Regnava un tempo nella lontana città di Wirani un re che era potente e, al tempo stesso, saggio. Ed era temuto per la sua potenza e amato per la sua saggezza. Ora, vi era in quella città un pozzo, la cui acqua era fresca e cristallina, e da cui attingevano tutti gli abitanti, compreso il re e i suoi cortigiani, poiché non esisteva nessun altro pozzo.
Una notte, mentre tutti dormivano, nella città penetrò una strega, e versò nel pozzo sette gocce di un liquido strano, dicendo: Da quest’istante, chi beve di quest’acqua diverrà folle.
Il mattino seguente tutti gli abitanti della città, escluso il re e il gran ciambellano, attinsero dal pozzo e divennero folli, come la strega aveva predetto. E per tutto il giorno la folla nei vicoli angusti e nelle piazze della città non fece altro che bisbigliarsi: “Il re è pazzo. Il nostro re e il gran ciambellano hanno smarrito la ragione. Non possiamo certo servire un re folle. Dobbiamo detronizzarlo.” Quella sera il re ordinò che un calice d’oro fosse colmato con acqua di pozzo. E quando glielo portarono, ne bevve sorsi profondi, e ne offrì anche al gran ciambellano. E ci fu gran gioia in quella lontana città di Wirari, perché il re e il gran ciambellano avevano riacquistato la ragione. – Gibran
La metafora che possiamo ricavare da questo nobile racconto del Profeta libanese, calza alla perfezione con la realtà dei nostri tempi, in forma evidente e schiacciante. “Il pozzo di acqua fresca e cristallina”, è simbolico delle civiltà del passato, la “strega malefica” interpreta la personalità maligna dell’uomo moderno mentre, “lo strano liquido” va ascritto nell’opera di profanazione e di violazione dell’impianto etico (da sempre strumento di equilibrio e armonia) che ha prodotto quelle che, oggi, vengono definite (per brevità), “società moderne”.
La scelta radicale del Re di Wirari, poi, di bere lui stesso (adeguandosi), l’acqua contaminata del pozzo, è rappresentativa del disagio esistenziale e di uno stato di paura destabilizzante che il singolo avverte, di essere percepito e additato dagli altri come “diverso” e che, solo un rientro nell’omologazione, può attenuare e dissolvere. Questa eccezionale forma di uniformazione verso il basso, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, arida e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno e giudizi critici, castrando ogni impulso liberatorio e rigenerante e relegando gli uomini intelligenti, sensibili e creativi, ai margini della società, al pari di pericolosi criminali e rivoluzionari sanguinari.
Il solo strumento che al momento abbiamo a disposizione per limitare i danni di una prossima catastrofe umanitaria (e mi esimo – avendo già dato e detto – da ulteriori spiegazioni in merito), risiede nella capacità individuale di ognuno di noi di sensibilizzare, allertare, rendere consapevoli, risvegliare i dormienti dalla narcolessia indotta da una rassegnazione terminale che ha scaraventato gli individui delle società moderne, in uno stato di vita apparente.
Se davvero vogliamo sopravvivere all’imminente implosione del Sistema Liberista Relativista (noi stessi, in buona parte complici e responsabili), é assolutamente necessario smettere di consumare/smettere di consumare/smettere di consumare – come ad un fumatore, a cui è stato diagnosticato un cancro, di fumare, e ad un etilico, di bere, per ridurre la nostra vita all’essenziale, al punto tale da costringere le industrie di Satana a chiudere i battenti per sempre.
Non resta molto tempo e se oggi, non aiutiamo il Sistema a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, ma passivamente prolunghiamo la sua agonia (e quindi la nostra) fino al suo naturale e ineluttabile spegnimento, avremo perso un’ulteriore e ultima occasione di pacificare le nostre coscienze, dare un senso alla nostra esistenza e sperare in un futuro. Certo, è una medicina molto amara, dagli effetti collaterali devastanti, ma è la sola di cui disponiamo.
Il Sistema va sostanzialmente resettato e solo dalle sue ceneri potrà sorgere una nuova alba.
Se non saremo in grado di comprendere fino in fondo, le circostanze del nostro presente e sulla base della nuda realtà, progettare una nuova rinascita, allora, anche la più residua speranza, sarà cancellata per sempre dal nostro cuore. Lo dobbiamo ai nostri figli perché non ci maledicano, quel giorno, di averli messi al mondo.
E’ dentro questo processo degenerativo e parossistico, che il germe della follia trova terreno fertile. A breve, senza una radicale riconversione del Sistema, l’umanità tutta, ne sarà contagiata.
Entro pochi anni, la quasi totalità degli individui, del mondo occidentale (nessuno escluso), farà uso di psicofarmaci, come in una sorta di terapia di massa per combattere l’ansia, la depressione, nevrosi, panico e il disagio, oramai insostenibile, dell’essere venuti al mondo. Il suicidio e l’eutanasia diverranno pratiche, all’ordine del giorno – una aberrante quotidianità! La capacità di procreare si estinguerà, congiunta alla totale perdita del desiderio sessuale.
La moria delle api e la scomparsa di milioni di altri insetti impollinatori, indispensabili alla vita del pianeta, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di una più vasta e ancora nascosta minaccia globale. La diffusione incontrollata di parassiti, l’elettromagnetismo, ma soprattutto l’uso di agro/farmaci, pesticidi e l’inquinamento atmosferico ne sarebbero le principali cause. Tra i pesticidi, poi, i neonicotinoidi (e un insieme di diverse sostanze chimiche usate per la concia delle sementi) sono i primi responsabili di un tale sterminio. C’è da credere che, molto presto, gli alberi non produrranno più frutti.
Gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, le radiazioni dei cellulari e dei computer, l’inquinamento, i campi magnetici, l’uso indiscriminato della tecnologia, inattività e, una alimentazione contraffatta ed epurata di ogni suo naturale principio nutritivo, ridurranno l’uomo ad una specie di larva invertebrata e viscida, priva e privata di emozioni e sensazioni – vuota e paranoide.
Ci hanno spacciato licenza per libertà, e omologazione per benessere e, tutto questo si è tradotto in paura, incertezza e frustrazione. Se non saremo in grado di guardare nel più profondo del nostro cuore e, ridare ossigeno alla residua fiammella della nostra consunta spiritualità, avremo perso l’ultima occasione, al fine di scongiurare una tragedia umana e morale che, come un’ombra nera, si addensa sul domani dei nostri dei nostri figli e nipoti.





























Fantastico questo racconto, per un istante ho visto un facio luminoso intenso “per capirci la classica lampadina che si accende”
Ma mentre Gianni ha saputo trarre e dare una profonda interpretazione riportata ai giorni nostri, la mia mente si è concentrata su una semplice frase del racconto:
“E quando glielo portarono, ne bevve sorsi profondi, e ne offrì anche al gran ciambellano. E ci fu gran gioia in quella lontana città di Wirari, perché il re e il gran ciambellano avevano riacquistato la ragione.”
Quì il dubbiod’interpretazione è lecito, il racconto insegna che per vivere felici non devi cercare la ragione, ma è molto meglio vivere nella pazzia globale.
@ Wol – dici bene amico ma in un mondo al contrario come il nostro il discorso va necessariamente contestualizzato!! La rivoluzione industriale si pone da spartiacque fra due mondi antitetici, opposti e contrapposti/ dove i punti di riferimento imperituri sono stati relativizzati a beneficio del Sistema – ciao