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Fonte: Globalresearch

attentatoIl controllo delle attività umane, economiche, sociali e politiche mondiali è assicurato sempre più dagli Stati Uniti d’America (USA) la cui volontà di dominio si esprime in una strategia di interventi diretti ed indiretti continui per orientare le norme degli affari mondiali in funzione dei loro interessi.

Il Rapporto Globale 2000, pubblicato nel 1980, presentava lo stato del mondo evidenziando le minacce che avrebbero potuto pesare su questi interessi.

Venti anni più tardi, gli Statunitensi, per giustificare, nel contesto della loro sicurezza, gli interventi compiuti ad ogni latitudine, costruiscono la più grande montatura che si possa immaginare: “una guerra mondiale contro il terrorismo” o, in altri termini, una guerra contro quelli/e che osano non voler diventare i loro schiavi.

I quattro elementi maggiori della strategia di conquista e di dominio del mondo da parte degli Statunitensi sono:

  1. controllo dell’economia mondiale e dei mercati finanziari

  2. saccheggio di tutte le risorse naturali (materie prime e risorse energetiche) nevralgiche per la crescita delle loro ricchezze e del loro potere attraverso le attività delle corporazioni multinazionali – PROSSIMO OBIETTIVO: AFRICA!

  3. controllo dei 191 governi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite

  4. conquista, l’occupazione e sorveglianza di questi elementi grazie ad una rete di basi o di installazioni militari che coprono l’intero Pianeta (continenti, oceani e spazio extra-atmosferico).

Si tratta di un Impero di cui è ben difficile determinare la giusta ampiezza.

Attualmente gli USA posseggono o occupano infatti tra le 700 e le 800 basi militari in
63 paesi del mondo e 225.000 effettivi militari.

In breve, le basi e le truppe statunitensi occupano e controllano la quasi totalità degli spazi terrestri e marini del pianeta.

Alcuni paesi sembrano ancora sfuggir loro come la Siria, l’Iran, la Corea del Nord, Cuba ed il Venezuela, una situazione che un Impero, si può esserne certi, non potrà tollerare ancora troppo a lungo.

Gli Usa hanno intrapreso, dopo gli eventi del 11 settembre 2001, una guerra globale contro il terrorismo, prima in Afghanistan e successivamente in Iraq e accanendosi contro i paesi che non obbediscono fedelmente all’ordine che essi vogliono imporre all’insieme dell’umanità e particolarmente, come si è appena indicato, l’Iran, la Corea del Nord, la Siria ed il Venezuela.

Essi sorvegliano da vicino i governi che non sono necessariamente favorevoli all’espansione della loro influenza sulle risorse dei loro territori.

Essi sono particolarmente preoccupati dai movimenti di resistenza ai loro interventi nell’America del Sud, cosa che ha portato il presidente Bush ad effettuare recentemente una visita lampo in numerosi paesi come il Brasile, l’Uruguay, la Colombia, il Guatemala ed il Messico «Per promuovere la democrazia ed il commercio», ma soprattutto per tentare di neutralizzare questi movimenti e di edificare un contrappeso sufficiente per frenarne l’espansione.

La stessa cosa vale anche per l’Asia centrale.

Secondo Iraklis Tsavdaridis, Segretario del Consiglio mondia le della Pace (WPC), la presenza delle basi militari degli USA non deve essere percepita come al servizio di un obiettivo puramente militare.

Le basi sono lì per promuovere gli interessi economici e politici del capitalismo degli Stati Uniti.

Per esempio, le imprese ed il governo statunitense hanno già manifestato un vivo interesse per costruire un corridoio di sicurezza per il petrolio ed il gas naturale del bacino del mar Caspio in Asia centrale passando attraverso l’Afghanistan, il Pakistan ed il mar Arabo (mappa 6).

Questa regione non conterrebbe che il 6% delle riserve di petrolio conosciute ed il 40% delle riserve di gas. La guerra di occupazione dell’Afghanistan e la costruzione delle basi militari degli USA in Asia centrale sono considerate come un’occasione propizia per fare di questo oleodotto una realtà.

Gli USA sono in guerra in Afghanistan ed in Iraq per questa ragione fondamentale e vogliono perseguire queste operazioni sino al raggiungimento del loro obiettivo.

I costi di mantenimento di questa imponente rete militare superano i 640 miliardi nel 2008.

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