Grazie a dl31 per la segnalazione.
Link: http://transitionitalia.wordpress.com

ROB HOPKINS
COS’E’ LA TRANSIZIONE
La Transizione è un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di resilienza.
Analizzando più a fondo i metodi e i percorsi che la Transizione propone, si apre un universo che va ben oltre questa prima definizione e fa della Transizione una meravigliosa e articolatissima macchina di ricostruzione del sistema di rapporti tra gli uomini e gli uomini e tra gli uomini e il pianeta che abitano.
ROB HOPKINS
Transition è un movimento culturale nato in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins.
Tutto avviene quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob insegnava a Kinsale (Irlanda) e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile.
Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.
COM’È IL NOSTRO MONDO
L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.
Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.
La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.
RISCOPRIRE LA RESILIENZA
Ma Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza.
Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.
È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.
I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).
Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.
LE TRANSITION TOWNS
Nascono così le Transition Towns (oramai centinaia), città e comunità che sulla spinta dei propri cittadini decidono di prendere la via della transizione.
Qui si evidenzia il terzo elemento di forza del progetto di Rob Hopkins, quello che lui ha creato è un metodo che si può facilmente imparare, riprodurre e rielaborare. Questo lo rende piacevolmente contagioso, anche grazie alla forza della visione che contiene, un’energia che attiva le persone e le rende protagoniste consapevoli di qualcosa di semplice e al contempo epico.
Possediamo tutte le tecnologie e le competenze necessarie per costruire in pochi anni un mondo profondamente diverso da quello attuale, più bello e più giusto. La crisi profonda che stiamo attraversando è in realtà una grande opportunità che va colta e valorizzata. Il movimento di Transizione è lo strumento per farlo.
Cristiano Bottone * Link





























Buona fortuna.
Il principio mi pare ottimo, la Comunità naturale che si fa sistema senza isolarsi, salvo in caso di legittima difesa.
Per le orecchie di un identitario è musica.
Se son rose fioriranno.
non fate apparire mai il mio username !!!!!!
molti solo a vederlo scappano come i neutrini !!!!!
IO INVECE RINGRAZIO VOI DI ESISTERE !!!!!!!
Salve a tutti,
sono anni che lo penso.Se la tecnologia venisse usata per scopi umanitari e nella giusta direzione si potrebbe creare un mondo nuovo.
Con questa crisi,creata o no dall’elitè, potremmo approfittarne per creare all’inizio delle piccole comunità; e poi delle città e così via.
Io do la mia disponibilità e le mie competenze a chi volesse attuare questo progetto qui in Italia.
Fatemi sapere.
Caro Nicholas siamo in procinto di attivare come Stampa Libera un progetto che vede una sorta di catalogazione di tutte quelle mosse, quelle piccole soluzioni pratiche, atte a ridurre nella nostra vita di pogni giorno, la modalità dell’avere per farla convergere nella modalità dell’essere.
Per essere più pratici vorremmo postare e catalogare le esperienze di tanti lettori in merito ad un nuovo modo di vivere e di conseguenza un nuovo di pensare. Dai nostri cari lettori possiamo ottenere tali e tante soluzioni che condivise creeranno sicuramente una nuova corrente di pensiero e di azione.
Il solo lavoro di elencare queste possibilità e questo nuovo comportamento diverrà di fatto un modello di uno per gli altri.
Per questo lavoro servirebbe una persona che coordina e cataloga a mo di archivio di una biblioteca, le varie esperienze e soluzioni portate dai lettori.
Se hai un po’ di tempo per coadiuvarci in questa impresa credo che potremo fare cose notevoli anche in considerazione dell’alto numero di lettori propositivi che frequentano il nostro sito. E’ inoltre un enorme capitale quantico!
Se ci stai scrivici a info@stampalibera.com e mettiamo a punto un piano dettagliato.
Grazie della tua disponibilità.
Lino Bottaro
credo che la cosa è complicata non perche si debbano organizzare meglio le cose…..
gia si sa tutto quello che si deve fare…
…molti hanno gia cominciato mi par di capire dai siti di transition e a quanto pare gia non hanno nessun problema cosi senza le ulteriori idee che noi abbiamo !!!!!!
MANCA SOLO PER NOI !!!!!
nel vero senzo della parola !!!!!
manca solo che noi invece di andare a lavorare per i papponi (cosa difficile perche ci hanno lobotomizzati pari pari) un bel giorno ci alziamo e decidiamo di lavorare per noi…punto !!!!!
PURTROPPO STA COSA NON PUO AVVENIRE PERCHE SIAMO TUTTI QUANTI ASSOPITI DALLA FALSA ILLUSIONE CHE HANNO CREATO TRAMITE IL dio bestia denaro !!!!!!
Admin…e tutti….
viviamo in una terra fertile …soleggiata…ventilata…..e persino geo-termicamente calda sia sulla terra che sotto il mare !!!!!!
ora….. con la crisi che c’è ……si potrebbe andare in tutti i paesini e farli organizzare cosi come dicono quelli di transition !!!!
si va dai proprietari terrieri dei vari paesini e si ci dice:
” guarda la situazione è questa ……(bla bla bla e si ci spiega tutto)…..se volete sopravvivere vi conviene organizzarvi cosi …(e si ci presentano quelli di transition che gli spiegano tutto quello che si deve fare) !!!!!!
magari il proprietario terriero che mette i terreni a disposizione riceve mangiare ed energia e ovviamente la casa senza che vada a lavorare…
…mentre invece tutti quelli che lavorano (e secondo me a quanti siamo potremmo anche lavorare 3-4 ore al giorno ciascuno) ricevono mangiare energia e ovviamente casa …
…è un po un miscuglio tra il vero fascismo dei contadini lavoratori ed il vero comunismo delle comunita organizzate !!!!!!!
in poche parole…..
prendete il fascismo e toglieteci il re…
prendete il comunismo e toglieteci lo stato….
…ed uscira fuori il giusto progetto !!!!!!
le case dovranno essere rigorosamente ambientate nella natura e vicini ai luoghi di lavoro !!!!!!
In Sud Tirolo la Comunità naturale fattasi provincia autonoma già funziona così, in un certo senso. Per lo meno è su quella strada.
Guarda caso si tratta di una Comunità naturale con un fortissimo radicamento territoriale e un elevato grado di consapevolezza e di appartenenza etnica.