L’8 gennaio 2008 era una fredda mattina, conseguente ad una notte in cui la temperatura era scesa di 8° sotto lo zero.
Alle nove suona il citofono, una mia vicina mi chiede se il gatto vicino al cancello sia uno dei miei. Le chiedo di che colore sia il gatto, e lei mi risponde che è bianco e rossiccio. Comprendo immediatamente e mi precipito giù per le scale. Questo gatto bellissimo, con gli occhi cerulei del colore delle acquemarine speciali, quelle non convenzionali e costosissime, trasparenti e riflettenti ogni barlume di luce, è un gatto di quartiere che da anni viveva nelle nostre strade, sostentato da signore di buona volontà e generosi commercianti di alimenti per animali.
Io stessa gli avevo offerto scatolette più di una volta, pensavo che appartenesse a qualcuno, per questo non avevo mai cercato di prenderlo e portarmelo a casa, pur provando per lui un affetto speciale ed un’attrazione strana.
Avevo osservato che non si avventava sul cibo come fanno i gatti di strada, ma lo sorbiva lentamente, con grande grazia ed eleganza, come se stesse su un cuscino morbido davanti alla sua ciotola preferita, pur trovandosi su di un marciapiede. Sembrava un principe decaduto. E’ proprio vero che non sappiamo mai chi ci accada d’incontrare. E quella domenica mi aveva trovato, nei meandri del quartiere. Perché era capitato a quell’ora davanti al mio cancello, proprio mentre usciva la vicina che sapeva dei miei gatti e della mia predilezione per loro?
Era una causalità oppure una straordinaria alchimia di anime affini?
Io lo interpretai come un Dono del Cielo, lo presi in braccio e lo portai a casa mia per restarvi.
Iniziò così un’avventura di vite, d’ intrecci, di delicati equilibri da costruire ed armonizzare, dopo due anni dalla scomparsa della mia amata Parvati, una gattina nera con gli occhi verdi ed il pelo lungo del persiano, che era stata mia compagna di vita per quattordici anni.
Impossibile sostituirla, ma lo scorrere del tempo aveva attenuato il dolore ed aveva creato lo spazio per una nuova presenza.
Intuendo la sua natura particolare, lo chiamai Sirio. Solo una stella poteva contenere la sua speciale essenza e personalità.
Aveva apparentemente una decina di anni.
Sembra strano che io affermi di aver ricevuto insegnamenti da un gatto.
Ma ho imparato che la Natura, se si ha l’attenzione per osservarla e l’umiltà per imparare è una grande Maestra, come ben sapeva Leonardo da Vinci.
Il quale nella sua grandezza e semplicità affermò: “Tutto ciò che conosco lo appresi osservando la Natura”.
Gli animali che vivono con noi sono i nostri Maestri. Loro ci vedono come dèi, perché noi siamo grandi e grossi, e facciamo cose che loro non possono fare.
Ma in realtà sono i nostri custodi ed istruttori.
La comunicazione con un animale mi causa sempre una grande emozione, perché è meta-linguistica, va oltre il linguaggio, non è filtrata dalla mente dunque, avviene per le vie misteriose della trasmissione istintuale, attraverso sguardi, pori, gesti ed atteggiamenti.
Sirio si sistemò sul divano nel soggiorno, e da lì non si mosse per tre giorni. Dovevo portargli la cassetta con la sabbia e la ciotola con la pappa, lui non si muoveva. Ed io rispettai il suo ritegno. Sapeva che c’erano altri gatti, e semplicemente non voleva invadere il loro spazio.
Gli altri due birboni, Maya la femmina e suo figlio Lao-Tzu, venivano ad osservarlo, annusavano l’aria ed il divano, ma si tenevano a prudente distanza.
Lui non fece nessun gesto verso di loro, sembrava che volesse sparire, non farsi notare. Lo spazzolai a lungo, e feci ridiventare bianco il suo pelo scurito dalla polvere delle strade e dallo smog esalato dai tubi di scappamento delle auto. Lo riempii i carezze, pappa e parole dolci.
Non avevo bisogno di parlargli o dargli ordini: era sufficiente uno sguardo e Sirio comprendeva se una cosa si poteva fare o no.
Aveva una grande riservatezza, un’eleganza innata, principesca, mi guardava con i suoi occhioni trasparenti, puliti e profondi, e posso sbagliarmi, ma comunicava amore. Era dolce ed affettuoso, non l’ho mai visto fare un gesto aggressivo nei confronti degli altri due, e quando Maya gli dava zampate si difendeva scansandosi.
Dopo tre giorni, resosi conto che non c’erano pericoli, cominciò a curiosare e ad esplorare la casa.
Per un anno pensai che fosse muto, a volte accade, (i gatti albini ad esempio sono sordi), perché mai fece sentire la sua voce,mentre gli altri due…
Dopo un anno, un giorno miagolò, ed io gli dissi: “Ma allora hai una voce!”.
Che fece sentire molto di rado.
Maya lo sfuggiva così come sfugge anche suo figlio. Lei è molto indipendente ed individualista. Non vuole nessuno vicino.
Con Lao, invece, divennero amici e si sono sempre voluti molto bene, al punto che ogni sera si leccavano a vicenda come rituale propedeutico al sonno, e poi si addormentavano vicini sul mio letto.
Nel frattempo avevo svolto una piccola indagine fra i commercianti della zona, scoprendo qualcosa sulla storia di Sirio che me lo rese ancora più caro.
Quando era molto piccolo, fu portato in un negozio di abbigliamento dalla proprietaria. Poi lei lasciò il negozio, dopo qualche anno, e lasciò lì anche il gatto! E’ incredibile come alcune persone valutino gli animali alla stessa stregua di quattro mura! Come se non avessero sentimenti, affetti. Come se non soffrissero gli abbandoni come e forse più di noi, in quanto dotati di meno strumenti per fronteggiarli.
Dopo la signora era subentrato un signore nel negozio di abiti, ed anche lui si prese cura del gatto bianco e rosso, ma non credo lo abbia mai portato a casa. Mi chiedevo dove dormisse, se lo chiudessero dentro il negozio per la notte o restasse in strada, solo, al freddo.
Il signore fallì, chiuse il negozio, e Sirio subì il secondo abbandono.
Un karma pesante. Lo amai ancora di più per queste sue disavventure pregresse, e decisi che con il mio amore avrei compensato tutto quello che gli era mancato nella vita.
Forse è un’illusione il pensare di poter attuare queste compensazioni, o forse è davvero possibile cancellare una sofferenza, un trauma, con la propria presenza colma d’amore. Sinceramente non lo so.
Nel dubbio non seguo il dettame del filosofo, che suggerisce di astenersi.
Io agisco, e spero sempre per il meglio. Sarà l’Esistenza a confermare o smentire, a compensare o sottrarre, non spetta a me.
E poi l’amore profuso non è mai sprecato. Se anche l’altro non recepisce, giova a noi stessi, ampliando la nostra capacità di amare e facendoci espandere il cuore.
I gatti sono l’ultima incarnazione prima di diventare esseri umani.
Si passano molte vite come cellule, rocce, fiori, piante, animali Attraversiamo molteplici esperienze nella materia.
Poi, quando l’anima si è affinata, diviene forma canina per alcune vite.
Generalmente le ultime esperienze sono in forme feline.
Ma è anche vero che alcuni umani che non si sono comportati proprio correttamente nei confronti delle Leggi Cosmiche, vengono retrocessi nella scala evolutiva, e tornano nel mondo animale.
Così si spiegano le scimmie, che sono uomini decaduti.
Se solo Darwin lo sapesse! Che non è l’uomo a discendere dalla scimmia, ma il suo esatto contrario. Nessun Anello Mancante, nessuna Lucy o misteri genetici, non è la materia che può spiegarci le nostre origini, ma lo Spirito. Non è il microscopio elettronico, ma la Conoscenza che ci può dare la nostra esatta misura come esseri umani.
Se avessi voluto fare un’ipotesi, avrei detto che Sirio era un umano regredito, perché aveva una gestualità ed un comportamento così signorile ed elevato che non sembrava animale. Nel negozio lasciai un messaggio per le gentili signore che si erano prese cura di lui: il gatto ha trovato una casa.
Ed aumentai le mie coccole e le mie attenzioni per Sirio.
Mio figlio tornò a casa dopo le vacanze in montagna e protestò come mi ero immaginata che avrebbe fatto; ma alla fine fu anche lui conquistato dalla grazia e dalla dolcezza di quella creatura, che donava alla casa una presenza gentile e misteriosa, quasi eterea.
Ogni sera si appoggiava alla mia gamba per addormentarsi, ed io dopo una quindicina di minuti dovevo muovere la gamba che rischiava di anchilosarsi, ma lui non si spostava. Anzi, dopo il mio movimento conquistava posizioni più avanzate. Dopo un’oretta mollava la posizione ed andava vicino a Lao -Tzu.
Faceva le fusa appoggiato a me, e mi guardava con occhi pieni d’amore come nemmeno un essere umano è capace di fare. O almeno a me non è mai capitato di cogliere quell’intensità, quella dolcezza, quella totalità di sentimenti in un uomo.
Quando si partiva per le colline toscane cominciavano i problemi.
Sirio non sopportava di essere chiuso in un trasportino. Provai a lasciarlo fuori, ma voleva stare in braccio a me, e sicuramente non era uno stile di guida che favorisse la sicurezza. Perciò gli usai più di una volta lo sgarbo dell’essere chiuso in gabbia, lui che era stato sempre libero e padrone dei suoi spazi.
Ma una volta arrivati, si godeva tutto. Faceva passeggiate anche di due ore nel bosco, oppure si metteva sul prato al sole, vicino all’ombra creata dai rami del rosmarino, in modo da godersi i raggi caldi fino al tramonto.
Dopo due anni e mezzo d’idillio cominciai a notare che non ce la faceva più a balzare sul davanzale della finestra per rientrare in casa, allora gli aprivo la porta-finestra. Poi spesso aveva episodi di rigetto del cibo, rimetteva anche se non era un gatto portato ad ingozzarsi, e sentivo un respiro affannoso nella sua gola.
Lo portai dal veterinario che mi prescrisse un ciclo di antibiotici per aerosol.
Lo mettevo nel trasportino, chiudevo i fori dell’aria con una coperta, ed attaccavo il tubo della macchinetta per aerosol.
Lui subiva buono buono, anzi, spesso avvicinava il naso all’erogatore, come a voler affrettare la terapia.
Inutile dire che tale cura non servì a nulla. Allora il veterinario passò alle punture di antibiotico, che gli facevo personalmente, con grande stress perché mi sembrava di usargli una violenza.
A volte lo portavo dal veterinario e gli chiedevo di farla lui, la puntura che mi destabilizzava così tanto, pur sapendo che era per il suo bene. Ma non ne ero troppo convinta.
Di fronte a sintomi di peggioramento venne fatta un’analisi del sangue, che rivelò la terribile sentenza: si trattava di FIV, sindrome da immunodeficienza felina. Per tre o quattro mesi fu assistito dal veterinario, ma non c’era molto da fare per alleviargli il peso dei suoi evidenti peggioramenti.
Poi un giorno tristissimo, un giorno di sole autunnale dorato e straziante, lo vidi più affannato del solito, cominciavano ad appannarsi le sue pupille.
Lo avvolsi in una copertina e lo portai dal veterinario.
Ah, se molti malati terminali o persone in coma vegetativo irreversibile potessero usufruire della stessa compassione con cui gli fu somministrata una puntura ipnotica.
Sentivo un grande dolore dentro, tremavo per la gravità della situazione.
Ma Sirio ha potuto addormentarsi fra le mie braccia, sul mio cuore che aveva nutrito col suo amore in maniera costante, e gli è stata risparmiata una penosa agonia. Le ultime cose che ha percepito sono state le mie braccia che lo circondavano, ed il battito del mio cuore che lo accompagnava nel suo viaggio.
Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi nel calore di una casa, avvolto d’amore e dalla stessa qualità di gentilezza e calore che lui esprimeva.
E questo non può non fare la differenza, in una vita.
Tornata a casa, Lao-Tzu emise un grido straziante, quasi umano. Poi tacque.

































Un giorno saremo capaci di amare davvero, quel giorno sapremo rispettare la vita e la morte nel modo giusto, per tutti.
Quando impareremo a farlo allora tutti gli insormontabili problemi di oggi svaniranno come per incanto e ci chiederemo: ma era cosi’ facile?
@ Chicca
sono totalmente in sintonia con te!
Molte grazie, Elisabetta, ma in questi giorni la parola “guerriero” suona un po’ sospetta. Comunque, mi hai fatto venire un’idea per un articolo autobiografico che forse scriverò, forse no: “Guerriero in ciabatte”. Che ne dici?
Riguardo al tuo delicato e mesto articolo, concordo in pieno che dagli animali si può imparare tantissimo, soprattutto, per contrasto, sulla psicologia umana. Pensa solo a Konrad Lorenz, che fu uno scienziato diverso dagli altri, e per questo ebbe successo come divulgatore, attirandosi la simpatia di milioni di lettori.
Con i gatti non ho mai molto legato (bisogna esserci portati), perché faccio parte dell’altra parrocchia, quella cinofila, però non c’è dubbio che il gatto sia in cima alla lista degli animali magici.
Fabio Marchesi dice che le anime scelgono i corpi in cui incarnarsi: io non ci credo, ma credo che i gatti scelgano le persone con cui andare a vivere. Evidentemente, era ora che tu te lo prendessi in casa, ma siccome non lo facevi, Sirio ha forzato un po’ la mano. Mi ricorda quelle ragazze innamorate che hanno a che fare con dei tontoloni e che devono prendere l’iniziativa. Della serie: “Baciami, stupido!”.
Mi trovi in disaccordo solo su una cosa: che le scimmie siano uomini decaduti. Credo che lo abbia detto Steiner (o la Blavatski), ma anche i grandi maestri a volte dicono sciocchezze. E che le scimmie siano umani involuti mi sembra una di quelle.
Complimenti ancora per la tua tenera testimonianza e grazie anche a Laura Callegaro.
Ciao
@ Roberto Duria
Credo che la parola “Guerriero” vada rivalutata. Penso al “Manuale del Guerriero della Luce”, di Paulo Coelho, che dà il giusto apporto didattico, in forma anche poetica, a chi voglia uscire dal sonno e dall’inerzia.
Questi sono tempi per guerrieri con un master in coraggio, mica per signorine tremebonde!
Il tuo “Guerriero in ciabatte” mi sembra stimolante ed ironico, spero che tu ce ne faccia dono.
Quanto alla regressione degli uomini in scimmie, non a caso definite antropomorfe, non l’ho appreso né da Steiner né da Blavatsky, di cui non ha mai letto nulla perché mai mi sono sentita attratta da quel tipo di energia, bensì dal mio Maestro, che essendo un Maestro Illuminato, per intenderci, come Buddha e Cristo, sicuramente non spacciava falsità.
Ringrazio te per il tuo commento, e la carissima Laura.
Ciao!
MAY PEACE REIGN ON EARTH
Elisabetta, nel 2004, a San Polo d’Enza (RE), prima che partisse il corteo alla fine del quale i celerini ci hanno massacrato di botte (eravamo lì per protestare contro un allevamento di cavie), alcuni ragazzi dei centri sociali si facevano chiamare “guerrieri”. Ho sentito una discussione tra un manifestante….borghese e uno di quei ragazzi. Un piccolo litigio che mi è rimasto impresso. L’uomo che li criticava disse: “Vi fate chiamare guerrieri e con la bottiglia di birra in mano, che poi tirerete ai poliziotti, non vi reggete neanche in piedi”.
Anche in quel caso, neanche a farlo apposta, si verificò la stessa situazione che abbiamo visto a Roma e a Genova: a prenderle sono stati i manifestanti pacifici. E’ troppo sistematica, questa cosa, per non essere sospetta.
Il termine “guerriero” può andar bene nell’ambito della letteratura e infatti mi citi Coelho, ma quando cerca di uscire dalla letteratura fa disastri.
Non voglio permettermi di discutere le parole del tuo Maestro, a cui immagino sarai affezionata, ma se si tratta di un indù avrei qualche aneddoto da raccontarti, avendo conosciuto una miliardaria anglosassone che ne ha uno anche lei, dopo 17 anni passati in India. Il suo Maestro si chiama Rama Tirtha ed è morto molti anni fa: lei segue i precetti contenuti nei suoi libri.
Personalmente trovo rischioso seguire un solo Maestro Illuminato, ma forse la mia è solo invidia.
Ciao
@ Roberto Duria
Tu hai ragione, la parola guerriero ancora evoca la guerra.
E ciò non è bene.
Ma la condizione del Guerriero è un livello spirituale transitorio,
come tutte le fasi del Cammino. Trovo che in questo momento
sia un passaggio necessario per raccogliere le energie e per
convogliarle in una direzione precisa. Verranno tempi in cui
la Pace prevarrà fra gli umani, spero solo di essere ancora qui
per goderne.
Il mio Maestro non è un indù, è italiano, perché una Grande Anima
si può incarnare ovunque.
Io ho seguito tre Maestri, Baba Francesco, Osho, Radha, anche lei
italiana. L’unico pericolo che si corre è quello di perdere l’ego.
L’amore che ci donano è puro, incondizionato troppo spesso tradito dall’ umano, ho compiuto il tuo percorso tre volte e ancora quando ci penso ho le lacrime agli occhi è un piccolo prezzo che dobbiamo pagare ma non potrei vivere senza i miei fratelli (gatti e cani) hai avuto il coraggio di tenerlo in braccio, sul cuore mentre attraversava il portale della vita e di questo te ne sarà grato in eterno, non essere triste vi ritroverete.
@ zakkardik
Anch’io ho compito questo percorso tre volte, perché purtroppo la durata della loro
vita è nettamente inferiore a quella della nostra.
Avrei dovuto accogliere un elefante, od una tartaruga, per non vederli andare via!
Ma non avrei mai potuto lasciarlo solo in quel momento.
Sento, o forse m’illudo , che ci ritroveremo, come tu dici.
Grazie per il tuo bellissimo commento!
MAY PEACE REIGN ON EARTH
Grazie Elisabetta,
per aver condiviso qui la tua magnifica esperienza con Sirio, un essere di luce meraviglioso che ha vissuto appieno la sua vita ed é stato fortunato a trovare un ambiente confortevole e pieno d’amore dove vivere i suoi ultimi anni.
Il tuo racconto mi ha fatto percepire tutti i sentimenti che devi aver provato (e penso che provi tutt’ora) per lui, fino a farmi scendere le lacrime nelle ultime righe.
Un abbraccio di luce.
Laura
ps. un grazie anche al caro Roberto, il “guerriero di luce” che dà voce ai nostri amici animali, qui su SL!
Grazie, anche io ho avuto la stessa esperienza, ed al ricordo mi sono commosso. Per fortuna ci sono al mondo anche persone come te.
Meraviglioso.
grazie
ogni volta piango………..
@ Laura, Claudio, Pino Rossi, roberto
Grazie a tutti per i vostri deliziosi commenti.
E’ bello poter condividere con altri esseri umani le proprie emozioni.
Mi avevano lodato in tanti modi, ma nessuno mi aveva mai chiamato…..guerriero della luce!
Arrossisco e mi confondo. Comunque, grazie Laura.
Ciao a tutti.
Very nice article, beautiful story