I fondatori dei New Trolls Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo portano a compimento un ambizioso progetto iniziato nel lontano 1971 con il primo “Concerto Grosso” (opera di Luis Bacalov eseguita dalla band genovese) e proseguito poi con la seconda parte nel 1976, pubblicando, ad oltre trent’anni di distanza “Concerto Grosso: The Seven Seasons”.
Al loro fianco, a curare i testi in inglese c’è Shel Shapiro e Franz di Cioccio (Premiata Forneria Marconi) come produttore esecutivo, oltre ad alcuni altri, valenti musicisti.
Lo stile è quello di sempre e lo si sente fin dal brano di apertura “The knowledge (overture)” che richiama da vicino l’inizio del primo capitolo, con un violino interrotto da sfuriate rock.
Questo il connubio vincente che fece di “Concerto Grosso” uno dei dischi cult del movimento progressivo italiano.
Anche il seguito, con “Dance with the rain (ballata)” fa correre la mente ad “Adagio (shadows)” prima di lasciare spazio al duetto tra archi e chitarra in “Future joy Scherzo”.
Un inizio degno di nota dunque, con chiari riferimenti al passato ma in grado di mostrare un’indentità nuova e ben definita.
Il violoncello di Stefano Cabrera (lo vediamo nel primo video in alto) introduce poi in un crescendo la coralità della title-track, arricchita dalla profonda voce recitante del già citato Shapiro.
“One magic night (larghetto)” torna invece a far rivivere il lato più mieloso di “Concerto Grosso”, quello fin troppo presente nel secondo capitolo ma niente paura, basta dare uno sguardo alla tracklist per leggere che subito dopo ci aspetta “Barocco’n’roll (allegro brioso)” (dal titolo autoesplicativo), ottimo esempio di come dopo decenni il gruppo sia ancora in grado di infarcire del genuino rock’n’roll con influenze classiche e barocche.
Torna la calma con l’acustica “Intro and canone” e in “Testament of time (andante)“, dove la voce di De Scalzi si sposa armoniosamente con l’accompagnamento orchestrale (“As the sea shifts the sand / left us float away hand in hand”).
Sublime anche “The ray of white light (rondò)”, dove l’iniziale pianoforte apre la strada ad un cantato che ricorda nei suoi gorgheggi, alcune composizioni dei Queen, così come è intensa “To love the land (adagio)”.
Ancora pianoforte, questa volta protagonista assoluto in “The season of hope (piano preludio)”, cinque minuti di armonia condita qua e la da tempi dispari.
Tutto ciò, sebbene conferisca al disco carica emotiva, rischia di trascinare l’ascoltatore in una dimensione eccessivamente quieta, interrotta solo da brevissimi intermezzi di chitarra elettrica.
Ma i New Trolls devono aver pensato anche a questo e quindi ecco “Simply angels (suite)”, forse il pezzo più tirato del disco che nell’ultima parte strizza l’occhio alle sonorità orientali.
Il finale è affidato a “Ethix (canzona)”, morbida ballata dove la voce di De Scalzi sembra voler esorcizzare il caos che ci attornia nella società di oggi (“I hate the noise in the world of today / I hate the noise in my mind like today”).
C’è posto anche per una bonus track: “So che ci sei” che altro non è che la versione italiana di “Dance with the rain”.
Come sette sono le stagioni di questo Concerto Grosso, altrettante sono le vite dei New Trolls che, passati nei decenni attraverso grandi lavori, qualche prova sottotono e molteplici cambi di formazione, si ripresentano oggi con la maturità e l’esperienza che gli fanno meritatamente guadagnare la fama di uno dei gruppi migliori e più longevi del panorama rock italiano.
Il disco è stato dedicato a Sergio Bardotti, produttore dei primi due Concerto Grosso recentemente scomparso.
Recensione a cura di pianetarock.it * Link





























E un favoloso barocco che sfocia in rock! un’inizio di violoncello tra i tuoni in un crescendo vivace che impegna l’orchesta in un inizio di accostamento dei primi strumento moderno, la batteria. E’ sempre finora ‘orchestra, ad effettuare la parte trainante mentre inizia il canto della band eseguito dalla band al completo. Ovviamente evendo una certa età, conosco sia il gruppo che i loro lavori, ma debbo dire, che di questa versione non ne ho mai conosciuta l’esistenza, tantomeno ho mai pensato di cercarla per l’ovvio motivo.
Ancora una volta Grazie Lino! non quanto se ne può volere a una donna, ma ti voglio bene! più che altro, per quanto hai seminato e ho saputo raccogliere dalla tua sapienza. Ho l’età giusta per riconoscere con umiltà, che trovi sempre uno nella tua vita, che ne sa una più del libro e solo per questo principio, io ho solo che da imparare l’arte e metterla come dice un saggio detto popolare, da parte.
Ti ringrazio dell’affetto Ice e ricambio- ma credimi sono un emerito ignorante. Io non sono altro che il meglio che ho potuto essere, proprio come te, caro amicio, proprio come tutti noi, specialmente i tanti che non hanno accettato di vivere a occhi chiusi con la testa bassa e che si trovano non casualmente in questo spazio- Fra non molto vedrai avremo modo di incontrarci!
Per quanto riguarda l’imparare credo sia una modalità dell’esistere, da non dismettere mai e che sento forte da parte tua nei tuoi apprezzatissimi commenti.
A presto
Perchè autodistruggersi classificandosi ” emerito ignorante” scusa Lino, forse mi intrometto , ma ignorante è colui che ignora tutto , a me sembra che tu non ignori del tutto , ..ehhhh, se dici di essere il meglio di te stesso allora cerca di tramandare le tue conoscenze a chi non è capace di raggiungere quello che hai raggiunto tu..essere il meglio di se stessi-
un caro saluto