Recentemente il ministro Tremonti ha presentato il suo piano per salvare l’Italia dal debito, principalmente, svendendo i beni pubblici. Questa ricetta apparentemente innovativa ha in realtà origine ben precise che tenterò di spiegare, facendo menzione di alcuni eventi internazionali che influirono sull’economia italiana.
Lo sviluppo dell’economia dopo la Seconda guerra mondiale
Nel 1944 i potenti della terra si riunirono nella cittadina americana di Bretton Woods per istituire e regolare il mercato e per evitare il disastro della grande depressione del ’29.“Gli accordi di Bretton Woods miravano a controllare il flusso dei capitali. Nel secondo dopoguerra, quando Stati Uniti e Gran Bretagna hanno creato questo sistema, c’era un gran desiderio di democrazia. Il sistema doveva preservare gli ideali sociali democratici, in sostanza lo Stato previdenziale. Per farlo occorreva controllare i movimenti di capitali. Se li si lascia andare liberamente da un paese all’altro, arriva il giorno in cui le istituzioni finanziarie sono in grado di determinare la politica degli Stati. Costituiscono quello che viene chiamato “Parlamento Virtuale”: senza avere un’esistenza reale, sono in grado di incidere sulla politica degli Stati con la minaccia di ritirare i capitali e con altre manipolazioni finanziarie.[...] Così in tutto il mondo, si assiste da allora a un declino del servizio pubblico, alla stagnazione o al calo dei salari, al deterioramento delle condizioni di lavoro, all’aumento delle ore lavorative.” (1)
Questo evento fu probabilmente origine delle liberalizzazioni, che sotto l’egida di una maggior efficienza, produsse innumerevoli cambiamenti specialmente nello stato italiano. Difatti a partire dagli anni 80 si diede avvio ad una crescente privatizzazione delle imprese pubbliche e le prime smobilitazioni furono quelle riguardanti le banche. Dal 1936 esse conservavano un assetto di separatezza tra istituti bancari e industria costituendo anche l’ importante funzione di controllo dell’economia privata e delle banche ad indirizzo commerciale e privatistico. La smobilitazione della Banca d’ Italia avviene precisamente nel 1981 quando, a seguito del mancato rispetto degli accordi di Bretton Woods, il paese rientra nella sfera di influenza del Fondo Monetario Internazionale, promotrice di una politica scellerata contrassegnata da una riduzione della spesa pubblica e dalla apertura delle frontiere per la circolazione dei capitali.(2).
In tal contesto la banca nazionale italiana viene nettamente separata dal tesoro, ministero adibito al controllo pubblico della moneta e in questo modo i tassi di sconto non sono più decisi dallo Stato ma dalle leggi di mercato. Siffatto evento sarà propedeutico alla trasformazione della Banca in società per azioni (SPA) nella seconda metà degli anni ’90 e il successivo abbandono della moneta Italiana a favore dell’euro.
Dalla fine degli anni ’80 comincia lo smantellamento dei beni pubblici maggiori, considerati dei carrozzoni insostenibili per l’ economia comune, che faranno rientrare (seppur nel breve periodo) consistenti somme di capitale, anche se, venduti a prezzi di ribasso. Infatti la motivazione principale di tale atto era l’enorme esposizione statale verso il debito pubblico. Per i proponenti vi sarebbe stata una maggiore liberalizzazione, con la possibilità per diversi gruppi imprenditoriali di partecipare all’acquisto di imprese, determinando una conseguente diminuzione dei prezzi. Con tale favola si lasciava intendere come i piccoli imprenditori potessero essere parte attiva all’acquisto ma la promessa non ebbe gli effetti sperati. Se è pur vero che nel breve periodo, a seguito delle dismissioni, vi siano state entrate piuttosto consistenti , nel medio periodo invece non si rilevarono significativi incrementi. Anzi, a seguito di un rincaro dei prezzi, i servizi apportati sono continuamente e inesorabilmente peggiorati mentre le assunzioni hanno assunto l’aspetto di una chimera irraggiungibile.
Quest’effetto, è stato provocato dall’instaurarsi di regimi monopolistici o al massimo oligopolistici non interessati a recitare una parte di reale concorrenza. Un rapporto del ministero dell’economia e della finanza del 2006 dimostrava un inesorabile fallacia della prospettiva paventata dalle liberalizzazioni come panacea di tutti i mali. La propaganda dei minori costi si scontra poi con i dati ufficiali del ministero:
2002 2003 2004 2005 2006
Aumento tariffe
+0,1 +0,9 +0,9 +1,5 +1,6
Aumento beni e servizi liberalizzati
+3,8 +3,6 +2,6 +2,0 +1,9
Prezzi al consumo
+2,5 +2,7 +2,2 +1,9 +2,1 2 (3).
Anche la Corte dei Conti, in uno dei rapporti annuali redatto nel 2010, ha evidenziato come tali denazionalizzazioni abbiano prodotto, oltre che uno svuotamento delle casse sociali, un’ aumento dei prezzi in numerosi settori come le tariffe legate all’ acqua, al gas, alla luce e ai pedaggi autostradali (3).
Il progetto, approvato dal consiglio dei ministri il 30 dicembre del 1992, prevedeva lo smantellamento di storici cartelli pubblici dell’impresa italiana; tra questi basti citare fra gli altri, IRI, ENI, ENEL, IMI, BNL, INA, autostrade e il complesso dell’industria siderurgica. La seconda fase invece prevedeva, ancor’oggi in fase d’ attuazione, la dismissione di importanti settori di interesse pubblico: ferrovie, sanità, previdenza sociale, gas luce e per ultima l’ acqua. L’ ultimo atto approntato dal governo Berlusconi riguarda proprio il settore delle municipalizzate proprietarie delle condotte acquifere, che, col decreto Ronchi approvato alla camera il 19 dicembre 2009, hanno intaccato uno dei settori di maggior importanza per il bene comune, fortunatamente abrogato grazie al recente referendum popolare (4).
Analizzando la situazione industriale delle imprese pubbliche nel lungo periodo si nota, come fino agli anni settanta (quando è decaduta l’ economia legata ai parametri di Bretton Woods) queste potevano vantare un esposizione al debito pubblico poco rilevante. Tal ipotesi è sostenutua da questo grafico:
Altresì l’assunto di mobilitare un azionariato diffuso tra i piccoli risparmiatori non regge di fronte alla logica dei fatti. In realtà solo un terzo delle proprietà rientra in questo contesto.
“Ve lo ricordate il Britannia? Se non ve lo ricordate”, dice Brunetta, “ve lo ricordo io. Il Britannia è una nave, appartenuta già alla casa reale inglese, che navigò davanti alle coste italiane [...], ospitando dentro banchieri, grand commis dello Stato, esponenti vari della burocrazia… in cui si svolse un lungo seminario, durato un paio di giorni, in cui si trassero le linee della svendita delle aziende di stato italiane”.
Non è da meno l’ autorevole opinione di Sergio Romano che nel 2009, attraverso Il corriere della sera, rende manifesto il suo pensiero legato alla vicenda:
“La crociera fu breve e pittoresca, con una orchestrina della Royal Navy che suonava canzoni nostalgiche degli anni Trenta e un lancio di paracadutisti da aerei britannici che si staccarono in volo da un incrociatore e scesero come stelle filanti intorno al panfilo di Sua Maestà. Fu anche utile? È difficile fare i conti. Ma non c’è privatizzazione italiana degli anni seguenti in cui la finanza anglo-americana non abbia svolto un ruolo importante.”
La cosiddetta prima repubblica che tanto scalpore suscitò con la vicenda giudiziaria legata alle tangenti, è stata soppiantata nella sua fase iniziale, dai cosiddetti “governi tecnici.”
Per questo il 1992 è stato uno degli anni peggiori per la storia dell’Italia e purtroppo solo adesso cominciamo a prenderne coscienza. Infatti con “mani pulite” che portò alla ribalta Di Pietro, su l’ onda del coinvolgimento emotivo, gran parte della comunità civile si illuse che un nuovo corso politico e sociale potesse esserci.
Gli strascichi relativi a questa vicenda si sono propagati anche sul piano dialettico,con un stravolgimento del significato della parola. Nel tempo si è sviluppato un repertorio oratorio da far impallidire Orwell, autore del celebre romanzo 1984. Oramai è prassi sentire pronunciare frasi paradigmatiche, di questa paradossale situazione, quali “aumentare la produttività” che nella neo- lingua odierna significa dovete lavorare di più e meglio,“ tagliare la spesa pubblica” che nell’accezione moderna è: sempre meno servizi e conseguente riduzione dei diritti.
Fonti
2.http://www.homolaicus.com/storia/oro/bretton_woods.htm

































Questo è uno degli argomenti che mi mette di cattivo umore. Chiunque sia dotato di semplice buon senso sa che si tratta di puro saccheggio, saccheggio dei beni che appartengono ai cittadini. E nessuno dice nulla. A parte la stupidita’ di vendere qualcosa che potrebbe fruttare risorse nel tempo perche’ una volta venduta perde appunto la possibilita’ di rendere, occorrerebbe il consenso dei proprietari. Ma nessuno ci fa caso. Uno dei piu’ grandi saccheggiatori è stato Romano Prodi, esperto di sedute spiritiche, ma non l’unico. Tremonti non ha inventato nulla perche’ non ha la statura per inventare nulla. E’ solo il maggiordomo di qualcuno piu’ bravo di lui ed esegue gli ordini. E’ vero che è stato inizialmente un po’ recalcitrante ma è stato messo in riga. Quindi amici, vedete che non è sbagliato dire che la nostra è una finta democrazia. Il popolo non conta nulla. Presto anche i piu’ distratti se ne accorgeranno.
Bisognerebbe assediare il Prodi in una delle sue uscite pubbliche, cercare di interrompere i suoi discorsi “buonisti” martellandolo sulle sue colpe. Questo signore (insieme agli altri compari) è ancora in giro pronto a ri guidare il gregge nella bocca del lupo. O iniziamo seriamente a cercare di mettere davanti alle proprie colpe ste schifezze umane(?) oppure non possiamo starne a parlare per degli anni senza voler rischiare del nostro. Ora ci si becca una denuncia, più avanti una bara.
Sveglia gente
Un abbraccio
Come tagliare la testa al serpente ?
Capisco che queste preziose informazioni non sono ancora alla portata della gente comune (casalinghe, studentelli ed appassionati di calcio) ma, sarebbe tempo di pretendere, dalla nuova politica che verrà, i seguenti punti essenziali per la sovranità e la libertà della nuova Italia :
1) Defilarsi dall’ UE ;
2) Abbandonare la NATO e dichiararsi Paese neutrale ;
3) Nazionalizzare le Banche ;
4) Dare corso legale alla nuova Lira Italiana ;
5) Istituire un nuovo IRI ;
6) Defiscalizzare il Paese e porre in Costituzione un limite massimo alla tassazione del 20% per la totalità dei cittadini e delle imprese.
Pienamente daccordo, l’origine del male è aver svenduto la sovranità monetaria alla BCE, segnando così l’inizio del declino dell’Italia e dei suoi cittadini ad un epoca di disoccupazione, fame e schiavitu’.
Purtroppo la libertà la possono richiedere solo gli italiani , ma quando si accorgeranno sarà troppo tardi, per cui l’uscita dall’Euro è solo una questione di tempo poichè gli italiani non vorranno fare la fine degli schiavi e prima o poi si ribelleranno.
La stosia insegna che i popoli insorgo per richiedere la democrazia e Stati che creino benessere degli stessi, mentre stiamo entrando in una dittatura mondiale degna dell’antico Egitto dove i cittadini sono gli schiavi delle piramidi.
@ Cristiano e Marco. Amici, sono felice quando qualcuno mostra di avere compreso il problema e avanza proposte ragionevoli e condivisibili. Purtroppo, senza volervi fare venire l’ulcera, devo ricordarvi che le proposte sopra elencate non sono attuabili, almeno in questo momento storico. Il perche’ è semplicissimo: non siamo un paese libero e sovrano. Le clausole segrete contenute nell’armistizio dell’8 settembre ’43, mai rese pubbliche ma ormai intuibili, fanno del nostro paese una colonia altrui. Fino a quando dette clausole non verranno rese pubbliche e denunciate non potremo uscire da questa trappola. Non mi risulta che nessuno, ne’ a destra ne’ a sinistra , abbia mai parlato di questo problema. P.S. E’ stato pubblicato solo il cosidetto “Armistizio breve”, una noiosissima lista di procedure. L” Armistizio lungo”, quello con i dettami politici, non è stato mai pubblicato. Buona serata.
Caro Luca, concordo pienamente, nell’armistizio siglato con gli USA nel ’43 De Gasperi ha svenduto l’anima degli italiani al diavolo, pertanto tutte le decisioni politiche sono pilotate dall’esterno. I politici sono solo i camerieri degli USA che a loro volta sono camerieri dei banchieri e quindi delle due più potenti famiglie ebree che grazie alla piramide del del signoraggio consentono che l’umanità viaggi nella truffa colossale del debito pubblico creato illegalmente dalle banche sottraendo risorse enormi di ricchezza creata dai cittadini con il loro lavoro reale.
Sono d’accordo con i sei punti di Cristiano1970…ma prima dobbiamo creare un arsenale atomico da far paura a USA/Inghilterra/Francia e qualcun’altro…..altrimenti pagheremo il bottino di guerra per anni/secoli . Non c’e’ niente da fare. O vinciamo la guerra oppure aspettiamo che l’impero crolli. Ma non e’ sempre stato cosi nella storia dell’umanità ?