Washington e Londra vogliono che l’Italia non abbia più una politica energetica propria e una sovranità nazionale
Articolo di: Filippo Ghira
Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11477
L’imminente uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.
Berlusconi avrà pure tutti i difetti di questo mondo che negli ultimi anni si sono aggravati anche in conseguenza di una esuberanza incontrollabile e di una età avanzata che lo hanno condizionato non poco e che lo hanno portato a fare le corna ai vertici internazionali e ad invitare a casa tutta una serie di sgallettate e di ragazze allegre, riducendosi ad una macchietta oggetto di scherno e di disprezzo. Ma quali sono i politici che senza ridursi a fare i buffoni in pubblico, in buona sostanza non sono altro che delle marionette dei gruppi economici e finanziari che li hanno messi al potere? Barack Obama non è forse il maggiordomo ubbidiente di quella Wall Street che lo ha portato alla Casa Bianca?
Berlusconi avrà pure avuto, per scelta e per necessità, frequentazioni poco raccomandabili. Ma quale politico od imprenditore italiano non ha i suoi scheletri nell’armadio? Avrà pure assunto decisioni politiche ed economiche da respingere in blocco. Ma quali sono oggi i governanti europei che sono in grado di non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalle realtà politiche transnazionali, come l’Unione e la Commissione europea? Quali sono i governanti che, nell’impostare la politica economica del proprio Paese, possono anche non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalla politica monetaria della Bce? Quali sono i governanti che possono resistere da soli alle pressioni esercitate dalla speculazione internazionale quando questa ha deciso di prenderti di mira? Quali sono infine i governanti che possono anche non tenere conto delle richieste provenienti dai propri elettori e dalle imprese nazionali?
Non che tutto questo costituisca una scusante ma si tratta pur sempre di tutta una serie di condizionamenti che in Italia assumono un particolare peso, essendo il nostro un Paese di frontiera, un ponte tra l’Europa e il Nord Africa, che dal 1945 ha cercato, spesso riuscendovi, di ritagliarsi uno spazio autonomo in tutta l’area mediterranea. Bettino Craxi, ad esempio, stabilì rapporti molto stretti con i Paesi del Maghreb e con la Palestina di Yasser Arafat. E pur essendo fedele all’Alleanza Atlantica, né poteva essere diversamente, non ebbe remore a sfidare gli Stati Uniti in occasione del sequestro dell’Achille Lauro e della vicenda di Sigonella, rivendicando fieramente la sovranità nazionale del nostro Paese. Anche se poi con la campagna giudiziaria di Mani Pulite quell’atto di coraggio gli venne fatto duramente pagare.
Berlusconi che ha convogliato nel suo partito non pochi di quei quadri dirigenti che avevano fatto parte del PSI di Craxi, ha finito per mutuarne l’approccio nei riguardi dei Paesi arabi. Il ristabilimento di normali relazioni con la Libia di Gheddafi, sia pure con l’imbarazzante performance dell’anno scorso a Piazza di Siena, aveva rappresentato la presa d’atto che la Libia, che era stata una nostra colonia, è un Paese nostro dirimpettaio con il quale è fisiologico avere rapporti più che amichevoli che vadano al di là della fornitura di gas e di petrolio. Non è un caso infatti che furono i nostri servizi militari (il Sid) a portare al potere Gheddafi nel 1969, non è un caso che furono sempre i nostri servizi (il Sismi) a salvare il colonnello dai vari tentativi di colpo di Stato che erano stati sostenuti dall’Egitto, dagli Usa e da Israele.
Berlusconi avrà pure tutti i difetti di questo mondo che negli ultimi anni si sono aggravati anche in conseguenza di una esuberanza incontrollabile e di una età avanzata che lo hanno condizionato non poco e che lo hanno portato a fare le corna ai vertici internazionali e ad invitare a casa tutta una serie di sgallettate e di ragazze allegre, riducendosi ad una macchietta oggetto di scherno e di disprezzo. Ma quali sono i politici che senza ridursi a fare i buffoni in pubblico, in buona sostanza non sono altro che delle marionette dei gruppi economici e finanziari che li hanno messi al potere? Barack Obama non è forse il maggiordomo ubbidiente di quella Wall Street che lo ha portato alla Casa Bianca?
Berlusconi avrà pure avuto, per scelta e per necessità, frequentazioni poco raccomandabili. Ma quale politico od imprenditore italiano non ha i suoi scheletri nell’armadio? Avrà pure assunto decisioni politiche ed economiche da respingere in blocco. Ma quali sono oggi i governanti europei che sono in grado di non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalle realtà politiche transnazionali, come l’Unione e la Commissione europea? Quali sono i governanti che, nell’impostare la politica economica del proprio Paese, possono anche non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalla politica monetaria della Bce? Quali sono i governanti che possono resistere da soli alle pressioni esercitate dalla speculazione internazionale quando questa ha deciso di prenderti di mira? Quali sono infine i governanti che possono anche non tenere conto delle richieste provenienti dai propri elettori e dalle imprese nazionali?
Non che tutto questo costituisca una scusante ma si tratta pur sempre di tutta una serie di condizionamenti che in Italia assumono un particolare peso, essendo il nostro un Paese di frontiera, un ponte tra l’Europa e il Nord Africa, che dal 1945 ha cercato, spesso riuscendovi, di ritagliarsi uno spazio autonomo in tutta l’area mediterranea. Bettino Craxi, ad esempio, stabilì rapporti molto stretti con i Paesi del Maghreb e con la Palestina di Yasser Arafat. E pur essendo fedele all’Alleanza Atlantica, né poteva essere diversamente, non ebbe remore a sfidare gli Stati Uniti in occasione del sequestro dell’Achille Lauro e della vicenda di Sigonella, rivendicando fieramente la sovranità nazionale del nostro Paese. Anche se poi con la campagna giudiziaria di Mani Pulite quell’atto di coraggio gli venne fatto duramente pagare.
Berlusconi che ha convogliato nel suo partito non pochi di quei quadri dirigenti che avevano fatto parte del PSI di Craxi, ha finito per mutuarne l’approccio nei riguardi dei Paesi arabi. Il ristabilimento di normali relazioni con la Libia di Gheddafi, sia pure con l’imbarazzante performance dell’anno scorso a Piazza di Siena, aveva rappresentato la presa d’atto che la Libia, che era stata una nostra colonia, è un Paese nostro dirimpettaio con il quale è fisiologico avere rapporti più che amichevoli che vadano al di là della fornitura di gas e di petrolio. Non è un caso infatti che furono i nostri servizi militari (il Sid) a portare al potere Gheddafi nel 1969, non è un caso che furono sempre i nostri servizi (il Sismi) a salvare il colonnello dai vari tentativi di colpo di Stato che erano stati sostenuti dall’Egitto, dagli Usa e da Israele.
La recente rivoluzione libica, in realtà una rivolta finanziata e sostenuta da Washington, Londra e Parigi, e la conseguente fine di Gheddafi, ha rappresentato per Berlusconi un preciso monito. Dopo la fine del tunisino Ben Alì, anche lui portato al potere dal Sismi con una incruenta congiura di palazzo, è stato il messaggio, non hai più nessuno a coprirti il fianco sul fronte Sud. Ti rimane solo la Russia. Non è un caso che lo stesso Putin con la Gazprom, questa volta a traino dell’Eni, era entrata in forze in Libia per sviluppare la produzione di petrolio e di gas. Tutti legami che, con il nuovo governo, più orientato in senso “atlantico” o nord-europeo, rischiano ora di essere vanificati e di saltare.
Il legame, anche personale, che Berlusconi aveva stabilito con Putin non può e non deve essere banalizzato con considerazioni sulla vita privata di entrambi. In realtà Berlusconi, favorendo la penetrazione di Eni ed Enel in Russia, aveva chiarissima l’importanza di creare solidi legami con quello che è il primo Paese del mondo per giacimenti ancora inesplorati di petrolio e di gas. Una impostazione peraltro condivisa dallo stesso Prodi che accompagnò a Mosca i dirigenti dell’Eni per firmare i contratti di fornitura di gas fino al 2040. E quelli dell’Enel per il contratto di acquista dell’Ogk-5, uno dei primi gruppi energetici nazionali.
Il legame, anche personale, che Berlusconi aveva stabilito con Putin non può e non deve essere banalizzato con considerazioni sulla vita privata di entrambi. In realtà Berlusconi, favorendo la penetrazione di Eni ed Enel in Russia, aveva chiarissima l’importanza di creare solidi legami con quello che è il primo Paese del mondo per giacimenti ancora inesplorati di petrolio e di gas. Una impostazione peraltro condivisa dallo stesso Prodi che accompagnò a Mosca i dirigenti dell’Eni per firmare i contratti di fornitura di gas fino al 2040. E quelli dell’Enel per il contratto di acquista dell’Ogk-5, uno dei primi gruppi energetici nazionali.
Un’altra iniziativa di Berlusconi e dell’Eni, che venne affatto apprezzata da Washington e da Londra è stata quella di silurare la realizzazione del gasdotto “atlantico” Nabucco voluto dagli Usa per accerchiare da Sud la Russia, e finanziata incredibilmente dall’Unione europea. Un’opera pensata per portare in Turchia, attraverso la Georgia, il gas dell’Azerbaijan e poi farlo proseguire fino allo snodo di Baumgarten in Austria, dove arrivano diversi gasdotti russi. Al contrario Berlusconi e l’Eni avevano sostenuto il gasdotto South Stream che partendo dalla Russia, attraverso il fondo del Mar Nero, arriva in Bulgaria, passa in Grecia e poi si dirige verso l’Italia e l’Austria. Un’opera “euroasiatica” con la forte partecipazione tedesca che, in quanto tale, non poteva essere apprezzata da Stati Uniti e Gran Bretagna. Due Paesi che non possono accettare che qualche Nazione in Europa possa stabilire in campo energetico un rapporto troppo stretto con Mosca che è sicuramente più fisiologico di quello che Washington vorrebbe che noi avessimo con i Paesi arabi produttori suoi satelliti.
La Gran Bretagna che ha sempre voluto mantenere un piede nel Mediterraneo, e che adesso con l’attacco militare alla Libia vi è tornata in forze, ha operato contro Berlusconi e contro l’Eni attraverso gli gnomi della City. Le speculazioni, realizzate in stretta sintonia con quelle di Wall Street, hanno investito i nostri Btp con il fine di metterne in discussione la solvibilità e quindi obbligare il governo in carica a rivedere totalmente i propri programmi finanziari futuri. E al tempo stesso fare passare l’idea che il governo in carica è troppo debole e squalificato per risanare i conti pubblici e mettere in sicurezza l’affidabilità dei Btp. In realtà quella è soltanto la ragione apparente. Siamo invece di fronte al tentativo, purtroppo destinato a riuscire, visto che al governo ci andrà Mario Monti, di completare il processo che venne iniziato nel 1992 con la famigerata Crociera del Britannia. Il 2 giugno di quell’anno, Festa della Repubblica, mentre l’avviata campagna di Mani Pulite dava già l’impressione che la DC e il PSI, puntelli del sistema politico dell’epoca, sarebbero stati spazzati via, una larga schiera di manager delle imprese a partecipazione statale accettò di essere imbarcata sul panfilo reale inglese per una crociera di una appena giornata. Nel corso della crociera, organizzata da British Invisible, società di promozione del made in Britain, ai manager di Stato venne descritta la bellezza e la necessità di varare le privatizzazioni. A bordo c’era pure Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, fu lui a gestire poi le privatizzazioni, che fece un discorso introduttivo e che poi scese prima della partenza. Poi, per dimostrare che non era una conferenza fine a se stessa, in autunno vi fu la speculazione della City contro la lira che finì per essere svalutata del 30%, rendendo più convenienti per la stessa percentuale diverse aziende pubbliche che vennero messe in vendita. In seguito con i governi Prodi, D’Alema e Amato, vennero messi sul mercato il 70% circa di Eni ed Enel, prevedendo guarda casa, che una percentuale del 30% di questa, quindi il 21% complessivo, fosse offerta agli investitori internazionali. Cioè quelli anglo-americani che ora sognano di mettere le mani sul restante 30% dell’Eni che un governo Monti presumibilmente sarà ben felice di mettere in vendita, con la scusa di fare cassa e abbattere il debito pubblico. Tanto che su questa misura potrà contare sui voti non solo del postfascista e neo atlantico Fini ma anche su quelli di Casini che nella politica italiana rappresenta l’erede di quell’area politica della DC che sempre osteggiò la politica autonoma dell’ENI di Enrico Mattei per assicurare l’indipendenza energetica e difendere la sovranità nazionale del nostro Paese.Articolo letto: 505 volte (11 Novembre 2011)





























Questo lo si sapeva da quando è stata attaccata la Libia, hanno lasciato credere che tutto filasse alla meglio, a breve è l’inverno e per molti sarà l’inferno.
Sono anch’io convinto di questa lettura degli avvenimenti di questi giorni, d’altronde basta attendere pochi mesi e poi vedremo.
Spero che la stampa ufficiale scriva molto di più di questo che del solito bunga bunga.
Con la svalutazione del 30 % apportata alla lira nel 1992 non furono svendute agli anglo-sion-yankee solo le aziende di Stato ma una moltitudine di piccole e medie aziende private i cui padroni attendevano a braccia aperte i (tanti) dollari americani per poi ritirarsi dal business divenuto problematico per un ‘management’ italico (talvolta inesistente) che non si era evoluto per far fronte alla globalizzazione.
Le gloriose marche del Carosello (Galbani, Polenghi, Locatelli, Buitoni, Moretti e tante altre aziende alimentari) nessuno sa più in che mani siano finite.
Le banche (Cariplo, Credito Italiano, Banca Commerciale, Banco di Roma ecc.) hanno cambiato nome ma sono cadute sotto il controllo dei Rothschild senza volto.
Quanto al gas siberiano, tre giorni fa Medvedev e Angela Merkel (presente anche Schroeder direttore del consorzio) hanno inaugurato ‘a nostra insaputa’ girando assieme nell’imminenza dell’inverno la saracinesca della prima delle due linee parallele del gasdotto Nord Stream Vyborg-Greifswald posato sui fondali del Baltico.
Il Nabucco che vuol competere col South Stream potrà avere senso solo se convoglierà gas iraniano (dopo il cambio di regime) poichè la produzione dell’Azerbaijan è poco consistente e già viene convogliata attraverso Georgia e Daghestan in Russia. Si fa conto sul gas del Qatar ma soprattutto su quello turkmeno che già viaggia al 30 % verso la Cina, 30 % verso la Russia e 30 % verso l’Iran.
Si considera di collegare il Turkmenistan al Nabucco con un gasdotto posato sui fondali del Caspio che però ha un ecosistema delicato in cui gli storioni sono già in sofferenza e dove ogni decisione del genere deve essere concordata assieme a tutti i cinque stati rivieraschi.
“Il Nabucco che vuol competere col South Stream potrà avere senso solo se convoglierà gas iraniano (dopo il cambio di regime)”
Ci stanno arrivando. Il nuovo rapporto dell’AIEA nel quale sono contenute insinuazioni sull’uso militare delle centrali nucleari iraniane e’ purtroppo un passo in questa direzione.
tra un po’ si dovra’ intervenire, per difendere israele, costantemente minacciato nella sua esistenza.
Non e’ detto pero’ che potranno effettuare un cambio di regime. E’ probabile invece che un attacco rafforzi il sentimento antioccidentale e quindi l’attuale leadership
Secondo me qualcuno di noi dovrebbe infiltrarsi in qualche modo in RAI e spiegare a tutti gli Italiani che cos’e’ il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale e in che modo la Goldman Sachs e’ co-responsabile della crisi economica iniziata nel 2008. A quel punto occorrerebbe anche informare i cittadini degli stretti rapporti tra Mario Monti e le 3 istituzioni menzionate, e cosi’ voila’ avrebbero le idee un pochino piu’ chiare su quello che ci si puo’ attendere dal nuovo presidente del consiglio, messo al potere da un vecchio decrepito burattino degli Illuminati, di nome Napolitano.
Mi sembra che Alvise sia molto bene informato.
Purtroppo agli itagliati (italiani cesoiati) mancando ogni istintiva pulsione vitale non serve la verità che forza prima incoercibile porta all’azione (più o meno creativa). Il dazio da pagare per la prostituzione delle nostre anime sarà peggio della (pretesca) dannazione. Spegniamo televisioni e telefonini, andiamo in culo all’euro varando una moneta supportata dalle NOSTRE riserve auree, e facciamo il culo a tutti sti stronzi.
PIAVE!!!!!!!