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O di pensare in negativo

Pur di non rivelare i trucchi?

Nicoletta Forcheri, trad. e commenti in blu dell’articolo pubblicato sul New York Times il 18 aprile 2009

di N. GREGORY MANKIW

[fonte: http://www.nytimes.com/2009/04/19/business/economy/19view.html?_r=2 ]

Con la disoccupazione in aumento esponenziale e un sistema finanziario allo scatafascio, attualmente è difficile non essere negativi in materia di economia. La risposta ai nostri problemi tuttavia potrebbe essere

“più negatività”. Non parlo di attitudine, ma di numeri.

Iniziamo con i fondamentali: qual è il migliore metodo in economia per evitare una recessione?

Fino a oggi la maggior parte degli economisti ha sempre fatto affidamento sulla politica monetaria. Le recessioni risulterebbero da una domanda insufficiente di beni e di servizi e così, secondo la teoria ufficiale, la nostra banca centrale può sopperire a questa carenza, tagliando i tassi di interesse. Tassi più bassi incoraggiano le famiglie e le imprese ad accedere al credito e a spendere. Più spesa significa più domanda di beni e di servizi, e ciò comporta la creazione di posti di lavoro per far fronte all’aumentata domanda.

La teoria è sicuramente giusta ma forse un po’ superficiale: la recessione risulta certamente in un crollo della domanda di beni e di servizi, ma ciò dovrebbe essere il sintomo e non la causa, individuabile essa nella deflazione. Questa deflazione – “riduzione della carta moneta in circolazione” – sarebbe a sua volta provocata dal risucchiamento del circolante nei circuiti finanziari bancari, o nei paradisi fiscali, a causa del gran numero di strumenti finanziari bidone, di debito mondiale nei confronti del sistema bancario e di capitali liquidi nei circuiti della criminalità organizzata (paradisi fiscali e riciclaggio in attività promozionali in dumping, acquisto immobili ecc.).

Il crollo della domanda poi è abbinato a una domanda endemicamente insufficiente rispetto all’aumento indiscriminato e monopolistico dell’offerta, e ciò grazie all’ideologia della libertà illimitata di offrire merda (per definizione relativamente a sovrapprezzo), seguendo il dogma del mercato che si autoregola. Nella dittatura dell’offerta eccessiva e di scarsa qualità di prodotti junk, dove i costi vengono appiattiti fino allo schiavismo pur di fare lievitare i dividendi degli azionisti della grande distribuzione, si provoca d’ufficio scarsità di certa domanda, essendo l’offerta per definizione inflazionata e non assorbibile; in un libero mercato, con l’aumento dell’offerta i prezzi dei prodotti dovrebbero calare – eppure niente da fare, la merda dai prezzi gonfiati non cala perchè il monopolio cartello lo mantiene artificialmente alto (relativamente al fatto che la merda non si dovrebbe pagare). Ma con l’effetto ottico deformato dalla concorrenza sleale saranno sempre prezzi inferiori ai prezzi dei prodotti di qualità – prodotti non in dumping. Il trucco sta nel mascherare la merda in qualcosa di qualità.Per dire che l’aumento dei prezzi non coincide automaticamente con l’inflazione. Possiamo trovarci in deflazione – come adesso – con aumenti di prezzo nei settori in monopolio, come la benzina, le utilities, le autrostrade per quel che ci riguarda. Oppure in tutti quei prodotti di qualità generati in ambienti economici non sovvenzionati dai capitali riciclati, o degli utili dei banchieri o comunque etici e rispettosi del lavoro umano. Tutti fattori che contribuiscono ad aumentare i prezzi.

Il problema oggi sembra risultare dal fatto che la Federal Reserve avrebbe già tagliato al massimo i tassi d’interesse. I suoi obiettivi per il tasso dei fondi federali è vicino allo zero, perciò ha fatto ricorso ad altri strumenti come l’acquisto di obbligazioni di Stato a più lungo termine, per fare ripartire l’economia. Ma l’efficacia di questi strumenti lascia il tempo che trova ed esistono molti rischi associati ad essi.

Si, lasciano il tempo che trovano anche perché indebitano sempre di piu le generazioni future.

Per molti versi la Fed versa in acque caotiche. O illegittime?

Allora perché non continuare a tagliare i tassi di interesse? Perché non calare il tasso a un 3% negativo, ad esempio?

Buona domanda. Non sarebbe fantastico, un modo per redistribuire gli utili ingiustamente introitati da Fed (e BCE) elargendo qualche briciola a tutti noi?

A un tasso d’interesse negativo, si prendono in prestito e si spendono 100 dollari e se ne restituiscono 97 l’anno dopo. Sarebbe un’opportunità per generare più prestiti e aumentare la domanda.

Il problema che affiora rapidamente con i tassi d’interesse negativi è che nessuno è disposto a prestare a queste condizioni. Piuttosto che prestare denaro a un debitore che promette di rimborsare a un tasso negativo, appare migliore la soluzione di mettere il denaro sotto il materasso. Se tenere il denaro in banca rende un tasso dello 0%, i prestatori non possono offrire un tasso inferiore.

Sottinteso: non si può applicare un tasso negativo ai depositi bancari altrimenti si danneggiano le banche. Non ho capito: vuoi salvare l’economia o vuoi salvare le banche? Comunque come ragionamento è ineccepibile tranne che omette di dire chi dovrebbe prestare a un tasso negativo. Secondo il mio modesto parere dovrebbe essere la Fed – non certo nessuno – ma l’autore sorvola con un soggetto molto vago “nobody” “lender” ecc.: forse per non spiegare che la Fed non rinuncerà mai neanche a un misero 3% proprio perché è composta da un gruppo di azionisti privati che ragiona per il proprio interesse in conflitto di interessi con gli scopi dello Stato? E che i suoi interessi coincidono con le azioni in multinazionali giganti, dal petrolio ai suoi derivati, dai semi OGM alle utilities, e rendite a due cifre?

A meno d’immaginare un modo per rendere la moneta meno attraente…

Ma il problema del dollaro non è appunto quello che sta ineluttabilmente diventando meno attraente?

A uno dei miei recenti seminari ad Harvard, uno studente laureto ha proposto un sistema intelligente per ottenere proprio questo. (Lascerò lo studente nell’anonimato, perché associare il suo nome a questa idea potrebbe nuocergli nel caso volesse fare carriera come banchiere centrale).

Qui casca l’asino: la BC non vuole il bene della nazione??? Qua si presume di no…

Immaginiamo che la Fed debba annunciare che tra un anno tirerà fuori dal cappello una cifra compresa tra 0 e 9 e che tutte le banconote il cui numero di serie termini con detta cifra non debba più essere a corso legale. Improvvisamente, l’utile previsto dai depositi bancari sarebbe negativo di dieci punti percentuali. Tale atto libererebbe la Fed dal compito di dovere tagliare i tassi di interesse sotto lo zero. Le persone sarebbero contente di prestare denaro a un tasso negativo del 3%, poiché è molto meglio che non perdere il 10%.

Questo è un modo elegante per dire che la Fed ha prodotto troppe banconote e che può facilmente bruciarne un decimo senza causare ulteriori ingenti danni all’economia, anzi. E’ il solito modo galante per spalmare la perdita derivante da tale distruzione di valore su tutti i cittadini, alla cieca, come la fortuna…

Chissà poi se le “persone” sarebbero veramente contente, soprattutto nell’accorgersi del solito trucco per fregarle e far pagare la loro le truffe dei banchieri? Se la frode monetaria sistemica fosse mondialmente diffusa dai media – l’enorme catena di sant’antonio alla Madoff, per dirne una – penso che la Fed sarebbe più che soddisfatta di farla franca con un semplice -3% . Se si calcola l’enorme danno che ha provocato al corpo sociale intascando il valore nominale di tutta la moneta circolante, più gli interessi, tutti concorderebbero che sarebbe un modo più che dignitoso per la banca centrale di ammettere le proprie responsabilità. Come quella di avere fatto sua la moneta che per gentile concessione dello Stato (USA), dal 1913, produce come fosse in sua cessione.

Per la BCE sarebbe più problematico poiché gli euro – mi dicono – non avrebbero numeri seriali sulle banconote, pertanto non si sa quante banconote terminano con una determinata cifra.

Del resto se la Fed è velatamente criticata nell’articolo, come non osservare la totale inadeguatezza della BCE a raggiungere il suo scopo di regolazione dell’economia – disoccupazione e domanda – soprattutto ostinandosi sin dall’inizio a mantenere un tasso di sconto sempre e comunque superiore a quello del dollaro – pur essendo le nostre economie intimamente connesse?

Vien da chiederci: chi ci guadagna in esportazioni dei prodotti finiti e in campagna acquisti delle risorse commodities? Le multinazionali angloamericane, poiché in dollari vendono meglio e in sterline comperano meglio.

Chi ci guadagna, poi, nei mercati dei cambi? Alcune banche centrali di determinati paesi, ad esempio di quelli che hanno vecchi territori coloniali – fintamente indipendenti ma le cui banche centrali producono moneta agganciata al dollaro sotto la loro diretta potestà: Olanda, Francia e Gran Bretagna. E che dire di quei paesi che pur partecipando agli utili della BCE non hanno l’euro, come Danimarca, Svezia e di nuovo Gran Bretagna ( per chi non avesse ancora capito chi conduce il gioco)?

Chiusa questa parentesi, vi è da notare infine che l’autore non solleva per niente il rischio di aggiotaggio – vizio pervasivo di tutto il mondo della finanza – e che per i soliti unti dal signore permetterebbe di sbarazzarsi delle banconote destinate al macero in quattro e quattr’otto, propinandole alle solite persone ignare.

Certamente alcune persone potrebbero decidere che a tali tassi preferirebbero spendere i soldi, ad esempio, comperando una macchina nuova. Ma visto che espandere la domanda è proprio l’obiettivo del taglio dei tassi di interesse, tale incoraggiamento sarebbe tutt’altro che un difetto, anzi un beneficio.

Di nuovo siamo sul vago: alcune persone chi? Di due cose l’una: o la Fed è innominabile, o è intoccabile, poiché sembrerebbe che il professore voglia fare ripartire l’economia facendo pagare la geniale idea dei tassi negativi alle “persone”, le quali con i depositi disincentivati (tassi negativi), sarebbero ben contente di spendere (a chi rimangono i soldi). Magari con VISA, mastercard o assegni vari… Domanda: ma non è un po’ quello che è successo all’inizio di questa “crisi”, con i risparmi, i titoli, i depositi, sempre meno retribuiti? E poi se non si inverte la dittatura del ritmo sfrenato dell’offerta – junk – la domanda sarà ad ogni modo sempre inadeguata.

L’idea di far produrre alla moneta un utile negativo non è del tutto peregrina. Alla fine del diciannovesimo secolo, l’economista tedesco Silvio Gesell argomentava a favore di una tassa sui depositi. Era mosso dalla preoccupazione che durante periodi di stress finanziario, le persone potessero trattenere il denaro piuttosto che prestarlo. John Maynard Keynes ha citato positivamente l’idea di applicare una tassa sulla moneta. Con le banche che tengono riserve sostanziali eccessive, la preoccupazione di Gesell sull’accumulo di liquidità appare improvvisamente molto attuale.

Tassa sulla moneta, tassa sulla moneta… ma non è il tasso d’interesse la tassa sulla moneta che tutti noi dobbiamo pagare in cambio del circolante???

Se tutto ciò può sembrare eccentrico, vi è un modo più prosaico per ottenere tassi di interesse negativi: l’inflazione. Supponiamo che nel futuro la Fed si impegni a produrre una grossa inflazione. In tal caso, se i tassi di interesse nominali possono rimanere a zero, i tassi di interesse reali, misurati in potere di acquisto, potrebbero diventare negativi. Se le persone sono fiduciose che potranno rimborsare i loro mutui a tasso zero in dollari svalutati, aumenteranno significativamente i mutui e la spesa.

Che cos’è l’inflazione, però, non è detto, né che è spesso confusa con l’aumento dei prezzi. La definizione esatta di inflazione è “propriamente un incremento della quantità di moneta circolante” e non già l’aumento dei prezzi che spesso ma non sempre ne consegue. Comunemente parlando molti confondono le cause con gli effetti; un aumento della quantità di moneta circolante stimolando la domanda, può provocare l’aumento dei prezzi per quei beni che diventano rari. Non altrettanto per la merda cinese, ad esempio, la quale è sempre molto disponibile e dalle quantità inesauribili.

Si immagina sia questo il senso di inflazione impiegato dall’autore: la Fed che fa circolare molta quantità di moneta. Ora quel che ha fatto la Fed è proprio questo: ha prodotto un’inflazione di dollari ma li ha immessi nel circuito bancario, non tra le persone, nell’economia reale. Per cui manca questo dettaglio: che ci vuole sì un’ inflazione di moneta, ma da immettere nel sistema economico produttivo e delle persone – senza passare dalle grinfie di spese e interessi bancari. E’ il contrario di quanto avviene oggi con i bailout, in cui si alimentano sia la deflazione generale sia le bolle finanziarie. Manca cioé la nozione cruciale di distribuzione…

Fare adottare alla banca centrale l’inflazione può scioccare senza dubbio gli economisti e i guardiani della Fed che considerano la stabilità come l’obiettivo ultimo della politica monetaria. Ma ci sono cose peggiori dell’inflazione. Indovinate cosa? Le abbiamo sotto gli occhi. Una leggera inflazione è senz’altro preferibile all’aumento della disoccupazione o a una serie di misure fiscali che vanno a gravare sui debiti delle generazioni future.

Preferibile per chi? Apparentemente non per le banche centrali che preferiscono aumento di disoccupazione e del fisco (e tagli della spesa sociale), pur di mantenere gli elevatissimi utili per i loro azionisti, privati e case monarchiche. Non ci credete? La prova è sotto gli occhi di tutti.

Ben S. Bernanke, il presidente della Fed, è – diciamo sarebbe – la persona più adatta per impegnarsi ad aumentare l’inflazione. Bernanke è stato per tanto tempo il difensore del contenimento dell’inflazione. Nel passato, i difensori del la lotta all’inflazione hanno sottolineato la necessità di evitare che l’inflazione andasse fuori controllo. Ma nell’ambiente attuale lo scopo potrebbe essere quello di produrre abbastanza inflazione per garantire un tasso di interesse reale abbastanza negativo.

Sarebbe se lavorasse per la nazione. Leggere: produrre e fare circolare abbastanza moneta da provocare un deprezzamento indotto della stessa? Ma non è la vecchia ricetta italica che non possiamo più applicare per colpa dell’euro? Ce la vorrebbero copiare adesso? ABBIAMO IL COPYRIGHT!!!

L’idea di tassi di interesse negativi può scioccare alcune persone come assurda, l’idea di qualche teorico del tutto astratto. Forse. Ma ricordate che i primi matematici pensavano che l’idea dei numeri negativi fosse assurda. Oggigiorno questi numeri sono del tutto comuni. Persino i bambini sanno che alcuni problemi (come 2x + 6 = 0) non possono trovare soluzione a meno di essere pronti a ricorrere ai numeri negativi.

Forse alcuni problemi economici richiedono semplicemente lo stesso trucco.

Trucco, è la parola esatta: come i trucchi contabili degli utili delle banche centrali e tanti altri trucchi. A economia truccata, l’antidoto non può che essere un altro trucco – il ragionamento fila. Aggiungiamo trucchi ai trucchi. Ma non sarebbe più semplice togliere tutti i trucchi? Ad esempio il trucco di mettere in negativo il valore delle banconote che la BC presta allo Stato, nascondendo in tal modo gli enormi utili derivanti dal rimborso dei titoli di Stato alla stessa BC, che azzera la partita invece di segnarne il guadagno? Trucco contabile sul quale la nostra economia truffaldina si fonda, sul quale la nostra economia casino’ affonda. Urge struccare i trucchi.

Gregory Mankiw è docente di economia ad Harvard ed è stato consulente del presidente George W. Bush.

Nicoletta Forcheri è semplice cittadina incavolata, che si pone mille domande di economia cui i professoroni non danno mai risposte.

Sono benaccette risposte, controargomentazioni, definizioni. Perché di due cose l’una: o sono stupida o i professoroni non si spiegano bene.

2 Commenti a “E’ tempo per la Fed di andare in rosso…”

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