Grazie Oana per la segnalazione.
Fonte: http://www.informarmy.com * Link
Prospettive e soluzioni.
1) Premessa. 2) L’evoluzione della crisi economica. 3) La sospensione della corrente elettrica. 4) La dittatura prossima ventura. 5) Il possibile scenario futuro. 6) Soluzioni. 7) Conclusioni finali.
1) Premessa.
Nei nostri precedenti articoli (1 e 2) avevamo delineato le ragioni della crisi finanziaria.
Tali ragioni però erano solo parziali. In realtà c’è una ragione piu’ profonda alla crisi che andremo a esporre in questo articolo, e tale ragione è assolutamente identica a quella che ha portato alla precedente crisi del 1929 in America.
Per esporre tale ragione procederò per gradi.
E’ da alcuni anni che sento parlare di una catastrofe che si abbatterà sull’Europa, ma solo da qualche tempo ho iniziato a sentire voci specifiche sul tipo di crisi che ci aspetta l’anno prossimo: crollo totale dell’economia, dittatura, e sospensione della corrente elettrica per settimane in tutta Europa.
Queste voci sono vere o no?
Difficile dirlo.
Certamente però i segnali sono inquietanti.
Da alcune persone, vicine ad ambienti massonici e militari, sentivo parlare di una crisi spaventosa, e dell’interruzione della corrente per settimane o mesi. Ho conosciuto persone che stanno già provvedendo alla crisi acquistando terreni in montagna per costruirci case autosufficienti.
Parlando con alcuni contadini ho scoperto che molte persone danno questa crisi prossima ventura per certa. Alcuni, con somma naturalezza, hanno detto: “Sì lo so che sta per venire una crisi senza precedenti, per questo non vendo la terra anche se economicamente ci rimetto”.
Un grosso imprenditore agricolo questa estate mi ha detto: “Sto impiantando nuove coltivazioni per prepararmi alla crisi del prossimo anno, in cui dovremo essere autosufficienti”.
La cosa più inquietante è stata quella di scoprire un gruppo di persone che ha organizzato già per ottobre una fuga in Argentina per salvarsi; e ancora più inquietante è stato quando mi hanno offerto di unirmi al gruppo, offrendo a me, a Jericho Sunfire e a un altro mio amico, il biglietto e il soggiorno gratuito. Il motivo per cui hanno offerto viaggio e soggiorno a me e ai miei amici non l’ho capito, ma la cosa mi ha ricordato la storia raccontami da Solange, di Giuseppe Cambareri (consigliere di Mussolini, massone e spia inglese) che nel 1948 in vista di una imminente fine del mondo ha portato un gruppo di imprenditori in Brasile ripulendoli da tutti i loro averi e lasciandoli in mutande.
In questi mesi ho cercato di capire cosa ci fosse di vero in queste voci, specie perché non mi quadrava come si conciliasse una crisi economica con, addirittura, una sospensione della corrente elettrica per settimane o mesi.
Mi spiego: che provocheranno una crisi economica è un dato di fatto, e tranne in Islanda nessuna popolazione ha reagito, essendo oggi i vari popoli della terra troppo sottomessi e inconsapevoli per avere una qualsiasi forma di reazione e capire dove sta il problema; sospendere la corrente per creare il caos l’hanno già fatto, in varie parti del mondo, con motivi pretestuosi, e nessuno ha detto nulla; ma provocare entrambi i disastri, su scala planetaria, mi è sempre parsa una cosa troppo inverosimile, più che altro perché a quel punto la popolazione avrebbe capito il raggiro.
Quindi mi domandavo se dietro tutte queste voci non ci fosse un allarmismo esagerato, magari creato ad arte per diffondere il panico.
Mi sono domandato altresì, da bravo paranoico complottista, se qualcuno non volesse addirittura che io e altri portavoce del mondo del cosiddetto complottismo facessimo articoli su una terribile crisi, facendoci pervenire delle false notizie, al fine poi di sputtanare tutto il lavoro della cosiddetta controinformazione.
Eppure queste due voci “catastrofe economica” e “sospensione della corrente elettrica” continuano a girare.
Allora mi sono preso la briga di osservare con più attenzione i quotidiani.
Esaminiamo le due questioni separatamente e poi tracciamo una ipotesi di conclusione.
2) L’evoluzione della crisi economica.
Partiamo da un dato di fatto.
La crisi economica è solo iniziata.
Questo l’hanno detto da anni molti economisti, e lo si capisce chiaramente da una serie di indicatori.
1) Un sistema finanziario che si regge su una moneta creata dal nulla, come è quella attuale, è destinato a crollare prima o poi. Il sistema monetario occidentale, non legato all’oro dal 1944, è una immensa truffa, una bolla di sapone basata sul nulla. L’intera economia cioè si basa su un bene (il denaro) che viene usato solo perché la gente non sa che il suo valore intrinseco è pari a zero. Siccome però le banche e gli stati sanno e hanno sempre saputo che la moneta non vale nulla, è chiaro che tale sistema serve unicamente a dare un’immensa fregatura alla popolazione (quello che Guzzanti chiama “il cetriolo globale”).
2) Dopo le già note vicende di Grecia e Portogallo, meno noto è il fatto che negli USA di recente è fallito (la notizia da noi è stata data a luglio) lo stato del Minnesota. “Shut down” c’è scritto sulle porte degli uffici pubblici. 24.000 dipendenti pubblici senza stipendi. Chiuse scuole, biblioteche, uffici pubblici che rilasciano certificati, ecc. Ovviamente le notizie filtrate in Europa sono poche e frammentarie, e i media si guardano bene dall’approfondire le ragioni, le conseguenze pratiche, e discutere le soluzioni, della crisi. E’ molto più importante discutere del numero di donne che frequentavano casa Berlusconi, se il premier prenda o no il Viagra, ecc. Ogni tanto, per variare, le pagine dei giornali vengono riempite dall’interessantissimo dibattito sulla battuta di Berlusconi sul nome del nuovo partito “Forza Gnocca” (intere pagine di giornali ho letto sui commenti dei vari schieramenti politici a questa problematica).
3) In Italia alcune notizie sono circolate poco. E pochi sanno che le varie casse professionali, come la cassa forense, la cassa del notariato, la cassa commercialisti, ecc., sono sull’orlo del fallimento perché, proprio pochi giorni prima del fallimento della Lehman Brothers, hanno acquistato un immenso pacchetto azionario proprio di questa banca; del resto la gran parte del patrimonio delle Casse è investita in titoli di Stato e obbligazioni varie, il che significa che presto salteranno per aria tutte. La maggior parte delle casse sono state di fatto commissariate, ma della cosa non si è accorto nessuno, perché non l’hanno chiamato commissariamento ma “istituzione di una commissione parlamentare di controllo”, ovvero una autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria, che in genere è il preludio del fallimento. Per la cassa avvocati l’unico provvedimento di rilievo che si è avuto è stato quello di un aumento delle tasse per gli avvocati, che ora devono versare il 14 per cento alla cassa, mentre il cliente ne versa l’8 anziché il 4. In alcuni casi si è scoperto che alcuni investimenti erano stati effettuati in isole del Pacifico come le Cayman, ma ovviamente la cosa è passata quasi sotto silenzio.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/17/le-casse-sullorlo-del-crac-medici-architetti.html
4) La cosa più inquietante, poi, è che ogni volta che la BCE e i governi hanno varato delle misure anticrisi, tali misure si sono tradotte in due sostanziali vie: a) maggiori aiuti alle banche (soluzione geniale quanto voler risolvere il problema della mafia dando uno stipendio fisso ai mafiosi); b) aumentando le tasse, come ad esempio il recente aumento dell’IVA al 21 per cento.
Pare chiaro che questi e altri segnali in tal senso siano abbastanza univoci: la crisi si espanderà in tutta Europa, salvando solo la Svizzera e l’Inghilterra (quest’ultima infatti non a caso ha mantenuto la sua moneta, pur avendo il 17 per cento di quote nella BCE).
Soprattutto però, che la crisi ci sarà, lo ha detto di recente il ministro Tremonti. Lo ha detto chiaramente: ci sarà una crisi finanziaria peggiore di quella del 1929.
A questo punto le fonti devono considerarsi più che autorevoli.
“Verrà una crisi peggiore di quella del 1929”, detto da parte di un economista che peraltro è uno dei pochi che ha cercato fino ad oggi di parlare con una certa chiarezza, e che è senz’altro addentro ai meccanismi del sistema, significa fare un’affermazione che, a comprenderne il significato, è una specie di bomba.
Del resto, è sufficiente analizzare le cause che hanno portato alla crisi del 1929 in America, per capire che sta per abbattersi un fenomeno analogo oggi in Europa; tale crisi infatti fu provocata da una serie di fattori, che sono gli stessi dell’economia attuale: inflazione galoppante, indebitamento degli stati, politica bancaria tesa all’indebitamento dei privati, troppe speculazioni di natura esclusivamente finanziaria.
Tra la crisi del ’29 e quella prossima ventura, però, c’è una differenza di fondo: le varie monete dell’epoca erano comunque legate all’oro, cioé erano ancorate a beni reali, e quindi in una certa misura avevano un certo valore intrinseco; le monete di oggi sono carta straccia, e in alcuni casi non possono neanche definirsi “carta straccia”, in quanto la moneta è stata sostituita dalla cifra virtuale che compare su un computer o una tessera bancomat; tutto il patrimonio di una persona è composto esclusivamente da una cifra scritta su un pc, e infatti basta un clic per mandarlo in fumo.
Alla luce di tutte queste considerazioni, è assolutamente certo che la crisi deve ancora arrivare, dunque, e che sarà terribile.
3) La sospensione della corrente elettrica.
La cosa che mi ha più impensierito è questa storia della sospensione della corrente elettrica.
Ci sarà o no?
Sono mesi che osservo e cerco di capire.
Vediamo cosa ho potuto constatare.
1) Di recente c’è stata una sospensione della corrente elettrica in Belgio per diverse ore. Cause sconosciute.
2) Pochi giorni prima del Belgio era toccato alla California: 5 milioni di persone sono rimaste al buio per giorni. Anche qui le cause sono sconosciute e i media non hanno riportato alcuna notizia sulle conseguenze del black out. Silenzio tombale su un evento che pure meritava qualche riga in più.
3) A questo punto sono andato a rivedere le notizie relative al black out del 2004 in Italia. A quel tempo, andò via la corrente in tutta Italia per circa 12 ore. I giornali ci raccontarono che il fatto fu dovuto ad un albero che cadde su una linea dell’alta tensione in Svizzera. In questi anni ho parlato con persone che lavorano all’Enel e mi hanno tutte confermato che tale notizia era una balla clamorosa, perché una spiegazione di questo tipo è impossibile. Incuriosito maggiormente allora sono andato a leggermi la relazione tecnica della commissione di inchiesta istituita a suo tempo dal parlamento per indagare le cause del balck out. Il risultato è che i periti nominati non ci hanno capito un cazzo, finendo per concludere che erano necessari altri mesi per poter approfondire la questione. In conclusione: né i periti nominati, né il governo, né il parlamento, almeno ufficialmente, sanno perché ci fu il black out.
Insomma, si può ragionevolmente concludere che questi black out altro non siano che prove generali del black out futuro.
Dunque, leggendo le notizie relative ai black out, in effetti sembra di poter concludere che stiano facendo delle prove generali da qualche anno a questa parte per un futuro black out generale.
Ora la domanda è: quale scusa troveranno?
Mi pare infatti inverosimile che blocchino la corrente ovunque in Europa e America e poi ci raccontino che è stato un albero che è caduto su un traliccio.
Quindi ho pensato, o la notizia è falsa e viene diffusa solo per ingenerare terrore, oppure è vera, ma devo capire quale scusa troveranno.
La risposta mi è giunta inaspettata guardando un video di Swami Kriyananda – un leader spirituale della comunità Ananda, che si rifà agli insegnamenti di Paramahansa Yogananda – il quale ha parlato di una sospensione dell’energia elettrica per tre settimane, in conseguenza di una tempesta solare che ci sarà nel 2012. La cosa che mi ha colpito è la precisione e la sicurezza con cui indicava le modalità e la durata di questo evento, come se fosse informato con molta precisione.
A questo punto faccio un ulteriore controllo. In effetti pare che sia prevista una tempesta solare proprio per il 2012. Ce ne fu una alla fine dell’800, ma ovviamente non ebbe gli esiti disastrosi che potrebbe avere questa tempesta, in un’era in cui tutto funziona in base all’elettricità.
Ecco quindi il possibile colpo di genio dei nostri governanti. La sospensione dell’energia elettrica ci sarà e la colpa sarà addossata alla tempesta solare.
4) La dittatura prossima ventura.
Infine, la domanda che mi pongo è: ci sarà una dittatura?
Quando parlo con colleghi, “esperti” di diritto, o con gente comune, tutti ripetono a memoria la stessa manfrina: no, non è possibile che venga una dittatura, oggi siamo nell’Europa, ci sono le democrazie, la gente ha capito.
Questa risposta mi fa capire che l’indottrinamento portato avanti dai media e della letteratura ufficiale ha avuto perfettamente successo su tutti, persone colte e ignoranti.
Infatti la demenziale risposta non tiene conto del fatto che noi, di fatto, siamo già in una dittatura (infatti sono anni che non possiamo scegliere i nostri governanti e che destra e sinistra perseguono le stesse politiche alla faccia della volontà popolare) e che l’UE è già una dittatura (infatti la gente non conosce neanche il nome dei componenti delle istituzioni europee e il contenuto delle leggi che emanano; mentre la BCE è fuori dal controllo di qualunque stato e può imporre la sua politica monetaria come vuole).
Inoltre, come accade sempre, da millenni, la gente perde la memoria di quel che è successo in passato, e quindi la storia tende a ripetersi.
Infatti, per capire lo scenario che ci aspetta, non occorre essere né geni ne veggenti.
Basta guardare invece cosa è successo dopo il 1929 e vedere quale sarà il probabile scenario che ci aspetta dal 2013 in poi.
Bene. Cosa è successo dopo il 1929? Abbiamo in Italia il fascismo, in Germania il nazismo, e dopo la seconda guerra mondiale l’America ci ha “liberato”, facendo sì che la nostra politica sia stata sempre asservita supinamente a quella USA.
C’è da aspettarsi quindi che verrà una dittatura europea.
Ovviamente questa dittatura non si chiamerà “dittatura”. Non verrà un Hitler, un Mussolini, o un altro singolo soggetto, a dichiarare il partito unico e la guerra agli altri popoli per avere un impero.
Verrà invece un governo tecnico, di larghe intese, costituito da membri tecnici o dalle migliori menti della sinistra e della destra, i quali detteranno alcune soluzioni “tecniche” per risolvere la crisi (limitazioni delle varie libertà, giustizia sommaria, confische di beni, ecc.) e che muoveranno guerra solamente agli stati canaglia per portare la democrazia a colpi di milioni di morti e distruggendo intere civiltà.
Peraltro, il black out elettrico potrebbe essere in effetti la molla che farà scattare la scusa per un intervento militare.
Le leggi necessarie ci sono già: infatti è pronta la nuova superpolizia europea, Eurogendford, di cui i notiziari si sono guardati dall’informare; una superpolizia che sarà immune da responsabilità civili e penali, con poteri superiori a quelli dei servizi segreti nazionali, e che avrà diritto di vita e di morte (soprattutto di morte) sui cittadini scomodi.
5) Il possibile scenario futuro.
A questo punto lo scenario mi appare chiaro. Ci sarà la crisi, e per giunta sarà uno scenario apocalittico, perché si sommerà alla sospensione dell’energia elettrica in buona parte del mondo, cui seguirà un giro di vite dittatoriale.
La sospensione – o meglio le catastrofi cui porterà – non sarà però dovuta alla tempesta solare, come vorranno farci credere, e come la gente più credulona sarà disposta a pensare.
Sarà voluta dal sistema, perché sarebbe possibile informare la gente già fin da ora su come è possibile affrontare una simile catastrofe, mentre invece colpevolmente tacciono tutti.
Qualcuno obietta che non bisogna creare il panico tra la popolazione, e in questo trova la giustificazione al silenzio dei media.
Ma in realtà non si tratta di creare il panico.
Si tratta semplicemente di informare, senza creare allarmismi, e preparare le persone all’evento che probabilmente ci sarà.
Se poi tale evento non si verificherà, per un errore di previsione, per un miracolo, o semplicemente perché l’informazione è falsa, sarà tanto meglio per tutti.
6) Soluzioni.
E’ possibile prepararsi alla crisi in questo modo:
– Non investire in prodotti finanziari, ma in beni reali: terreni, case, eventualmente oggetti di utilità (utensili, candele, ecc.).
– Rivedere la propria cultura alimentare. E’ possibile alimentarsi, e bene, spendendo pochissimo e con poche cose al giorno se si conoscono le regole base dell’alimentazione (che non sono quelle ufficiali che, al contrario, sono false). In tal senso consiglio il libro di Arnold Ehret, “Il sistema di guarigione della dieta senza muco”.
– Prepararsi a vivere in campagna. Nelle grandi città ovviamente la vita sarà più difficile. Non a caso negli ultimi decenni la politica dissennata dell’UE (con le sovvenzioni alle terre incolte, con l’introduzione di alcuni semi e la proibizione di altri, ecc.) ha distrutto l’agricoltura, costringendo contadini, agricoltori, pecorai, ad abbandonare le compagne, a non produrre più nulla, oppure li ha costretti ad un tipo di attività in cui si riesce a malapena a raggiungere il pareggio del bilancio quando va bene;
– Il baratto. Nelle piccole comunità sarebbe necessario proporre sempre più insistentemente nuove forme di baratto. L’avvocato dà consulenze e servizi gratuiti; il falegname, il fabbro e gli artigiani lavoreranno gratuitamente; il medico curerà gratuitamente; chi ha la terra distribuirà i prodotti a tutti; chi non sa fare nulla imparerà ad aiutare le persone impegnate in lavori manuali o nella coltivazione della terra; ecc.
– Recuperare la scienza delle erbe e delle piante. La quasi totalità delle piante che noi consideriamo inutili e che rappresentano “erbaccia”, sono invece commestibili e, sapute scegliere, rappresentano un ottimo alimento (senz’altro migliore di quello del McDonald’s) e molte hanno virtù medicinali, o servono a scopi vari come fabbricare saponi e altri prodotti utili per la quotidianità.
Se saremo pronti al caos, ce la caveremo con un po’ di fame, senza morire, e con un po’ di freddo. Se non saremo pronti e il crack ci sorprenderà, per milioni di persone, specie quelli che vivono nelle grandi città, potrebbe veramente essere un grande problema.
Per quelli che invece vivono in campagna, oppure in piccoli paesi, in fondo, potrebbe essere l’occasione per farsi qualche settimana di vacanza.
La dittatura che verrà potrà preoccupare solo alcune categorie. I pochi politici scomodi potrebbero essere eliminati. Gli intellettuali, i giornalisti e gli artisti che hanno denunciato il sistema potrebbero essere perseguitati; in realtà lo sono anche oggi, sia pure in forma indiretta, perché ogni intellettuale non allineato perde i lavori che fa, viene emarginato, come Barnard, Randazzo, e altri, quando non addirittura ucciso, come Pasolini, Rino Gaetano, Stefano Anelli, Mauro De Mauro, Ilaria Alpi, Graziella De Palo, Giancarlo Siani, Tobagi, D’Avanzo, ecc.
Ma per la maggior parte della gente, specie quella che vive nelle campagne e nei paesi, non ci saranno grossi problemi. Solo qualche auto di lusso in meno, e qualche soldo in meno sul conto corrente, ma tutto il resto rimarrà uguale. Cito una mia amica che vive in campagna, e che aveva fiutato la crisi anni fa, rendendosi conto che la politica comunitaria che dava fondi agli agricoltori per tenere le terre incolte era il preludio di un disastro planetario: “In cima a un monte, o in mezzo a un bosco, che ci sia una dittatura o una democrazia non fa una gran differenza”.
Per molte persone potrebbe essere addirittura l’occasione per rivedere i valori su cui hanno fondato la loro vita fin qui, e rimodellarla su parametri di riferimento diversi, e maggiormente ancorati a modelli di riferimento spiritualmente più elevati.
La crisi finanziaria, infatti, è stata resa possibile da un sistema di vita improntato al perseguimento di beni illusori e – la dimostrazione è nei fatti che stiamo vivendo – completamente effimeri.
Le élites finanziarie al potere hanno creato una popolazione, in Occidente, il cui unico fine era accumulare denaro, case, auto.
Molte persone hanno ucciso, si sono fatte corrompere, hanno venduto l’anima e la serenità per poter avere un’auto da 100.000 euro anziché da 10.000, una casa da 1 milione di euro anziché da 100.000, e soprattutto quella che, alla luce della crisi che sta per venire, si rivelerà una delle cose più inutili del mondo: un conto corrente ove la cifra che compaia sullo schermo sia il più possibile seguita da zeri.
7) Conclusioni finali.
Riassumendo. La crisi finanziaria attuale, con i disastri prossimi venturi, servirà a tre cose:
1) Far acquisire beni reali alle banche, in cambio della cessione di beni solo virtuali, come il denaro. Lo abbiamo spiegato nel nostro primo articolo sulla crisi finanziaria (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-e-chi.html)
2) Creare nuovi poveri e assoggettare ulteriormente la popolazione al potere delle élites finanziarie, per evitare che evolvano materialmente ma soprattutto spiritualmente (su cui v. il nostro articolo “A cosa serve la crisi finanziaria, parte 2”: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-parte-2.html);
3) Instaurare una dittatura mascherata da finto governo di emergenza, facendo perire le persone più deboli e accelerare la creazione del New World Order.
E a coloro che sostengono che non è possibile, che oggi siamo in democrazia, che i nostri governanti non potranno mai provocare la morte di milioni di europei, è sufficiente ricordare che il Trattato di Lisbona è stato firmato dai nostri governanti; che i milioni di morti che abbiamo avuto in Vietnam, Corea, e oggi Iraq, Afghanistan, e che avremo in futuro nella inevitabile guerra all’Iran, e all’Islam, li hanno voluti i nostri Bertinotti, D’Alema, Fini, Gasparri, Di Pietro, Veltroni, Berlusconi, Pannella, Bonino. E per questa gente, un iracheno vale quanto un napoletano, un torinese, o un sardo. Meno della carne da macello, perché questa almeno serve a mangiare e dal macellaio ha un valore; noi, per loro siamo solo delle rotture di coglioni inutili (come sostanzialmente sostiene Marco Della Luna nel libro “Oligarchia per popoli superflui”).





























Quando il denaro non varrà più nulla, i supermercati saranno vuoti e la gente andrà nel panico…questo porterà a uno stato di polizia per cercare di contenere i disordini, anche gas ed elettricità non ci saranno più perchè nessuno andrà al lavoro per fornirla.
Ottimo articolo! dovrebbero leggerlo in tanti, specialmente quelli che credono che il modo di vivere che hanno avuto fino a oggi debba esistere per sempre
Non solo i supermercati saranno vuoti ma la svalutazione delle monete correnti (Euro e Dollaro) farà si che i prezzi di TUTTO (carbuarnti, energie, derrate alimentari… ) aumentino vertiginosamente in pochissimo tempo. Si prospettano scenari di mercato nero e contrabbando nonchè di diffusa illegalità provocata da disperazione e necessità.
Il baratto sarà lo strumento che distruggerà la moneta elettronica prossima ventura e che salverà i popoli che vivono di lavoro, di reale e non di parassitismo, di virtuale.
Sicuramente non avrei trovato queste notizie in nessun altro posto. Un pò preoccupato lo sono, se quello che dici avverrà veramente ci ritroveremo nella merda come mai non lo siamo stati!
speriamo bene!
Con questo scenario, pur lavorando in banca, sono sempre più convinto che aver imparato a coltivare l’orto, a fare la legna e a mungere una mucca mi sarà di immenso aiuto.
E sarà di aiuto a mio figlio che lo ha imparato da piccolo
Et voilà…
porto all’attenzione del sito stampa libera questi link:
http://nuovaera.yolasite.com/2012-e-nibiru.php
http://www.menphis75.com/emergenza_planetaria.htm
http://www.scintilladiluce.com/kryon_-_salto_vibrazionale.html
http://www.menphis75.com/2012_energia_sconosciuta.htm
La cosa ha le sue ragioni, come i controsensi. Se vien a mancare la corrente elettrica per numero X di settimane, avremo un totale smembramento degli stati e delle regioni (in tutta europa). Mancando comunicazioni, avremo un crollo della popolazione con una curva che salirà all’apice in breve tempo, per poi ridiscendere lentamente.
Lasciate mi spieghi meglio:
1) manca la corrente, tutti si guardano intorno spaesati: ed ora??
2) la corrente manca da 1 giorno, poche o nessuna info, la polizia fatica a controllare nel BUIO le strade. Manca la corrente ai distributori = le pompe non pompano, la polizia resta a piedi. La gente di notte si muove a svaligiare, sciacallare, uccidere.
3) la corrente manca da una settimana: anche di giorno si odono spari, grida. Gli ospedali terminano la nafta, diventan inefficenti. I carabinieri e la polizia si tolgon le divise e rientrano a casa. Meglio non si faccian vedere in divisa se non vogliono il linciaggio da parte di gruppi di sciacalli; nelle CITTA’, manca il rifornimento continuo delle cibarie. La violenza scala verso l’alto per accapparrarsi le vettovaglie. Gente debilitata ed anziani.. muoiono per primi. Omicidi per poco, il coltello e la pistola diventan cosa facile senza l’ausilio delle FdO a controllare. Le donne vengon prese e stuprate liberamente. Bambini seviziati (Pedofilia).
4) dopo due o tre settimane, la popolazione è già crollata di un 25% circa sul totale, tutti si nascondono in casa o si muovono in gruppo. Comincian a crearsi gruppi locali, “Quartieri” di vicini che si coalizzano per resistere meglio. Nelle città invece, beh tanti auguri ancora.
(Felice di vivere in campagna.)
Questo però rappresenta un paradosso quasi. La Naja è stata destituita nel 2000 circa in Italia, il numero di soldati e FdO è contato nell’ordine di decine di migliaia (esercito) e non so se cento o duecentomila per carabinieri e polizia.
Presto i comuni torneranno a vigere in un formato “locale”, creando regolamenti a sè stanti. Sommariamente si tornerà ad una societù pseudorinascimentale.
Se coloro che ordiscono ciò vorranno imporre il loro governo, troveranno gente molto cocciuta ad accettarli. Tutti i beni comuni legali al consumismo, verranno a meno e la gente dovrà svegliarsi velocemente per non tirare le cuoia.
La gente.. si sveglierà!
Prima che la gente ricominci ad organizzarsi, tornerà la corrente.. Loro lasceranno che lo scenario iniziale di omicidi e sciacallaggi gratuiti vari avvenga e quando sembrerà che ci saremmo potuti riprendere da soli, “loro” verranno a renderci tutto quello che avevamo, però a modo loro. Noi, a quel punto, saremo stanchi, stremati, tirati, e per niente forti o cocciuti. Avremo fame, sete, avremo visto familiari e amici morirci intorno, saremo disperati.. E’ un bel piano, lo devo ammettere. D’altronde devono sfoltirci un bel po’ senza fare guerre e l’unico modo è che ci ammazziamo tra di noi e che muoiano naturalmente subito i più deboli. Chi sopravviverà sarà forte abbastanza da accollarsi pure il nuovo ordine mondiale. Da lì si ripartirà…però saremo meno, molti meno, purtroppo….
La crisi serve a distruggere la classe media, ossia quella parte – maggioritaria – della popolazione che produce ricchezza. In particolare quei popoli che producono ricchezza con la loro connotazione identitaria di appartenenza. Infatti, contestualmente al fenomeno descritto nell’articolo, l’Europa, e in particolare la parte più rappresentativa, viene colpita dalla migrazione di massa, forzata dalla medesima elite globale che è all’origine del fenomeno analizzato.
L’Europa, così come la conosciamo, dovrà cessare di esistere; nei piani dei padroni del mondo dovrà diventare un immenso centro commerciale, un’area di 400 milioni di persone ridotte al ruolo di puri consumatori di prodotti realizzati e ideati altrove.
Un’immensa area di libero scambio popolata moltitudini di sradicati, ridotti a meltin pot senza arte né parte, senza passato né futuro. Una massa informe e senza anima, connotata solo da apparato digerente ed escretore. Privata pure della funzione riproduttiva, di cui si occuperanno i bioingegneri pensati e descritti da Aldius Huxley nel romazo “Il Mondo Nuovo”.
De Benedetti e Sorgenia?
serve a nulla preoccuparsi di scappare……..se manca energia elettrica è impossibile tenere sotto controllo e raffreddare entrali nucleari……..per cui saltiamo tutti per aria e passiamo al creatore!!!!!! vivi il presente e dimenticati di passato e futuro!!!!!!!!!
http://www.facebook.com/photo.php?v=1255887815070
Dal mio archivio di pensieri che vivono traggo questi per ridare senso anche ai vostri pensieri spaventati :”…dall’animo degli adolescenti è stato strappato il messaggio della poesia della vita, come arte, mistero, ignoto, nuovo… Inascoltato da chi avrebbe l’obbligo di ascoltarlo:come dialogo ininterrotto tra l’uomo e la sua storia, tra il bambino e il suo futuro, per fargli intravedere un possibile ideale da raggiungere: formare una nuova epoca”. Incominciamo a mettere pensieri luminosi su questa speranza e “la luce”non potrà essere interrotta !!. Cordialità e forza nella mente, nel cuore, e nella braccia!
4) speriamo arivi un dittatore a sistemare tutto perchè questa roba spacciata per democrazia è assurda,in quanto potremmo identificala con demoplutocrazia,cioè ti rubano tutto.
Non so… a me tutto sto allarmismo mi pare sospetto: ad ogni modo ti terrò d’occhio, e se l’anno prossimo non ci sono tutti sti cataclismi che hai predetto, ne riparleremo. E non sarebbe la prima volta che qualcuno sbaglia una profezia.
Però ieri mi si sono bruciate contemporaneamente due lampadine (una in casa, e una addirittura sull’auto) qualcosa di vero dev’esserci, sotto sotto.
nell’ascolano, quasi un anno fa, mancò la corrente per un bel pò. in alcuni centri anche per un pò di giorni. la neve aveva “fatto cadere dei tralicci” dissero.
anche in un contesto agricolo sfortunatamente le persone non hanno più caminetti convenzionali (sono spesso termocamini o stufe pellet che funsionano solo ed esclusivamente a corrente oppure nelle case ci sono solo i termosifoni). ci fu una grande vendita di candele e generatori (fra l’altro utili solo per chi aveva deppositi di carburante). faceva freddo sopratutto per le persone che oramai erano abituate ad avere in casa, anche d’inverno, temperature caraibiche. anche in campagna le persone non sarebbero preparate…. altro consiglio utile quidi è lasciarsi sempre un’alternativa, anche quando si sceglie come riscaldarsi in casa! scusate la banallità.
Non è assolutamente banaltà ma sono osservazioni dettate dal buon senso che spero altri lettori comprendano.
Grazie.
Nel giugno di quest’ anno il capo della Nasa ha allertato tutti i dipendenti ad essere preparati per una qualsiasi evenienza, al fine di mettere in sicurezza i propri familiari secondo piani prestabiliti e affinche’ tale evenienza non possa ostacolare il richiamo del personale verso le sedi operative. Video su youtube: Il capo della NASA invita a prepararsi alle catastrofi
Ora mi chiedo se stiamo impazzendo tutti quanti o se effettivamente c’e’ qualcosa di colossale che incombe su di noi, ad ogni modo a sentire tutte le sirene, anche se stonate, vale la pena di mettersi in guardia e prepararsi al peggio. Complimenti per il Vs blog e speriamo che sia tutto sbagliato…..
A COSA SERVE LA CRISI? Beh, forse potrei essere scambiato per un semplice pazzo, a motivo del fatto che viviamo in un epoca abbondantemente materialistica ove il “non conoscibile” è semplice “irrealtà”, ove la persona spirituale dovrebbe essere chiusa in uno zoo.
Beh, sono centinaia di anni (millenni) che la Sacra Bibbia spiega a chi “ha orecchi” per capire che la PROSSIMA CRISI MONDIALE non è altro che una delle ultime tappe FONDAMENTALI del proposito di Dio! Badate bene…non perchè Dio l’ha desiderato ma perchè l’uomo l’ha voluto! Si, serve solo a dimostrare che l’uomo…. anzi L’UOMO….non è altri che un gran buffone carico solo di grandi pretese e arroganza non chè di un’eccessiva dose di presunzione!! Serve quindi a dimostrare che l’unico che HA IL DIRITTO incontestabile di governare la terra è unicamente Dio. Solo lui è in grado di garantire prosperità, giustizia e felicità.
Molti si chiedono che sta facendo Dio per tirarci fuori dai guai. E perchè mai dovrebbe farlo? Non ha forse l’uomo messo da parte Dio da tempo memorabile, creandosi un proprio dio di convenienza per annegare nel suo stesso egoismo? Dio ha tutt’altra intenzione: vuole dimostrare all’umanità che l’essere umano non ha nè la capacità nè il diritto di AUTOGOVERNARSI. E naturalmente l’ha dimostrato. Non è forse vero che la storia ce lo insegna? Indipendentemente dal colore di governo, la storia umana è piena di fallimenti più o meno in ogni settore. Lasciamo stare gli aspetti politico-economici; siete stati più che abbondantemente esaustivi! Tra l’altro il mio voto al vostro articolo su questa bella rivista è stato OTTIMO.
Ricordate? A detta di due noti scienziati (dei quali abbiate pazienza ma non ricordo i nomi) il genere umano dal punto di vista prettamente genetico deriva niente po’ po’ di meno che da un’unica coppia umana. Che vogliate chiamarla Adamo (uomo) ed Eva (donna) oppure “Pinco” e “Pallina” non ha grande importanza. Basta però che comprendiate il significato del racconto molto sintetico dei primi sviluppi dell’umanità. (Genesi)
Dio disse alla prima coppia: “in quanto al frutto di ogni albero potete mangiare ma in quanto al frutto dell’albero DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE, NO, NON NE DOVETE MANGIARE”. (pena vecchiaia e morte)
Naturalmente non ubbidirono, e cioè simbolicamente si ARROGARONO il diritto (che non apparteneva loro) di essere capaci di distinguere il bene dal male e quindi di essere capaci di fare sempre ciò che è giusto senza bisogno di Dio, senza bisogno che Qualcuno dicesse loro come comportarsi. CHE STUPIDA ARROGANZA! E QUANTO CI E’ COSTATA!!
Naturalmente noi siamo discendenti peccatori e quindi come tali ereditiamo le conseguenze. (peccato, tradotto significa BERSAGLIO NON COLPITO)
E’ INGIUSTO DIO? VOI COME AVRESTE FATTO PER DIMOSTRARE ALL’INTERA UMANITA’ CHE AVRESTE AVUTO RAGIONE.
C’era una volta un insegnante di matematica che spiegando la sua solita lezione in classe fu interrotto da un insolita affermazione da parte di un alunno pieno di se. Il ragazzo quindi disse all’insegnante: “Cio’ che sta asserendo è falso, lei sta sbagliando!!”
Voi che avreste fatto al posto dell’insegnante? Avreste imposto la vostra autorità cercando di ammutolire l’irragionevole ragazzino cacciandolo fuori di classe? Oppure dicendogli : “sta zitto, come osi cercare di mostrarti superiore al tuo insegnante?” Avreste risposto così?
Beh? Nella contesa UNIVERSALE tra Dio e il Governante di Questo Sistema di Cose (Satana / oppositore e Diavolo/calunniatore) praticamente successe la stessa cosa. Dio però dette a questo presuntuoso e arrogante personaggio spirituale la possibilità di DIMOSTRARE che aveva un proposito migliore di quello di Dio. E’ stato come se “l’alunno” cioè Satana, avesse avuto l’opportunità di andare alla lavagna per spiegare in termini matematici la sua teoria. Solo così si sarebbe potuto dimostrare che solo Dio aveva la CHIAVE giusta per garantire la felicità eterna sulla terra.
Con il “nostro” atto di disubbidienza insomma siamo riusciti solo a condannarci a morte.
ma Dio ci offre la possibilità di uscirne.
Parlate con un testimone di Geova la prossima volta che ne incontrate uno. Sarà lieto di insegnarvi che cosa insegna realmente la Bibbia.
Ci aspetta un futuro radioso! (Gesù parlava della Buona Notizia no?)
Tappe: -disubbidienza dell’uomo
-ereditata vecchiaia e morte
-fallimento dei governi umani
-crisi totale del Sistema
-Babilonia la Grande (l’impero dlla falsa religione) devastata! Clero spogliato della
ricchezza!!
-Grande Tribolazione come non ne è accaduta mai
-Har-maghedon (guerra tra Dio e il Governatore malvagio della Terra, Satana)
-Nuovo Mondo (vera pace e giustizia)
-risuscitati sulla terra (come dette dimostrazione Gesù e gli apostoli risuscitando alcuni)
-risuscitati in cielo come nuovi governanti incaricati da Dio stesso al seguito del Re dei
Re Gesù Cristo (come spiega abbondantemente l’apostolo Paolo nelle sue lettere)
Il bello deve ancora venire. Il problema è che molti non crederanno. Gesù una volta ebbe a dire in Matteo 7:13 : “Entrate per la porta stretta, perchè ampia e spaziosa è la strada che conduce alla distruzione, e molti sono quelli che vi entrano; mentre stretta è la porta e angusta la strada che conduce alla vita e POCHI sono quelli che la trovano!”
Vorrei vedere l’umanità intera dare gloria a Dio. Questo perchè significherebbe VITA ETERNA per tutti in un mondo meraviglioso. Del resto in principio fu così. Dio dette all’umanità la possibilità di vivere per sempre in un paradiso (giardino). L’uomo la rifiutò. Ne stiamo pagando le conseguenze.
Ma la scrittura dice: “ancora un poco e il malvagio non sarà più”!
Auguri. Non perdete l’opportunità di studiare la Bibbia coi Testimoni. Non la perdete! Non avete nulla da perdere. Avete solo da guadagnarci. Non abbiate
fretta di emettere un giudizio affrettato nei confronti dell’interpretazione dei Testimoni.
D’altra parte anche voi chissà quante volte avete lodato Geova inconsapevolmente! L’esclamazione “Allelu-ia” significa “lodate Iah!” <ove l'abbreviazione IAH e' riferita a jahve- che tradotto in italiano presumibilmente diventa Geova.
A limite….TUTTA CULTURA!
Grazie per avervi ascoltato.
riguardo ai problemi del signoraggio, sistema monetario ecc. vorrei un commento su questo articolo da chi ci capisce più di me…
grazie!
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vi sarebbe gran pericolo se il governo
dovesse avere affidata la facoltà di
emettere moneta di carta
David Ricardo
Frottole e illusioni
sul tema del signoraggio
by fotogian@yahoo.it
versione 3.1 – 24 dicembre 2010
Il testo è libero da copyright e può essere liberamente riprodotto.
1
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0. Introduzione
1. Frottole sulla definizione di signoraggio
1.1 La definizione errata di signoraggio
1.2 Perché è una definizione errata
1.3 Definizione errata e tesi senza senso
1.4 Che cos’è il signoraggio
1.5 Il reddito da signoraggio
1.6 La frottola della sopravvenienza attiva
2. Frottole sulla moneta che dovrebbe pagare i costi dello Stato
2.1 Lo Stato stampa moneta?
2.2 Banca Centrale, titoli di stato e inflazione
2.3 Creazione di moneta e inflazione
2.4 Moneta e inflazione: un chiarimento
3. Le frottole sul “signoraggio secondario” e il moltiplicatore monetario
3.1 Introduzione
3.2 Il vero volto della riserva frazionaria e del moltiplicatore monetario
3.3 Moltiplicatore monetario, qualche formula
3.4 Il valore effettivo del moltiplicatore monetario
3.5 L’errore della moltiplicazione degli impieghi
3.6 Conseguenze (paradossali) dell’errore
3.7 La frottola della riserva al 100%
4. La frottola della moneta che genera (o non genera) debito pubblico
4.1 Introduzione
4.2 Perché lo Stato si indebita
4.3 Cosa dicono i dati
4.4 Le frottole sulla moneta del Guernsey
5. La frottola della moneta-debito
5.1 Introduzione
5.2 Si può pagare un debito con un debito?
5.3 Cosa succede quando la Banca Centrale emette moneta?
5.4 Cosa succede alla moneta quando scadono i titoli?
5.5 E cosa succede alle banconote?
2
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5.6 La frottola delle banconote che dovrebbero finire tra le passività
6. La frottola della moneta convertibile in oro
6.1 Introduzione
6.2 Le banconote in passato erano convertibili in oro?
6.3 Perché le monete erano convertibili in oro?
6.4 L’oro come mezzo di pagamento
6.5 Bretton Woods e il dilemma di Triffin
6.6 L’illusione di limitare la quantità di moneta
6.7 Lo strano caso delle banconote incostituzionali
6.8 Perché si accetta una moneta?
7. Le frottole sulla Banca d’Italia
7.1 La Banca d’Italia non è una società per azioni
7.2 La frottola dei soci occulti della Banca d’Italia
7.3 Banca Centrale, potere effettivo, conflitto di interessi e proprietà delle banche
7.4 All’estero: le banche che la FED non controlla
7.5 Perché lo Stato non compra la Banca d’Italia
8. Le frottole sulla sentenza del giudice di pace di Lecce
9. L’illusione delle citazioni eccellenti
10. Frottole su truffe secolari
10.1 Introduzione
10.2 Le truffe hanno le gambe corte
10.3 Emettere moneta può non essere conveniente
11. La frottola della morte da signoraggio
12. Qualche frottola riguardante la finanza islamica e i prestiti a tasso zero
13. Perché esistono le Banche Centrali?
13.1 Perché nascono le Banche Centrali?
13.2 La Banca Centrale crea moneta dal nulla
13.3 Banca Centrale e sistema dei pagamenti
14. Note – 15 Bibliografia
3
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0. Introduzione
Alcuni fantasiosi siti internet sono dedicati al tema del signoraggio, un’enorme ricchezza prodotta
dall’emissione di moneta, e ai complotti per farla finire in poche mani.
Lo scopo di questo documento è di illustrare verità, frottole e illusioni sul tema del signoraggio
usando informazioni pubbliche, a cominciare dai testi di economia, e qualche ragionamento.
Il testo è libero da copyright e può essere liberamente riprodotto.
Un ringraziamento va ai molti che hanno già letto questo scritto, discusso e suggerito
cambiamenti. Per informazioni: fotogian@yahoo.it per aggiornamenti
http://www.frottolesignoraggio.info e http://econoliberal.blogspot.com
1. Frottole sulla definizione di signoraggio
1.1 La definizione errata di signoraggio
I siti internet che si occupano di signoraggio usano una definizione errata che dice che il
signoraggio è la differenza tra il valore di una banconota e il costo per produrla.
Secondo la definizione errata una banconota da 50 € è solo un pezzo di carta: costa 30 centesimi,
ma è ceduta dala Banca Centrale a 50 €, con conseguente guadagno di 49 euro e 70 centesimi.
Guadagni che finirebbero nelle tasche dei banchieri centrali, invece di pagare i costi dello Stato o
sovvenzionare i cittadini (il cosiddetto “reddito di cittadinanza”).
1.2 Perché è una definizione errata
Ogni anno la Banca d’Italia emette banconote per oltre 10 miliardi di euro. Se le vendesse nel conto
economico troveremmo la voce “ricavi da vendita di banconote” per un importo pari a oltre 10
miliardi di euro.
Ma non c’è nulla di tutto ciò, perché la Banca d’Italia non vende moneta (e neppure la BCE o la
FED).
Inoltre è bene osservare che da un punto di vista contabile la moneta è registrata tra le passività
dello stato patrimoniale. Chi conosce la contabilità sa che la contropartita di qualcosa registrato in
avere deve stare in dare. Ma in dare non troviamo i ricavi: possiamo escludere che l’emissione di
banconote comporti una qualche forma di ricavo.
Se poi, per assurdo, esistessero ricavi per la cessione di banconote, nei bilanci delle banche
ordinarie dovremmo trovare i costi per l’acquisto delle stesse. Che ovviamente non esistono.
Inoltre se la Banca vendesse le banconote, non aumenterebbe mai la quantità di moneta che circola
nell’economia: la Banca venderebbe una banconota da 50 € incassando 50 €. Si immetterebbe e si
ritirerebbe la stessa quantità di moneta, rendendo inutile la Banca Centrale.
1.3 Definizione errata e tesi senza senso
Se non si vendono le banconote, la creazione di moneta non crea ricchezza1. Non ha perciò senso
chiedersi chi sia il proprietario della moneta al momento dell’emissione. Non ha senso dire che la
moneta assume valore in seguito all’accettazione e neppure immaginare un reddito di cittadinanza,
come fanno alcuni gruppi politici di estrema destra.
Invece esiste un reddito da signoraggio di cui si sa tutto e di cui parlerò nel prossimo paragrafo.
4
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1.4 Che cos’è il signoraggio
Cerchiamo dunque di proporre una definzione corretta di signoraggio.
Il signoraggio, scrive la Banca d’Italia2 è “l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta”.
Deriva dal potere esclusivo di emettere moneta2 e consiste nella “differenza tra gli interessi sulle
poste attive, finanziate da chi emette biglietti e il tasso di interesse, di solito zero, sui biglietti”4,
ovvero, con riferimento all’euro, “il reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle
banconote in circolazione”.
Bagliano e Marotta, docenti di economia monetaria, scrivono che “la creazione di base monetaria
in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto
signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dall’investimento in attività finanziarie e
reali e i (trascurabili) costi di produzione”5.
La Banca del Canada6 distingue il signoraggio delle monete metalliche dal signoraggio delle
banconote. Per le prime, il signoraggio è la differenza tra il valore facciale della moneta e il costo
per produrla (e distribuirla): ad esempio nel caso di una moneta da 1 dollaro, il signoraggio è pari a
circa 88 centesimi, incassati dal governo.
Per le banconote, il signoraggio è la differenza tra gli interessi pagati dalle obbligazioni, e i costi
per produrre e distribuire le banconote. Se il tasso di interesse è (supponiamo) del 5%, il
signoraggio di una banconota da 20 dollari è un dollaro l’anno di interessi meno 4 centesimi di
costi, ovvero 96 centesimi, come spiega la Banca del Canada.
Anche il consulente tecnico del giudice di pace di Lecce ha adottato questa definizione, facendo
coincidere il signoraggio con gli utili della Banca d’Italia (si veda il punto 8).
C’è poi il signoraggio inteso come tassa da inflazione, “cioè la riduzione di valore reale della
moneta legale determinata dall’aumento dei prezzi”7.
1.5 Il reddito da signoraggio
Le Banche Centrali possiedono un portafoglio titoli, il cui rendimento altro non è che il signoraggio.
Non è difficile trovarne prova nei documenti ufficiali. Nella Relazione annuale della Banca d’Italia,
ad esempio, si trova anche l’elenco delle riserve in valuta estera, oro e altro8.
La FED “si autofinanzia con gli interessi dei buoni del Tesoro e di altri beni che gestisce”9, mentre
la Banca d’Italia10 “detiene anche un portafoglio finanziario”, e “le riserve valutarie sono gestite …
avendo riguardo alla massimizzazione del rendimento atteso nel lungo periodo”.
I bilanci dicono che la Banca d’Italia11 incassa 4,5 miliardi di euro di interessi attivi, circa 5 miliardi
di euro la Banca di Francia12, 1,7 miliardi di dollari la Federal Reserve Bank di Boston, derivanti
quasi per intero da bond (titoli di stato americani), con un profitto netto di circa 1550 milioni, 1450
dei quali versati al Tesoro americano come “interest on federal notes”13. Il reddito da interessi della
Banca del Canada è di 2,2 miliardi di dollari l’anno14. Circa 130 milioni sono usati per pagare le
spese generali. Il resto finisce nelle casse del governo.
Gli interessi sono, per la moneta non metallica, il signoraggio della Banca Centrale.
1.6 La frottola della sopravvenienza attiva
Chi non accetta l’idea che l’emissione di moneta non produce ricavi, dice che essa causerebbe per la
Banca Centrale una sopravvenienza attiva.
Le sopravvenienze attive, come spiega il dizionario di economia della Garzanti, sono “aumenti
fortuiti delle attività, non derivanti da fatti della gestione ordinaria”. Nel diritto tributario,
5
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consistono in “proventi a fronte di spese perdite o oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in
precedenti esercizi e nella sopravvenuta insussistenza di spese, perdite o oneri dedotti o di
passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi”.
Ma l’emissione di moneta non è un’operazione straordinaria e non deriva da fatti fortuiti. Per
questo non può comportare una sopravvenienza.
Per altri la sopravvenienza deriverebbe dall’inesigibilità del debito della Banca Centrale: se non
paga il debito, il creditore subisce una perdita e la Banca Centrale registrerebbe una
sopravvenienza.
Ma è sbagliato oltre che assurdo: la Banca Centrale “è l’unico intermediario che non crea rischi di
credito o di liquidità” e “un conto aperto presso la Banca Centrale è privo di rischio”15. Il debito
dunque non è inesigibile. Se per assurdo lo fosse, nessuno accetterebbe di diventare creditore di
una Banca Centrale e le Banche Centrali semplicemente non potrebbero esistere.
Se poi ci fosse una sopravvenienza attiva, troveremmo nel bilancio delle banche ordinarie delle
sopravvenienze passive. Che naturalmente nei bilanci veri non troviamo sopravvenienze.
2. Frottole sulla moneta che dovrebbe pagare i costi dello Stato
2.1 Lo Stato stampa moneta?
Alcuni pensano che lo Stato dovrebbe pagare i costi dello stato o attribuire un reddito a tutti i
cittadini mediante l’emissione di moneta.
Gli Stati però di solito non finanziano i costi emettendo moneta. In “tutti i paesi ragionevolmente
sviluppati -scrive Modigliani1- , il governo finanzia il proprio disavanzo vendendo obbligazioni,
non stampando moneta che non è abilitato ad emettere. La moneta infatti è stampata dalla
banca centrale che decide l’ammontare di debito pubblico e altre attività che essa desidera
acquistare”.
Dal 1981 “la Banca d’Italia è stata esentata dall’obbligo di acquirente residuale dei titoli emessi
dal Tesoro”2 e il Trattato di Maastricht prevede per le Banche Centrali il “divieto di finanziamento
monetario agli Stati membri o istituzioni pubbliche dell’area dell’euro; non vengono quindi
acquistati titoli della specie in emissione”3.
Dunque le Banche Centrali non possono acquistare obbligazioni statali al momento dell’emissione.
(invece possono acquistarle in seguito dai possessori)
2.2 Banca Centrale, titoli di stato e inflazione
Il divieto di acquisto di titoli pubblici (al momento dell’emissione) ha uno scopo preciso:
controllare l’inflazione.
In una ipotetica economia senza rapporti con l’estero, il divieto per la Banca Centrale di acquistare
titoli pubblici (al momento dell’emissione) significa che solo il risparmio dei cittadini finanzierà i
deficit statali.
Maggiore è il deficit, maggiore è il risparmio usato per acquistare titoli pubblici e minore la quota
di risparmio che finanzia consumi e investimenti.
Se la domanda di beni e servizi aumenta perché aumenta la spesa pubblica finanziata emettendo
titoli, minore è la somma disponibile per finanziare consumi e investimenti. Il saldo tra una
domanda pubblica in aumento e una privata in diminuzione garantisce che la domanda
complessiva non aumenti troppo velocemente, facendo salire l’inflazione.
Ora immaginiamo che la Banca Centrale possa acquistare i titoli al momento dell’emissione. Un
aumento della spesa pubblica non deprime consumi e investimenti, perché entrano in gioco altri
6
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capitali, quelli provenienti dalla Banca Centrale. La domanda pubblica aumenta senza effetti
negativi sulla domanda privata e questo causa un maggiore aumento dei prezzi.
Come ha scritto Samuelson: “l’onda monetaria della domanda urterà contro l’offerta limitata di
beni e servizi producibili e farà lievitare i prezzi”4.
2.3 Creazione di moneta e inflazione
Ecco perché si vieta alla Banca Centrale di acquistare titoli al momento dell’emissione: causerebbe
un eccesso di domanda e farebbe salire i prezzi. Gli economisti lo sanno bene e non è difficile
trovare testimonianza di ciò nei testi di economia.
Arcelli5 : “La copertura del fabbisogno finanziario del Tesoro con base monetaria” incontra “limiti
rigorosi…determinati dagli impulsi inflazionistici”.
Bagliano e Marotta6 : “l’esistenza di spesa pubblica finanziata con creazione di moneta determina
un tasso di inflazione pari al tasso di crescita della moneta”.
Allen: ”i governi che fanno troppo affidamento sulle banche centrali per l’acquisto delle proprie
obbligazioni sono destinati ad avere grossi problemi inflazionistici”7.
Dove invece “non esistono mercati finanziari, il governo non ha talvolta altro modo di vendere
obbligazioni se non alla banca centrale” 8.
I prezzi aumentano e l’inflazione agisce come un’imposta implicita, non voluta dal Parlamento: è il
signoraggio da inflazione. Il solo vantaggio è che “l’accumulo anno dopo anno di disavanzi …non
fa esplodere il debito pubblico”9.
L’articolo 105 del Trattato UE impone il controllo dell’inflazione, per impedire che “le esigenze di
finanziamento del Tesoro non determinino una incontrollata creazione di base monetaria”, e
dunque il divieto di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale nel momento dell’emissione.
2.4 Moneta e inflazione: un chiarimento
E’ bene chiarire che un aumento della quantità di moneta non fa per forza aumentare i prezzi. Un
aumento della quantità di moneta si traduce quasi sempre in maggior credito concesso dalle
banche a imprese e consumatori. Questi spendono soldi ricevuti in prestito e fanno aumentare la
domanda e, con essa, i prezzi. Ma non è detto che succeda sempre.
Se però ci sono fattori produttivi (come impianti o lavoro) sottoutilizzati, l’aumento della domanda
non fa aumentare o fa aumentare meno del previsto i prezzi.
Per questo motivo qualcuno immagina emissioni monetarie capaci di non far aumentare i prezzi.
Non è la regola, ma una possibilità che si verifica in circostanze particolari.
3. Le frottole sul “signoraggio secondario” e il moltiplicatore monetario
3.1 Introduzione
Un’altra frottola riguarda il cosiddetto signoraggio secondario. Una banca -si dice- presterebbe
fino a 50 euro per ogni euro raccolto, incassando interessi su una quantità di capitali molto
superiore a quella ricevuta in prestito. Sarebbe un’ingiustizia: la banca non dovrebbe far pagare
interessi sul denaro creato dal nulla.
3.2 Il vero volto della riserva frazionaria e del moltiplicatore monetario
Quando una banca raccoglie capitali (100 euro, supponiamo), deve accantonarne una parte (10 €,
7
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supponiamo) sotto forma di riserva e può prestare il resto (90 €).
Immaginiamo che la banca A presti 90 euro a Tizio che, con tali soldi, acquista beni pagandoli a
Caio. Il quale versa 90 euro sul un conto corrente presso la banca B che, come la banca A, trattiene
il 10% cioé 9 euro sotto forma di riserve e presta il resto, 81 euro. Li riceve Sempronio che li
spende. Qualcuno riceve 81 euro e li deposita in banca. E così via, fino a quando non c’è più nulla
da prestare.
Riassumiamo i vari passaggi in una tabella 1
Raccolta Riserve Impieghi
banca A 100 10 90
banca B 90 9 81
banca C 81 8,10 72,90
banca D 72,90 7,29 65,69
….. ….. ….. …..
Totali 1000 100 900
Tabella 1
La tabella ci dice che:
a) per ogni banca la raccolta supera gli impieghi;
b) per il sistema bancario nel suo complesso la raccolta supera sempre gli impieghi;
c) gli impieghi totali, cioè la somma di tutti gli impieghi di tutto il sistema bancario, è un multiplo
del deposito iniziale.
Perciò un’iniezione di nuova moneta nell’economia può creare depositi aggiuntivi per un importo
multiplo del deposito iniziale. Se il deposito iniziale deriva dalla creazione di moneta da parte della
Banca Centrale si parla di moltiplicatore monetario: un euro di deposito si trasforma in diversi
euro di credito bancario.
E’ bene sottolineare che la riserva si calcola sui depositi, come impone il regolamento della BCE2,
non su qualcosa di diverso dai depositi.
3.3 Moltiplicatore monetario, qualche formula
Il moltiplicatore è dato dal rapporto tra la quantità di moneta e la quantità di base monetaria.
In formule: mm = (D + C) /(R + C), con D=depositi, C=depositi del pubblico e R=riserve delle
banche.
Dividendo numeratore e denominatore per D, abbiamo che mm = (1 + c) /( r + c)
con c = C / D ed r = R / D, compresi tra 0 e 1.
r è il rapporto riserve/ depositi e c è il rapporto tra le quantità di circolante e di depositi possedute
dal pubblico.
Poiché r e c sono inferiori a 1, il moltiplicatore monetario mm è superiore a 1.
Il rapporto tra moneta (M) e base monetaria (BM) è: M = BM x mm.
Ciò significa -come detto nel punto precedente- che un euro in più di base monetaria, ovvero di
moneta creata dalla Banca Centrale, si trasforma in più di un euro di credito.
Il rapporto c = C / D smentisce le frottole sul moltiplicatore della moneta, poiché significa che “il
pubblico ha un rapporto desiderato circolante/depositi e le banche hanno un rapporto desiderato
8
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riserve/depositi”3. E’ la conferma che non ha senso immaginare che vi siano solo accrediti in conto
corrente.
3.4 Il valore effettivo del moltiplicatore monetario
Il valore effettivo del moltiplicatore monetario non è “costante o perfettamente prevedibile”4. In
Italia nel periodo 1958-1983 è variato tra 2,8 e 4,8, ad ulteriore conferma che la singola banca non
presta 50 euro per ogni euro raccolto.
3.5 L’errore della moltiplicazione degli impieghi
C’è chi sostiene che la singola banca, raccolti 100 euro in contanti, ne presta fino a 5000.
Secondo costoro la banca, raccolti 100 euro in contanti e trattenuto il 2%, presta il resto, 98 €,
accreditandoli su un conto corrente. La banca poi calcolerebbe sui 98 euro in cassa le riserve pari
del 2% per poi prestare il resto (96,04 euro), sempre con accredito bancario (mai in contanti). E
così via finchè la cifra da prestare è zero.
La tabella descrive cosa accadrebbe -secondo questa ricostruzione errata- in ogni singola banca:
Banca X Riserva Prestito
Prestito 1 2 98
Prestito 2 1,96 96,04
Prestito 3 1,93 94,11
… … …
Totali 100 5000
Tabella 2
Ci sono due errori: si calcolano le riserve sui soldi in cassa invece che sui depositi e si formula
l’ipotesi irrealistica che la banca presti soldi solo sotto forma di accredito in conto corrente, senza
l’impiego di contanti.
3.6 Conseguenze (paradossali) dell’errore
Se una banca potesse prestare 50 euro per ogni euro raccolto, il credito bancario sarebbe quasi
infinito, rendendo inutile la Banca Centrale, e gli impieghi delle banche dovrebbero superare, e di
molto, la raccolta. Cosa che non succede, come testimoniano i bilanci bancari.
Inoltre la banca non chiuderebbe mai un bilancio in perdita. Infatti se per ogni euro raccolto ne
prestasse fino a 50, gli interessi incassati (attivi) sarebbero pari almeno a 50 volte gli interessi
pagati alla clientela (passivi).
Inoltre non si verificherebbero mai le crisi bancarie o le corse agli sportelli. I clienti avrebbero una
fiducia illimitata nelle banche: per ogni 100 euro depositati, ce ne sarebbero altrettanti sotto forma
di riserva. Inutile ritirare i capitali dalla banca: il correntista non correrebbe nessun pericolo.
Ma anche questa è una tesi che non regge alla prova dei fatti. Le banche falliscono e si verificano le
corse agli sportelli.
3.7 La frottola della riserva al 100%
Qualcuno propone di aumentare la percentuale di riserva obbligatoria o di portarla al 100%.
Prendiamo la formula del moltiplicatore monetario mm = (1 + c )/( r + c).
Un aumento della percentuale di riserva r fa diminuire mm, il moltiplicatore, e quindi il credito
bancario, a parità di base monetaria. Per mantenere costante il credito, che alimenta produzioni e
consumi, la Banca Centrale dovrebbe emettere più moneta, aumentando il signoraggio della Banca
9
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Centrale.
C’è poi la sconcertante idea di elevare la riserva obbligatoria al 100%. In pratica quando la banca
raccoglie un euro dovrebbe destinarlo alle riserve. Non potrebbe prestare nulla, salvo i capitali
propri. Servirebbero, in tali condizioni, le banche? Probabilmente no.
4. La frottola della moneta che genera (o non genera) debito pubblico
4.1 Introduzione
Qualcuno dice che l’emissione di moneta causa il debito pubblico. Si suggerisce di limitare o
impedire l’emissione di moneta per impedire aumenti del debito pubblico.
4.2 Perché lo Stato si indebita
Lo Stato, quando spende più delle imposte che incassa, si indebita. I creditori (banche, cittadini,
soggetti esteri) ricevono in cambio titoli (BOT, CCT, BTP ecc.) che danno diritto a ricevere il capiale
sottoscritto e gli interessi.
La Banca Centrale non può comprare titoli di Stato al momento della loro emissione. Glielo vieta
l’art. 105 del Trattato UE. Non è possibile, perciò, alcuna relazione tra emissione di titoli e
emissione di moneta.
Perché l’emissione di moneta faccia aumentare il debito pubblico, la Banca Centrale dovrebbe
imporre allo Stato un peggioramento dei conti, così da far aumentare l’emissione di titoli da parte
dello Stato, per poi acquistarli (non direttamente) in occasione delle emissioni di moneta.
Ma questa ipotetica sequenza di avvenimenti si scontra con la realtà: di solito la Banca Centrale
sollecita lo Stato che a ridurre i deficit e a indebitarsi di meno.
4.3 Cosa dicono i dati
Negli USA attorno al 2000 il debito pubblico è diminuito di oltre il 10%1, mentre nello stesso
periodo (dicembre 1997 – dicembre 2001) la moneta (aggregato M1)2 è aumentata di quasi il 10%.
Se la moneta aumenta mentre il debito pubblico diminuisce, possiamo escludere che l’aumento del
debito pubblico sia causato dall’emissione di moneta.
Come ha spiegato Franco Modigliani3: “Non esiste alcuna connessione automatica tra l’esistenza
di un disavanzo e la creazione di offerta monetaria”4: debito pubblico e emissione di moneta sono
indipendenti.
Inoltre di fronte alla diminuzione del debito pubblico la FED, che emette moneta acquistando titoli
pubblici, si è chiesta come emettere nuova moneta se diminuiscono i titoli in circolazione. Gli
esperti coinvolti hanno spiegato che “la Federal Reserve avrebbe dovuto imparare ad
amministrare un complesso portafoglio fatto di obbligazioni comunali, obbligazioni estere, titoli
garantiti da ipoteca, crediti federali alle banche e altri strumenti di credito”5.
Amato invece ricorda che la Banca d’Inghilterra all’inizio emette banconote “anche attraverso lo
sconto degli effetti commerciali”6. Nel XIX secolo le banche di emissione del Granducato di
Toscana sono chiamate anche banche di sconto: emettono moneta scontando cambiali7 proprio
come le banche ordinarie prestano soldi alle imprese scontando fatture.
4.4 Le frottole sulla moneta del Guernsey
Chi racconta la frottola della moneta-debito, dice che esiste una moneta priva di debito, la sterlina
delle isole del Guernsey.
Nelle isole del Guersney all’inizio del XIX secolo, mancavano i capitali e servivano opere pubbliche.
10
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Il Governatore decide di stampare moneta. Se necessario sarebbero state introdotte imposte e si
sarebbe intervenuti per fermare sul nascere l’aumento dei prezzi.
Non ce n’è stato bisogno, perché l’abbondanza di risorse inutilizzate ha garantito la costruzione
delle opere pubbliche e una discreta crescita senza provocare una fiammata inflazionistica.
Oggi la sterlina del Guernsey è una moneta come altre. Ma c’è chi dice che nelle isole del Guernsey
si stampa moneta liberamente e per questo non esisterebbero debito pubblico e imposte.
Contattato via email, l’ufficio studi del governo locale mi ha inviato quattro documenti8 che
smentiscono le leggende sul Guernsey: si è stampata moneta per finanziare la spesa pubblica solo
per un certo periodo all’inizio del XIX secolo. Oggi il Guernsey emette moneta e tassa imprese e
cittadini come tutti gli Stati moderni.
5.La frottola della moneta-debito
5.1 Introduzione
Qualcuno definisce moneta-debito le banconote e la moneta in senso lato. L’emissione di moneta
comporterebbe il sorgere di un debito in capo al possessore.
5.2 Si può pagare un debito con un debito?
Chi mai vorrebbe, accettando una banconota da 20 €, accollarsi un debito di 20 € ? Poi per il
“creditore non è indifferente avere come debitore una persona invece di un’altra perché un può
essere in grado di pagare e l’altra no … la costituzione del debitore non è possibile senza il
consenso del creditore”1. Dunque se il possesso di una banconota comportasse un debito, potrebbe
passare di mano solo con il consenso del creditore, rendendo di fatto impossibili i pagamenti.
Il codice civile, all’articolo 1277 spiega inoltre che la moneta estingue il debito: “i debiti si
estinguono con moneta avente corso legale”, ulteriore conferma che non c’è alcun debito. La
moneta invece è una passività della Banca Centrale e un’attività per chi la possiede. Vediamo
perché.
5.3 Cosa succede quando la Banca Centrale emette moneta?
La Banca Centrale emette moneta acquistando ad esempio titoli di stato da una banca ordinaria (la
banca X).
La Banca Centrale accredita l’importo della compravendita sul conto della banca X presso di sé. La
scrittura contabile della Banca Centrale
[a] titoli di stato @ conto della banca X presso la Banca Centrale …..
dice che sorge un credito verso lo Stato e al contempo un debito verso la banca X. La banca X può
usare la somma accreditata per pagare altre banche, per soddisfare l’obbligo di riserva o per
ottenere contanti. Il debito della Banca Centrale è un debito a vista: la banca X può prelevare
contanti dal suo conto. Quando succede, la scrittura contabile della Banca Centrale è la seguente:
[b] conto della Banca X presso la Banca Centrale @ banconote in circolazione ….
La voce banconote in circolazione è quindi registrata nel passivo dello stato patrimoniale.
Dal punto di vista della banca X la cessione dei titoli comporta la seguente scrittura contabile:
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[c] conto presso la Banca Centrale @ titoli di stato ….
scrittura che è l’inverso della [a], come è logico che sia2.
La moneta è una passività per la Banca Centrale. Non può perciò essere una passività anche per chi
la possiede.
Arcelli, a lungo il più importante esperto di economia monetaria in Italia, ha scritto: “la moneta
emessa dalla Banca Centrale è definita base monetaria o moneta ad alto potenziale ed è costituita
dai debiti a vista della Banca d’Italia, che comprendono le banconote e i depositi del pubblico e
delle aziende di credito presso l’istituto di emissione, e dai debiti a vista del Tesoro che
comprendono le monete metalliche coniate dalla Zecca”3.
In quanto passività, la moneta è registrata in avere di un conto dello stato patrimoniale. La
contropartita invece è registrata in dare. Non si può quindi trattare di un ricavo, che non si registra
in dare: siamo di fronte ad un’ulteriore conferma che la Banca Centrale non vende banconote.
5.4 Cosa succede alla moneta quando scadono i titoli?
Quando la Banca Centrale emette moneta, acquista titoli da una banca ordinaria e accredita
l’importo dell’acquisto su un conto della banca ordinaria presso la Banca Centrale.
Alla scadenza accade l’inverso: la Banca Centrale vende i titoli e addebita l’importo sullo stesso
conto. La moneta si crea e si distrugge con banali scritture contabili, senza alcun bisogno di
stampare e poi distruggere materialmente le banconote.
Un accredito ha creato la moneta necessaria a comprare i titoli, un addebito la distrugge. Alla
Banca restano gli interessi, ovvero il signoraggio.
Non dobbiamo dimenticare che la Banca Centrale aumenta la quantità di moneta per perseguire i
propri oviettivi di politica economica. Vuole che la quantità di moneta che circola nell’economia
resti la stessa anche dopo che la scadenza dei titoli.
Dunque alla scadenza cosa fa? La sola cosa possibile: la Banca Centrale emette nuova moneta e
compra altri titoli, se vuole che l’offerta rimanga ai livelli desiderati.
5.5 E cosa succede alle banconote?
L’acquisto dei titoli avviene con un accredito su un conto corrente aperto da una banca ordinaria
presso la Banca Centrale. La banca ordinaria ha un conto su cui versa le riserve e da cui può
prelevare contanti, ovvero banconote, che la Banca Centrale produce in quantità tale da soddisfare
le richieste delle banche ordinarie.
Le banconote passano poi dalle banche alle tasche dei cittadini per poi tornare in banca quando i
commercianti versano sui loro conti correnti gli incassi. Le banconote usurate ritornano alla Banca
Centrale che le distrugge e le rimpiazza con banconote nuove. Poiché di solito l’economia cresce e
con essa la domanda banconote, sono più le nuove banconote che quelle distrutte perché usurate.
5.6 La frottola delle banconote che dovrebbero finire tra le attività
Le registrazioni contabili sono chiare: la moneta non è un’attività. C’è chi sostiene che la banconota
è nata come documento emesso a fronte di un deposito in oro. Attestava il debito verso il cliente e ,
una volta cessata la convertibilità della moneta in oro, le banconote non dovrebbero registrarsi tra
le passività perché manca un debito in oro.
E’ una tesi facilmente smentibile. Basta conoscere un po’ di contabilità. Lo abbiamo visto al punto
5.2: le banconote in circolazione si registrano nel passivo dello stato patrimoniale anche se non c’è
di mezzo l’oro.
Se poi, per assurdo, le banconote fossero un’attività della Banca Centrale, le banche ordinarie
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dovrebbero registrare il credito ottenuto ogni volta che vendono titoli (alla Banca Centrale) tra le
passività. Una semplice assurdità.
6. La frottola della moneta convertibile in oro
6.1 Introduzione
Chi sostiene che le banconote sono pezzi di carta privi di valore, pensa che in passato le monete
fossero coniate in metallo prezioso o fossero convertibili in metallo prezioso. E’ vero?
6.2 Le banconote in passato erano convertibili in oro?
Sulle vecchie banconote in lire si leggeva: “pagabile a vista al portatore”: una scritta inutile,
riferita a “una convertibilità ormai tramontata”1.
La banconota, anche prima del 1971, non era convertibile in oro, argento o altri metalli preziosi.
Samuelson racconta che un americano letta su una banconota da 20 dollari la scritta: “Redimibile
in moneta legale presso il Tesoro degli Stati Uniti o qualsiasi banca della Riserva Federale” ha
cercato di farsela convertire in oro, ma senza successo.
Infatti dal 1934 “ha smesso di avere significato la vecchia distinzione tra “moneta legale” e altri
tipi di moneta”2. In quell’anno il Gold Reserve Act ha nazionalizzato l’oro monetario “conferendo al
Tesoro in esclusiva l’autorità di possedere, acquistare e vendere oro3” e vietato il possesso
individuale di oro e certificati aurei, togliendo “per sempre ai cittadini impegnati nel commercio
interno il privilegio di convertire la valuta in oro (o in argento)”4.
Gli accordi di Bretton Woods consentivano peraltro solo alle istituzioni ufficiali finanziarie di
governi di convertire il dollaro in lingotti d’oro ed è proprio la convertibilità a causare la fine di
Bretton Woods ovvero quando diventa conveniente per gli stati convertire in oro le riserve in
dollari. E questo perché l’oro è un bene scarso.
Per lo stesso motivo la convertibilità è sempre stata assai limitata. Le banche sono nate come
business collaterale degli orafi5. Custodivano in cassaforte i metalli preziosi della clientela:
compreso che i clienti depositavano il metallo prezioso senza mai ritirarlo tutto, i banchieri-orafi
(noti a Londra come goldsmith bankers)6 decisero di prestare la parte non ritirata, rilasciando
apposite ricevute che presto iniziarono a circolare come mezzi di pagamento7 con la conseguenza
che dopo pochi anni dalla nascita “i depositi e i biglietti di banca eccedevano il valore del metallo
su cui erano basati”8.
La convertibilità, peraltro limitata solo alla moneta emessa dalla Banca Centrale, chiamata in gergo
tecnico base monetaria, è perciò sempre stata parziale. Lo conferma la legge bancaria italiana del
1893 che (articolo 6) recita: la “riserva degli istituti di emissione dovrà essere portata, entro un
anno, al 40% della circolazione”9.
Allo stesso modo due secoli prima in Inghilterra le banconote erano solo parzialmente convertibili
in oro: “la copertura delle banconote non è mai garantita in metallo… che dal marzo del 1696
all’agosto del 1710 …oscilla fra un massimo del 47,3% e un minimo del 2,7%”10.
6.3 Perché le monete erano convertibili in oro?
Oggi le monete non sono più convertibili in oro mentre un tempo lo erano, o almeno era
convertibile la base monetaria. Cosa è cambiato nel frattempo?
13
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Immaginate di andare a fare un viaggio in Giappone. Al ritorno avete in tasca alcune banconote.
Andate in banca, le versate sul vostro conto corrente e dopo qualche minuto sul vostro conto sarà
accreditato l’equivalente in euro.
In ogni filiale bancaria si trova un foglio, stampato giornalmente, con i nomi delle monete trattate e
i prezzi di acquisto e vendita. Se la banca compra i vostri yen, potrà poco dopo venderli in mercati
valutari che ogni giorno scambiano enormi quantità di dollari, euro, yen, franchi svizzeri, ecc. e
fissano il prezzo incrociando le innumerevoli domande e offerte di valuta.
Un tempo tutto questo non esisteva. I mercanti che, come Marco Polo, partivano per terre lontane
per acquistare beni da rivendere in patria dovevano pagare con beni accettati dai loro fornitori. Un
commerciante cinese poteva forse essere interessato a un tessuto europeo? Se la risposta fosse stata
sì, il mercante si sarebbe procurato un tessuto da scambiare con altri beni.
Più spesso ciò non accadeva. Il mercante europeo non aveva certezze sulle richieste dei fornitori.
Sapeva però che alcuni beni, come l’oro e l’argento, erano accettati ovunque e li usava come merce
di scambio, ovvero come moneta.
Quando era in vigore il sistema di Bretton Woods prevalevano i tassi di cambio fissi. Ogni giorno la
Banca d’Italia tramite l’Ufficio Italiano Cambi (UIC) riceveva i marchi che le banche incassavano
dai loro clienti. Dato il tasso di cambio, chiedeva alla banca centrale tedesca l’equivalente in lire.
LaBanca Centrale tedesca a sua volta riceveva le lire dalle banche (ordinarie) tedesche e chiedeva
l’equivalente in marchi alla Banca d’Italia/UIC.
Se l’offerta di lire da parte della Germania superava la domanda di lire da parte italiana, la banca
centrale italiana doveva pagare la differenza in oro o in altre valute accettate dai tedeschi, come il
dollaro. Se non li aveva, poteva farseli prestare e usava le riserve in oro come garanzia.
Come in passato, l’oro, l’argento, accettati ovunque, servivano per pagare o come garanzia di
prestiti.
Se l’Italia avesse emesso troppe lire, che avrebbero alimentato la domanda di beni tedeschi, le
riserve d’oro della Banca Centrale italiana sarebbero state insufficienti a garantire i prestiti o il
pagamento a favore di un’altra banca centrale. Per questo motivo si imponeva che l’emissione di
moneta fosse proporzionata alle riserve di metallo prezioso: non si poteva emettere troppa moneta.
Poi il mondo è cambiato. All’oro e all’argento si sono aggiunti nuovi beni accettati ovunque come il
petrolio, le materie prime e i relativi diritti.
Quindi gli accordi di Bretton Woods sono saltati e i tassi fissi sono stati sostituiti dai tassi di cambio
variabili: la domanda e l’offerta delle monete determinano il tasso di cambio. Non ci sono più debiti
di una banca centrale verso un’altra dovuta a squilibri, al tasso di cambio vigente, tra domanda e
offerta. Per questo la convertibilità di una moneta in oro non ha più ragione d’essere.
6.4 L’oro come mezzo di pagamento
Chi immagina un ritorno al passato, alle monete convertibili in metallo prezioso, forse non sa che la
convertibilità è sempre stata più che altro un’illusione.
Le monete d’oro possono essere rubate, tosate, falsificate. La tosatura era abituale già nell’antica
Roma: si sottraeva metallo prezioso, grattando o tagliando le monete.
Chi usava le monete in oro non aveva certezze circa il suo contenuto, che variava da moneta a
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moneta. Spesso si rifiutavano le monete peggiori, come suggerisce la legge di Gresham. Le monete
d’oro non erano tutte uguali: le “monete che giocarono il ruolo di monete internazionali” erano
migliori grazie “la stabilità dell’intrinseco”. Per “secoli non sgarrarono di un’unghia e per questa
ragione erano dovunque accettate e dunque ricercate”11.
L’oro (e il metallo prezioso in genere) diventa strumento di pagamento in virtù della sua scarsità
che ne garantisce la “stabilità nel tempo del potere d’acquisto in esso incorporato”12. Ma al
contempo ha reso necessario l’uso di monete non metalliche, dalle cambiali alle note dei goldsmith
londinesi, alle banconote.
Fino al 1971 le banconote erano formalmente convertibili. L’oro non era usato nei pagamenti, ma
svolgeva il ruolo di “strumento di pagamento di ultima istanza”13. Si usava l’oro per pagare i saldi,
dopo aver compensato parzialmente crediti e debiti, proprio come succedeva nel sistema dei cambi
fissi. Molto spesso per la convertibilità dei cambi rendeva inutile quest’ultimo ruolo del metallo
prezioso che pertanto svolgeva un compito di sola garanzia del pagamento.
Un esempio lo troviamo nel Cinquecento: nelle fiere di Lione i cambi erano flessibili. Variavano per
minimizzare l’uso della moneta metallica e permettere alla liquidità di espandersi a prescindere
dalla disponibilità di metallo prezioso. Grazie all’abbondanza di mezzi di pagamento “il sistema
delle fiere di Lione … ha potuto sostenere finanziariamente lo sviluppo del commercio europeo
senza essere in alcun modo vincolato dalla disponibilità di metallo prezioso”14.
6.5 Bretton Woods e il dilemma di Triffin
L’accordo di Bretton Woods fissò un rapporto fisso tra dollaro e oro, 35 dollari per oncia d’oro
cercando così di creare un sistema monetario a cambi fissi. Tale sistema fallì l’obiettivo di
mantenere fissi i tassi di cambio e crollò definitivamente negli anni ’70 a partire dalla dichiarazione
di inconvertibilità del dollaro da parte del presidente americano Nixon.
La scelta di Nixon, che derivava dall’impossibilità di difendere il rapporto oro/dollaro di fronte alle
forti spese militari, era stata preceduta anni prima da un economista belga, Triffin, che aveva
notato che i paesi europei stavano accumulando forti riserve in dollari. Se avessero chiesto di
convertirle in oro, le riserve auree americane si sarebbero rivelate insufficienti, spingendo gli
americani a svalutare il dollaro rispetto all’oro. Ma la previsione di una svalutazione avrebbe spinto
i detentori di dollari a chiedere la conversione in oro.
Questa osservazione, nota come dilemma di Triffin, suggerisce che il legame tra una moneta e l’oro
in realtà non attribuisce un valore stabile alla moneta, tanto che il rapporto oro/dollaro non era per
forza fisso e ancora meno il rapporto tra il dollaro e le altre monete, ma soprattutto che non è
realistico immaginare un ritorno a una moneta legata all’oro: il sistema che legava oro e moneta era
fragile e Triffin l’ha capito ben prima che il sistema collassasse.
6.6 L’illusione di limitare la quantità di moneta
Se il metallo prezioso era insufficiente nel Cinquecento e rischiava di limitare la crescita
economica, a maggior ragione lo è oggi. Sarebbe impossibile il ritorno alle monete in metallo
prezioso o convertibili, anche per le conseguenze negative che ciò comporterebbe.
Il metallo prezioso ha un costo elevato: un aumento della quantità di moneta richiede l’accumulo di
riserve in metalli preziosi, che costano cari.
In passato poi la scarsità dei metalli provocava una cronica tendenza alla diminuzione dei prezzi
(deflazione). Può sembrare positivo che i prezzi scendano, ma non sempre lo è. L’attesa di prezzi in
15
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calo fa rinviare gli acquisti. La produzione e l’occupazione di conseguenza diminuiscono.
Storicamente ne hanno fatto le spese le classi sociali più umili, come racconta Eichengreen in La
globalizzazione del capitale, ricordando come la nascita dei sindacati e l’estensione del diritto di
voto a tutte le classi sociali ha reso necessario il superamento di un sistema monetario con effetti
deflativi che ricadevano sulle spalle dei salariati.
Il ritorno al passato pare quindi legato a interessi politici di stampo ultra-conservatore, obiettivi
forse cari a chi invoca un sistema concorrenziale di banche libere di emettere moneta (free
banking).
E’ già successo come racconta Allen: “Il concorrente principale del sistema bancario centrale era
il sistema bancario libero, che fiorì agli inizi del XIX secolo, quando l’economia improntata al
laissez-faire godeva del massimo prestigio. Nei sistemi di attività bancaria libera, le singole
banche potevano emettere la propria carta moneta sotto l’unica condizione che ogni banca
garantisse convertibilità della stessa in oro o in argento. Questi liberi sistemi bancari possono
funzionare solo in regime monetario aureo o argenteo, poiché esso limita la quantità di carta
moneta che verrebbe emessa da una miriade di banche”15.
Il laissez-faire è passato di moda da decenni, come i sistemi di free banking, nei quali si rischia che
una banca, emessa troppa moneta, non riesca a garantirne la convertibilità. E’ successo in Italia a
fine Ottocento, quando una delle banche di emissione, la Banca Romana, ha emesso banconote
ben oltre i limiti consentiti. Lo scandalo è all’origine della legge bancaria del 1893, che ha istituito
la Banca d’Italia.
6.7 Lo strano caso delle banconote incostituzionali
Che non si possa tornare a monete convertibili lo testimoniano le vicende delle banche centrali
americane, la First Bank e la Second Bank e dell’emissione di banconote negli USA.
La Costituzione dice che spetta al Parlamento il potere di battere moneta e che si devono pagare i
debiti degli Stati solo con monete d’oro e d’argento. Solo il Governo federale può coniare monete,
mentre si vieta agli Stati l’emissione di moneta cartacea.
Non si parla di emissione di banconote da parte del Governo e il silenzio è interpretato come
divieto: “le omissioni intendevano rappresentare una proibizione”16.
L’inflazione registrata dopo l’emissione dei continentals, quando i governi coloniali s’erano rifiutati
di imporre tributi per riscattarli, avevano spinto i delegati alla Convenzione a “chiudere per sempre
la porta alla possibilità di emettere moneta cartacea, convinti che questo sarebbe stato
nell’interesse di lungo termine del nascente Stato federale”17.
Un vincolo troppo stringente, superato quando Alexander Hamilton propone di istituire una Banca
Centrale. Ne saranno create due (First e Second Bank) prima della FED. Con la nascita della
Second Bank, nel 1816, si supera la questione della costituzionalità della banca centrale e quindi
dell’emissione di moneta non metallica. La questione, riproposta nel 1828 dal presidente Andrew
Jackson, è superata. Le esigenze dell’economia prevalgono su regole costituzionali troppo rigide,
create in reazione a un eccessivo tasso di inflazione.
6.8 Perché si accetta una moneta?
Se non possiamo fare riferimento all’oro o ad altri metalli preziosi perché accettiamo di usare
l’euro?
Perché sappiamo che altri accetteranno gli euro ovvero che ciascuno di noi è “disposto ad accettare
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moneta solo se si aspetta che anche gli altri individui facciano altrettanto”. Non importa com’è
fatta la moneta: “La caratteristica dell’accettabilità non è determinata da proprietà fisiche della
moneta, ma è una proprietà che la moneta acquisisce come risultato dell’interazione strategica
degli individui e delle loro congetture” 18.
Ciò richiede istituzioni e regole, perché la moneta “ha bisogno di fiducia nel suo potere d’acquisto
futuro, nella persistenza della convenzione in virtù della quale il passaggio di mano di moneta
esaurisce l’atto di pagamento”19.
Una delle regole impone di accettare la moneta legale usata in uno stato: ieri la lira e oggi l’euro.
E’ bene precisare che l’accettazione va intesa a senso unico: posso accettare una moneta, ma non
posso rifiutarla.
Se il panettiere, il benzinaio, il supermercato o il macellaio fossero liberi di non accettare l’euro e
decidessero di non accettarlo, il cliente non saprebbe che farsene degli euro che ha in tasca e a sua
volta non li vorrebbe. Così il datore di lavoro, non potendo pagare i dipendenti in euro, perchè non
li accettano non potendoli spendere al supermarket, non accetterebbe gli euro.
La libertà di accettare o non accettare l’euro come mezzo di pagamento rischierebbe di trasformare
la moneta in uno strumento inutile.
Le stesse regole sarebbero valide per qualsiasi moneta. Se si potesse decidere di non accettare
l’euro, non ci sarebbe alcuna garanzia di poter usare un’altra moneta, alternativa all’euro, che
potrebbe essere rifiutata.
Se la possibilità di non accettare determinasse la nascita di una moneta alternativa, imprese e
consumatori dovrebbero tenere in tasca entrambe le monete, subendo perdite reali (mancati
interessi) o potenziali (perdita di una moneta rispetto all’altra).
Una moneta poi rischierebbe di scomparire se i consumatori si convincessero che essa è destinata a
svalutarsi e si rifiutassero di possederla, per evitare di subire perdite.
Insomma se fosse possibile rifiutare una moneta e questo determinasse l’uso di un’altra moneta,
aumenterebbero la confusione e l’incertezza, che danneggerebbero il consumatore e l’imprenditore,
incerti su quale moneta usare e con costi raddoppiati per l’uso di due monete invece di una sola.
Per tali ragioni si preferisce usare una sola moneta.
Poiché ciascuno di noi usa una moneta perché sa che altri l’accettano, ovvero che altri la usano, è
bene evitare incertezze. A questo pensano le leggi che obbligano il cittadino ad usare una sola
moneta.
Così l’accettazione, come detto, va intesa a senso unico: posso anzi devo accettare una moneta ma
non posso rifiutare una banconota da 10 euro e non posso scegliere quale moneta usare.
Non si può rifiutare una moneta. Se si potesse, sarebbe difficile farla circolare poichè chiunque
potrebbe rifiutarla e il rifiuto potenziale spinge altri a non accettarla.
Dunque l’accettazione non crea valore e non può essere usata come arma di ricatto. Si potrebbe -in
teoria- rifiutare una moneta, ma solo a patto di accettare un sistema economico con monete
debolissime, che nessuno sarebbe certo di poter usare, visto che chiunque può rifiutare la moneta
non gradita, e il cui valore relativo sarebbe incerto.
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La moneta accettabile (o no) sarebbe una palla al piede per l’economia, aumentando le incertezze
di imprese e consumatori.
Ma c’è l’oro! si potrebbe controbattere. Ma perché si accetta l’oro nei pagamenti? Perché ha valore?
E cosa significa che l’oro ha valore?
Come spiegato nei paragrafi precedenti, l’uso dell’oro dipendeva dal fatto che era accettato in
pagamento. Se non fosse stato accettato, non si sarebbe potuto usare come mezzo di pagamento.
Da questo punto di vista, l’oro funzionava come una qualsiasi moneta: se possiamo accettare o no
l’oro come mezzo di pagamento, non c’è alcuna differenza tra l’oro e una moneta cartacea: se
possiamo rifiutare una banconota da 10 euro, possiamo rifiutare anche l’oro come mezzo di
pagamento.
Ma mentre la moneta cartacea costa poco, l’oro è un bene scarso e costoso e per questo si evita il
più possibile di usarlo come strumento di pagamento.
7. Le frottole sulla Banca d’Italia
7.1 La Banca d’Italia non è una società per azioni
Un’ulteriore frottola riguarda la Banca d’Italia: sarebbe una società per azioni (spa) poiché banche
italiane e straniere ne possiedono il capitale.
In realtà la Banca è un istituto di diritto pubblico. Lo stabiliscono la legge bancaria del 1936, la
legge 262 del 2005 (legge sul risparmio), articolo 19 comma 2 e lo Statuto (articoli 1, 3, 5, 18, 20, 31
e 42)1 dove non si parla mai di società per azioni, srl, ecc.
Lo ribadisce anche la Corte di Cassazione2: la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto
privato … bensì un istituto di diritto pubblico”.
E se fosse una società per azioni? Il proprietario potrebbe cedere liberamente le azioni, cosa vietata
ai partecipanti al capitale della Banca, che cedono le quote di partecipazione (art. 3) solo “su
proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore”.
Si può ipotizzare che la Banca agisce come una spa. In tal caso varrebbero gli articoli 2325, 2346
del codice civile che parlano di azioni (art.:“Le quote di partecipazione dei soci -di una spa- sono
rappresentate da azioni”). Azioni che nel caso della Banca d’Italia non esistono.
L’assemblea dei soci, se fosse una spa, nominerebbe (articolo 2364) gli amministratori, i sindaci e il
presidente del collegio sindacale. Non esiste assemblea dei soci e i partecipanti non nominano il
governatore Draghi né, in base all’articolo 2383 del codice civile, hanno potuto revocare il mandato
al governatore Fazio.
Che la nomina e la revoca del Governatore non risponda alle regole valide per qualsiasi s.p.a. lo
testimonia anche la legge 262 del 2005 che richiede (art.19 comma 8) che occorre un decreto del
Presidente della Repubblica.
In conclusione, la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico. Non è una spa, di cui non possiede
le caratteristiche e di cui non rispetta le regole.
7.2 La frottola dei soci occulti della Banca d’Italia
Un’altra frottola riguarda i soci della Banca d’Italia, che sarebbero ignoti, mentre Bankitalia
sarebbe una società per azioni.
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Nel primo numero del 1994 il settimanale religioso Famiglia Cristiana3 ha scritto che l’elenco dei
partecipanti era riservato. Concetto ribadito da molti siti internet interessati al signoraggio.
La memoria rimanda alla bufala secondo cui Kennedy è stato ucciso per questioni legate al
signoraggio. Se si cerca la fonte nel libro Il paese dell’utopia, si scopre che la fonte è un periodico
religioso, che ha collegato la morte di Kennedy al signoraggio.
Insomma, che si tratti dell’uccisione di Kennedy o dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia,
la fonte è sempre un periodico religioso. Non un testo di economia o di storia.
Ma cosa si sapeva prima del 2004?
Volendo, si poteva sapere tutto. Basta cercare i bilanci delle banche degli anni 1999-2001 per
trovare indicazioni sulle quote del capitale della Banca d’Italia.
Ecco alcuni esempi. Nel bilancio della piccola Cassa di Risparmio di San Miniato3 del 2001 è iscritto
lo 0,2173% del capitale della Banca d’Italia per un valore nominale di 652.000 lire.
Nel bilancio 2000 di Unicredit Group4 si trovano le quote (oltre il 10% in totale) possedute dalle
nove controllate.
Il Banco di Sicilia5 nel 2000 aveva quote corrispondenti al 6,343% del capitale di Bankitalia. Il
Monte dei Paschi di Siena6 nel bilancio 2002 risulta avere 7500 quote.
Milano Assicurazioni nel 2001 aveva 2000 quote8.
I dati nei bilanci delle singole banche erano quindi disponibili prima dell’elenco presentato da
Mediobanca, che ha solo letto i bilanci di banche e assicurazioni prendendo nota delle quote del
capitale di Bankitalia possedute da ciascuna.
Chiunque avrebbe potuto fare lo stesso. Bastava disporre dei bilanci delle banche. Ma nessuno l’ha
mai fatto fino al 2003. I dati quindi non erano riservati. Semplicemente nessuno è mai andato a
cercarli.
O forse nessuno ha mai cercato le fonti. Io ho chiesto aiuto al professor Gianni Toniolo, che mi ha
consigliato di cercare i libri di Renato De Mattia. Ho trovato Storia del capitale della Banca
d’Italia e degli istituti predecessori, edito dalla Banca d’Italia nel 1977.
Curioso che è stata la Banca a pubblicare su questo tema un libro consultabile in decine di
biblioteche pubbliche in tutta Italia.
E colpisce che, come si può leggere a pag. XVIII della prefazione, il primo ad essersi occupato -con
l’assenso del governatore Azzolini- del tema del capitale della Banca è stato, nel 1938, Paolo Baffi,
che diventerà governatore.
Lo studio di Baffi, interrotto a causa della guerra, è stato poi ripreso, idealmente, da De Mattia a
metà degli anni ’70 ed sfociato in un voluminoso libro in 2 tomi edito dalla Banca d’Italia.
Ce n’è abbastanza per escludere una volontà di nascondere i dati da parte della Banca d’Italia.
De Mattia ricostruisce la storia della Banca d’Italia, che nasce nel 1893 dall’unione di diverse
banche con diritto di emettere moneta presenti nel momento dell’Unità d’Italia. E’ una società per
azioni e le sue 300.000 azioni finiscono nelle mani di azionisti privati, in maggioranza liguri e
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piemontesi.
Le azioni sono quotate in molte borse italiane e, negli anni venti, il loro prezzo oscilla troppo. Così
dopo la riforma bancaria del 1926, la Banca d’Italia decide un aumento di capitale. Si emettono
200.000 azioni, metà delle quali assegnate alle Casse di Risparmio, che si impegnano a non
rivenderle per almeno 10 anni. Lo scopo è stabilizzare il prezzo delle azioni.
Le casse di risparmio si ripartiscono le azioni “in proporzione ai depositi amministrati” a fine
19279 e l’elenco è stato pubblicato nella Relazione all’adunanza generale straordinaria degli
azionisti della Banca d’Italia del 18 giugno 1928. Sono 107 le casse che aderiscono all’aumento di
capitale e i nomi si trovano nella tabella 20 del tomo II del libro di De Mattia, divise per aree
geografiche.
La suddivisione regionale risponde a una esigenza di attenzione ai territori richiesta alla Banca, che
nomina il Consiglio Superiore con diverse elezioni presso le sedi regionali.
Nel 1936 cambia tutto. La Banca d’Italia non è più una spa. Diventa un istituto di diritto pubblico.
Si procede al rimborso degli azionisti privati, che ricevono 1.300 lire per ogni azione posseduta e
all’assegnazione, da parte di un Consorzio, delle quote del capitale da parte dei “partecipanti” che
possono essere solo banche, assicurazioni e istituti di previdenza.
Il Consorzio decide che le casse di risparmio, che nel frattempo hanno comprato altre azioni (circa
42.000) nella speranza di contare di più nel rapporto con la Banca d’Italia10, investano nel capitale
della Banca la somma derivante dalla rimborso delle azioni.
1300 lire per oltre 140.000 azioni (100.000 sottoscritte nel 1926 più quelle acquistate in seguito)
danno luogo a un rimborso di oltre 185 milioni di lire, reinvestiti, da 88 casse in 185.056 quote (su
300.000 totali).
La maggioranza del capitale è in mano alle casse di risparmio, che tuttavia decidono poco o, meglio,
nulla, come ha raccontato lo storico Luigi De Rosa10.
Le restanti 114.944 quote sono ”ripartite pro rata fra gli alti enti e istituti nominati dalla legge
partecipanti al consorzio”11, vale a dire tra 11 banche, 9 assicurazioni e l’INPS che ottiene 15.000
quote.
Tutto ciòè raccontato da De Mattia nel libro del 1977, ma era noto già nel 1937.
Basta procurarsi l’Adunanza generale ordinaria dei partecipanti di Banca d’Italia relativo al 1936,
l’equivalente dell’epoca della Relazione annuale del governatore per leggere a pagina 71 che:
“Al 31 dicembre 1936, gli enti e istituti possessori delle 300 mila quote di partecipazione al
capitale della Banca erano suddivisi nelle seguenti categorie:
Casse di risparmio, n.88 per quote 185.056
Istituti di credito e banche di diritto pubblico, n.11 per quote 68.444
Istituti di previdenza, n.1 per quote 15.000
Istituti di assicurazione n. 9 per quote 31.500″
De Mattia offre dati più particolareggiati, perché -si può supporre- ha avuto a disposizione
documenti presenti solo nell’archivio romano della Banca. E’ così possibile conoscere la
distribuzione delle quote per per categorie di soggetti proprietari e in base alla distribuzione
territoriale (tabella 21, tomo II), distribuzione utile a capire quali banche possedessero quote. Ad
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esempio esiste un solo istituto di diritto pubblico toscano: può solo essere il Monte dei Paschi di
Siena; un solo istituto in Piemonte, che possiede 2500 quote: è l’Istituto Bancario San Paolo.
Infine De Mattia racconta i pochi passaggi di proprietà delle quote dal 1937 in poi. In pratica il
capitale della Banca è rimasto sempre nelle stesse mani. Fino al 1992, aggiungo io, quando arriva la
legge Amato-Ciampi che dà il via al valzer delle fusioni e acquisizioni bancarie e, con esse,
all’aggregazione delle quote del capitale della Banca d’Italia, possedute oggi per oltre il 42% dal
gruppo Intesa-San Paolo direttamente e indirettamente attraverso le banche controllate, come la
Cassa di Risparmio di Bologna.
Il fatto che solo nel 2003 siano saltate fuori notizie sui partecipanti al capitale si spiega con i pochi
passaggi di quote da una banca all’altra. Un tema interessa se cambia qualcosa. La distribuzione del
capitale della Banca d’Italia è rimasto praticamente invariato per decenni e a pochi è venuta la
voglia di occuparsi dell’argomento.
7.3 Banca Centrale, potere effettivo, conflitto di interessi e proprietà delle banche
I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non sono azionisti qualsiasi. La legge bancaria del
1936 art. 2012 riserva le quote a banche, assicurazioni e istituti di previdenza rimasti fino al 1992 di
proprietà pubblica. Oggi tra i principali azionisti delle banche, trasformate in spa o banche d
credito cooperativo dalla legge Amato-Ciampi del 1992, ci sono le fondazioni bancarie, i cui consigli
di amministrazione sono nominati dagli enti locali e dalle organizzazioni professionali.
Anche se trasformata in spa, la proprietà di molte banche resta sotto il controllo pubblico sotto
forma di fondazione bancaria.
Perciò se dovessimo applicare la logica di chi dice che la Banca d’Italia è privata perché sono privati
i suoi azionisti, dovremmo concludere che la Banca non è affatto privata e, paradossalmente, non
sarebbe privata neppure se fosse organizzata come una società per azioni.
Infatti le banche -seguendo tale logica- sono da considerarsi pubbliche, visto che le fondazioni che
le controllano non appartengono ad azionisti privati né seguono interessi privati. Ma se le banche
che possiedono quote del capitale della Banca d’Italia non sono private, neanche la Banca lo è e non
lo sarebbe neanche se fosse organizzata sotto forma di spa.
Il potere effettivo degli azionisti è di fatto nullo. Lo disse nel 1926 J.M.Keynes che riferendosi alla
Banca d’Inghilterra ha scritto: è un “caso di istituzione che teoricamente è di proprietà assoluta di
alcune persone private” ma che “non vi è classe di persone nel Regno quanto i suoi azionisti cui il
governatore della Banca d’Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica”13.
Senza potere, scompare il conflitto di interessi, in nome del quale, peraltro, già nel 1936 lo Statuto
della Banca esclude dal Consiglio superiore della Banca gli amministratori delle banche. Ce lo
ricorda lo storico De Rosa14 che racconta di come il presidente dell’Associazione delle casse di
risparmio italiane, De Cataldo, dopo aver chiesto alle banche associate di convertire le 140.000
azioni possedute e di incrementare il numero delle quote di Bankitalia, puntasse a far valere il peso
degli associati nella nuova Banca d’Italia.
Attesa delusa. Il governatore Azzolini spiegò che era stato Mussolini a volere l’esclusione degli
amministratori delle banche dal Consiglio superiore “sulla base del principio che gli Istituti
vigilati non potevano diventare nello stesso tempo organi vigilanti”15.
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7.4 All’estero: le banche che la FED non controlla
Paul Krugman offre un dato ulteriore: negli USA ci sono banche non controllate dalla Banca
Centrale, la FED. Sono dette banche di fatto, banche-ombra o sistema bancario parallelo. I loro
asset, ha spiegato il segretario al Tesoro americano Geithner sono “collocati al di fuori del sistema
bancario tradizionale”16. Le Banche Centrali sono così potenti, che molte banche sfuggono al loro
controllo!
Si deve notare che la Deutsche Bundesbank è una persona giuridica federale di diritto pubblico il
cui capitale è posseduto dalla Repubblica. In Francia è una istituzione il cui capitale è posseduto
dallo Stato. Nel Regno Unito la legge 14 febbraio 1946 trasferisce l’intero capitale al Tesoro
indennizzando i possessori di capitale. Da allora la Banca non versa più dividendi ma versa al
Tesoro, due volte l’anno, una certa quota degli utili
7.5 Perché lo stato italiano non compra la Banca d’Italia?
Chi crede che il signoraggio sia un problema pensa che la soluzione sia la nazionalizzazione della
Banca d’Italia che, divenuta pubblica, sarebbe costretta a fare ciò che vuole il governo ovvero il
popolo che lo elegge.
Lo stato potrebbe certo acquistare la Banca d’Italia, forte della mancanza di poteri da parte dei
partecipanti al capitale. Ma non succede. Perché?
Lo si può capire leggendo il bilancio di Banca Carige dove17 si legge: “Tra i titoli di capitale figura
la partecipazione nella Banca d’Italia contabilizzata per 791,6 milioni; tale valore deriva dalla
valutazione al fair value – utilizzando il patrimonio netto quale proxy attendibile di tale valore -
effettuata sulla base dei dati di bilanci
L’articolo è estremamente illuminante. Grazie.
Dato che questo mese di black-out accadrà in occasione del picco solare (che tra l’altro questa volta sarà uno dei più bassi degli ultimi decenni) mi sono informato su quando è previsto questo picco e presumibilmente sarà per MARZO 2012, ma visto che vorranno massimizzare l’effetto freddo il black-out sarà anche prima, cioè Febbraio, se non addirittura a Gennaio!
Fate le scorte di cibo e acqua dunque, abbiamo pochissimo tempo, appena un mese o due!!
La scorsa estate ho letto il bel libro di Mauro Corona “La fine del mondo storto”, un’ottima analisi di una situazione dove nel mondo improvvisamente non vi è più energia elettrica. Bella e profonda la descrizione dell’anima delle persone e delle soluzioni che la gente riesce a trovare per ovviare ai problemi (fame e freddo). Amaro il finale, ma non ve lo anticipo, leggetevi il romanzo… Ci vediamo a Erto!
Ottimo articolo(mi era sfuggito….).
Penso che chi abbia una mente abbastanza aperta dalle circostanze dgli ultimi tempi,si renda conto che è una possibilità tuttaltro che remota.
Il sistema è imploso,e se fino a poco tempo fa questa sembrava una prospettiva,ora ne tocchiamo con mano gli effetti.
La situazione è precipitata,quale migliore piano di un black-out generale per “resettare” tutto?
Ma io non so se è una mia sensazione o se anche altri (come sembra),abbiano la percezione che stia REALMENTE per accadere qualcosa di grosso….
confermo, dal mio punto di vista.. percepisco interiormente che qualcosa stia per accadere..
sono stato recentemente ad una conferenza tenuta dall’ex presidente dell’associazione ufologica italiana. Pare che il black out ci sarà e potrebbe verificarsi per un minimo di 3 gg. a qualche settimana.. è necessario fare or ora provviste di cibo per alcuni mesi e una scorta di candele.
IL MOTIVo è SEMPRE ECONOMICO…forse l’interruzione della corrente potrebbe servire per azzerare tutto ciò che economia elettronica(quasi la totalità) e cioè per togliere più o meno a tutti il denaro che obbligatoriamente dobbiamo avere in banca altrimenti non si riescono a fare pagamenti o avere prestiti o il semplice versamento dello stipendio(vedi ultime leggi del governo monti)?
in un colpo solo e a” causa del sole ” tutto azzerato per tutti ma non per loro…tutto per far partire una “nuova economia” ancora peggiore, dove loro avranno tutto e tutti gli altri nulla!!!!
in quel periodo si impadroniranno di tutto,saremo costretti a lavorare per loro alle loro condizioni…per sempre!!!!
Che il Sole stia passando un momento (ciclico) di forte attività recentemente è assolutamente vero, e c’è anche qualcuno, uno di mia conoscenza, ma ce ne sono altri (e quello che conosco io non è connesso ad ambiti governativi, anzi, in qualche modo li biasima di non avvisare la gente dei pericoli che corre), che ha messo in relazione attività solare e terremoti e anche blackout e/o problemi di lieve gravità negli impianti nucleari, e seguendo le loro osservazioni effettivamente alcuni conti tornano, anche senza lo zampino di qualcuno; anzi, questa persona nega anche qualsiasi intervento di HAARP e altre strane idee cospirazioniste: la natura (e la fisica) secondo lui spiegano tutto. Quindi non capisco perché i governi dovrebbero staccare la corrente a tutti i paesi e “dar colpa al sole” dei blackout…ma non mi meraviglierei nemmeno di scoprire che era tra le intenzioni di un NWO che punta alla dittatura sin dall’inizio!
Ormai non credo più a niente, ma leggo tutto e mi preparo a tutto, quindi sono assolutamente d’accordo con le conclusioni e i consigli presenti in questo articolo, soprattutto perché così facendo miglioreremmo DI GRAN LUNGA la nostra relazione con il povero Pianeta che ci ospita e ci renderemmo meno stupidi e più “elevati” come razza, sia evolutivamente che spiritualmente parlando. Grazie dell’articolo.
Quello che voi preannunciate, per me sa di veritiero, non per essere un veggente, di mia esperienza o potuto verificare a mie spese finanziarie e se possiamo dire anche psicologiche pur dando attenzione a non commettere errori nel gestire attività e famiglia e dando avvertimenti nel dare attenzione nel gestire finanza e famiglia sopratutto per i più giovani (figli) mi accorgo che pur con l’evidente crisi si continua a sperare e spendere soldi che potrebbero essere usati non per computer o giochi digitali (inutili per capire come e realmente la vita) ma nella pratica nelle arti e mestieri,dunque nel lavoro,ma non trascurando la cultura, LA SCUOLA.