L’Ultimo Grande Bluff della UE Scritto da Francesco Carbone
Poveri indignatos! Mentre continuano a impegnarsi con nuove e originali trovate (the halloween protest), le elite non solo danno ordine sistematico di suonarli come tamburi, ma dietro le quinte si fanno nuove beffe di loro e continuano a usarli come collaterale nei trasferimenti di ricchezza al sistema bancario.
Con questo voglio dire che se qualcuno fa fatica a capire la vera e unica sostanza di questo ultimo piano congegnato dai vertici europei, mi dispiace deluderlo: si tratta semplicemente dell’ennesimo salvataggio bancario; tradotto in termini ancora più semplici: altri soldi alle banche, ulteriori regali al sistema finanziario. Poco o addirittura niente altro tranne questo. A beneficiarne maggiormente, sempre per chi non se ne fosse accorto, le banche francesi. Proprio quelle che poche settimane fa sembravano le più inguaiate di tutte.
Se però vogliamo riconoscere anche qualche merito ai burocrati per quanto partorito l’altro giorno a notte tarda, (erano le 4am) dopo un meeting estenuante di diverse ore, ecco due valide ragioni per applaudirli.
Primo: finalmente dopo due mesi di chiacchiere inutili hanno calato le loro carte e nel farlo sono stati bravissimi. HATS OFF! Hanno calato una misera coppietta di due e il mercato azionario ha reagito come se avesse visto un poker d’assi. Questo in fondo è quel che conta. Fiducia restituita alle borse, almeno nel breve termine (Un giorno? Una settimana? o addirittura qualche mese? Time will tell, io non oso dire nulla a questo punto, essendomi sbagliato clamorosamente su questo consistente rimbalzo azionario che ritenevo impossibile).
Secondo: con questa mossa hanno finalmente messo il chiodo definitivo nella bara dell’Euro e dell’Unione europea, rimuovendo peraltro anche molte di quelle incertezze e incognite che qualche mente curiosa e investigatrice ancora non aveva saputo risolvere o spiegare.
Non solo adesso sappiamo come i burocrati non avessero in mano alcuna carta vincente in grado di risolvere strutturalmente il problema (e infatti nessun problema strutturale è stato risolto). Addirittura abbiamo potuto constatare come per cercare di uscire da questa delicata situazione facciano ricorso a risoluzioni nella sostanza ridicole che avranno come effetto sia quello di amplificare tutti gli incentivi che avevano portato al disastro corrente sia quello di fornirne persino di nuovi.
Possiamo essere relativamente sicuri che da oggi Stati, banche, agenti economici in generale, saranno spinti con ancora più slancio a intraprendere comportamenti tutt’altro che virtuosi: assunzione di rischi eccessivi e sprechi di risorse in primis. Nonostante tutti i festeggiamenti delle borse, abbiamo quindi sempre più la certezza di trovarci di fronte a un disastro ancora appena agli inizi. Mi dispiace per Sarkozy che pensa di avere evitato la catastrofe. In realtà ha solo posto le premesse per realizzarne una ancora più grande e spettacolare.
C’è da notare però che a differenza degli operatori di borsa, quelli del mercato obbligazionario non si sono fatti ingannare dal bluff: tassi e spread tutto sommato sono rimasti quasi indifferenti alla apparente risoluzione della crisi. In particolare per quel che riguarda i rendimenti italiani, il 10 anni resta accucciato sotto il 6% (grazie al continuo sostegno di prezzo della BCE, altrimenti sarebbe già abbondantemente sopra) mentre lo spread contro i titoli tedeschi resta pur sempre a 30 punti dalla pericolosa soglia di 400.
Personalmente non pensavo che gli operatori del mercato azionario si facessero illudere in questa maniera dai nostri burocrati. Si tratta da parte mia di un errore grave e non trascurabile, perchè quando si lavora in borsa spesso e soprattutto nel breve termine non bisogna agire sulla base delle proprie valutazioni, benché ritenute accurate e per quanto umanamente possibile corrette, ma sulla base di quelle che saranno le valutazioni degli altri, anche se ritenute incorrette e prevalentemente scaturite da fattori emozionali.
Ciò non toglie che io sia rimasto genuinamente sorpreso dalla superficialità con la quale il mercato azionario ha scambiato una coppia di due per un poker d’assi. Evidentemente pochi hanno capito come l’altro ieri notte siano solo state aperte nuove problematiche di non poco conto e parallelamente si sia potenziato ogni peggior incentivo autodistruttivo presente nell’Eurosistema.
Certo il regalo alle banche è stato enorme, ma in qualche maniera il mercato aveva già prezzato questo omaggio con la salita dell’ultimo mese e in fondo, se l’intenzione comune è quella di spingere i prezzi dei titoli bancari al rialzo, il fine oramai ben chiaro di tutta questa strategia (fregare quanto più denaro possibile per gli aumenti di capitale) dovrebbe fare da potente contrappeso.
Per quel che concerne questo argomento, sono convinto che molte banche, malamente incentivate dal piano di salvataggio, si rifiuteranno persino di presentare il conto dei danni ai propri azionisti, anche considerato che le stime di ricapitalizzazione dell’EBA ammontano a una cifra ridicola di appena 100 miliardi e spiccioli. Immagino che ci sarà una gara nel dire “i nostri bilanci sono solidi, la banca è ben capitalizzata, siamo a posto con i conti”, quando in realtà, le vere bombe, quelle più distruttive, sono ancora in gran parte presenti nei portafogli, pronte a detonare al prossimo giro di ruota.
In questa dinamica vediamo tutto il rafforzamento dei vecchi e perversi incentivi: comprare i titoli per sostenere le emissioni degli Stati in difficoltà ma cercare di scaricarli quanto prima possibile alla BCE o agli investitori. E persino di nuovi: avendo decretato assolutamenti inutili i CDS come strumenti di copertura (l’accettazione del 50% di haircut sul debito greco è stato spacciato come volontario e quindi non configurabile come default in grado di far scattare l’assicurazione del CDS) a questo punto per chi si ritrova tonnellate di monnezza esplosiva in portafoglio non resta che una sola soluzione: VENDERE, vendere prima che comincino a vendere gli altri!
E qua arriviamo al nodo e al soggetto chiave di tutta la faccenda, la BCE. La BCE volente o nolente dovrà assorbire ogni conseguenza intenzionale e non intenzionale che questo inutile piano scaturirà. Dovrà ammortizzare e monetizzare qualunque strumento di debito non assorbibile dal sistema bancario ed economico. La BCE in altre parole sarà costretta ad agire come la FED, anche peggio della FED. Dovrà procedere con interventi di sostegno sempre più clamorosi che in ultima analisi comprometteranno il suo mandato istituzionale: quella prais stabeeeleeee, la stabilità dei prezzi, di cui tanto va fiero Trichet.
Quello stesso Trichet che, dopo aver fatto enormi danni nell’assecondare e sostenere ogni sviluppo della Tragedia dell’Euro, lascerà adessola patata bollente a Draghi un po’ come fece Greenspan a suo tempo quando nel 2005, dopo aver assecondato le follie della disastrosa gestione Bush, lasciò la propria patata esplosiva al successore Bernanke.
Chissà perchè, ma ho come l’impressione che il percorso di quel testimone seguirà le stesse orme di quello americano, con la differenza che accadrà tutto in tempi molto più rapidi, ovverosia non ci toccherà certo aspettare tre anni prima di vedere Draghi alle prese con un altro ‘incredibile salvataggio dell’Europa e del suo sistema bancario.





























Coglionados.