Ecco un infido esempio di disinformazione criminale. NDR
FAO: MINISTRO FRANCESE, PAESI POVERI DOVRANNO NUTRIRE SE STESSI
(ASCA) – Roma, 18 Ott – La presidenza francese del G8 sta premendo per un cambio di paradigma nell’approccio della comunita’ internazionale all’agricoltura: ”bisogna essere chiari. Il modello per cui i Paesi del Nord aumentano la propria produzione e nutrono il Sud del mondo non e’ piu’ sostenibile. Dobbiamo far si’ che il Sud sia indipendente e nutra se stesso: con la ricerca, soprattutto”, perche’ nessun Paese del Nord potra’ permettersi un livello di aiuti adeguato alle emergenze climatiche e alimentari in corso. Lo ha sostenuto Bruno Le Maire, ministro per l’agricoltura francese e presidente tematico del G20 che si celebrera’ il prossimo mese a Cannes.
Alla presenza del direttore generale della Fao Jacques Diouf, La Maire ha illustrato i punti fondamentali del Piano d’azione dei ministri dell’agricoltura dei G20 contro la volatilita’ dei prezzi, al centro della 37esima riunione del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale in corso al quartier generale della Fao fino a venerdi’, e che essi consegneranno alla plenaria dei G20 a Cannes. La struttura, ha spiegato La Maire, poggia su un nuovo Sistema rapido di coordinamento degli investimenti in ricerca che verte su un sistema condiviso di investimenti in ricerca agricola, che aiuta i Paesi del Sud a crescere nella propria capacita’ produttiva, la prima risposta concreta alla volatilita’ dei prezzi; un Sistema di risposta rapido alla volatilita’ gia’ operativo in Fao; un sistema di gestione coordinata degli stock d’emergenza, gestito dal Pam; un’iniziativa per bloccare attraverso la Wto la possibilita’ per gli stati di innalzare barriere commerciali per affrontare le crisi dei prezzi.
”Il passaggio da un sistema del XX secolo a un approccio del XXI secolo – ha concluso La Maire – e’ irrinunciabile. Il vecchio metodo che applicavamo nel passato, cioe’ partire dal problema, convocare una conferenza dei donatori, promettere denaro e non erogarlo totalmente non ha rafforzato la sicurezza alimentare. Con i fondi a dono non ci arriviamo e non abbiamo budget sufficienti”. Porte aperte, dunque, a partnership pubblico-private sempre piu’ strutturate nella governance alimentare globale: ”non significa, come alcuni sostengono, aprire le porte degli ovili ai lupi, ma mettere insieme le forze migliori per affrontare efficacemente l’emergenza”.
Tutto quello che qui sta scritto sembra ragionevole ed auspicabile, ma vi è un punto in cui dobbiamo metterci un plus di immaginazione ed è quando si arriva a capire che sotto vi è il diabolico WTO ovvero la famigerata Organizzazione Mondiale del Commercio; ovvero qull’entità che esautora gli Stati e ne decide le politiche economiche essenziali.
Qui viene invocata la impossibilità di erigere le barriere doganali, ma non viene detto che detta pratica tende a svuotare gli Stati stessi di ogni sovranità alimentare. Tutto ciò in funzione di quel libero mercato che in un giorno qualsiasi, con qualche battuta su una tastiera può andare sulla borsa merci planetaria di Chicago a ipotecare partite di derrate alimentari di ogni tipo e dimensione. Arrivano così a ridurre uno Stato senza potestà, nell’impossibilità di accedere alle condizioni di prezzo locali per l’acquisto dei semi, facendo di fatto precipitare in miseria ed alla fame intere popolazioni. L’India è stata per anni un esempio di quanto si può provocare con una rapina dei semi alimentari operata dalla finanza di Wall Street.

Un’altra grave omissione mi sembra quella del fatto che nel mondo la miseria degli Stati è sempre successiva a guerre di “democrazia” a bombardammenti “umanitari”, a saccheggio di risorse operato con la complicità dei potentati politico economici locali imposti dalla stessa finanza mafiosa occidentale.
In una parola, la miseria negli Stati in difficoltà risulta essere sempre esportata. L’unica altra origine è di natura climatica. Quando si invoca invece la collaborazione del privato si comincia già a percepirne opportunità di sfruttamento e di business economico sulle spalle del paese ospitante. Ma nell’articolo quel che più conta alla fine è il concetto seguente: noi coloniali facciamo quello che vogliamo a casa vostra e quando sarete alla fame schiatterete. Altro che solidarietà!
Poi quando si invoca la nostra tecnologia per raddrizzare i problemi del terzo mondo si arriva al paradosso di una spocchia disarmante; come dire, madre natura e voi non siete capaci, arriviamo noi a mettere a posto le cose! Singolare poi che siano i francesi, ultimi colonizzatori dei paesi arabi a sostenere l’ipotesi presunto umanitaria.
Ditemi che non è un aggiornamento del piano di depopolazione mondiale per cortesia!
LB/ Stampalibera






























Se i “paesi poveri”non venisero derubati, non solo non conoscerebero la fame ma esportarebero civo…clasico esempio l’Argentina “granaio del mondo”,paese dove ci sono piu muche che esseri umani,risorse naturali di ogni genere,epure ci sono persone con problemi di denutrizione !!!!! un altro paradosso “globale”.