dirigente di riferimento. Inoltre, sempre secondo l’intelligence Usa, i versamenti sarebbero arrivati da conti riconducibili alla disponibilità dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, l’organizzazione militar-religiosa che è il baluardo della Rivoluzione Islamica. Lo stesso Shakuri, per gli Usa, è un membro di al-Quds, gruppo d’elìte dei Guardiani, incaricato di operazioni all’estero.

Il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, è stata molto dura: ”Verranno varate nuove e dure sanzioni nei confronti dell’Iran. Vogliamo portare la questione davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Consulteremo i nostri alleati nel mondo, per lanciare a Teheran un messaggio forte, che li obblighi a desistere da questo genere di azioni”. La reazione iraniana è stata affidata a Mohammed Khazaee, ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, che in una lettera al segretario generale Onu Ban Ki-Moon, ha parlato di ”diabolico complotto anti Iran”.

Le zone d’ombra di questa storia, manco a dirlo, sono tante. In primo luogo non si capisce per quale motivo una rete di agenti motivati e preparati come possono essere quelli infiltrati dalle Guardie della Rivoluzione negli Usa, dovrebbero ingaggiare un killer messicano. Sembra un film di Tarantino, come ha detto Mueller. Ammesso anche questo passaggio, le sanzioni Usa colpiscono proprio i fondi che vengono ritenuti nella disponibilità dei Pasdaran. Non erano congelati quelli dai quali sono arrivati i fondi per il killer? E tra migliaia di tagliagole che bazzicano la frontiera Usa- Messico, proprio un agente infiltrato dovevano beccare gli sprovveduti Pasdaran?

Al di là di questo, che si vedrà al processo, resta un dubbio ancora più grave. Ma se si fosse trattato di un altro stato, i vertici politici Usa si sarebbero mai sognati di emettere già una sorta di condanna? Basta quello che dichiara un uomo per ritenere uno stato sovrano colpevole di attentato sul territorio nazionale di un altro stato? Evidentemente sì, al punto di utilizzare un vocabolario che si pensava dimenticato: ”risposta militare”. A cosa? Fino a quando non venisse dimostrato un legame diretto tra Teheran e il presunto complotto, non si spiega l’utilizzo di toni così aspri.

Inoltre, al massimo, sarebbe l’Arabia Saudita a doversi ritenere attaccata, non certo gli Usa. Restano sul tavolo una serie di elementi. La tensione tra Arabia Saudita e Iran è sempre alta. Gruppi sciiti, come gli Hezbollah, hanno basi operative in America Latina. Ma spingere questo a un affronto come un attentato nel territorio Usa pare davvero poco credibile. Come certi copioni di Hollywood.

Christian Elia

3 Commenti a “Usa-Iran, intrighi e complotti”

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